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Cultura e istruzione
  • Muove i primi passi il progetto di riqualificazione del centro sportivo del Giunco, a Carloforte. Dopo l'approvazione della progettazione definitiva (con la correzione di alcuni dettagli) e il via libera del Coni, il Comune ha convocato la conferenza dei servizi per raccogliere i pareri, le autorizzazioni e le osservazioni dagli enti competenti.
    A doversi esprimere sulla riqualificazione saranno il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la Regione, la Provincia, la Asl e il Parco Geominerario. Per rimettere a nuovo l'ex bocciodromo (chiuso da circa vent'anni) il comune aveva già partecipato ad un bando del Credito sportivo per aggiudicarsi un mutuo, a tasso zero, vincolato agli impianti sportivi.
    A Carloforte è stato riconosciuto un milione e 300 mila euro. «Oltre a trasformare quel che rimane del bocciodromo in una palestra polifunzionale con club house - dice l'assessore ai Lavori pubblici, Stefano Rombi - verrà costruito un campo da calcio a 7 con il manto sintetico. Una volta realizzato questo intervento, la zona sarà ancora di più caratterizzata come un'area sportiva». Vicino all'ex bocciodromo abbandonato, si trovano già due campi da tennis e un campo da calcio a 5. La zona del Giunco, con la riqualificazione della vecchia struttura, si presenterà come un vero e proprio centro sportivo.
    Dopo il via libera al progetto definitivo, è il momento della conferenza dei servizi. Ogni ente dovrà inviare i propri atti entro il 5 novembre.
  • Il 27 settembre, dopo il successo del 2018 con oltre diecimila visitatori, torna la serata dedicata alla scienza. Ricerca, sviluppo e arte i temi chiave dell'evento che fa capo al progetto Sharper e una forte interazione con il pubblico tra spettacoli, area bambini, mostre, rappresentazioni e dibattiti. L'iniziativa sarà ospitata dalle 16 alle 24 in piazza Garibaldi ma anche nella scuola Riva, nella Manifattura tabacchi in viale Regina Margherita e nei Geo-musei in via Trentino.
    Il progetto
    La “Notte dei ricercatori” fa capo al progetto europeo “Sharper European researcher's night” e coinvolge gli specialisti di dodici dipartimenti e di vari centri di ricerca. La Notte torna con installazioni artistiche, mostre interattive, attività per bambini e ragazzi, laboratori, concerti, conferenze. In scaletta oltre 70 interventi, 30 i gazebo in piazza con il pubblico che potrà immergersi nel mondo della ricerca e stare a stretto contatto con i ricercatori. Verranno presentate le attività a studenti, cittadini e imprese. La manifestazione viene seguita con trasmissioni in diretta da UnicaRadio.it ed è curata dall'Università del capoluogo e dalla sezione di Cagliari dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). L'obiettivo è coinvolgere i cittadini nella quotidianità dei ricercatori e del ruolo che ricoprono nel contribuire alla costruzione del futuro della società. La manifestazione si svolge in concomitanza anche a Nuoro.
    Confronto con gli scienziati
    La scaletta della manifestazione prevede le “Quattro chiacchiere con i ricercatori”, a cura dell'ateneo e dell'Infn di Cagliari, l'Area kids (esperimenti e attività per bambini) e gli European corner (opportunità a sostegno della ricerca e programma Maria Curie). Dal 20 al 28 settembre ecco le attività al confine tra arte e scienza alla Manifattura tabacchi. Tra queste l'installazione “Museum of the moon” di Luke Jerram e la mostra interattiva “L'universo a portata di mano” dell'Infn. I seminari “Aspettando la notte” sono previsti dal 23 al 26 settembre nelle scuole Giua, Pacinotti, Euclide, Convitto nazionale e Alberti. Il 25 settembre in calendario “Ricercatori alla spina” e, il 26, la conferenza-incontro con Luna Rossa Prada Pirelli team.
  • Claudio Orazi lascia lo scranno di sovrintendente dell'Ente lirico con un anno di anticipo: ad annunciarlo è stato lui stesso spiegando la decisione con motivazioni di carattere personale e familiare. Non ci sarebbe nessun mistero, nessun retroscena politico dietro la scelta: come ha più volte detto, in tempi non sospetti, alle persone a lui vicine in questa avventura cagliaritana, Orazi, maceratese sessantenne, voleva tornare nella Penisola, avendo i genitori anziani e una figlia neodiplomata che andrà a studiare in un'altra regione. Anche se c'è che sostiene che ad accelerare l'addio del sovrintendente sia stato proprio il cambio di maggioranza in Regione e al Comune.
    I dubbi
    Nominato alla fine del 2015 dall'allora sindaco Massimo Zedda, il sovrintendente, seguendo le logiche dello scacchiere politico, era dato vicino al Partito democratico. Definizione che, in realtà, non gli calzava alla perfezione: è stato anche sovrintendente a Verona dove ha lavorato fianco a fianco con un sindaco leghista.
    L'addio
    Dopo aver spiegato l'addio con motivazioni di carattere personale e familiare, Orazi ha ricordato gli oltre tre anni e mezzo trascorsi a Cagliari. «Ho interpretato e svolto il mio ruolo», ha detto, «con l'onore e il piacere di porre il Teatro lirico di Cagliari e la terra di Sardegna al centro di un ampio progetto culturale che, da un lato ci ha visti più radicati sul territorio, dall'altro aperti al mondo con una attività di internazionalizzazione, penso al rapporto con gli Stati Uniti d'America, che, nel docufilm a firma del grande Martin Scorsese, trova la punta di diamante della mia azione che è stata al servizio di una idea di come la cultura e il patrimonio musicale italiano possano imporsi mantenendo le prerogative di impegno sociale e a beneficio di tutti».
    Il sindaco
    Impossibile pensare a un ripensamento. L'amministrazione comunale dovrà nominare il nuovo soprintendente dopo il 30 settembre, giorno da cui decorreranno le dimissioni. «Un ringraziamento particolare al sovrintendente Claudio Orazi», ha commentato il sindaco Paolo Truzzu, «che lascia un Teatro lirico efficiente, con un bilancio positivo, un'istituzione che ha aumentato notevolmente la sua presenza nelle scuole, ha accolto studenti di ogni ordine e grado, ha perseguito politiche di radicamento sul territorio, ha dialogato con istituzioni e associazioni locali».
    Il futuro
    Dunque, Truzzu dovrà individuare un nuovo sovritendente. E, nel frattempo, Orazi cercherà un altro lavoro: sfumata l'ipotesi del Regio di Torino (nonostante fosse nella rosa di papabili, la scelta è caduta su Sebastian Schwarz), per lui si profila la possibilità di accasarsi a Genova. «Non dovrebbe, comunque, avere troppi problemi», ha aggiunto il presidente uscente del Teatro lirico Giuseppe Andreozzi, «dal momento che qui ha operato molto bene: a livello nazionale è ormai considerato un esempio di efficenza amministrativa».
  • S ono felice di stare sul patibolo con Massimo Pittau, Sergio Frau, Roberto Giacobbo, il gruppo di professori “infartuati causa frustrazione”, le decine di archeologi che mi hanno scritto privatamente e le centinaia di appassionati che vagolano come me tra nuraghi e tombe, e che studiano e confrontano. E sono orgoglioso di essere dalla parte delle decine di migliaia di sardi che osservano con amarezza e rabbia lo stato della nostra archeologia, interrogandosi sul perché un patrimonio unico al mondo, vastissimo e variegato, profondo e affascinante, un capitale senza fine che potrebbe “dar da mangiare” a tutti i sardi, una somma di tesori d'incommensurabile bellezza, rimanga nascosto, abbandonato oppure svilito nella mediocrità più colpevole, e “dia da mangiare” solo a un gruppo limitato di persone (tra cui non si contano gli archeologi pagati come muratori oppure non pagati, sia chiaro). Il mio intervento parlava di questo e non accusava alcuna categoria professionale. Ho scritto per l'Unione Sarda su tutto, dalla sanità ai trasporti, dall'acqua al latte fino a Gramsci, solo per citarne alcuni sensibili. E mai ho avuto da una parte reazioni tanto incattivite e scomposte, e dall'altra tanti apprezzamenti e inviti ad andare avanti, perché solo comunicando il problema si può procedere oltre il sistema paludoso cui ci hanno costretto. Mi hanno accusato d'ignoranza (ci sta: la verità assoluta è posseduta solo dai firmatari), di lavorare per i cinesi, di prendere cantonate identitarie tra Hong Kong e Nuoro, di creare una miccia reazionaria che corre tra Bibbiano e Cabras. E altro.
    Come mai tanta acredine? Lascio la facile risposta ai lettori. Dall'altra parte, valga solo una sintetica frase in sardo: “Achicca Chirighè! A hantu parede sà veridade no agradada?” Mi sento tranquillo nel definire Giganti le statue di Monte Prama, nel considerare i Nuraghi centri di culto (e cos'altro erano? Siamo ancora alle cieche fortezze di Lilliu?); mi sento offeso e indignato dall'impianto della vigna a Monte Prama (nessuna risposta pervenuta) e nel giudicare uno svilimento la separazione dei Giganti. È indicativo il commento scritto in termini di “intento di restituirne parte alla comunità del luogo di rinvenimento”. Perché una parte? I Giganti devono stare tutti nel Sinis perché appartengono al territorio e lo qualificano, non a Cagliari.
    Sulla “leggenda metropolitana” dell'occultamento dei Giganti (occultamento che tuttora persiste, dato che decine di Giganti sono ancora sepolti) penso umilmente che l'evidenza di un parto durato 40 anni sia più che sufficiente.
    Su altri temi non mi ripeto: guardate Giacobbo su youtube, è più elegante di me. Mi piacerebbe che pubblicamente si parlasse non di massimi sistemi (il problema che non si pongono gli accademici italiani, più o meno da sempre, è soprattutto un problema di comunicazione e divulgazione: comunicano fra loro e poco importa se gli altri potranno o meno capire), ma dei siti come quello di Luzzanas, o della tomba dell'Ariete e quella delle Clessidre, o S'Adde 'e Asile, o Campu Lontanu, solo per fare esempi. Solo toccando con mano questi tesori e valutando lo stato di degrado e incuria, si può comprendere la volontà politica di minimizzare la nostra storia e la nostra civiltà. Complottismo? Non direi, l'archeologia sarda, per quanto calpestata, grida da sola. In ogni caso, l'esigenza di rivendicare come propria materia una vena che alimenta l'identità e l'identificazione s'imporrà sull'arroccamento di poche centinaia di “custodi”.
    CIRIACO OFFEDDU
  • La cattedra tanto sognata è lì, a un passo. Ma l'attesa si consuma ancora una volta sulle sedie riservate agli studenti, nell'aula magna dell'Istituto agrario Duca degli Abruzzi, a Elmas. Alle nove del mattino la scuola è già affollata in ogni angolo di insegnanti impazienti e provati, per quell'appello che assegnerà loro l'immissione in ruolo nella scuola dell'infanzia, nella primaria e nella secondaria.
    Sono centinaia. Alla fine di questa tre giorni di nomine saranno 600 quelli che conquisteranno l'atteso posto fisso. «Grazie al concorso saranno immessi in ruolo circa 600 persone - conferma Giuseppe Corrias, segretario regionale della Uil Scuola - e altre 180, la settimana prossima, dalle graduatorie a esaurimento». Ma, a fronte di tante stabilizzazioni, la situazione della scuola sarda non è rosea: «Il ministero ci ha assegnato 1.800 posti, ma riusciamo a malapena a fare 700-800 immissioni in ruolo in tutta la Sardegna. Anche quest'anno siamo indietro di quasi mille posti. I problemi saranno evidenti a settembre, quando serviranno 3-4mila supplenti, che devono essere nominati dagli assistenti amministrativi, che a loro volta devono essere anch'essi nominati: la situazione è come quella di un gatto che si morde la coda».
    Il problema ricorrente
    Nelle assegnazioni sono comprese quelle per il sostegno, che va assicurato per legge agli alunni con difficoltà: «L'anno scorso, a gennaio, alcune scuole non avevano ancora nominato i docenti», riprende Corrias. «Quest'anno ho l'impressione che accadrà la stessa cosa».
    Si tratta certamente di uno tra i temi più caldi della scuola. Aumentano le necessità, ma manca il personale specializzato: «Come insegnante di sostegno, devo sottolineare che la scuola italiana è ancora molto indietro, nonostante abbia una storia molto importante nel campo dei diritti». Veronica Farris, 37 anni, di Cagliari, ha ottenuto la specializzazione Tfa (Tirocinio formativo attivo) per le attività di sostegno e insegna dal 2018. «Una tutela vera però non c'è e non si sente nel concreto, perché questi bambini sono spesso discriminati. Il fatto di non poter avere obbligatoriamente un insegnante specializzato lede il loro diritto all'istruzione, sancito dalla nostra Costituzione per ogni bambino. Si dice che la scuola deve essere per tutti, ma ancora oggi non è così. Ci sono ancora tante discriminazioni, quella relativa al sostegno ne è la prova lampante».
    L'ansia dell'attesa
    Intanto nell'aula magna dell'Istituto agrario si susseguono le chiamate nominali. Sono gli unici momenti in cui il brusio costante dell'attesa è rotto dal silenzio. Ci sono quasi tutti, ma non mancano gli assenti. Quelli che non si presentano neppure quando il loro nome viene ripetuto due o tre volte per accertarsi della loro presenza. «Siamo di fronte a un evento straordinario, con tantissime immissioni in ruolo rispetto all'ordinario», commenta Emanuele Usai, segretario generale regionale della Flc Cgil, «ma sono sufficienti rispetto alle necessità? No, anzi. Sono del tutto insufficienti. E molti posti anche quest'anno resteranno vuoti».
    Dopo questa fase che prevede l'immissione in ruolo da concorso e la successiva dalle graduatorie a esaurimento, prosegue Usai, «rimarranno scoperte tantissime cattedre. Almeno un migliaio di insegnanti saranno chiamati per le supplenze. Questo meccanismo garantisce il diritto base allo studente, ma non garantisce la continuità didattica. La supplenza dev'essere un evento straordinario da utilizzare per assenze brevi, non lunghe».
    I reduci del concorso
    Sul sostegno, Usai conferma i timori: «In Sardegna servirebbero oltre 2.700 docenti, di questi solo mille sono specializzati. Ma l'organico di fatto, cioè quello che sarebbe necessario in base alle richieste delle scuole, è di 5.500 unità. Questa è la reale richiesta di insegnanti di sostegno. Il ministero dell'Istruzione, le Università, la Regione dovrebbero realizzare un piano straordinario di reclutamento e formazione».
    Tra gli insegnanti in attesa, quelli più accalorati sono i reduci dell'ultimo concorso straordinario che si è tenuto a Roma. Più della metà si è ritrovato con un punteggio inferiore o superiore in graduatoria. E nonostante i tanti reclami e le proteste, si è proceduto lo stesso con l'appello e le nomine.
  • Le grandi mostre sono richiamo di questi mesi, nel museo del Costume e nell'ex Artigliaria. In prospettiva nuovi progetti proiettano l'Isre da Nuoro verso la Turchia e la Cina. Il mandato del presidente Giuseppe Pirisi, nominato dalla giunta di centrosinistra di Francesco Pigliaru, è in dirittura d'arrivo perché il suo incarico di tre anni è scaduto il 4 luglio. Ora, in attesa che la Regione scelga il successore, è in fase di prorogatio ma non di paralisi. Il dinamismo di questi anni non si ferma. Così per l'Istituto superiore regionale etnografico ha già pronti due progetti internazionali.
    I Nobel
    La formula, collaudata con il successo della mostra dedicata all'arte di Dario Fo, ha impresso il nome di Grazia Deledda. “Il Nobel incontra il Nobel” apre orizzonti inediti e spinge l'Isre a schiudere nuove frontiere culturali.
    Nuovi orizzonti
    «Obiettivo del progetto è far conoscere la Deledda nel mondo. L'anno scorso abbiamo pensato a un Nobel italiano, come Dario Fo. Il prossimo 10 dicembre arriverà a Nuoro Orhan Pamuk, scrittore turco premio Nobel per la letteratura. Studiosi turchi e italiani si confronteranno su memoria e nostalgia, in relazione anche alla Deledda, nel giorno che ricorda il riconoscimento del Nobel del 1926», annuncia Pirisi. E allungando lo sguardo più avanti aggiunge: «Per l'anno venturo pensiamo a Mo Yan, premio Nobel cinese nel 2012. In questo caso la ruralità è il punto di contatto con la Deledda». Nei suoi obiettivi non ci sono solo confronti tra intellettuali, pur importanti. «Attraverso la cultura si possono creare ponti anche commerciali», dice Pirisi pensando ai viaggiatori cinesi affascinati da arte, cibo e natura che potrebbero scegliere la Sardegna come loro meta. «Tutti i sardi dobbiamo qualcosa alla Deledda. La sua conoscenza può essere elemento di crescita culturale ed economica. L'assessorato al Turismo assieme a quello alla Cultura, attraverso l'Isre, possono creare nuovi rapporti».
    Il bilancio
    Parallele ai grandi eventi internazionali tante iniziative: da Isre cinema al festival del fumetto, dal documentario con Cecilia Mangini al progetto Boghes e a quello sul cibo identitario. «È un incarico molto impegnativo, ma stimolante e gratificante. Faccio delle cose per la Sardegna, non da solo. Ho trovato personale qualificato e motivato e una squadra unita, la collaborazione del comitato tecnico scientifico e del cda e una mano enorme dai consiglieri regionali del territorio».
