TUVIXEDDU E LE ALTRE AREE DI TUTELA
Età fenicio-punica
 
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Necropoli di Tuvixeddu, tombe
Necropoli di Tuvixeddu, tombe
La necropoli di Tuvixeddu è la più grande testimonianza di architettura funeraria del periodo punico in tutto il bacino del Mediterraneo. Le tombe, cavità ipogeiche scavate nella roccia calcarea, furono utilizzate tra il VI e il III secolo a.C.

L'area interessata dalle sepolture si estende su tutto il colle omonimo in tre principali zone denominate Canyon, Catino e Predio Ibba. Il suo toponimo si può interpretare come "colle dei piccoli fori" per via delle cavità sepolcrali scavate nella roccia o più probabilmente "piccola cavità" per distinguersi dal contiguo sito di Tuvumannu che significa "grande cavità". Erroneamente si collegò in passato il termine tuvus con tufo, più probabile ricondurlo al latino tubus, per buco.
La necropoli di Tuvixeddu occupava in origine un'estensione molto più ampia di quella attuale, giungeva da una parte fino alle attuali via Is Maglias e via Brenta, dall'altro lato fino allo stagno di Santa Gilla.

L'impianto della necropoli risale al VI secolo a.C. quando i Cartaginesi lo elessero a luogo di sepoltura ideale. Le tombe, scavate nel calcare, materiale isolante, impermeabile e allo stesso tempo solido, erano del tipo a pozzo con apertura di accesso verticale. La presenza di aperture a pozzo come anticamera alla tomba vera e propria costituiva anche un ottimo sistema di ventilazione.
Il rito funebre utilizzato dai Punici era quello dell'inumazione, ma si riscontrano anche casi di cremazione, forse in un momento più tardo, che prevedeva la conservazione delle ceneri del defunto in urne o piccole cassette deposte all'interno delle celle.
Non mancano esempi di tombe riccamente decorate con affreschi eleganti e raffinati: motivi geometrici, bande di colore rosso, elementi vegetali quali palmette e fiori di loto, o simboli astrali come il disco solare e la falce lunare costituiscono gli unici esempi nell'isola di pittura funeraria figurata; altrettanto raffinati sono i corredi di anfore, ampolle, unguentari, gioielli, rasoi e altri reperti rinvenuti negli scavi e sopravvissuti alle frequenti violazioni delle tombe.

Di particolare bellezza le tombe dette dell'Ureo e del Guerriero, che presentano decorazioni abbastanza ben conservate e complesse. La tomba del Guerriero (detta anche "Tomba di Sid") presenta nella parte alta fregi con cerchi rossi e azzurri sostenuti da pilastri con capitelli a volute. Le tre nicchie scavate all'interno della cella, decorate a losanghe rosse e azzurre, all'interno recano tre betili sacri affiancati. In una delle pareti laterali compare la figura di un combattente barbuto a petto nudo e con elmo crestato colto nell'atto di scagliare una lancia contro un nemico o un animale non raffigurati. Le ipotesi più accreditate di interpretazione sono un'allegoria della caccia o della guerra.

L'altra tomba finemente decorata è quella dell'Ureo che prende il nome dal serpente sacro agli Egizi rappresentato sulla parete di fronte all'ingresso della cella. Il serpente è alato e sormontato dal disco solare, ai lati compaiono due fiori di loto e due maschere con viso di gorgone, con chiaro valore apotropaico. Lungo i bordi della cella corrono fasce di ocra rossa con palmette e ancora fiori di loto.

Il tophet, area destinata alla sepoltura dei bambini, era situato nella regione San Paolo, poche centinaia di metri a sud di via Brenta dove attualmente passano le linee ferroviarie.

Naturalmente, a prescindere dal valore storico, archeologico e artistico della necropoli, Tuvixeddu ci permette di ricavare le dimensioni della Cagliari punica e l'alto grado di urbanizzazione, economia e società raggiunti.
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