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Età medievale
 
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Stemma aragonese alla base della "cruxi santa"
Stemma aragonese alla base della "cruxi santa"
L'esigua documentazione letteraria sul medioevo sardo non risale che al 1063, prima di questa data abbiamo solo le lettere di Gregorio Magno degli inizi del VII secolo Sappiamo però che dopo l'insediamento fenicio furono Romani, Bizantini e gli appartenenti ai giudicati a rafforzare il ruolo dominante della città per farne una capitale. Sappiamo che nel 1070 il giudice Torchitorio I donò alcune ville tra cui Santa Igia e si suppone che la città assunse il ruolo di capitale dopo la distruzione dell'antica Karali bizantina ad opera dei Saraceni.

Gli scavi archeologici hanno evidenziato tracce di combustione diffusa che fa pensare ad una parziale distruzione della città tra il VI e l'VIII secolo. Si può ipotizzare che la città in parte continuasse a vivere, spostandosi verso lo stagno di Santa Gilla e gettando le basi per i quartieri attuali. Intorno al 1200 la presenza dei Pisani si fece più aggressiva e pressante, lo documentano le lettere inviate dalla giudicessa Benedetta al papa Onorio III. Fu questo il momento in cui, con la sconfitta dell'alleanza sardo genovese, i Pisani presero il controllo del luogo ed edificarono sul colle un "munitissimum castrum".

Dopo la distruzione della città di Santa Igia, capitale del Giudicato di Caller, avvenuta nel 1258 da parte dei Pisani, i superstiti si stanziarono nell'attuale viale Sant'Avendrace, alle pendici del colle dando vita ad un nuovo insediamento: le case vennero addossate alle necropoli e in alcuni casi si sfruttarono le celle stesse incrementando le testimonianze d'uso dell'area in questione. La zona, in seguito oggetto di nuova conquista da parte degli Aragonesi dal 1323, assume i contorni di una città vera e propria, e grazie anche alle testimonianze letterarie è stato possibile ricostruire i confini e parte dei monumenti che ne facevano parte. Si trattava di una zona compresa tra il borgo di Sant'Avendrace (dove era presente la chiesa di Santa Maria di Cluso), il Fangario, la sponda dello stagno di Santa Gilla fino alle pendici del colle di San Michele.

Anche l'attuale viale Trieste segnava una sorta di confine con la chiesa di San Paolo dei Pescatori. Nella "Guida alla città di Cagliari" il canonico Giovanni Spano indica perfino il luogo della cattedrale di Santa Igia, dedicata a Santa Cecilia e collocabile tra le attuali vie Simeto e Brenta.
Fino al secolo scorso diverse emergenze dell'antica città potevano essere viste, e sappiamo anche che in questo periodo il grado di civilizzazione deve essere cresciuto con la creazione di strutture come un ospedale e una scuola di scrittura annessa alla cattedrale. L'intitolazione di una chiesa a San Lazzaro potrebbe far supporre anche la presenza di un lazzaretto. Tutto questo mette in luce una struttura urbana ben consolidata, con un edilizia di tipo abitativo, cultuale e anche a destinazione artigianale e commerciale.
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