  • Quattro milioni di euro per realizzare un polo scolastico-culturale altamente innovativo. È questo il nuovo progetto che dai prossimi mesi vedrà impegnata l'Amministrazione comunale di Abbasanta dopo l'intervento di restyling sulla scuola media. Ora toccherà al complesso di via Grazia Deledda che ospita la scuola primaria e quella dell'infanzia, costruite la prima nel 1962 e la seconda nel 1959. In questi anni sono stati eseguiti diversi interventi ma non tali da far fare un salto di qualità alla struttura. Cosa che accadrà con il nuovo progetto. Già stanziati ci sono quattro milioni di euro tra fondi statali, regionale e in parte comunali con l'iniziativa Iscol@.
    Le novità
    Gli spazi delle aule saranno aperti, modulabili. Dunque sorgerà uno spazio flessibile, adatto alle nuove esigenze della didattica con spazi da dedicare a lavori di gruppo e interazioni continue. Previsti anche laboratori destinati ad accogliere dotazioni tecnologiche. La nuova scuola offrirà inoltre ambienti destinati al relax. Previsti inoltre spazi dedicati all'apprendimento individuale. Il tutto in un'ottica di sostenibilità ambientale. Quello di Abbasanta sarà un edificio ad altissima prestazione energetica, che funzionerà per buona parte grazie a energia di fonti rinnovabili.
    L'assessore
    «Saranno locali moderni, che si adatteranno alla nuova didattica. Tempo fa abbiamo incontrato i docenti, gli alunni, i genitori e i cittadini chiedendo come avrebbero voluto la scuola: prendendo appunti abbiamo buttato giù un'idea», spiega Giusy Serra, vicesindaco e assessore alla Cultura e Pubblica istruzione - Questi sono finanziamenti che vengono dati ogni 20-30 anni e non si poteva lasciar perdere un'occasione del genere vista anche la precarietà della scuola. Sapendo che i giovani sono il nostro futuro ci tenevamo tantissimo affinché ci fosse un nuovo polo scolastico, aperto».
    Ma si rivolge lo sguardo anche al futuro, visto che l'idea sarebbe quella di racchiudere tutti i servizi: ludoteca, biblioteca, Informagiovani. «Esatto, la mattina la scuola e nel pomeriggio attività di vario genere. La scuola, per noi, deve essere radicata nel territorio per dare delle risposte culturali più concrete. Deve essere una scuola aperta. Vogliamo delle nuove idee per il benessere a scuola: il bambino, sin dall'infanzia, deve essere gioioso di fare l'esperienza scolastica», conclude Giusy Serra.
    Il sindaco
    Stefano Sanna aggiunge: «Sarà un complesso scolastico non solo a norma dal punto di vista tecnico, ma anche che consenta di razionalizzare la struttura accorpando gli edifici e rendendo fruibili alcuni spazi alla cittadinanza. È un'occasione importante che ci viene data dopo decenni per avere una scuola nuova non solo dal punto di vista edilizio ma anche da quello didattico».
    Il cronoprogramma prevede l'affidamento dei lavori entro i primi giorni di maggio 2020 e l'inaugurazione della nuova struttura entro ottobre 2021.
  • Autorizzate 1.833 assunzioni, mancano i docenti Le cattedre di ruolo ci sono, i soldi per assumere i professori pure, ma, anche quest'anno mancano i docenti da assumere. La macchina ministeriale è in movimento per organizzare l'avvio del prossimo anno scolastico (che per gli insegnanti si apre il primo settembre) e subito in Sardegna si ripresenta un “vecchio” problema: su 1.833 immissioni in ruolo autorizzate dal Miur nell'Isola, «appena 600, se va bene, riusciremo a coprirle perché anche quest'anno non abbiamo i docenti nelle graduatorie», spiega Giuseppe Corrias, segretario regionale della Uil-scuola. Meno assunzioni, naturalmente, significano più supplenti. Lo scorso anno, su 1.704 assunzioni a tempo indeterminato autorizzate, la Sardegna riuscì a coprirne appena 900. Un deja-vu, quindi. Per avere un'idea delle dimensioni del problema, basta citare un dato: nella solo provincia di Cagliari, giusto per fare un esempio, il ministero non ha autorizzato neppure un'assunzione all'Infanzia. Eppure, tra quota 100 e pensionamenti ordinari, si sono liberati 52 posti.
    L'allarme
    Il problema non è neppure stavolta di quell'algoritmo impazzito del Miur che negli ultimi anni ha mandato i docenti sardi fuori dalla Sardegna. Il Ministero ha annunciato per quest'anno tantissime assunzioni, ben 53.000 in tutta Italia. Per la Sardegna, però, i toni sono molto meno trionfalistici. Nell'Isola sono oltre 1.800 le nuove assunzioni (237 quelle sul sostegno), e qui terminano le buone notizie. «Alla fine, una cattedra su tre non potrà essere assegnata e, canora una volta, sarà coperta con le supplenze annuali che si decideranno a settembre», aggiunge. Ma anche questo passaggio non è scontato, anzi. «Dal momento che mancano anche gli assistenti amministrativi, figure che si occupano delle nomine dei supplenti, anche quest'anno, come già accaduto quello precedente, cominceremo la scuola senza avere tutti i docenti in classe», denuncia Corrias.
    Situazione peggiorata
    La scuola, dunque, comincerà ancora una volta con l'organico tutto da definire. Le immissioni, dice il Miur, devono essere coperte per il 50% dai precari storici delle graduatorie a esaurimento (Gae), per l'altro 50% dai vincitori dell'ultimo concorso. «Ma né l'ufficio scolastico regionale e né quelli provinciali potranno assegnare tutti i posti perché le graduatorie sono perlopiù vuote o con pochi aspiranti», spiega ancora Corrias. L'anno scorso i posti coperti furono poco più del 50%. Quest'anno la situazione è peggiorata (si rischia di arrivare appena al 30%) perché la graduatoria del concorso 2016 è ormai esaurita e solo uno dei tre concorsi annunciati nel 2018-19 è in corso. Anche le Gae, le graduatorie ad esaurimento che costituiscono l'altro canale per essere assunti a tempo indeterminato, sono esaurite nella maggior parte delle discipline.
    Chi dovrebbe farcela
    Non dovrebbero avere problemi i docenti di Infanzia e Primaria. Per loro, infatti, il Miur ha autorizzato complessivamente (tra posti comuni e sostegno) 287 immissioni in ruolo. «Queste dovrebbero essere coperte tutte», spiega Corrias, «perché solo in graduatoria nella Primaria ci sono oltre mille docenti».
    Il caos degli Ata
    Se per i docenti non ci sono buone notizie, per gli Ata rischia di andare pure peggio. Sono 268 le immissioni in ruolo autorizzate, «un numero totalmente insufficiente», spiega Corrias, «dal momento che solo nella provincia di Cagliari sono state autorizzate 143 assunzioni mentre tra quota 100 e pensionamenti ordinari sono rimasti liberi 218 posti».
    Per lunedì prossimo il direttore scolastico regionale Francesco Feliziani ha convocato i sindacati della scuola per illustrare nel dettaglio la situazione. «Nelle classi di concorso in cui ci sono i docenti, non tollereremo nessun taglio sui posti assegnati dal ministero», conclude Corrias.
  • La battaglia per l'archeologia sarda non è solo accademica. Non si confrontano due teorie (da una parte quella di un frammentato popolo di pelliti usi a combattersi ciecamente tra villaggi, arroccati nei nuraghi-fortezze, privi di una lingua scritta e di una visione d'insieme, tecnologicamente sottosviluppati e costretti all'isolamento dall'incapacità di navigare; dall'altra quella di una civiltà che primeggia nel Mediterraneo, i “Costruttori di Torri” che usano navi evolute e lasciano tracce anche oltre le colonne d'Ercole, che coltivano viti e meloni diecimila anni prima di Cristo, legati in stretta federazione e adepti di una religione capace di sviluppare decine di migliaia di centri di culto, artisti sopraffini e tecnologicamente all'avanguardia, scienziati e soldati temibili che s'impongono sin in Egitto e che sconfiggono i Romani anche in campo aperto, come raccontato da Tito Livio).
    Ormai non si confrontano più queste teorie, perché le prove che via via sono emerse e continuano ogni giorno a rivelarsi a favore della seconda (ultime le iscrizioni, la lingua scritta nascosta) sono ormai dirompenti, incontrovertibili. E perché la scoperta dei Giganti di Mont' e Prama è stata un'esplosione che ha cancellato decine d'anni di superficialità scientifiche, di ritrosie e omissioni, di false piste e bugie. Non è un caso che i primi Giganti (la cui datazione oscilla dal IX addirittura al XIII secolo a.C.!) siano stati nascosti per ventisette anni in un magazzino prima di essere mostrati all'opinione pubblica.

    Archeologia,
    serve la verità
    (...) N on è casuale che siano stati poi divisi tra Cagliari e Cabras per svilirne la portata; che si sia permesso l'impianto di nuove vigne nei terreni che i georadar hanno dimostrato nascondere nuove numerose presenze; che tutto il Sinis, la nostra magica “Porta d'Ingresso”, che nasconde non solo il mistero di Monte Prama ma interi villaggi di incalcolabile valore, sia stato marginalizzato e trascurato a favore di altri siti più facili e coerenti con le obsolete narrazioni. Non è un caso, infine, che anche oggi i seguaci dell'oscurantismo archeologico si scaglino ideologicamente contro i Giganti, divenuti l'emblema, non voluto, di un rinascimento scappato di mano.
    Scrive bene Antonio Delitala: «La Sardegna è un immenso tesoro di storia e di archeologia, ma oscuri poteri impediscono che si faccia luce su migliaia d'anni sepolti e conservati nell'oblio», ma non si pensi che i “poteri oscuri” siano solo quelli accademici, o abbiano solo permalosità e fini accademici.
    Esistono motivazioni storiche tese a giustificare duecento anni di crudele colonialismo contro una razza sub-umana e delinquente (Niceforo dovrebbe essere letto nelle scuole, come pure le dichiarazioni ultime di personaggi insospettabili sui sardi e sui barbaricini); c'è un post-colonialismo tuttora non interiorizzato, si legga anche “Il Principe e il Giurista” di Alessandro Carrera; c'è la dura competizione tra regioni; e crescono oggi forti pulsioni neo-liberiste che agiscono affinché gli sfruttati non sappiano di esserlo (ecco perché non si ribellano), e la negazione della storia e dunque dell'identità sono chiavi importanti di non-riconoscimento. Come scrive Chiara Volpato nel suo “Le radici psicologiche della diseguaglianza” che indaga l'enigma dell'accettazione della sottomissione, «non ci si ribella alla propria condizione perché non la si riconosce».
    C'è tutto questo nello svilimento del nostro patrimonio archeologico, nell'eliminazione della nostra storia dalle scuole e dalla nostra cultura di base, nella cancellazione di scoperte che avrebbero fatto la fortuna d'interi territori, di nazioni, e avrebbero creato lavoro, opportunità d'alto rango e speranze. Eppure questo non basta, né nel nostro caso appare ragionevole ricorrere all'improbabile “cherchez la femme”. C'è invece nell'aria un sentore di grandi spoliazioni sottaciute, a iniziare da quelle di La Marmora, di flussi di manufatti, capolavori e gioielli che nella storia antica e recente sono scomparsi, approdando in altre coste.
    Tombe, nuraghi e villaggi si mostrano per lo più nudi: l'immenso tesoro archeologico di una civiltà straordinaria ha partorito solo topolini? Accidenti, a rifletterci bene abbiamo avuto tombaroli estremamente organizzati, esperti nell'internazionalizzazione delle opere d'arte, scaltri e omertosi, capaci di lavorare sistematicamente su un tessuto di circa ventimila siti. Mi chiedo: abbiamo perso per strada una tale competenza distintiva e un altro pezzo di storia?


  • Quest'anno taglia il traguardo della 34esima edizione. È uno degli appuntamenti letterari più importanti nell'Isola e si svolgerà come sempre a Villacidro, dove dal 22 al 29 settembre è in programma il “Premio Giuseppe Dessì”. Tra presentazioni di libri, concerti, mostre e laboratori e il momento centrale della premiazione dei vincitori, sabato 28 settembre sono previsti quaranta appuntamenti. Tantissimi, come sempre, gli ospiti: gli scrittori Enrico Galiano, Diego De Silva, Simona Sparaco, la violinista Anna Tifu e il pianista Marco Schirru, il cantautore Pacifico. Il premio è organizzato della Fondazione Giuseppe Dessì, con il Comune di Villacidro, col patrocinio dell'assessorato regionale della Pubblica Istruzione, della Fondazione di Sardegna, del Mibac e del Gal Linas Campidano.
    Giurati al lavoro
    Sono 351 le opere pervenute alla segreteria del premio: 239 per la Sezione Narrativa e 112 per la Sezione Poesia. Nei prossimi giorni saranno esaminate dalla giuria che selezionerà tre finalisti per ciascuna delle due sezioni letterarie, i cui nomi verranno annunciati nel corso di una conferenza stampa prevista per i primi di settembre. Presieduta da Anna Dolfi, la commissione giudicatrice è composta da Duilio Caocci, Giuseppe Langella, Giuseppe Lupo, Stefano Salis, Gigliola Sulis, dal presidente della Fondazione Dessì Paolo Lusci, e, in un passaggio di testimone con Massimo Onofri e Mario Baudino, da due nuovi giurati: l'italianista Gino Ruozzi, dell'Università di Bologna, e la firma del quotidiano Il Giornale Luigi Mascheroni. Agli stessi giurati spetterà il compito di proclamare e premiare i vincitori, che si aggiudicheranno i 5.000 euro in palio (agli altri finalisti andranno invece 1.500 euro) e inseriti nel prestigioso albo d'oro del premio.
    Premi speciali
    Non mancheranno, anche quest'anno, altri due riconoscimenti: il Premio Speciale della Giuria (sempre dell'importo di 5.000 euro) e il Premio Speciale della Fondazione di Sardegna. Il primo, che la giuria si riserva di attribuire a un autore o a un'opera di vario genere letterario, in passato è andato a esponenti della società o della cultura italiana.
    Il riconoscimento
    Torna invece per il terzo anno consecutivo l'altro premio speciale, quello istituito dal consiglio d'amministrazione della Fondazione Dessì con la Fondazione di Sardegna, che viene assegnato a una personalità del panorama culturale o artistico. Per informazioni sulla manifestazione consultare pagina Facebook e sito www.fondazionedessi.it, scrivere alla mail fondessi@tiscali.it o telefonare ai numeri 0709314387, 3474117655, 3406660530.
  • Via libera all'assunzione di 53.627 docenti. Il ministero dell'Economia, tramite la Ragioneria Generale dello Stato, ha dato il via libera ai nuovi contratti per personale docente per il prossimo anno. Alla Sardegna dovrebbero spettarne circa 2500, secondo una stima ufficiosa che dovrà essere confermata nelle prossime settimane.
    Le assunzioni, spiega il ministero, rientra nella procedura di autorizzazione al reclutamento del personale docente, e segue la richiesta del ministero dell'Istruzione, che all'inizio del mese aveva formulato una richiesta di autorizzazione per assumere 58.627 unità, corrispondenti ad altrettanti posti vacanti e disponibili in dotazione organica.
    Nella richiesta, precisa il Mef, «non veniva tenuto in considerazione la marcata riduzione delle iscrizioni degli alunni, registrata specie nell'ultimo biennio, connessa con il calo della natalità». Al riguardo il dicastero ha più volte evidenziato che, come previsto dalla legge, le dotazioni organiche complessive e la distribuzione delle stesse tra le regioni «sono definite specificamente in base al grado di densità demografica e alla previsione dell'entità e della composizione della popolazione scolastica».
    Alla luce delle interlocuzioni tecniche, il ministero dell'Istruzione ha fatto pervenire una nuova richiesta per 53.627 unità sulla quale la Ragioneria generale dello stato, lo scorso 25 luglio, ha comunicato di non avere ulteriori osservazioni da formulare. Secondo un accordo del maggio scorso tra il Governo e i sindacati Flc-Cgil, Cisl-scuola, Uil-scuola, Gilda e Snals, gli insegnanti dovrebbero ottenere anche il rinnovo del contratto per il triennio 2019-2021, con l'impegno del Governo a garantire il recupero graduale del potere d'acquisto delle retribuzioni
  • Anche in città una sede dell'Accademia delle Belle arti: è la proposta che Salvatore Deidda, deputato di Fratelli d'Italia, presenterà questa settimana attraverso un emendamento al Decreto legge sul personale delle Fondazioni Liriche che contiene, tra l'altro, proprio alcune misure riguardanti le Accademie.
    «Mantenendo gli impegni presi», sottolinea Deidda, «proveremo a sensibilizzare il Governo e il Parlamento sull'esigenza di Cagliari e del sud Sardegna» di avere in questo territorio una sede dell'Accademia. «Averne una vera e propria sarebbe il massimo ma andrebbe benissimo l'apertura di una sede distaccata dell'Accademia di Sassari, in un'ottica di piena collaborazione isolana», aggiunge il deputato: «È dagli anni 80 che il Comune di Cagliari ne chiede l'apertura, visto il grande bacino di studenti che negli anni ha frequentato il Liceo artistico Foiso Fois o gli altri licei del sud Sardegna».
