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Età romana
Cagliari, Grotta della Vipera, area archeologica di S. Avendrace
Cagliari, Grotta della Vipera, area archeologica di S. Avendrace
In età repubblicana e imperiale sulle pendici del colle, lungo viale Sant'Avendrace, la necropoli conosce continuità d'uso da parte dei Romani. Troviamo sepolture a camera, ad incinerazione e a fossa. Ci sono anche tombe monumentali appartenenti a personaggi illustri.

Le sepolture conservavano corredi con gioielli, ceramiche, lamine in bronzo, oggetti da lavoro come chiodi e cesoie, strumenti dei quali si può ipotizzare anche un'interpretazione simbolica. La stessa necropoli fu utilizzata anche dalla comunità paleocristiana con tombe ad arcosolio e colombari. Molto noti sono i sacelli di Cassio Filippo e quello contiguo di Vinio Berillo oltre al più distante sepolcro di Rubellio. Il colombario di Rubellio ha pianta quadrangolare, vi si accede mediante sei gradini semicircolari. L'ingresso è sormontato da un'iscrizione racchiusa in una semplice modanatura. All'interno tre nicchie per contenere le urne del defunto e delle sue due mogli, al di sotto delle quali è visibile lo spazio per l'inserimento delle lapidi. La struttura consta anche di altre due nicchie e un arcosolio.

L'esempio più studiato e pregevole di questo complesso funerario è la celebre Grotta della Vipera che si trova nell'attuale viale Sant'Avendrace (strada che in epoca romana si chiamava via a Karalis e collegava Cagliari con Turris Libisonis). La Grotta della Vipera è un monumento funerario ascrivibile alla parte di necropoli che si affaccia proprio sul viale. In facciata vi sono scolpiti due serpenti, simbolo del regno degli Inferi. La smaniosa ricerca di reliquie fece identificare arbitrariamente questo monumento con la tomba di Santa Pontilla. In realtà si tratta del sepolcro di Atilia Pomptilla, moglie di Cassio Filippo, databile tra fine del I e inizio del II secolo d.C. L'aspetto esterno ricordava un piccolo tempio: in facciata oltre ai bassorilievi con serpenti ai lati del timpano formato da tre rosoni, di cui uno solo è ancora visibile, vi erano quattro colonne sormontate da capitelli in stile ionico, oggi perdute, che inglobavano l'architrave dove è ancora leggibile l'epigrafe dedicata alla defunta. Oltre alle inumazioni ad arca sono presenti quelle in urna, sormontate da epigrafi tombali.
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