TUVIXEDDU E LE ALTRE AREE DI TUTELA
Tuvixeddu, adesso l’accordo del 2000 è in bilico
MAURO LISSIA
CAGLIARI. Il 17 dicembre l’architettura autorizzatoria di Nuova Iniziative Coimpresa per la realizzazione del progetto edificatorio su Tuvixeddu potrebbe vacillare e forse sgretolarsi: con una memoria di quattro pagine e motivi aggiunti al ricorso presentato al Tar il 1º ottobre del 1999 gli Amici della Terra hanno sparato in questi giorni un nuovo siluro contro il gruppo Cualbu.
Gli ecologisti ora attaccano anche il primo nullaosta paesaggistico rilasciato il 27 maggio 1999 dal direttore generale dell’assessorato regionale alla pubblica istruzione. Per capire: si tratta del nullaosta che regge come una pietra angolare l’ormai citatissimo accordo di programma del 2000, che ha dato l’ultimo sostanziale via libera al progetto Coimpresa. Se i giudici del Tar dovessero annullarne l’efficacia, l’amministrazione regionale dovrebbe (e potrebbe) annullare in autotutela l’accordo di programma. Come dire: sul progetto Tuvixeddu cadrebbe una pietra davvero tombale, con grande soddisfazione per il governatore dimissionario Renato Soru.
Nel nuovo atto depositato nella cancelleria del tribunale amministrativo l’avvocato Carlo Augusto Melis fa riferimento ancora una volta a un «vizio insanabile»: la mancanza dell’autorizzazione della sovrintendenza architettonica e paesaggistica: «Tale atto - è scritto nella memoria dell’avvocato Melis - non è stato mai inviato alla competente sovrintendenza, come autorevolmente certificato da provvedimenti della sovrintendenza di annullamento di autorizzazioni paesaggistiche». Il provvedimento cui si richiama il legale è il decreto firmato dall’ex sovrintendente architettonico e paesaggistico Fausto Martino il 12 settembre scorso per bocciare gli ultimi due ‘pass’ firmati ad agosto scorso dall’amministrazione comunale. La motivazione era la stessa: manca l’autorizzazione paesaggistica. Di più: non è stata neppure richiesta. Qui starebbe quello che Martino ha definito appena due mesi fa «vizio esiziale e insanabile» e contro il quale i legali del gruppo Cualbu hanno già ricorso ai giudici del Tar. Un vizio denunciato allo stesso tribunale amministrativo da Stefano Deliperi, attraverso l’avvocato Carlo Augusto Melis, quasi dieci anni fa e sul quale i giudici del Tar sono chiamati tra pochi giorni a esprimersi.
Che il problema esistesse non è una novità neppure per i legali della Regione. Solo che non poteva essere l’amministrazione regionale a ricorrere, perchè in sostanza avrebbe ricorso contro se stessa. Impossibile anche perchè nella controversia amministrativa nata dal primo ricorso degli Amici della Terra, quello del 1999, la Regione si trova curiosamente schierata al fianco del gruppo Cualbu e quindi contro gli ecologisti. Certo era una Regione di colore diverso, comunque lo stesso ente pubblico. Una situazione che ricalca in qualche modo quella che si è verificata nei recenti ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato presentati dalla Regione con l’obbiettivo di bloccare i cantieri del gruppo Cualbu: qui gli attuali avvocati della Regione - Giampiero Contu, Paolo Carrozza, Vincenzo Cerulli Irelli e Roberto Murroni - fanno proprie le motivazioni del sovrintendente Martino che gli Amici della Terra hanno usato nel 1999 contro la Regione. Ma se i giudici del Tar - relatore Tito Aru, presidente Rosa Panunzio e consigliere Francesco Scano - dovessero dare ragione agli ecologisti l’amministrazione Soru uscirebbe vincitrice malgrado le batoste in serie rimediate negli ultimi mesi ad ogni grado di giudizio amministrativo, con l’eccezione dell’ultima ordinanza emessa dal Consiglio di Stato: quella che ha legittimato lo stop trimestrale ai cantieri, scaduto a dicembre.
Non resta che attendere la decisione del Tar: se la Regione del 1999 dovesse perdere il confronto con gli ecologisti, l’attuale amministrazione l’avrebbe spuntata. (m.l)
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