    L'emendamento, firmato anche da Federico Mollicone (capogruppo di Fratelli d'Italia in Commissione cultura), segue la presentazione della mozione che ancora è in attesa di essere discussa. «Ricordo che l'esigenza» di avere una sede dell'Accademia a Cagliari, la conclusione di Deidda, «nasce dalle enormi spese che gli studenti cagliaritani, e non solo, devono sostenere per le trasferte» necessarie a recarsi «nelle altre Accademie. Sempre che» i ragazzi «non siano costretti a rinunciare» a frequentarle «a causa dei costi» evidentemente elevati. «Spero che le altre forze politiche siano favorevoli» all'emendamento, «perché è una battaglia condivisa da tutti. Ora servono i fatti».
  • «Era il 28 luglio '83: è già da diversi giorni che il furore del fuoco sospinto dal maestrale imperversa in varie località della Gallura, attaccando la collina di Curraggia a Tempio Pausania». A ricordare il drammatico evento, dopo 36 anni, l'assessore alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, Andrea Biancareddu, durante il consiglio regionale. Invitando il Consiglio alle celebrazioni sobrie che si terranno il prossimo 28 luglio a Tempio, l'ex sindaco della città, fa memoria del bilancio catastrofico: «Sugli oltre diciottomila ettari di territorio incenerito, si raccoglieranno le salme di nove uomini e tra i quindici feriti iniziali, vari di questi riporteranno gravissime ustioni, amputazioni di parti del corpo e traumi psicologici difficilmente riassorbibili». (t. c.)
  • C'è spazio per una polemica in salsa sarda a margine dell'approvazione alla Camera del decreto Sicurezza bis. Ieri Eugenio Zoffili (Lega) ha presentato un ordine del giorno “anti-burqa” contro l'uso di indumenti che nascondono il viso. Tra questi, anche quelli «di origine etnica e culturale». E qui nasce la discussione.
    «Il capo lombardo dei leghisti sardi chiede che cali il sipario sulla nostra cultura millenaria», attacca su Facebook la deputata del Pd Romina Mura: «Zoffili propone di vietare per ragioni di sicurezza l'utilizzo dei tradizionali scialli e altri indumenti che le donne sarde indossano, alcune quotidianamente, altre in occasione delle sfilate tradizionali di Sant'Efisio, del Redentore, della Cavalcata sarda, della Sartiglia, per citare soltanto le più conosciute».
    L'ordine del giorno è stato poi accettato dal governo, ma senza la parte sugli indumenti etnici. La diatriba però va avanti lo stesso. «Rassicuro chi a sinistra diffonde fake news e teme l'abolizione del carnevale: il carnevale ci sarà, il loro peraltro sembra non finire mai, anche nonostante la quaresima di voti», è la replica del coordinatore regionale del Carroccio. Che ottiene la solidarietà dei consiglieri regionali leghisti: «La disperazione politica del Pd è imbarazzante», attacca il presidente della commissione Autonomia Pierluigi Saiu, «l'accusa di voler cancellare le tradizioni sarde, attraverso il divieto di indossare maschere o scialli tipici, è semplicemente ridicola». ( ro. mu.)
  • Le cattedre di ruolo ci sono e, fatto raro, ci dovrebbero essere pure i soldi per assumere i docenti. Ma, anche quest'anno, rischiano di mancare proprio i professori da immettere in ruolo. Risultato: con l'effetto delle domande di pensionamento con la quota 100 e quelle ordinarie, in Sardegna alla prossima campanella di scuola rischiano di rimanere scoperte la metà delle cattedre disponibili, vale dire oltre un migliaio. E questo senza considerare il sostegno, dove le nuove immissioni in ruolo non basteranno a coprire le circa 2000 cattedre scoperte che anche quest'anno verranno assegnate a personale senza abilitazione
    I conti
    Facciamo i conti: sono quasi mille le persone che in Sardegna andranno in pensione entro il 31 agosto prossimo. Poco più di settecento insegnanti (esattamente 739) e quasi duecento bidelli. Il 90 per cento lascerà in anticipo grazie a Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi), ma sarà difficile riuscire a sostituirli tutti perché, come accaduto lo scorso anno, le graduatorie in molte classi di concorso sono esaurite.
    Nuovi supplenti
    «È difficile sapere quanti docenti effettivamente saranno immessi in ruolo», spiega Manuel Usai, segretario regionale della Flc-Cgil. «Le necessità di coprire i posti ancora disponibili dall'anno scorso», circa 800, «e quelli liberati dalle nuove cessazioni possiamo indicarli in oltre 2500 rispetto all'organico di diritto. Ma quanti di questi saranno immessi in ruolo davvero dipenderà dalla disponibilità di candidati. Molti rimarranno scoperti e saranno affidati ancora una volta ai supplenti. Una situazione emergenziale che per i docenti crea precarietà lavorativa, mentre per gli studenti distrugge la possibilità di una azione formativa ottimale in continuità didattica. In ogni caso», aggiunge Usai, «emergono le gravi difficoltà da parte del Miur a garantire una istruzione all'altezza delle necessità di crescita sociale e economica dei cittadini e di sviluppo economico, in particolare in Sardegna»
    Il caso del sostegno
    Alla carenza dei docenti da immettere nei “posti comuni”, si aggiunge «il grave problema legato alla carenza di docenti specializzati nel sostegno, al quale si fa fronte con assegnazioni in deroga senza titolo», spiega ancora Manuel Usai. Il Miur, quest'anno, ha autorizzato quest'anno nuovi corsi di specializzazione per 390 persone, ma in Sardegna ne sarebbero necessari almeno 2.000. «Sarebbe necessario mette in atto un piano straordinario pluriennale», spiega il segretario della Flc-Cgil, «in cui la Regione, il Miur e le università sarde si impegnano a risolvere il problema una volta per tutte. La Sardegna ha una sua particolare specificità sul sostegno». Giusto per avere un'idea delle dimensioni del problema, basti pensare che lo scorso anno le cattedre di sostegno, tra organico di fatto e organico di diritto, sono state 5.500. I docenti abilitati, invece, 2.700.
    Mauro Madeddu
  • Le polemiche avvolgono l'Etnografico. Quel museo nuorese addobbato a festa, nella serata più attesa. Gli “Orti di Grazia” non brillano, di notte, come da previsione. Il chiacchiericcio si fa largo. Ieri ha dato spazio ai detrattori. «Si scomoda e si abusa di Grazia Deledda», tuona l'architetto Domenico Canu (in predicato qualche anno fa per diventare direttore dell'ente, ruolo poi assegnato ad altri), mentre espone il suo pensiero sulla mostra di Giuseppe Carta, inaugurata lo scorso 14 giugno dall'Isre. «L'indignazione esplode davanti alla somma abnorme stanziata: 250 mila euro». L'artista di Banari replica: «Non ho preso un euro, forse ci ho pure rimesso».
    Arte contestata
    Oltre 180 opere, tra sculture e dipinti. L'operazione messa in piedi dall'Istituto superiore regionale etnografico finisce nel mirino. I peperoncini artistici, incastonati in una cornice che trasuda sardità, vengono passati al setaccio. C'è una determina che agita parecchio, datata 15 maggio 2019. Fa parlare e commentare, anche con asprezza. «Le motivazioni addotte nella delibera della mostra sono qualcosa di imbarazzante», tuona Raffaella Venturi, critica d'arte e curatrice. «Si va “dall'anno del cibo italiano all'anno deleddiano”, mettendo in mezzo persino il Mediterraneo e i suoi “drammi della globalizzazione”: argomenti assurdi, che non giustificano tale esorbitante investimento».
    Costi
    L'aspetto economico tiene banco, alimenta oltremisura gli accusatori. La determina parla chiaro, non ammette fraintendimenti. Atti pubblici. «Il costo previsto a titolo di corrispettivo della prestazione complessiva è di 204.980 euro», si legge nel documento. «La direzione sarà affidata all'artista Giuseppe Carta, in considerazione del genio creativo che bene rende l'intento programmatico e le finalità dell'Isre». E ancora: «Si determina di impegnare la spesa complessiva di 250.075 euro». Domenico Canu attacca: «Con la stessa cifra si sarebbe potuto concepire la valorizzazione di dieci-quindici giovani. Sono loro gli innovatori nella ricerca e nella realizzazione di opere materiali e immateriali nei campi poco esplorati dall'Isre (musica, artigianato, design, gastronomia)».
    L'artista
    Giuseppe Carta non ci sta. Tira fuori gli artigli, ha una voglia matta di puntualizzare. Soprattutto, di placare le voci incontrollate che offuscano una creatura che riempie di orgoglio, supportata dall'estro di Vittorio Sgarbi. «Intanto, stiamo parlando di un grande numero di opere (esposte fino al 27 ottobre, ndc). Solo per il montaggio abbiamo impiegato più di quindici giorni. Il progetto a cui ha lavorato il regista Alberto Bartalini è durato sei mesi. Poi, in azione ci sono state cinque aziende». Carta prosegue nella sua operazione scaccia-nubi: «I montatori arrivati dalla Toscana sono stati qui venti giorni. Luci, costi di trasporto. Per alcune installazioni abbiamo utilizzato delle gru. Insomma, credo che la spesa sia giustificata, come avviene in ogni mostra. Ribadisco, a me non è entrato un solo centesimo, anzi».
    Investimenti culturali
    Sono quelli da sfruttare, i più redditizi, almeno a sentire il presidente dell'Isre, Giuseppe Matteo Pirisi. Finito nell'occhio del ciclone per aver avallato l'operazione “Orti di Grazia”, non si tira indietro. Spiega le ragioni che hanno spinto l'ente a investire 250 mila euro in una sola mostra. «L'importo è comprensivo di Iva», premette la guida dell'istituto, «poi, un euro investito in cultura ne porta cinque sul territorio, in termini di ricadute. La cultura è uno dei grandi attrattori su cui puntare. L'arte è strumento che serve a creare ponti di tipo economico. Di questa mostra si parla non solo a livello regionale e nazionale, ma pure a livello europeo». Quindi, Pirisi aggiunge, sarcastico: «Certo, so bene che ci sono anche i “rosiconi”, quelli spesso in grado di rappresentare Nuoro solo poco fuori dal loro quartiere».
    Confronti
    Sono quelli che balzano agli occhi, numeri e bilanci alla mano. Talvolta lasciano di stucco. «La programmazione annuale del museo Nivola di Orani si fa con circa 300 mila euro», precisa Antonella Camarda, direttrice della struttura museale dedicata al celebre artista. «Con questa cifra abbiamo allestito parecchie mostre di spessore, penso soprattutto a quella di Le Corbusier». Camarda puntualizza: «Tutti possiamo fare mostre più o meno discutibili. Questa polemica legata all'esposizione di Giuseppe Carta credo possa servire a fare una riflessione seria. Da una parte sul ruolo delle tradizioni popolari, dall'altra su quello del Museo etnografico».
    “Dissonanza armonica”
    È l'espressione cara al presidente dell'Isre, per giustificare il discusso allestimento. «Le opere di Carta apparentemente sono dissonanti, invece a nostro avviso creano un'armonia», afferma Giuseppe Matteo Pirisi. Per Domenico Canu, «la mostra di Carta è fuori tema: è più adatta alla promozione della Calabria».
  • Per la scuola sarda, in fondo alla classifica nazionale nei risultati dei test Invalsi, il Miur mostra il “pugno duro”. L'intenzione del ministero, infatti, sarebbe quella di mettere in atto una “terapia d'urto” in quelle regioni (oltre alla Sardegna, la Calabria, la Sicilia e la Campania) dove sono stati registrati i risultati peggiori. Critico Nicola Giua, Cobas scuola Sardegna, che da anni lotta contro questi quiz che definisce sempre “indovinelli”, riuscendo a “chiudere”, con la collaborazione dei genitori degli studenti, centinaia di classi nei giorni delle prove. «Gli Invalsi non hanno alcuna attinenza con le attività didattiche e sono identici per tutte le scuole senza tener conto delle differenze - classico, scientifico, professionale, etc. - quindi non si capisce cosa dovrebbero “misurare” e in che modo», dice.
    «Nella scuola sarda», aggiunge, «esistono diversi problemi, anche di preparazione degli studenti, ma l'annunciata cura del ministero per risolvere questi problemi», attraverso l'utilizzo di fondi Pon, «appare persino peggiore del male. Occorre prendere atto che questa scuola del progettificio, con l'uso dei fondi dei Pon e Por, dei progetti Iscol@, etc., ha fallito insieme alla scuola delle cosiddette competenze e degli Invalsi». Cosa serve, invece, alla scuola sarda? «La possibilità di poter svolgere le normali attività didattiche quotidiane», risponde Giua. «Tutti i finanziamenti dovrebbero essere convogliati sulla riduzione del numero di alunni per classe, sul finanziamento dei trasporti per gli studenti pendolari e dovrebbe essere fatto un serio investimento sul numero degli insegnanti e del personale Ata», aggiunge.
    Sotto accusa anche il piano di «dimensionamento selvaggio della Regione attuato secondo le richieste del ministero. Bisogna prendere atto», conclude, «che sempre più spesso le scuole sarde funzionano grazie al sacrificio di docenti, dirigenti e personale Ata.
  • Domani notte porte aperte al museo del Costume di Nuoro. Alle 19 la proiezione del film “Carta” di Dado Martino, poi gli interventi di Giuseppe Pirisi, Tonino Oppes e Attilio Mastino, seguiti dall'esibizione del coro “Su Nugoresu” e dei tenores “Nunnale” di Orune e “San Gavino” di Oniferi. Al tramonto la visita gratuita notturna del museo e della mostra di Giuseppe Carta “Orti di Grazia”, per terminare con una degustazione di vini e formaggi. «La serata - spiega il presidente dell'Isre, Giuseppe Matteo Pirisi - fa seguito al grande successo della mostra di Giuseppe Carta, “Orti di Grazia” e nasce per diversi motivi: rendere fruibile il museo anche di notte, permetterne la visita a coloro che durante la giornata cercano refrigerio nelle spiagge e unire in un'unica proposta culturale diverse forme artistiche».
  • Una Scuola superiore di Sardegna per fornire ulteriore preparazione (gratuita) a 25 studenti meritevoli e tre corsi di laurea nuovi, tra i quali spicca Scienze motorie, sportive e del benessere dell'uomo, con 80 posti da ottenere previa esame di ammissione. Sono le succulenti novità proposte dall'Università di Sassari nel presentare l'offerta formativa per l'anno accademico 2019/20. Che è servita per ribadire anche l'ottimo stato economico dell'ateneo, come ha sottolineato il rettore Massimo Carpinelli: «Abbiamo chiuso il bilancio 2018 con un attivo di 10 milioni di euro». L'altra novità è rappresentata dalla sede dove si è svolta la conferenza stampa: lo student Hub del Polo umanistico di via Roma, dotato di connessione internet wi-fi, area relax, tre ambienti con 38 posti studio che portano a 200 le postazioni delle 5 aule messe a disposizione dall'ateneo sassarese per chi vuole studiare anche il sabato e la domenica.
    Scuola Superiore
    Come ha spiegato il rettore Massimo Carpinelli: «È un percorso formativo interdisciplinare di eccellenza che va a inserirsi nell'offerta formativa ed è rivolto anzitutto agli studenti che vogliono affrontare un percorso di studi più ambizioso e aggiungere materie extra-curriculari». Le iscrizioni al bando di concorso saranno aperte dal 20 luglio al 13 settembre. Sono disponibili 25 posti divisi in quattro aree: 6 posti nelle discipline Umanistiche, 11 per Scienze; 4 in Scienze sociali; 4 per Scienze mediche veterinarie. La prova di ammissione si terrà il 25 settembre. Gli allievi e le allieve che supereranno il test selettivo avranno accesso a una borsa di studio di 6000 euro annui che copre costi di vitto e alloggio ed altre spese, e sono esonerati dal pagamento delle tasse universitarie. La Scuola superiore di Sardegna si articola su due livelli: un livello è destinato alla frequenza dei corsi di laurea triennali e magistrali a ciclo unico, l'altro livello include coloro che hanno i requisiti per frequentare un corso di Dottorato di ricerca o un corso di laurea magistrale biennale.
    Nuove lauree
    I nuovi corsi di laurea portano a 58 corsi l'offerta formativa totale. Il più richiesto dai sardi, costretti fino ad oggi a lasciare l'Isola, è quello in Scienze Motorie, Sportive e del Benessere. Il nuovo corso triennale mette a disposizione 80 posti che saranno assegnati dopo la prova di ammissione del 9 settembre. La domanda di iscrizione deve essere effettuata entro il 28 agosto. Gli obiettivi formativi sono indirizzati all'acquisizione di specifiche competenze relative alla progettazione, conduzione, gestione e valutazione delle attività motorie e sportive.
    Gli altri due corsi di laurea nuovi (ad accesso libero) sono Scienze politiche e giuridiche per l'amministrazione e Progettazione, Gestione e Promozione turistica di itinerari della Cultura e dell'ambiente con sede a Nuoro.
    Giampiero Marras
  • Il grande cinema nelle spiagge più belle della Sardegna: torna ad Alghero dal 30 luglio al 9 agosto “Cinema delle terre del mare”, organizzato dalla società umanitaria di Alghero con Regione, Comune e Sardegna Film Commission.
    Non solo classici
    Pellicole indipendenti, grandi classici, b-movies e proiezioni per ragazzi per un totale di 26 film da tutto il mondo, con anteprime regionali e nazionali, circa 40 ospiti italiani e internazionali in 12 giorni su spiagge mozzafiato. E ancora tavole rotonde, il grande fumetto contemporaneo, concerti e dj set d'autore negli scenari più suggestivi della Riviera del Corallo.
