TUVIXEDDU E LE ALTRE AREE DI TUTELA
Tuvixeddu, scade il vincolo oggi riapre il cantiere
I dipendenti di Coimpresa troveranno davanti ai loro uffici un gruppo di studenti universitari che hanno convocato un sit in «come prima iniziativa per impedire lo scempio di Tuvixeddu».
A 28 mesi dal primo blocco (il 9 agosto del 2006), oggi riapre il cantiere di Nuova iniziative Coimpresa sul colle di Tuvixeddu.
Scaduto l'ultimo stop trimestrale, imposto dalla Regione il 4 settembre scorso, giustificato dal presunto ritrovamento di 431 nuove tombe, gli operai dell'impresa edile che sta realizzando un complesso residenziale rientreranno al lavoro per ricominciare da dove avevano interrotto, cioè con la costruzione dei primi edifici sul versante di via Is Maglias. In realtà, come spiega Giuseppe Cualbu, amministratore della società, «sarà necessario rimettere in pristino il cantiere, abbandonato da circa 800 giorni, ed il primo periodo servirà a questo».
Quando arriveranno, i dipendenti di Coimpresa troveranno davanti ai loro uffici di via Is Maglias un gruppo di studenti universitari che hanno convocato per oggi alle 8 un sit in «come prima iniziativa per impedire lo scempio di Tuvixeddu».
La guerra contro il programma urbanistico-edilizio più importante mai realizzato a Cagliari, con interventi in un'area di 460.000 metri quadri, durante le proteste delle scorse settimane è entrata con forza nelle università, diventando argomento di lezioni in piazza e di interventi accorati dell'assessore regionale ai Beni Culturali Maria Antonietta Mongiu, molto attiva sul fronte della difesa della necropoli punica.
Ma fermare i lavori - che prevedono la realizzazione di un parco di 23 ettari e 272 mila metri cubi di ville e palazzine sul fronte di via Maglias - sembra sempre più difficile. Non solo perché numerose sentenze dei giudici amministrativi di primo e secondo grado hanno legittimato l'Accordo di programma siglato nel 2000 tra Regione, Comune e Coimpresa che ha dato il via ai progetti, ma anche perché la trattativa avviata dalla Regione con Coimpresa per lo scambio delle aree sul colle con una serie di immobili ex statali in via di dismissione, si è arenata dopo il primo approccio. «Abbiamo ritenuto incongrua la prima, generica, offerta ma ci siamo detti disponibili a un'ipotesi di transazione purché si desse una corretta valutazione alle aree, venissero stabiliti un iter amministrativo corretto e chiaro e una tempistica certa e si tenesse conto due anni di fermo dei lavori», spiega Cualbu.
«A questa nostra richiesta non c'è stato seguito, dunque riprenderemo i lavori con pieno diritto. Le manifestazioni degli studenti? Chiederei a loro che cosa avremmo dovuto fare più di ciò che abbiamo fatto». (f. ma.)
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