TUVIXEDDU E LE ALTRE AREE DI TUTELA
Tuvixeddu, dal pm la socia di Clèment
Il colloquio è durato
un’ora e mezza.
Il pm Daniele
Caria procede per
abuso d’ufficio
contro ignoti, ma
l’inchiesta è quasi
chiusa.Mentre l’attenzione generale
è rivolta al disastro
provocato dall’alluvione
dello scorso 22 ottobre a
Capoterra, e la Procura ha
puntato la sua lente d’ingrandimento
sulle richieste
di risarcimento per i
danni subiti in quell’occasione
(molti dei quali si
presume siano inesistenti),
il sostituto procuratore Daniele
Caria - proprio uno
dei due pm che si occupa
delle indagini sulla disgrazia
- ha convocato in gran
segreto nel suo ufficio la
paesaggista e agronoma
Emanuela Borio: nome
forse poco conosciuto
in città
ma dalla
grande importanza,
tenuto
conto che si
tratta della socia
italiana dell’architetto
francese Gilles
Clèment.
Tradotto, significa
che gli
inquirenti in
tutti questi mesi
hanno proseguito
in silenzio
l’inchiesta su
Tuvixeddu nel
tentativo di capire
con quali
soldi la Regione
ha pagato il
progetto sul
colle punico-fenicio
presentato
dal professionista d’oltralpe:
lavoro, quest’ultimo,
che a quanto pare il
governatore Renato Soru
riteneva più adatto rispetto
a quello già esistente
della Nuove Iniziative
Coimpresa di Giuseppe
Cualbu.
Dagli atti amministrativi
risulta che il professionista
transalpino sarebbe stato
retribuito con 150.00 euro:
50.000 stanziati dalla
Fondazione Banco di Sardegna,
e il resto? Chi l’aveva
tirato fuori? E come?
Domande alle quali si è
cercato di dare una risposta
proprio nell’interrogatorio
di ieri mattina. La
donna, originaria di Varese,
è entrata nell’ufficio del
pubblico ministero poco
dopo le 11 e forse nessuno
avrebbe saputo nulla se i
cronisti non si fossero trovati
a passare proprio lì
davanti in quel momento.
Il colloquio, tenutosi in
presenza degli uomini della
forestale (che hanno
svolto le indagini per conto
della Procura), è andato
avanti per un’ora e mezza:
segreto il contenuto della
chiacchierata e cosa abbia
rivelato la professionista,
che comunque avrebbe
confermato la cifra ricevuta
da Clèment per il suo lavoro,
cioè 50 mila euro.
La dichiarazione, se davvero
stessero così le cose, è
importante: Emanuela Borio
infatti ha collaborato
all’elaborazione del progetto
alternativo per Tuvixeddu,
quindi dovrebbe
sapere quanto ha sborsato
la Regione per il lavoro e
attraverso quale strada.
L’ipotesi del pm Daniele
Caria, il quale ancora oggi
in questa vicenda procede
contro ignoti ipotizzando il
reato di abuso d’ufficio, è
che il resto del denaro possa
essere passato attraverso
il Festarch, il festival
dell’architettura - edizione
2007 - sponsorizzato dalla
Giunta Soru con 650 mila
euro. Un sospetto nato dal
fatto che proprio in quell’occasione
fu presentato il
progetto Clèment
per il colle
di Tuvixeddu.
Così lo scorso
luglio gli uomini
del Corpo forestale
e di vigilanza
ambientale
avevano
bussato alle
porte dell’Università
di Cagliari,
organizzatrice
della
manifestazione,
e sequestrato
tutti gli atti
relativi alla
predisposizione
e alla gestione
dell’evento.
Il problema di
fondo è legato
al fatto che dalle
carte non risulta
l’assegnazione di un
incarico formale all’architetto
francese, eppure risulterebbe
il pagamento di
150.000 euro un terzo dei
quali, come detto, erogati
dalla Fondazione Banco di
Sardegna.
Non si viola il codice penale
nel finanziare un progetto
privato con soldi di
un ente privato, soprattutto
se dall’ente pubblico
non proviene formalmente
alcun conferimento d’incarico.
Il punto però è riuscire
a capire attraverso quale
giro l’architetto abbia
predisposto un progetto finanziato
dalla Fondazione
e fatto proprio dalla Regione.
Ancora meglio: il problema
è capire chi, come e
quando abbia contattato
Clèment per affidargli l’incarico
di redigere un progetto
per il colle di Tuvixeddu.
L’inchiesta è agli
sgoccioli, non bisognerà
aspettare troppo per scoprire
come sono andate le
cose.
A NDREA M ANUNZA
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