    Programma
    Cinema delle terre del mare è un festival aperto e inclusivo, che ama spaziare tra i generi e le arti. Ogni giorno, a partire dalle 18, proiezioni di opere indipendenti su temi sociali nella categoria “Indie”, film storici che hanno visto l'Isola protagonista nella categoria “Sardinia B movie”, incontri sulle più celebri colonne sonore con Soundtracks. E ancora: il cinema rivolto ai ragazzi e alle ragazze nella sezione “Young Adult” e proiezioni in spiaggia, dopo il tramonto, per la categoria “Night on earth”.
    Gli ospiti
    Tra gli ospiti, venerdì 2 agosto dalle 22 alla spiaggia Maria Pia, il produttore David Ciurana. Sempre venerdì “Forum sul nuovo cinema indipendente sardo”, con la regista Stefania Muresu e i colleghi Daniele Atzeni, Stefano Deffenu, Antonio Maciocco e Marco Antonio Pani. Il giorno seguente, un incontro con alcune tra le più importanti fumettiste italiane. Protagoniste Cristina Portolano, napoletana classe '86 pluripremiata per i suoi lavori di graphic journalism; Silvia Rocchi, 33enne pisana che ha esordito con le biografie a fumetti di Alda Merini e Tiziano Terzani e Josephine Yole Signorelli, in arte “Fumettibrutti”, il nuovo fenomeno del fumetto italiano nato sul web. Ampio anche lo spazio riservato alla musica: tra dj-set d'autore e concerti c'è Scarda: il live del cantautore calabrese che deve al cinema l'esordio discografico grazie alla colonna sonora di “Smetto quando voglio” (che gli è valsa una candidatura ai David di Donatello) è in programma mercoledì 7 agosto, a partire dalle 20, al parco di Porto Conte.
  • «Sono rimasto folgorato dall'accoglienza. D'altronde, questa terra ha una capacità rara di far sentire a casa i viaggiatori e i turisti». Una gita programmata da tempo. Colma di entusiasmo, intrisa di ospitalità. Un giovane di Alba, in Piemonte, sintetizza un evento riuscito, giunto alla diciottesima edizione. A Ollolai “Il Palio degli Asinelli” ha conquistato il numeroso pubblico, sabato notte. Tra gare combattute (vinte da Giovannino Col e Giuseppe Bussu) e tradizioni secolari.
    Musica e agonismo
    Spettacolo di colori. Lo ha regalato piazza Marconi, presa d'assalto e come sempre addobbata a festa. Catino ollolaese per eccellenza, ha offerto un colpo d'occhio entusiasmante. Musica, agonismo, divertimento. Poi, un concentrato di storia barbaricina che non lascia indifferenti e mette l'aspetto sportivo in secondo piano, senza troppi problemi. È il segreto di un successo lungo diciotto anni. «Premetto che la Sardegna colpisce sempre, in ogni luogo», spiega un giovane turista giunto dalla Penisola, «l'ho girata parecchio, credo che il mio giudizio sia obiettivo». Quindi, aggiunge con convinzione: «Ollolai è il massimo. Lo scorso anno abbiamo pure visitato le cortes, con estrema soddisfazione».
    Bolgia colorata
    Corse sfrenate. Tra turismo e folclore. Sabato notte piazza Marconi è diventata una bolgia, si è colorata. L'anello in terra battuta, preparato con cura dagli organizzatori della Pro Loco, non ha deluso i presenti, accorsi numerosi. Dopo le batterie eliminatorie, intervallate da buona musica e dal Corteo medievale della Sardegna, spazio alla gara più attesa, almeno stando al corposo montepremi di quattromila euro. Il diciottesimo “Palio degli asinelli” ha visto il trionfo di Giovannino Col, in groppa a Scheggia. Vittoria netta, mai in discussione, conquistata soprattutto con una partenza sprint. Soddisfazione a parte, per il giovane fantino anche un assegno da 2.500 euro. Serata da incorniciare. Seconda piazza per Valentino Bussu, terzo Checco Soddu. Quarto classificato Gavino Brau. Palu de sos vihinados. È la gara riservata ai rioni storici, quella che fa emergere rivalità e logiche di campanile.
    Competizione
    I quartieri di Ollolai schierano i loro portacolori, cercano di accaparrarsi il gonfalone che dà lustro e vanto, per dodici mesi. Nella corsa locale per eccellenza, arrivata alla sedicesima edizione, la vittoria è andata al fantino di Laralai, Giuseppe Bussu, con il suo Django. Palio a senso unico, dominato fin dalle prime battute.
    Turismo esperienziale. È il concetto che ricorre, tra i vicoli e le case in pietra. Ollolai diversifica l'offerta, punta sulla sua storia, sulla sua cultura. Così, il “Palio degli Asinelli svolge un ruolo di primo piano, ancora una volta”. Diventa attrattore consolidato.
  • Si chiama Reddito di libertà. Un nome scelto non a caso perché questa legge ha l'obiettivo di restituire la libertà, appunto, e l'autonomia alle donne vittima di violenze. Il Comune di Oristano, capofila del Plus che racchiude 24 centri, ha ottenuto un finanziamento regionale per aiutare le donne che hanno subìto atti violenti da parte di mariti o compagni a recuperare una vita serena, svincolate da un legame che ha causato solo sofferenza.
    Il Comune
    «Il contributo regionale è già arrivato grazie alla legge dell'agosto scorso» spiega l'assessora ai Servizi sociali Francesca Loi. «Stiamo definendo la convenzione con il Centro antiviolenza Donna Eleonora che gestirà direttamente i percorsi per le donne in difficoltà. Le operatrici del Centro prepareranno un piano personalizzato per ogni donna. Una volta che le richieste saranno arrivate, il termine per presentarle scade il 31 luglio, verrà stilata una graduatoria e si procederà». Il reddito di libertà prevede sostegno economico ma anche un aiuto che consenta l'accesso al lavoro.
    La legge
    «La Regione opera attivamente» è scritto nella legge, «affinché ogni donna vittima di violenza domestica, in condizione di povertà materiale, superi la condizione di dipendenza economica, soprusi, ricatti e sia posta in condizione di accedere ai beni essenziali e di partecipare dignitosamente alla vita sociale. Il Rdi libertà consiste in un patto tra la Regione e la donna vittima di violenza, con o senza figli minori, mediante il quale la beneficiaria, in cambio del sostegno garantito dalla presente legge, si impegna a partecipare a un progetto personalizzato finalizzato all'acquisizione o riacquisizione della propria autonomia e indipendenza personale, sociale ed economica». Complessivamente sono stati finanziati 300 mila euro ai Plus di Oristano, Sassari, Cagliari, Nuoro e Olbia, città in cui esistono le case rifugio che accolgono le donne in difficoltà per periodi più o meno lunghi.
    Il Centro antiviolenza
    Questo passaggio della legge regionale è molto importnte» spiega Patrizia Desole, responsabile del Centro, «le donne che hanno subito violenze e soprusi intraprenderanno un percorso per riacquistare la forza in modo da liberarsi dalla situazione di violenza che le ha costrette a una vita priva di dignità. Sono molto soddisfatta di questa opportunità che arriva dalla legge regionale perché offre ai centri presenti in Sardegna nuove aperture per le donne. A loro si darà un sostegno economico perché spesso il motivo che le tiene in casa con mariti violenti è l'impossibilità di vivere in autonomia. Poi si comincerà un lavoro per consentire alle donne di accedere a opportunità lavorative». Nel 2018 il Centro antiviolenza Donna Eleonora di Oristano ha seguito a livello provinciale 216 donne, mentre altre 15 sono state inserite nella casa protetta insieme a 5 minori. Sono state portate avanti complessivamente 1756 azioni a tutela delle donne.
    Patrizia Mocci
  • Un ricettario per coinvolgere il lettore in un tour gastronomico che va dal filindeu nuorese alla burrida cagliaritana, dalla fainè sassarese ai mostaccioli oristanesi. Passando per i culurgionis ogliastrini. Tutto questo e tanto altro nell'opera Cibo identitario della Sardegna, volume cartaceo e online presentato ieri mattina a Nuoro nella biblioteca dell'Istituto regionale etnografico. Un lavoro di ricerca storica e culinaria preciso e dettagliato, condotto dall'antropologa Alessandra Guigoni, per scoprire e rispolverare le peculiarità enogastronomiche dell'Isola.
    La ricerca
    L'indagine, durata oltre un anno grazie al supporto dell'Isre, ha compreso sia uno studio etnografico, condotto in più di cinquanta località sarde, sia una ricerca di carattere archivistico per cercare di ricostruire le origini di alcune ricette fondamentali. Il risultato è stata un'opera sia online che cartacea: la prima è un ebook contenente ben 350 ricette (di cui una cinquantina storiche, alcune che risalgono al XVIII secolo), il secondo è un libro con un centinaio di ricette tipiche, suddivise per le quattro macroregioni classiche della Sardegna più l'area metropolitana di Cagliari. Anche una maniera per contrastare l'appiattimento culinario degli ultimi decenni, riscoprendo la diversità delle pietanze.
    Il fine
    Obiettivo principale del progetto è quello di rilanciare quei piatti identitari della nostra cucina in via d'estinzione dai menu dei ristoranti, riproponendoli con il fine di incrementare il turismo gastronomico: «A tutti i ristoratori che ritengono questo progetto importante - ha dichiarato il presidente dell'Isre Giuseppe Pirisi - chiediamo di aggiungere alla fine del loro menù, un ulteriore menù di tipo identitario con il logo dell'Isre: ogni piatto sotto questo simbolo dovrà essere rigorosamente a chilometro 0. Se vogliamo far camminare questo progetto, abbiamo la necessità dell'adesione degli operatori enogastronomici». «Lo scopo dell'Isre - ha continuato Pirisi - è quello di analizzare i diversi aspetti della nostra cultura: il cibo rientra nella missione che ci è stata affidata».
    L'autrice
    Un progetto “working in progress” per riunire cibo e turismo e farli andare di pari passo, come sottolineato dall'autrice Alessandra Guigoni: «Il turismo enogastronomico è notevolmente favorevole alla Sardegna - ha dichiarato la professoressa - non è un qualcosa riguarda solo il turista che va al mare, ma anche quello che si gode l'isola da aprile a settembre. La cultura gastronomica sarda, così ricca e piena di storia, è stata per molto tempo omogeneizzata. Per anni ci siamo visti propinare sempre gli stessi cibi in tutti gli agriturismi e ristoranti. In questo ricettario abbiamo cercato di dar conto di ogni peculiarità e ogni diversità, dando molta attenzione ad esempio a zuppe e legumi, tipici della nostra cucina del passato».
  • Il dato più preoccupante dice che 8 studenti sardi su 10 nell'anno della Maturità hanno grosse difficoltà con l'inglese. «C'è da riflettere», dice Maria Luisa Ariu, segretaria regionale della Cisl-scuola. «Senza entrare nel merito del sistema di valutazione Invalsi, che non è comunque certo perfetto, il problema resta. Come mai gli studenti delle scuole del Nord e del Centro raggiungono risultati più confortanti?», domanda.
    Le ipotesi in campo sono diverse. «Il problema principale, secondo noi, è il tempo pieno scolastico che in Sardegna non esiste», spiega la segretaria Cisl-scuola. «Al Nord si utilizza ormai da anni, sempre più spesso anche al Centro. In Sardegna, ma anche nelle scuole di tutto il Meridione, è una rarità e questo è un vero problema perché gli studenti non hanno l'opportunità di lavorare su una didattica più compiuta e completa». Il tempo pieno è un problema che sta affrontando anche il Governo che sta pensando di mettere a disposizione 10.000 cattedre in più (in tutta Italia) per garantire questa opportunità a tutti gli studenti. «Ma c'è anche il problema della mancata continuità didattica», dice ancora Ariu, «che costringe studenti e docenti a ricominciare tutto daccapo ogni anno».
    Manuel Usai, segretario regionale della Flc-Cgil, descrive i nuovi risultati degli Invalsi come il «frutto di un sistema patologico». Perché? «In origine, questi test sono stati concepiti per valutare la bontà della didattica nelle scuole. Invece hanno finito soltanto per dare giudizi sulla preparazione degli studenti», avverte. «Per questo motivo, adesso si fa un utilizzo sbagliato di questo strumento. E questi risultati non determinano conseguenze nell'azione del Miur per migliorare la qualità della didattica». ( ma.mad )
  • Ancora una volta ultimi in Italia. In quasi tutte le materie e in quasi tutti i gradi di scuola. Stavolta, però, gli studenti sardi condividono con i ragazzi di Campania, Calabria e Sicilia il fondo della classifica pubblicata ieri sui risultati delle prove Invalsi del 2019. Si avverte un leggero miglioramento, rispetto al 2018, ma le larghe zone d'ombra faticano a essere illuminate. «Sono tra gli ultimi, sì, ma non per questo i nostri studenti sono meno preparati», dice Nicola Giua, Cobas Sardegna. «Anzi, magari lo sono pure di più, ma questo assurdo sistema di valutazione non permette di verificarlo realmente».
    Malissimo in inglese
    L'ultimo rapporto sui test Invalsi descrive una regione in cui gli studenti che frequentano la seconda classe delle scuole superiori (licei e istituti tecnici, quindi) sono i meno bravi in Italia. Vanno male sia in italiano (comprensione del testo e grammatica) che in matematica. Con l'inglese poi è un vero disastro: il 65% degli studenti sardi di queste classi (il 48% nel resto d'Italia) non raggiunge il livello minimo (B1) nella lettura e comprensione di un testo. «Gli Invalsi sono un'inutile e deleteria pratica, totalmente scollegata dalle attività didattiche della scuola», dice Giua che con i Cobas in Sardegna da anni guida il “boicottaggio” di queste prove. «Da sempre sosteniamo che non hanno nessun valore, quindi leggere anche quest'anno che i risultati collocano gli studenti sardi in fondo alla classifica non ha alcun significato scientifico. Prova ne sia che anche i bambini delle elementari sono considerati tra i meno preparati in tutte e tre le materie, nonostante da anni ormai non svolgano più questi quiz grazie agli scioperi nostri e delle famiglie che nei giorni delle prove non mandano i figli a scuola», aggiunge.
    Le differenze
    Gli studenti più bravi in Sardegna, si legge nel rapporto, sono i ragazzi che frequentano la terza media: vanno abbastanza bene sia in italiano (esercizi linguistici e quesiti su un testo narrativo) che in matematica. Ma già in seconda superiore cominciano i problemi, soprattutto in matematica, dove gli studenti sardi sono in “peggiori” in Italia. Oltre il 60% non raggiunge il livello minimo, mentre a livello nazionale gli “scarsi” sono il 38%.
    Il divario, però, diminuisce negli anni successivi e vede gli studenti delle quinte superiori con punteggi sempre più bassi rispetto alla media nazionale ma comunque in linea con il resto del Sud d'Italia. «Questi risultati sono drogati e quindi per nulla attendibili», spiega ancora Giua. «Esistono nell'Isola intere scuole che non vengono prese in considerazione. Il sistema Invalsi, infatti, utilizza classi campione», una o due per ogni scuola, «ma dal momento che ci sono interi istituti scolastici dove i test non si fanno, in quelle sedi le classi campione non esistono e questo altera il risultato finale», aggiunge.
    Le novità di quest'anno
    Le prove del 2019 si sono svolte in due modi diversi: nella scuola primaria (elementari) sono state proposte ai bambini in forma cartacea, nella scuola secondaria di primo grado (le medie) e secondo grado (le superiori), invece, le prove sono state somministrate agli studenti attraverso l'uso dei computer. Tutti gli studenti di ogni grado hanno sostenuto, come negli anni precedenti, una prova di italiano e una di matematica. Gli studenti di quinta elementare, terza media e quinta superiore, per la prima volta quest'anno, hanno sostenuto, oltre alle prove di italiano e di matematica, anche due test di inglese: uno di comprensione dell'ascolto (listening) e uno di comprensione della lettura (reading).
  • Parte da Fonni la riscossa del folklore sardo. Dopo un periodo di oblio, Fonni ha fatto una importante scommessa, invitando gruppi internazionali a esibirsi sul Gennargentu. Ed è stat vinta: all'incontro che si è tenuto sabato scorso nel suggestivo scenario di “Nostra Sennora 'e thu monte” hanno preso parte due padrini d'eccezione: il presidente dell'Europeade del folklore Wolf Rüdiger Hess e l'assessore regionale alla Cultura Andrea Biancareddu che ha preso l'impegno di rifinanziare tutto quel sistema folklorico che è stato abbastanza trascurato.
    La festa
    Alla manifestazione hanno partecipato quattordici gruppi folkloristici, quattro dei quali provenienti da varie regioni europee: Mario Galasso, con musica e organetto del Salento; il Sherden Overtone Choir, dal Veneto; Kolja Simon e Felix Monnich, le AlienVoices della Germania; i MedicinaGranada di Granada, Spagna. Dieci i sardi: il gruppo Ortobene di Nuoro, il tenore Santa Barbara di Silanus, il gruppo folk “S'orrosa 'e monte” di Fonni, il tenore Santa Bardia di Dorgali, il coro femminile locale “Vohes de Onne”, i tenores Murale di Orgosolo, Michelino Carta di Fonni con la sua magica armonica e, infine, “Su cuncordu de Onne”, organizzatore della serata.
    Valorizzazione
    Per il presidente dell'Europeade l'iniziativa ha avuto un successo clamoroso. «Lo scenario è da sogno - ha affermato Wolf Rüdiger Hess - e credo proprio che sia un momento estremamente importante per poter fare il punto su un sistema folklorico straordinario come quello sardo». Molto soddisfatto anche l'assessore Biancareddu: «Stiamo studiando un piano strategico per valorizzare tutti i più importanti aspetti folklorici della Sardegna, in modo da riscoprire le nostre radici e aprirle al mondo, anche in chiave turistica oltre che strettamente culturale». La manifestazione, organizzata in collaborazione con l'amministrazione comunale di Fonni, è la prima tappa di un appuntamento che da quest'anno in avanti sarà cadenzato e strutturato.
    Il premio al Duo Puggioni
    Il “Cuncordu omnes” ha raggiunto il primo grande risultato: parteciperà all'Europeade che si terrà in Germania, a Frankenberg, una città dell'Assia, dove il 17 luglio inizierà una rassegna alla quale prenderanno parte 216 gruppi per complessive 5 mila persone. Una rassegna imponente nella quale si esibirà il meglio del folklore europeo. «Siamo veramente soddisfatti - afferma Andrea Nonne, rappresentante di “Su cuncordu de Onne” - perché rappresentiamo la Sardegna nella più importante manifestazione folklorica al mondo». Nel corso dell'evento fonnese è stato premiato il Duo Puggioni. È stato un momento estremamente commovente che ha toccato il folto pubblico presente. Fonni, infatti, è da sempre molto legato alla figura di questa grandissima artista che è Annamaria Puggioni e a suo fratello, eccezionale chitarrista. «La premiazione è stata uno dei momenti più alti della serata - conclude Nonne - perché il Duo Puggioni rappresenta una costante da ormai quasi 40 anni nelle sagre di tutta la nostra isola».
  • È un'Ardia da ricordare negli annali quella andata in scena quest'anno alla corte di San Costantino. La due giorni della corsa a cavallo, che ricorda le gesta della battaglia di Ponte Milvio, è stata magistrale. Impeccabile sa prima pandela, Daniele Meloni che attendeva di impugnare lo stendardo giallo-oro da quando era bambino.
    L'attesa
    Sono le 7.40 quando al santuario di Monte Isei si sentono gli spari. In paese, di fronte alla casa parrocchiale, don Battista Mongili ha consegnato le pandele. Passerà circa mezz'ora prima che l'esercito di cavalieri, preceduto dalla banda musicale di Monastir e da sindaco, parroco e carabinieri in alta uniforme a cavallo si presenti a Su Frontigheddu. Il santuario brulica di gente: non le oltre 20 mila presenze della sera prima ma comunque diverse migliaia di persone. Al capocorsa, in sella a Querula, bastano pochi minuti per capire che è il momento giusto per la partenza.
    La corsa
    Daniele Meloni si lancia al galoppo. A seguirlo la terza pandela Gian Battista Manca con Thueris mentre la seconda, Giuseppe Meloni con Santache, rimane bloccata tra gli altri cavalieri e raggiunge poco dopo gli altri due vessiliferi. Quindi i giri votivi intorno alla chiesa, gli stessi fatti prima dell'inizio della corsa dai tantissimi pellegrini arrivati a Sedilo per rendere omaggio a San Costantino. Daniele Meloni concede ai fedeli i nastri della pandela. Ancora giri e poi la corsa sfrenata, tra nugoli di polvere e rumore di zoccoli, verso Sa Muredda. Daniele Meloni e i suoi due gregari staccano il resto dei cavalieri che poi scende diviso in blocchi verso Sa Muredda. Il rituale procede con altri giri votivi. Quando sa prima pandela inverte il senso di marcia si lancia in un nuovo scatto, risalendo verso la chiesa. Lo seguono gli altri cavalieri. L'Ardia si conclude tra l'applauso soddisfatto del pubblico.
    I commenti
    «Sono contento, è andato tutto come desideravo - dice sa prima pandela Daniele Meloni - La ricorderà la gente». Giuseppe Meloni, sa segunda afferma: «C'è stato un imprevisto a Su Frontigheddu ma va comunque bene». La terza, Gian Battista Manca, sottolinea: «Sono felicissimo per come è andata l'Ardia. Faccio i complimenti a Daniele che ha dimostrato di avere carattere».
    È raggiante anche Miriam Boeddu, moglie del capocorsa: «Sono super felice. Sono orgogliosa di Daniele perché è stata una bellissima Ardia sia quella della sera che quella della mattina. Sarà un bellissimo ricordo». Bilancio più che positivo anche per l'associazione Santu Antinu: «Siamo stanchi ma contenti. È andata anche meglio di come desideravo», dice il presidente Angelo Porcu. Un'emozione unica per Franca Puggioni prioressa di San Costantino: «Sono contenta di quest'esperienza che mi ha donato emozioni nuove. Abbiamo vissuto l'Ardia da dentro». La festa è proseguita sino a notte fonda quando ad infiammare la piazza è stato l'atteso concerto dei Boomdabash. Poi, il 21 luglio, sarà ancora Ardia. Stavolta a piedi.
  • Donne che diventano mamme, figlie che si scoprono madri dei loro genitori, legami tra fratelli e sorelle: un'esplorazione complessa, delicata, spesso pericolosa proprio come solo i rapporti familiari sanno essere. Tutto questo si ascolterà dal Balcone di Gavoi, la bella e fiorita finestra sul pubblico dell'Isola delle Storie raccolto nel catino di S'Antana 'e Susu. Da oggi, e per tre mattine, alle dieci in punto, saranno tre donne, tre scrittrici, Rosella Milone, Teresa Ciabatti ed Elvira Serra, a dare voce e riflettere, insieme a Alessandro Giammei, scrittore e docente di letteratura italiana al Bryn Mawr College negli Usa su argomenti tanto semplici, familiari, quanto potenti.
    Rossella Milone, quarant'anni, napoletana, autrice di “Cattiva”, pubblicato da Einaudi, è la prima ad affacciarsi sulla piazza. Sulla copertina del suo libro, con un titolo severo, il disegno delicato di una donna che tiene in braccio un bimbo. Di lei si apprezzano il gesto sicuro e una chioma di capelli: il viso è nascosto, annullato, trasfuso nella piccola vita che palpita tra le sue braccia. È diventata mamma, mestiere per il quale non esistono istruzioni.
    Quando è che si diventa madre? Quando si partorisce, dopo?
    «Non sono un'esperta, io ho scritto un libro che racconta una storia di una coppia che ha un bambino. Si diventa madre quando c'è qualcuno di cui ci si deve occupare, quando si assume la responsabilità della crescita di un piccolo individuo, si soddisfano i suoi bisogni e questo ha qualcosa di portentoso».
    Negli anni Settanta si parlava di maternità consapevole, come scelta, con una forte impronta ideologica. Molti anni dopo, a dispetto dell'elemento naturale, quasi selvaggio, la maternità resta un tabù che lei cerca di rompere.
    «Nel mio lavoro di ricerca sulla maternità mi sono imbattuta in tanti saggi che affrontavano l'argomento in modo molto ideologizzato oppure ironico. Per esempio un manuale che ti insegna come non far piangere il bambino e mille altre istruzioni in cui pesa un'eccessiva competenza. Ma questa è una strada che rischia di creare argini alla verità delle cose. Un romanzo, una narrazione, la finzione letteraria consentono invece di scavare negli angoli scuri della maternità, mostrano la nudità di un personaggio che diventa mamma (nel romanzo il tempo è quello del puerperio): è una donna che perde qualcosa, cambia. La sua emotività può emergere solo grazie alla letteratura».
    Che ruolo hanno gli uomini nella maternità di una donna?
    «Di maturità. Nel libro affronto il tema della genitorialità, si rischia di mettere silenzi, di non essere in ascolto, ma nessuno in questa esperienza deve essere escluso».
    “Cattiva”, un titolo severo...
    «È il sentimento che prova la protagonista nei confronti della figlia, si porta dietro educazione, giudizio sociale. Se la figura della donna è riuscita a emanciparsi (la strada è ancora lunga) il tema della maternità sta ancora qualche passo indietro. Emilia, la protagonista, non è cattiva: è lei che si sente inadeguata, una condizione solipstica frutto di sovrastrutture».
    C'è qualcosa di autobiografico nel suo romanzo?
    «No, non so raccontare una storia se non inventandola».
    Cambiamo registro. Lei segue anche un osservatorio sul racconto, si chiama Cattedrale. Qual è lo stato di salute del racconto in Italia?
    «Gestisco insieme a una squadre l'osservatorio Cattedrale, nome scelto in omaggio a Carver. È una delle forme ibride, un fratello minore del romanzo che si è un po' emancipato. Nel mondo editoriale qualcosa si muove in positivo. È nata una casa editrice che si occupa solo di racconti, il mercato, anche se di nicchia, c'è. C'è da dire che il racconto fa paura agli editori perché dicono che non vende».
    Che cosa contraddistingue un racconto?
    «È una storia che fa luce solo su un angolo della vicenda. Tocca al lettore illuminare gli altri. Forse è più faticoso».
  • A l'Isola delle Storie di Gavoi, a partire da oggi, saranno tre giorni entusiasmanti per chi ama i libri. Il calendario si apre con gli incontri Dal Balcone a S'Antana 'e Susu, sotto la luce che risveglia Gavoi. A presentarli, Alessandro Giammei, scrittore. Alle 10 dialogherà con Rossella Milone, autrice di “Cattiva”, un romanzo che racconta la trasformazione della coppia con l'arrivo dei figli. Sarà il primo degli omaggi a Leonardo Sciascia a 30 anni dalla morte, letti da Anna Brotzu e accompagnati dal Bianca Frau Quartet. Alle 11 nel Giardino Comunale continuano gli incontri dedicati ai linguaggi dei giovani, curati da Fabio Geda. Per questa prima giornata Simonetta Bitasi presenta il progetto di animazione alla lettura “Read On”.Ultimo appuntamento della fitta mattinata, per il ciclo “Mezzogiorno di Fuoco” moderato da Giacomo Papi, è Il censimento dei radical chic. Wojciech Tochman racconterà i suoi reportage su conseguenze della guerra nell'ex-Jugoslavia e genocidio in Ruanda.
    Questo pomeriggio
    Il ricco programma del pomeriggio parte alle 16 al Giardino Comunale con Emanuele Trevi, che parlerà del suo Sogni e Favole. Mezz'ora dopo Casa Maoddi apre le porte agli incontri con Alfonso Cuccurullo, che presenterà oggi Noemi Vola e il suo “Un orso sullo stomaco”. Alle 17,30, “Altre prospettive”, con il giornalista Ignazio Caruso. Insieme a Paolo Colagrande, già vincitore del Campiello Opera Prima, incontrerà la scrittrice slovacca Svetlana Zuchová. Per capire come gli adulti devono leggere ai bambini bisognerà aspettare le 18. A Casa Maoddi si terrà l'incontro Nati per leggere con Giuseppina Gregorio, Paola Cardo e Antonella Pinna. Alle 18.30 per il ciclo “Fronte del palco”, con Simona Sparaco, autrice di “Nel silenzio delle nostre parole”, si terrà l'appuntamento “Nascere e morire in un incendio”.
    Stasera
    Il momento più atteso della giornata è forse quello delle 19.30. Un sole che si fa trasparente, la brezza più dolce della giornata e sul palco di piazza Sant'Antiocru salirà Catherine Dunne. Chiara Valerio presenterà la scrittrice irlandese, il cui ultimo libro, “Come cade la luce”, narra di una famiglia di opposti.
    Una cena con Fiore sardo e buon vino e si torna a correre. Questa volta alle 21, per una passeggiata nella campagna di Gavoi con l'Inaf-Osservatorio Astronomico di Cagliari.
    Stanotte
    Prima della buonanotte, alle 22.30, Alessandro Giammei apre il ciclo “Vicini, lontani” con lo scrittore statunitense Eli Gottlieb, che nel suo libro “Un ragazzo d'oro” ha raccontato l'autismo in prima persona. Per tutta la giornata l'associazione Lughenè intratterrà i più giovani con laboratori da favola, tra arte, creatività, stelle, fumetti, cinema. Per i grandi, invece, immancabile l'appuntamento con Spazio Cinema in collaborazione con Fondazione Sardegna Film Commission. Oggi alle 11, in piazza San Gavino, verrà proiettato Le favole iniziano a Cabras di Raffaello Fusaro. Alle 16, i corti a cura del Fasi. E poi la luna illuminerà il silenzio. C'è da riposare: il programma di domani non sarà da meno.
  • «Per la scuola sarda, dove manca almeno il 40% dei dirigenti scolastici rischia di essere un dramma», dice Manuel Usai, segretario regionale della Flc-Cgil.
    Rischio caos
    La decisione del Tar del Lazio che ha annullato per “troppe irregolarità” il concorso dei dirigenti scolastici ormai arrivato alle fasi finali agita i sindacati e gli stessi presidi. «Se il Consiglio di Stato, al quale il ministro dell'Istruzione Maurizio Bussetti si è immediatamente rivolto per chiedere la sospensiva, dovesse confermare la decisione dei giudici amministrativi, il prossimo anno scolastico», che comincerà a metà settembre, «in Sardegna sarà complicato garantire il corretto funzionamento della scuola», afferma Anna Maria Maullu, segretaria regionale dell'Associazione nazionale presidi (Anp). «Ormai quando si parla di concorsi, in Italia la situazione è sempre più sconfortante»», sottolinea Maria Luisa Ariu, segretaria regionale della Cisl scuola. «Si sollevano sempre una marea di ricorsi, tanto che non esiste mai la certezza di riuscire a portarne a casa uno. In questo caso anche il Miur ha qualche responsabilità, nel senso che avrebbe dovuto controllare meglio per evitare che si creassero situazioni al limite».
    Il caso Sardegna
    Se è vero, e lo è, che la situazione delle reggenze, cioè dei presidi costretti a gestire più di un istituto scolastico, è «grave» in tutta Italia, in Sardegna le cose vanno addirittura peggio. Non è una novità, ma la decisione del Tar rischia di aggravare una situazione ormai al limite. Su 272 istituti scolastici, infatti, ben 90 sono retti da presidi costretti a fare su e giù, da una scuola all'altra, per garantire il funzionamento dell'attività didattica.
    Se lo scorso anno scolastico 1 scuola su 4 in Sardegna aveva un preside in condominio, il prossimo saranno 1 su 3. Tradotto: nel prossimo anno scolastico, nell'Isola meno di 180 presidi dovranno gestire più di 270 scuole.
    Fiducia e preoccupazione
    Il concorso, ormai, è arrivato alle battute finali. Con l'avvicinarsi dell'inizio del nuovo anno scolastico (il primo settembre), il Miur avrebbe voluto avere nelle scuole italiane tutti gli oltre duemila nuovi dirigenti. Per questo motivo c'è chi spera nella sospensiva del Consiglio di Stato. «In passato, su sentenze simili, il Consiglio di Stato si è pronunciato in questo senso, quindi ci auguriamo la pronuncia di sospensiva anche adesso», spiega Anna Maria Maullu (Anp). «Ci troviamo in una situazione di vera emergenza», aggiunge Manuel Usai (Flc). «Aspettiamo per vedere cosa accadrà realmente», conclude Maria Luisa Ariu (Cisl-scuola). Certo che se il concorso dovesse essere annullato «sarebbe comunque importante che il Miur desse la possibilità ai vicepresidi di svolgere in via transitoria la funzione dei presidi ed evitare così le reggenze».
    Mauro Madeddu
  • Per i Giganti di Mont'e Prama non c'è pace. Le otto statue di pietra resteranno ancora un po' di tempo nella sacrificata saletta del museo “Giovanni Marongiu” visto che l'inaugurazione della nuova ala espositiva, sembra slittare di qualche mese. I 250 metri quadrati costruiti, con fondi ministeriali, per creare un allestimento degno dei tanti reperti archeologici trovati a Mont'e Prama, non saranno infatti disponibili prima di settembre.
    Il sindaco Andrea Abis aveva annunciato il taglio del nastro a luglio: doveva essere l'evento culturale più importante dell'estate, ma tutto è rimandato a data da destinarsi. Il motivo? «Problemi tecnici», dichiara il primo cittadino di Cabras Andrea Abis.
    Il caso
    Pare, infatti, che ci sia qualcosa da rivedere sulle figure prescelte per l'allestimento della sala di via Tharros. Circa due mesi fa l'Ufficio tecnico ha affidato in maniera diretta tre incarichi. Uno per la direzione della parte strutturale (17 mila euro), un altro per la parte architettonica (16 mila euro), e un coordinatore (29 mila euro). Ma qualcosa è andato storto. Fa il punto il sindaco: «Gli uffici stanno verificando le procedere utilizzate per questi affidamenti. Ecco perché le tre figure prescelte per ora sono state sospese. Molto probabilmente a breve verrà pubblicato un nuovo bando. L'inaugurazione della sala e quindi il trasferimento dei Giganti è rimandato di un paio di mesi».
    La polemica
    Sulle norme seguite dal Comune per affidare l'allestimento aveva alzato la voce il Collegio dei geometri di Oristano. Con una lettera inviata al sindaco, il presidente Fulvio Deriu, chiedeva l'annullamento della procedura accusando il capo ufficio tecnico Giuseppe Podda di aver affidato i lavori non rispettando le normative di legge dettate dall'anticorruzione. In sostanza secondo il collegio, visto che la somma dei tre incarichi riguardanti lo stesso progetto superava i 40 mila euro, il Comune doveva procedere tramite concorso e non con trattativa privata.
    Il sindaco
    Ma il sindaco Abis ribatte: «La procedura non è stata annullata per questo motivo. L'affidamento è stato fatto prima dell'organizzazione di tutta la macchina amministrativa, tra cui l'ufficio tecnico. Poiché nella direzione ci sono state delle modifiche bisogna mettere mani anche ai progetti». Sempre il collegio aveva chiesto di procedere mediante concorso includendo anche la figura del geometra visto che i prescelti erano stati due ingegneri e un architetto. Su questo aspetto però ancora il sindaco non si sbilancia.
    La minoranza
    Anche il consigliere Antonello Manca, tramite un'interrogazione, aveva criticato l'operato del Comune chiedendo per quale motivo non era stata bandita una gara. Il sindaco ha sempre riferito che poiché ogni singolo progetto non superava i 40 mila euro non occorreva la pubblicazione di una gara. Ora però è tutto da rifare.
    Sara Pinna
  • Convegni della Fasi. Perché la francia ama profondamente “L'eterna vitalità di Antonio Gramsci”: potrebbe essere il sottotitolo degli Atti dei tre Convegni internazionali (Roma, Cornaredo, Parigi, 2017-18) a lui dedicati dalla Fasi, la Federazione delle associazioni sarde in italia, presieduta da Serafina Mascia. A curarli il vicepresidente Paolo Pulina. Il patrocinio è della Regione Sardegna. Il titolo “La ricezione delle opere e del pensiero di Gramsci in Francia” è allo stesso tempo coerente con l'argomento e occasione per comporre fitte pieghe tematiche che tracimano ben oltre i confini stabiliti, e tali da non consentire adeguati riferimenti al ricco apparato di nomi e commenti.
    Oltralpe
    Intanto: perché Gramsci in Francia? Perché la Francia è stato il primo paese nel quale sono stati pubblicati scritti di e su Gramsci, grazie agli emigrati antifascisti in quel paese. Fin dall'inizio la dotta relazione di Pulina si addentra sulla ricezione di opere e pensiero gramsciani in Francia dal 1949 al '75, quindi dal 1976 al 2017 fino alla lettura dello scrittore Claude Roy. Dalla «diffusione dell'immagine umanista», prevalente negli anni 1949-64, si arriva al Gramsci filosofo e a quello politico, e si ravvisano in Texier, Portelli e Buci-Glucksmann le voci più significative degli anni 80 e, via via, fino ai '90. Ecco dunque il dibattito di Louis Althusser e la teoria di Christine Buci-Glucksmann, il «più profondo e fecondo contributo teorico comparso in Francia nell'ambito di quel fenomeno che si è chiamato Gramsci-Renaissance». A Jean-Yves Frétigné l'onere di tratteggiare “I quattro Gramsci”: quello della scienza politica; il «pensatore debole», oggetto di strumentalizzazioni da sinistra e destra; il Terzo Gramsci, sostenuto dalla sinistra francese nonostante l'assenza di Gilles Deleuze, Foucault, Lyotard; l'ultimo Gramsci, appannaggio degli specialisti. Quindi un cenno alla sua biografia, «la prima dovuta alla penna di un francese» dove Gramsci viene connesso alla Storia d'Italia, in cui la Sardegna gioca un ruolo centrale.
    Prigioni immaginarie
    Anthony Créségut si sofferma su «le prigioni immaginarie di Gramsci» e si scopre che negli anni 2000 i suoi eredi sono le scienze sociali indiane, i movimenti giapponesi, le sinistre radicali dell'Europa del Sud. Dopo un'analisi nelle aree di ricezione europea e in Argentina, la domanda è perché il Pcf abbia ignorato il pensatore mentre si individuano seduzioni da Bergson e Fichte e la certezza di «una sua lunga prigione tra prigioni politiche». Marco Di Maggio studia il suo ruolo nel partito comunista tra il 53-83 e conclude che tutto l'itinerario teorico e politico di Althusser sarà segnato da due temi centrali: l'autonomia culturale e le forme dell'egemonia borghese. E nonostante Glucksmann rigetti la teoria dello storicismo gramsciano, il grande intellettuale continuerà ad essere guardato con sospetto.
    Uno sguardo alla Germania
    Ma l'opera di Buci è l'oggetto privilegiato dell'intervento di Còspito. Con “La ragione barocca, da Beaudelaire a Benjamin”, 1984, la filosofa francese intraprende un percorso del tutto nuovo con attenzione ai temi dell'Altro, del Femminile, dell'Orientale, fra Letteratura, Arti figurative, Musica e Cinema, mentre l'unico legame tra le sue due produzioni sembra essere «l'opzione materialista». Della ricezione in Germania e del confronto con la Francia si occupa Anna Maria Mezzasalma mentre, ancora, il volume di Buci, “Gramsci et l'Etat”, si costituisce liaison tra Europa e Germania Ovest. Intensa la testimonianza di Sébastien Madau sul sentiero di Gramsci e sul suo ruolo di ambasciatore della Sardegna. A Carlo Casula l'onere di ricostruire l'opera e le vicende della sua fortuna dalle “Lettere dal carcere” ai “Quaderni” con il riferimento all'originale biografia di Angelo D'Orsi (2017). Ecco le convergenze e le collisioni sul tema degli intellettuali, l'operazione di Togliatti dal '48 al '51 con i “Quaderni” in forma tematica. E giù giù fino ad Asor Rosa e la critica della categoria del «nazionalpopolare».
  • Sarà “Una notte in Italia” piena di stelle. Anzi, tante notti quante saranno le serate del Festival del Cinema di Tavolara tra il 16 e il 21 luglio.
    All star game
    Intanto, la madrina della 29esima edizione della manifestazione ideata e organizzata dai fratelli Marco e Augusto Navone con la direzione artistica di Piera Detassis sarà Donatella Finocchiaro. L'attrice catanese rivelatasi al grande pubblico con “Angela”, il film di Roberta Torre che le valse la nomination come Miglior attrice protagonista ai David di Donatello nel 2003, apripista verso il cinema di Bellocchio e Calopresti, Tornatore e Veronesi, Crialese, Archibugi e Woody Allen, sarà in buona compagnia. Nei luoghi del festival, La Peschiera di San Teodoro, Porto San Paolo e l'isola di Tavolara, capiterà di incontrare Alba Rohrwacher, Stefano Fresi, Francesco Pannofino, Gianfranco Gallo e Lucia Mascino.
    In cartellone
    Attori ma anche registi: attesi Claudio Giovannesi, Silvio Soldini, qua in veste di direttore artistico di tutti i cortometraggi, e Paolo Zucca. A Tavolara il regista cagliaritano porta il film campione d'incassi “L'uomo che comprò la luna”, che presenterà il 20 luglio insieme a Jacopo Cullin e Geppi Cucciari. Ciliegina sulla torta il comico Benito Urgu, altro protagonista del film, che ritirerà il Premio alla carriera, e Walter Veltroni, che torna a Tavolara da regista, a distanza di due anni dall'ultima volta, con “C'è tempo”. Poi, ci sono i film. Antipasto martedì 16 luglio a La Peschiera: apre la presentazione del libro “Sardegna, 20 storie di natura”, a cura di Domenico Ruiu. Seguono le proiezioni di “Il nostro concerto“, il corto di Francesco Piras, e “Dafne” di Federico Bondi: ad accompagnare la pellicola che racconta la storia di una ragazza affetta dalla sindrome di Down la rivelazione Carolina Raspanti. Ancora un cortometraggio mercoledì 17 luglio: si tratta di “Denise al di là del vetro”, firmato da Gallo versione regista, dunque “Shooting the Mafia” di Kim Longinotto sulla figura della fotoreporter Letizia Battaglia, che parteciperà alla serata. Altro corto giovedì 18 luglio, ovvero “Fulmini e saette” con Carolina Crescentini e la regia di Daniele Lince, e il film “Troppa Grazia” di Gianni Zanasi con la Rohrwacher. Da venerdì 19 tutti a Tavolara. Per rompere gli indugi è stato scelto un film d'arte, targato Sky: “Io Leonardo”.
    Gran finale del festival
    Interpretazione di Luca Argentero e voce narrante di Pannofino, in uscita a settembre e in anteprima, dunque, a Tavolara nell'anno del cinquecentenario della scomparsa del grande da Vinci. Completano la serata “La paranza dei bambini” di Giovannesi e “Favola” di Sebastiano Mauri con la Mascino. Serata Urgu, e non solo, sabato 20 luglio con la consegna del premio al comico sardo e la proiezione di “L'uomo che comprò la luna”. In programma anche il corto “Una tradizione di famiglia” con Matilde Gioli, accompagnato dal regista Giuseppe Cardaci e da Soldini, e “C'è tempo” di Veltroni. Il sipario su Tavolara 2019 calerà domenica 21 luglio col premio EcoMov CinemaTavolara a Fresi. Imperdibili gli incontri con gli ospiti, curati da Piera Detassis, in piazzetta a Porto San Paolo.
  • «Anche per il prossimo anno accademico, utilizzando interamente le risorse a loro disposizione, gli Ersu di Cagliari e Sassari potranno soddisfare tutti gli studenti idonei come già avvenuto negli anni precedenti». Ad assicurarlo è l'assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu, sulla base delle stime effettuate dagli uffici dell'assessorato.
    «Con la Legge di bilancio 2019», sottolinea Biancareddu, «il Consiglio regionale ha stanziato a favore degli Ersu 13 milioni e 650mila euro. Con una delibera del 20 giugno scorso, la Giunta regionale ha poi provveduto a programmare, per l'anno accademico 2019/2020 tali risorse regionali, a cui si aggiungono il gettito della tassa regionale per il diritto allo studio universitario e le risorse statali». Il gettito della tassa regionale per il diritto allo studio è direttamente incassato dagli Ersu, mentre l'importo delle risorse statali attribuite alla Regione verrà comunicato entro il prossimo 30 settembre.
    «Per il resto, rispetto agli anni precedenti, la Giunta regionale si è limitata a adeguare gli importi delle borse e degli indicatori Isee e Ispe alle intervenute variazioni del costo della vita (+1,1%), come da norma statale», conclude l'assessore Biancareddu.
  • Potrebbe esserci un ritorno alla presidenza dell'Isre, l'istituto Etnografico regionale, dove tra otto giorni scade il mandato dell'attuale presidente Peppino Pirisi in quota al centro sinistra. Secondo alcune indiscrezioni, il ritorno sarebbe quello di Bruno Murgia, ex parlamentare di Alleanza Nazionale e Forza Italia, e poi di Fratelli d'Italia, che ha ricoperto il ruolo sino al giugno del 2016, quando poi fece ritorno in Parlamento dopo la decisione di Settimo Nizzi di fare il sindaco di Olbia a tempo pieno lasciando il posto di deputato al primo dei non eletti al tempo nella lista di Forza Italia, appunto Murgia.
    Lo stesso Murgia nel 2018 era in corsa alle elezioni per la Camera dei deputati ma sulle indiscrezioni di un suo ritorno all'istituto etnografico è lapidario: «Io non ne so niente». Il suo ritorno potrebbe essere gradito a parte dello schiermento che ha la maggioranza in Regione ma che non avrebbe la piena condivisione di tutte le forze del centrodestra.
    Indiscrezione quella di un Murgia bis all'Isre che non trova quindi conferme dal diretto interessato. Sarà il presidente della Regione Christian Solinas a firmare il decreto di nomina dopo il 4 luglio, giorno in cui scade il mandato di Giuseppe Pirisi.
    F. Le.
  • Sempre quella parte di Sardegna che guarda al passato e alla realtà irrisolta di muri scrostati, case incompiute, rassegnazione. Non i paesaggi turistici, non il traffico delle città e i suoi labirinti di strade, non il mare e i suoi tramonti patinati. Chissà quante volte a Guido Guidi (nato a Cesena 1941) è venuto in mente quel suo primo viaggio in Sardegna nel 1974 in viaggio di nozze con Marta e Maurizio, il suo coinquilino, amico di sempre.
    Il viaggio di nozze
    Un viaggio a tre a sognare sui nomi dei paesi sardi Orgosolo, Oliena, Orani, la cui pronuncia a quei ragazzi risuonava come mitica. Ora quel racconto è il nucleo di una mostra più vasta di circa 250 fotografie, scatti in bianco e nero del 1974 che si confrontano con le immagini più recenti a colori. Il Museo Man di Nuoro e il direttore Luigi Fassi con la coproduzione dell'Isre, Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, hanno voluto scommettere su questa mostra dal titolo “In Sardegna: 1974, 2011”, e su un fotografo, considerato uno dei più autorevoli protagonisti della fotografia italiana del secondo dopoguerra. «Un'artista solitario e coraggioso, un outsider che percorre sentieri poco battuti», lo ha definito Irina Zucca Alessandrelli la curatrice della mostra che si apre oggi alle 19 e sarà visitabile sino 20 ottobre prossimo.
    Dissonante modernità
    Dentro ci sono silenzi, i mondi dissonanti della modernità, ciò che resta dell'immaginario esotistico di un eden perduto. È la fotografia dei mondi smarriti catturati dall'obiettivo e consegnati all'eternità. Le pelli di pecora messe a essiccare a Simaxis, il pomello di una porta sostituito con lo spago a Orani, i fiori secchi sul balcone di una casa di Fordongianus, e il paesaggio struggente di una chiesa romanica tra le spighe di grano. L'aveva sognata tante volte da ragazzo la Sardegna, e l'ha eletta come necessità esistenziale, territorio privilegiato di ricerca e di contemplazione. Ma Guidi non è solo fotografo. Una passione giovanile per il cinema, l'interesse per la forma e le linee architettoniche, l'amore per la plasticità di Piero della Francesca lo portano ad analizzare i dettagli, a costruire con precisione ogni sequenza, a stabilire con scrupolo l'inquadratura. Ma è soprattutto la dissonanza a catturarlo. La trova nelle piccole cose: un posacenere solitario su un tavolo, i poster ormai sciupati del Pci accanto alla propaganda anti nucleare e alla pubblicità del circo Orfei, un biliardino arrugginito. Del vecchio mondo invece restano ormai pochi segni, una vecchia porta in legno, i muri di fango delle case, l'anziana con l'abito tradizionale.
    Ambienti marginali
    Del resto l'ambiente è funzionale a questo fotografo che ha studiato architettura allo Iuav di Venezia e seguendo i corsi di Bruno Zevi, Carlo Scarpa, Luigi Veronesi, Italo Zannier. Sono nati l'attenzione per gli ambienti marginali, le indagini sull'edilizia pubblica, le ricerche sulle trasformazioni delle città e dei territori. Da qui parte la mostra e la ricerca dell'Isre. Documentare quattro decenni di mutamenti sociali, antropologici, paesaggistici. C'è di più, perché il rapporto con l'Isola ha qualcosa di alchemico e se dagli anni Settanta al nuovo millennio la cifra cambia, l'idea di fondo resta. E la chiave di tutto è nel verso di quella poesia del poeta americano Robert Frost: «Divergevano due strade in un bosco, e io presi la meno battuta, e questo ha fatto la differenza».
    Maria Dolores Picciau
  • «Il Teatro lirico di Cagliari ha chiuso l'esercizio 2018 con un altro bilancio da record. Si è registrato un utile di un milione e 800mila euro, dopo aver accantonato, a riserva, risorse per 700mila e implementato il patrimonio netto della Fondazione». Lo ha precisato il sovrintendente Claudio Orazi replicando alle notizie stampa diffuse in questi giorni dopo la relazione della Corte dei Conti sulle strategie adottate dalle fondazioni italiane per contrastare la crisi. «Dati simili - spiega - avevano caratterizzato anche l'esercizio 2017, a riguardo del quale è utile precisare che l'incremento di debito registrato al 31 dicembre del 2017, rispetto all'esercizio precedente, è da imputare ad un'anticipazione bancaria effettuata dall'istituto tesoriere a fronte di un credito di pari importo vantato dalla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari nei confronti della Regione, per contributi stanziati a suo favore, ma non ancora erogati, nell'anno di riferimento».
    Sarebbe insomma una «virtuosa azione di risanamento», quella adottata dal teatro lirico cagliaritano. «Basti pensare che l'indebitamento è passato da 9.625.123 del 2015 agli attuali 4.404.342». Positività rilevata anche dai revisori che, dal verbale a corredo del Bilancio 2018, hanno riportato. “Il Collegio rileva il significativo decremento dei debiti in relazione all'anno precedente”, e ancora, “Il Collegio registra l'intervenuto incremento del patrimonio netto disponibile, passato da un valore di 233.820 ad uno di 1.980.006”.
    Per Claudio Orazi, «l'eccezionale risultato è stato conseguito grazie all'elevata qualità e quantità di attività realizzata nel 2018, un incremento di 1,8 milioni di euro di contributo dello Stato riconosciuto dall'apposita commissione chiamata a valutare, di anno in anno, i programmi artistici attuati dalle singole Fondazioni». Il sovrintendente ricorda che «i risultati della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari sono stati evidenziati anche nell'ultima relazione depositata in Parlamento da parte del direttore generale dello Spettacolo, Onofrio Cutaia, nella primavera scorsa. «Tutto ciò è stato possibile grazie al fondamentale contributo di tutti i lavoratori dei settori artistico, tecnico e amministrativo».
  • La Regione stanzia risorse per le aziende editoriali. Su proposta dell'assessore alla Cultura Andrea Biancareddu ieri la Giunta ha stanziato ha approvato lo stanziamento di 150mila euro per emittenti radiofoniche private e locali per la realizzazione di programmi in lingua italiana su temi della cultura sarda. Arrivano anche 13,6 milioni per studenti meritevoli e con difficoltà economica. La Giunta ha approvato i criteri per l'anno accademico 2019/2020 per l'assegnazione dei benefici a favore di iscritti all'Università, istituzioni dell'Alta formazione artistica e musicale, scuole superiori per mediatori linguistici, Pontificia Facoltà Teologica e istituti superiori di Scienze Religiose. L'Esecutivo infine ha deciso di sottoscrivere il rinnovo della convenzione con l'Agenzia delle Entrate per la gestione dell'Irap e dell'addizionale regionale Irpef. (ro. mu)
  • I segnali incoraggianti che emergono dall'analisi dei risultati del 2017 alleggeriscono solo in parte le criticità sull'insufficiente patrimonializzazione di molte delle Fondazioni e all'esposizione debitoria che perdura.
    Lo ha rilevato la sezione di controllo sugli enti della Corte dei conti nella relazione sui rendiconti del 2017 di quattordici fondazioni italiane, tra cui anche Cagliari.
    «In particolare - scrive la Corte dei Conti - per nove fondazioni assoggettate ai piani di rientro previsti dalla legge di riforma numero 112 del 2013 si registrano miglioramenti gestionali. Si tratta dell'Opera di Roma, del San Carlo di Napoli, del Maggio musicale fiorentino, del Massimo di Palermo, del Comunale di Bologna, del Lirico di Trieste, del Carlo Felice di Genova, del Petruzzelli di Bari e dell'Arena di Verona. Il Teatro di Cagliari, invece, nonostante chiari sintomi di crisi, non ha aderito alle procedure di risanamento previste dalla riforma, confidando sul sostegno della Regione e del Comune». Insomma, un paracadute con fondi pubblici per riuscire a superare le difficoltà economiche che l'ente di gestione del teatro cagliaritano sta affrontando diversamente dalle altre analoghe strutture della penisola.
  • ALGHERO Oltre 30mila presenze nella sola città di Alghero, con oltre 20milioni di euro di indotto, alberghi full in tutta la città, con numero importanti anche nelle zone limitrofe. E ancora, un buon incasso per diversi giorni per bar, ristoranti e attività commerciali, in una stagione estiva che, dal punto di vista turistico, non è ancora decollata. A questo si aggiunge la tanta pubblicità che ha aperto un'ulteriore finestra sull'Isola, soprattutto nel mercato turistico del nord Europa, grazie ai media, con milioni di appassionati dei motori che hanno assistito via tv e via web alle gare, con cartoline mozzafiato (prime tra tutte, la Powerstage finale e la premiazione nel suggestivo porto di Alghero). Questi solo alcuni numeri che hanno sancito ancora una volta, se ce ne fosse ancora l'esigenza, del successo del Rally Italia Sardegna, giunto alla sedicesima edizione, confermato per i prossimi tre anni e da sei con il cuore pulsante nella Riviera del corallo, dopo esperienze in diversi angoli suggestivi dell'Isola e una tradizione non banale con il Rally di Costa Smeralda.
    I protagonisti
    Ma il rally è soprattutto motori e piloti, con le emozioni e le gioie, ma anche le difficoltà per chi non corre con i top team, per partecipare alle gare più importanti con la macchina in sesto e un occhio attento sui conti economici. Il migliore dei sardi, quest'anno è stato Francesco Marrone che, in coppia con Francesco Fresu (Peugeot 208) ha chiuso terzo nel Campionato italiano Assoluto e 29esimo in classifica generale Wrc: «Sedicesima presenza ininterrota dal 2004. È stata una gara non facile da interpretare, con mille problemi che si sono presentati». Il veterano “fa le carte” al movimento isolano: «Giuseppe Dettori stava andando fortissimo per recuperare. Ha tentato l'impossibile, ma ha avuto qualche problema e si è ritirato. Stava facendo una grande gara, ma quando non te lo aspetti succede. Ne abbiamo visto tante. Poi devi fronteggiare squadroni, noi dobbiamo cercare di salvaguardare la macchina, i cambi limitati, cercare di portarla senza troppi danni all'arrivo».
    Gli equipaggi
    35esimi finali, secondi sardi e settimo equipaggio tricolore, quello dell'enfat du pays Giovanni Martinez, unico algherese in gara, con Marco Demontis (Ford Fiesta). I problemi, come detto, sono “fuori dalla pista”. «Abbiamo bisogno di più sponsor per fare più gare e più esperienza, perché questo risultato è arrivato dopo quattro gare in tre anni, che sono poche per fare questi risultati. Quindi è stato un risultato anche per quello», spiega Martinez, che ora si prepara per il Campionato italiano. Undici gli equipaggi sardi in gara e sei nella Top50 finale. Con Marrone e Martinez, si sono piazzati anche gli equipaggi Michele Liceri-Salvatore Giulio Mendola (45esimo), Andrea Gallu-Giuseppe Pirisinu (46esimo), Alessandro Leoni-Loretta Arca (47esimo), tutti su Peugeot 208, e Raffaele Donadio-Giovanni Barbaro (49esimo su Citroen Ds3).
    Antonio Burruni
  • Il piano di regolazione 2019-2022 dell'offerta del pecorino romano va cambiato. Inoltre, è necessario tutelare i produttori della materia prima, la parte più esposta della filiera. È l'indicazione data dall'assessora all'Agricoltura Gabriella Murgia nel corso dell'assemblea dei soci del Consorzio del Pecorino romano Dop. «Il piano - ha sottolineato - non sembra in grado di rappresentare lo strumento per limitare l'oscillazione del prezzo del pecorino romano Dop, che determina il prezzo del latte di pecora. Perché - ha spiegato - non introduce, se non in misura minima e comunque con meccanismi fortemente derogatori, nuovi limiti alla produzione». Il piano dell'offerta delinea la programmazione produttiva, fondamentale per un prodotto come il formaggio stagionato fortemente esposto alle oscillazioni del mercato.
    Fondamentale, soprattutto, per la ristrutturazione di una filiera reduce da mesi di guerra del latte. «In un momento nel quale il mondo delle campagne vive uno stato di difficoltà, un Consorzio che si occupa della tutela del marchio non si può disinteressare dell'impatto delle proprie scelte sulle imprese della produzione primaria, che sono la componente più debole ed esposta della filiera». La Regione, ha aggiunto l'assessora Murgia, «vuole la valorizzazione di tutta la filiera. Alle aziende impegnate nella produzione deve essere garantita la giusta remunerazione del prodotto».
  • Un weekend di stelle del cinema e delle serie televisive si ritrovano, fino a domenica, al Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula. I suoi scenari esclusivi aprono infatti le porte alla seconda edizione del Filming Italy Sardegna Festival, ideato e diretto da Tiziana Rocca.
    Evento speciale
    Che l'evento sia davvero speciale lo si è capito fin dalla conferenza stampa di ieri mattina, a Villa Devoto a Cagliari, dove il Presidente della Regione, Christian Solinas, ha sottolineato la grande opportunità che il Festival rappresenta «per promuovere a livello globale l'immagine della nostra Isola, che potrà mostrare le sue bellezze uniche ad attori, addetti ai lavori e rappresentanti delle major come la Disney, e diventare così una location per produzioni future».
    L'elenco degli ospiti parla da sé. Per l'inaugurazione di ieri sera è stata chiamata una star come Eva Longoria, protagonista di origini messicane della serie di “Desperate Housewives”; si è quindi esibita la cantante argentina Lola Ponce e Martina Colombari ha ritirato il Filming Italy Social Award per il suo impegno nel sociale.
    Madrine e stelle
    La madrina di apertura era Annabelle Belmondo (modella e nipote del mitico Jean-Paul), mentre ad Anna Safroncik (la stupenda attrice ucraina di “Le tre rose di Eva”) è andato il il ruolo di madrina dell'Academy Cinema, una sezione che ha coinvolto nell'evento trecento giovani studenti sardi coordinati da Massimo Arcangeli - ordinario di Linguistica italiana all'Università di Cagliari - e provenienti dall'Università, dal Convitto Nazionale dal liceo Dettori di Cagliari.
    Brian De Palma
    Il primo giorno è stato poi segnato da un'anteprima cinematografica che vede ancora la Sardegna direttamente coinvolta, la proiezione di “Domino”, ultimo film del maestro Brian De Palma - con attori del calibro di Nicolaj Coster-Waldau e Carice Van Houten (entrambi in "Game Of Thrones") - girato tra Cagliari, Capoterra e Quartu Sant'Elena, con il sostegno della Sardegna Film Commission e della Regione autonoma della Sardegna. Fra i circa trenta titoli in programma nel weekend (film, serie tv, cortometraggi e documentari) da non perdere la conversazione con Jesse Williams di “Grey's Anatomy”, l'incontro con l'attrice Erin Richards di “Gotham”, e le proiezioni dei film “The Poison Rose” con la presenza del regista Francesco Cinquemani e dell'attrice Alice Pagani e di “Aladdin” (ospite l'interprete delle canzoni, Naomi Rivieccio).
    Occhio all'ambiente
    Il Filming Italy Sardegna Festival sarà a completamente a zero impatto ambientale, con green carpet e l'utilizzo di auto elettriche; inoltre, tutti gli appassionati potranno assistere alle proiezioni gratuite al Cinema Cristallo e alla grande Arena di Forte Village oltreché ad incontri, panel e masterclass (è sufficiente prenotarsi al Forte o rivolgersi al Box Office di Cagliari).
    Ogni serata sarà resa speciale da cerimonie di premiazione che vedranno coinvolti Francesca Archibugi, Paola Cortellesi, Claudia Gerini, Riccardo Milani, Catrinel Marlon, Enrico Brignano, Carlo Cracco, Isabella Ferrari, Cosima Coppola, Marco Giallini, Aurora Ruffino e Darren Criss, oltre a due divi hollywoodiani come Patricia Arquette e William Baldwin.
    Proiezioni all'Uci
    Da segnalare infine una serie di proiezioni, aperte a tutti, all'Uci Cinema di Cagliari in piazza dell'Unione Sarda. Oggi alle 17, “Aquaman 4k” di J. Wan, seguito, alle 19.45 da “Sogni, sesso e cuori infranti” di G. Giagni. Domani alle 17, “Santiago”, il documentario di Nanni Moretti e alle 18.30 “Restiamo amici”, di A. Grimaldi, con la presenza in sala di Violante Placido. Infine domenica, alle 17, “A mano disarmata”, di C. Bonivento e, alle 19, “Il segreto di famiglia”, di P. Trapero. (l.m.)
  • Per le ragazze, al bando pantaloncini corti, minigonne e scollature “eccessive”. Per i ragazzi, niente canottiere e infradito, sarebbe meglio una camicia di cotone. Vietati i cellulari, pena l'esclusione da tutte le prove d'esame. La novità di quest'anno è la possibilità di isolare le scuole sede di esame con un apposito black out della rete internet. Le indicazioni del Miur per gli studenti (circa 12mila in Sardegna), che il 19 giugno si affronteranno la prima prova della Maturità, innescano reazioni a catena. E mentre i sindacati sul “dress code” estivo parlano di «cosa fuori dal mondo», gli studenti sottolineano la sfiducia delle istituzioni nei loro confronti».
    I divieti
    Il ministero scrive che «è assolutamente vietato, nei giorni delle prove scritte, utilizzare a scuola smartphone, dispositivi in grado di consultare file, di inviare fotografie e immagini, nonché apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta. Vietato anche l'uso di apparecchiature elettroniche portatili in grado di collegarsi all'esterno degli edifici scolastici tramite connessioni wireless o alla rete telefonica». Il ministro Bussetti ha assicurato il più assoluto rigore contro le eventuali infrazioni compiute dai maturandi, annunciando controlli a tappeto sui dispositivi presenti in aula.
    Scuole schermate
    Fin qui tutti d'accordo: «Sul divieto dei cellulari, la battaglia è giusta», spiegano Nicola Giua, Cobas Sardegna, Maria Luisa Ariu, Cisl Scuola, e Manuel Usai, Flc-Cgil. «I cellulari non dovrebbero mai entrare nelle aule», sottolinea Giua. «Ci sono stati episodi spiacevoli che hanno procurato seri problemi ai ragazzi, questo richiamo mi pare corretto», aggiunge Ariu. A preoccupare invece è la scelta di schermare le scuole dalla rete internet. «È una risposta sbagliata perché si tratta di un'azione che non lavora sulla responsabilità dei ragazzi e sulla formazione degli studenti ma si limita a un comportamento repressivo», dice Manuel Usai. «La scuola è una cosa diversa da una caserma», tuona Nicola Giua. «Vanno bene i controlli, vanno bene le regole, ma questa sembra una follia».
    Clima di sfiducia
    «Non sarebbe sufficiente fare quello che si fa normalmente in tutti i concorsi pubblici?», domanda Michela Lippi, maturanda al liceo classico Siotto di Cagliari. «Se un candidato viene trovato con un cellulare, si chiamano i carabinieri e lo si espelle da tutte le prove. Che bisogno c'è di schermare le scuole? Anche questo fa parte del clima di sfiducia che da un po' di tempo respirano gli studenti».
    Decoro e polemiche
    Ma è sull'abbigliamento che nessuno, né i sindacati né gli studenti, è disposto a fare sconti. «Incommentabile un richiamo al decoro nei vestiti e all'uso di una camicia in cotone perché più consona al contesto», dice Manuel Usai. «Vero è che non esiste confondere la scuola con un parco divertimenti dove puoi indossare quello che ti pare, ma anche stabilire come ci si deve vestire è un eccesso opposto», sottolinea Nicola Giua. «Questo richiamo all'abbigliamento è un po' sorprendente», avverte Maria Luisa Ariu, «è vero che la Maturità rappresenta un momento importante nel percorso scolastico, ma il richiamo al decoro è qualcosa che si fa tutto l'anno». «Va bene il decoro», conclude Michela Lippi, «ma è anche estate e si rischia di far passare in secondo piano il fatto che si deve valutare la preparazione degli studenti, non il loro modo di vestire».
  • Un video per sensibilizzare sui temi dell'integrazione e del dialogo tra culture ed etnie diverse. A realizzarlo sono stati gli studenti della terza Ct dell'istituto tecnico Levi, che hanno presentato il filmato intitolato “Stranieri ovunque” nell'aula magna del liceo a Pitz'e Serra.
    I ragazzi hanno preso parte alla selezione della Regione per assegnare un finanziamento per un progetto ispirato alla figura di Graziano Deiana. Sindaco di Mamoiada, recentemente scomparso, era un pioniere dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti. L'idea per la quale la scuola ha ottenuto il finanziamento ha coinvolto anche i docenti Giulia Carta e Luca Urgu, che hanno coordinato le attività.
    Tra le artefici di questo progetto c'è anche Ibi, immigrata di prima generazione in Italia, perfettamente integrata, la quale sostiene che «chi vive in un paese diverso dal proprio è sempre straniero». La sua esperienza è stata un prezioso punto di partenza del lavoro.
    Gli studenti si sono recati a Iglesias per conoscere lo Sprar e incontrare i suoi ospiti. Hanno poi intervistato richiedenti asilo, rappresentanti delle istituzioni e operatori impegnati nell'accoglienza. A questo è seguito il montaggio del video. (g. da.)
  • Una “app” sullo smartphone con la quale educatori ed esperti accompagneranno le famiglie nel capire che la formazione dei figli inizia prima di tutto a scuola. E dall'aula passa attraverso la scelta personalizzata di attività utili a completare la preparazione scolastica come viaggi, palestra, teatro, libri, tablet e tanto altro.
    Questo è “Will”, progetto dell'impresa sociale “Con i bambini”, supportato da quattro Fondazioni nazionali, dedicato a studenti di quinta elementare che verranno seguiti fino alla terza media. Entro il 20 giungo possono aderire le famiglie con un Isee sino ai 9000 euro.
    Iglesias è Comune pilota: «È un progetto - ha detto il sindaco Mauro Usai - che responsabilizza le famiglie coniugando l'aspetto sociale alle nuove tecnologie che permettono anche un monitoraggio dei ragazzi». Le domande si possono presentare on line e le coop sociali si occuperanno dell'orientamento: «Le famiglie - spiegano Marco Camboni (coop Il Mio Mondo), Cinzia Micheletti e Barbara Mallus (coop Le Api) - hanno fino a mille euro da investire in formazione e “Will” quadruplicherà la cifra risparmiata in queste spese. Sarà sufficiente risparmiare da uno a sei euro a settimana». L'assessore alle Politiche sociali Angela Scarpa ha aggiunto: «Le famiglie assistite sono le stesse da generazioni vogliamo invertire il sistema», e Alessandro Lorefice (Pubblica istruzione) ha sottolineato: «Il diritto allo studio passa attraverso i genitori e l'educazione delle famiglie alle priorità». (m. c.)
  • Non solo il liceo scientifico Mossa che sarà costretto a dirottare al Delta Center della zona industriale 12 classi: quasi tutte le scuole superiori il prossimo anno avranno problemi di spazio e, nel migliore dei casi, saranno costrette a stringersi rinunciando a laboratori e altri spazi vitali per la didattica. Anche l'Istituto Tecnico Deffenu inaugurato nella nuova sede di via Vicenza negli anni Novanta, quindi già nel pieno del boom demografico della città, sarà costretto il prossimo anno a spostare un corso, il Nautico, in un edificio del Comune, la vecchia scuola di Maria Rocca, nota per essere stata costruita su un canale tombato. La totale mancanza di programmazione della Provincia va di pari passo con un'edilizia scolastica che ha privilegiato le zone ad alto rischio idraulico: i licei Mossa (primo per numero di iscritti) e Gramsci e l'Ipia Amsicora sono in piena zona rossa . L'effetto collaterale, al di là del rischio, è che non si possono fare ampliamenti a causa dei vincoli.
    Il Comune
    «C'è stata una mancanza di programmazione rispetto alla crescita della popolazione che è lampante», osserva l'assessora comunale alla Pubblica istruzione Sabrina Serra: «Cresce la popolazione di Olbia ma c'è anche la tendenza a uno spostamento degli studenti di molti centri galluresi verso i nostri istituti». Il Comune prova, accanto ai dirigenti scolastici, a trovare una soluzione ma è limitato dai problemi di competenza, che la legge assegna alle Province. «Potremmo prenderci in carico gli istituti superiori ma ci vorrebbe un provvedimento». E le relative risorse. La defunta provincia di Olbia-Tempio tra le proposte del piano Iscol@ presentò il progetto di un polo scolastico mirato a spostare i tre edifici della zona a rischio ricostruendoli in un luogo sicuro e con i giusti spazi, il Comune si era adoperato per trovare un'area ma il progetto giace in un cassetto. E si va avanti con soluzioni tampone. «Abbiamo firmato la convenzione per mettere a disposizione i locali di Maria Rocca per il Deffenu, hanno il vantaggio di essere vicini all'istituto», spiega ancora l'assessora: «Per il Mossa pare che non ci siano alternative al Delta Center. Cercheremo di limitare al massimo i disagi curando al meglio i trasporti pubblici con l'Aspo».
    Fame di aule
    La situazione dell'edilizia scolastica sarà al centro di una riunione del coordinamento dei comitati di quartiere venerdì alle 18.30 nei locali parrocchiali de La Salette. L'emergenza più seria è quella del liceo Mossa che già quest'anno era in affanno e il prossimo avrà cento studenti in più. Ci sono stati diversi bandi della Provincia e l'unica risposta adeguata alle esigenze è stata quella del complesso Delta Center. Ospiterebbe dodici classi ma sono necessari lavori di adeguamento, arredi e strumenti didattici, si andrà quindi incontro a mesi di disagi o doppi turni. Problemi per il corso musicale dell'Artistico e carenza di aule anche al Gramsci che potrebbe però trovare ospitalità per poche classi nel vicino Mossa dopo lo spostamento. Anche l'Ipia Amsicora sarebbe in grado di offrire alcune aule in un complicato Risiko tra gli istituti.
  • «Una beffa», dice Antonello D'Amico, vicepresidente regionale del sindacato della scuola Anief: «Il Governo annuncia il concorso nazionale per la selezione di quasi 17.000 maestri e maestre della scuola dell'infanzia e della primaria, ma per la Sardegna i benefici saranno pochissimi. Perché i posti a disposizione sarebbero appena 97 e solo nell'infanzia».
    L'atteso concorso, insomma, sembra profilare un altro pasticcio nel reclutamento degli insegnanti. E a pagarlo saranno ancora una volta le scuole che a settembre, prosegue D'Amico, «saranno costrette a convocare i docenti dalle graduatorie di istituto, sulla base dello scorrimento dei punteggi, ben oltre l'inizio effettivo delle lezioni, a volte alcuni mesi dopo, lasciando le classi scoperte anche per effetto dei pensionamenti per la quota 100».
    Chi potrà partecipare
    La notizia del concorso, di per sé, era prevista. Una decisione maturata (e finanziata) da tempo che aspettava soltanto una formalizzazione. Quello che non è previsto è un numero così esiguo di posti riservato alla Sardegna. «Un altro punto centrale è che questo concorso non darà effetti nell'immediato e non risolverà il problema dei maestri precari il prossimo settembre», spiega Manuel Usai, segretario regionale della Flc-Cgil. «Oltre i due terzi dei posti, infatti, saranno coperti nel 2020-2021; gli altri nel 2021-2022».
    Potranno accedere al concorso i laureati in Scienze della formazione primaria, quelli che hanno un diploma magistrale che abilita all'insegnamento (conseguito prima del 2002) e coloro che hanno un analogo titolo ottenuto all'estero e riconosciuto dal ministero dell'Istruzione. Non dovrebbero essere coinvolti, invece, i circa mille maestri e maestre sardi (sui 50.000 in tutta Italia) che una sentenza del Consiglio di Stato ha messo fuori gioco un anno e mezzo fa, non riconoscendo più l'abilitazione all'insegnamento.
    Per loro (e per i laureati in Scienze della formazione primaria con almeno due anni di servizio) si sono aperte le porte di un “concorso-sanatoria” per titoli e colloqui che si sta svolgendo in questi giorni. «Il ministero, prendendo finalmente atto della gravità del precariato nella scuola, sta agendo per la stabilizzazione dei precari al di là dei concorsi», spiega Maria Luisa Ariu, segretaria regionale Cisl-scuola: «Se i concorsi fossero stati banditi ogni due anni, come previsto, oggi non ci troveremmo in questa situazione. Il ministero l'ha capito e sta aprendo alla stabilizzazione». L'ultimo annuncio è di venerdì e prevede un percorso di stabilizzazione per i docenti delle medie e delle superiori: «Poi vedremo come si definirà il percorso».
    I dirigenti
    Se i docenti non sorridono, i presidi tirano invece un sospiro di sollievo. Il Governo ha confermato l'aumento in busta paga (un po' meno di 400 euro al mese) per il rinnovo del contratto dei 180 dirigenti scolastici sardi (8.000 in Italia). «Un primo riconoscimento che arriva dopo tanti anni», dice Anna Maria Maullu, presidente regionale dell'Associazione nazionale presidi (Anp). Per essere definitivo, però, quel riconoscimento ha bisogno dell'ok della Corte dei conti e di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri. «Finora - ricorda Maullu - la differenza tra la nostra retribuzione e quella degli altri dirigenti di fascia B della pubblica amministrazione era di 30mila euro all'anno. Adesso ci mancheranno ancora circa 10.000 euro, ma è un passo importante».
  • Comma 22. Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo. Ergo, congedo negato.
    Su questo paradosso si snoda la trama della miniserie originale SKY “Catch-22”: la prima prodotta e diretta da George Clooney, che per l'occasione traspone “Comma 22”, il celebre romanzo antimilitarista scritto negli anni '60 da Joseph Heller e già portato al cinema nel '70 da Mike Nichols.
    Siamo nell'isola di Pianosa, al largo delle coste della Toscana: base dell'aviazione americana in Italia. La Seconda Guerra Mondiale è alle dolorose battute finali e i nazisti arretrano di fronte all'avanzata dell'esercito statunitense. Il capitano John Yossarian, magnificamente interpretato dal giovane Christopher Abbott, da sempre insofferente rispetto alle logiche della guerra e all'esercizio gratuito del potere, affronta una missione dietro l'altra, assistendo inerme alle atrocità del conflitto e alla scomparsa dei suoi più cari amici. La sola via di fuga sarebbe fingersi pazzo, ma il Comma 22 non perdona. Tra ironia, rabbia e orrore si consuma, così, la lenta discesa nella follia di un grande eroe umano.
    Una serie che appassiona con intelligenza, sorprendendo per il suo valore etico e l'ampiezza dei registri affrontati, in un equilibrato dissolversi della commedia nel dramma e della risata nel singhiozzo amaro. Nel cast, anche Hugh Laurie, Kyle Chandler e Giancarlo Giannini.
    Un'opera che ci riguarda molto da vicino perché le riprese, salvo delle parentesi a Viterbo e Sutri, sono state realizzate quasi interamente in Sardegna, terra da sempre molto amata da Clooney. La produzione ha popolato l'aeroporto di Olbia-Venafiorita e la costa per oltre tre mesi, coinvolgendo più di duecento comparse nella lavorazione. Il nostro paesaggio, tra l'ocra dell'erba bruciata dal sole e lo specchio immacolato di un mare nel quale lavare sangue, colpe e terrori della battaglia, si è rivelato una scelta estetica e simbolica perfetta.
    La Sardegna Film Commission, insieme alla Regione, hanno fortemente sostenuto un progetto di così ampio respiro, supportando la produzione, tra le altre cose, con la consulenza creativa per il location scouting, i rapporti con le istituzioni e la selezione del cast artistico e tecnico locale.
    Per Nevina Satta, Direttrice della Sardegna Film Commission, “Catch-22” «è stato un battesimo di fuoco internazionale. Dopo sei anni siamo riusciti a portare Paramount TV in Sardegna, facendola entrare in contatto con tanti professionisti».
    Ieri, a Roma, in occasione dell'anteprima ufficiale, abbiamo incontrato il regista accompagnato dall'intero cast.
    Clooney, come mai ha accettato di tornare sul piccolo schermo con “Catch-22”?
    «È tratto da uno dei più grandi romanzi americani. Gli sceneggiatori hanno scritto sei episodi straordinari: non potevo resistere. Raramente si trova in giro materiale così buono. La storia affronta l'assurdità della guerra e l'idea di un sistema oppressivo che si può combattere, ma è difficile da sconfiggere. Temi sempre attuali che bisogna continuare ad affrontare. La televisione mi ha dato la possibilità di raccontare questa trama in un arco temporale maggiore, facendo emergere l'essenza dei personaggi».
    Com'è stato girare nella nostra isola?
    «Meraviglioso. La Sardegna è fantastica».
    Oltre al ruolo di regista, nella serie interpreta un villain ottuso: il tenente Scheisskopf.
    «Appena ho letto il nome ho pensato fosse la parte perfetta per me. Avevo l'occasione di urlare alle persone: una cosa molto terapeutica».
    Nel cast ha voluto anche Giancarlo Giannini.
    «È una stella del cinema ed è stato un vero onore poter lavorare con lui. Le maestranze italiane, quando Giancarlo arrivava, era come se fosse apparso un re: tutti si fermavano per salutarlo».
    L'antimilitarismo è il cuore della sua miniserie. Secondo lei è un sentimento che negli ultimi decenni si è assopito?
    «Credo di sì. Negli Stati Uniti abbiamo un esercito di volontari e non tanti americani, rispetto a quanto accadeva in passato ad esempio con il Vietnam, si ricordano che siamo ancora presenti in Afghanistan. Ci scordiamo di essere in guerra e che ogni giorno mettiamo in pericolo altre persone».
    “Catch-22” ha un forte valore politico. Nessuna chance di vedere un Clooney alla Casa Bianca?
    «Direi proprio di no. Non faccio politica. Ho altri talenti».
    Marco Cocco
  • L'amministrazione comunale di Settimo San Pietro guidata dal sindaco Gian Luigi Puddu ha bandito la gara di appalto per la fornitura e posa in opera di arredi e attrezzature per la didattica (banchi, lavagne luminose, sedie e altro), nelle scuole di via San Giovanni, via Da Vinci, via Sardegna, via Lussu e via Carducci.
    Un intervento che ricade nell'ambito del Piano straordinario di edilizia scolastica Iscol@. L'obiettivo è favorire lo sviluppo nelle scuole di una didattica moderna, garantendo la qualità dell'istruzione e del comfort per gli studenti.
    Complessivamente l'appalto prevede una spesa di 250 mila euro: 90 mila, da dividere in parti uguali, saranno utilizzati per l'acquisto degli arredi nelle scuole dell'infanzia di via San Giovanni, di via Leonardo da Vinci e di via Sardegna. Altri 160 mila sono destinati alle elementari di via Lussu e alle medie di via Carducci. (ant. ser.)
  • C'è il cuore palpitante di una Sardegna antica e forte, un'isola coraggiosa, capace di accogliere e tessere legami robusti con il mondo che la circonda. Un cuore che batte col ritmo cadenzato di un telaio, suono inconfondibile che, da stamattina a mezzogiorno, riempirà le volte del Salone del Libro di Torino. È il suono del lavoro di Maria Lai, celebrata nel centenario della nascita, a dare il senso storico a un appuntamento culturale scandito quest'anno da feroci polemiche e tremende divisioni. Che di fatto esaltano la sua straordinaria capacità di tessere amore dove le divisioni avevano creato muri insormontabili: basta pensare al 1981 e a quel gesto rivoluzionario che aveva unito i balconi di un paese diviso da faide. La fettuccia celeste, tesa a Ulassai - paese natale - è ora idealmente riproposta nella sala Avorio del Lingotto, una sorta di arca del tempo nella quale trovare coesione.
    Arte e libri
    I padroni di casa sono l'associazione degli Editori Sardi che insieme a Casa Falconieri e al Macc di Calasetta hanno scelto l'omaggio a Maria Lai, sposando letteratura e arte (la maestra confezionava, cucendoli, libri che non si finiva mai di leggere). A guardare i cento metri di tela che ornano la sala Avorio, nei quali campeggiano i pensieri più profondi dell'artista di Ulassai, dello scrittore Sergio Atzeni, di Antonio Gramsci, si ha la certezza del messaggio racchiuso nelle trame: siamo “Noi e il Mondo”, un rapporto che non può lasciare indifferenti. Ecco perché Casa Falconieri ha scelto di mettere a disposizione dei visitatori pannelli sui quali lasciare un segno, un pensiero. Scritte contemporanee per un'arte partecipativa, dove il visitatore è protagonista del racconto.
    Appianare i conflitti
    «Maria Lai - ha sottolineato Efisio Carbone, direttore del Macc di Calasetta - rappresenta più che mai, in questo momento, l'amalgama che unisce e appiana le diversità. Non a caso l'artista di Ulassai, con la sua profonda esperienza di vita e i drammi che ne hanno costellato l'esistenza, ha saputo trasmettere i valori della fratellanza e dell'unione. Questo è il senso profondo del messaggio che si evidenzia oggi al Salone del Libro di Torino».
    Sono vele e tele che raccontano la Sardegna. «C'è tutta l'anima di Maria Lai in questo allestimento, esiste il suo insegnamento e la sua caparbietà nell'abbattere le barriere - racconta Gabriella Locci di Casa Falconieri - impegnata nella messa a punto della suggestiva scenografia: ed è sentita la presenza dell'artista di Ulassai, insieme alle voci di chi ha urlato la rabbia nei confronti delle barriere umane».
    La scrittura femminile
    Il “Gioco del Mondo”, tema guida del Salone, ha anche un'impronta tutta al femminile, con i festeggiamenti per i cinquant'anni della Newton Compton. L'editoria rosa salverà il mondo? Martina Donati, editor della casa editrice, racconterà i successi della scrittura al femminile e le sempre più attente richieste del mercato libraio. La Sardegna non è da meno, e propone una schiera di autrici affermate come Cristina Caboni e Michela Murgia (che ha lanciato l'hashtag io vado al Salone), Rita Piras che ha scritto “Al di là di noi. Il segreto delle anime” (La Zattera), Monica Pais, autrice di “Animali come noi” (Bompiani), Carmen Salis con la sua “Danza dei fiori secchi” (Amico Libro), Tiziana Cimardi, autrice de “Il sentiero del sole” (Pettirosso), Claudia Desogus che firma “Il viaggio incantato” (Catartica edizioni); Maria Vittoria Spissu con “La via dei retabli” (Delfino editore), Marina Moncelsi con “Michele e gli altri. Un sindaco tra i caduti della prima guerra mondiale”(Aipsa), Valentina Di Cesare, autrice di “L'anno che Bartolo decise di morire” (Arkadia).
    Pierluigi Serra
  • «Anni fa accompagnavo i bambini di terza elementare in visita al museo archeologico, una volta alla settimana mi sostituivo alla loro maestra e facevo lezione di preistoria e protostoria. Mi chiedevano degli Assiri, dei Babilonesi, degli Egizi, avevano una sorta di sudditanza e inadeguatezza, studiavano altri popoli e altre culture. Io spiegavo che non solo i Sardi non erano inferiori, ma la Sardegna era protagonista nel Mediterraneo e in Europa già prima dei nuraghi».
    L'archeologa Maria Ausilia Fadda è stata a lungo alla direzione del Centro operativo di Nuoro per la Soprintendenza Archeologica per le province di Sassari e Nuoro, ha guidato 220 campagne di scavi, ha contribuito a far nascere il Museo nazionale archeologico di Nuoro, è stata a metà degli anni Novanta assessore (tecnico) all'Ambiente nella Giunta regionale di Federico Palomba.
    La richiesta
    È una delle prime firmatarie della petizione “Inserire la storia della civiltà nuragica nei programmi scolastici italiani”, lanciata su change.org dalla cooperativa Sardinia Experience. «Ho aderito perché credo sia importante formare adulti consapevoli», sottolinea l'archeologa, «e per scongiurare il rischio che i ragazzi finiscano in balìa delle bufale del web. Poiché oggi questa sembra una materia lontana e complicata, spesso si insinua “il racconto”, che di rigoroso e scientifico non ha quasi nulla. Ecco, non si pretende di irrompere in modo invasivo nei libri adottati dal ministero per le scuole ma, per cominciare, almeno a livello regionale ci dovrebbe essere un'appendice della storia, e la formazione dei docenti».
    I testi
    Il fatto è che 1500 anni prima di Cristo, prima dei Greci, degli Etruschi e dei Romani, nell'Isola è fiorita una civiltà grandiosa, al centro dei commerci e dello sviluppo economico di quel tempo, costruita da un popolo che non ha lasciato tracce scritte ma un'eredità immensa fatta di torri di pietra, di santuari, di statuine di bronzo e di sculture gigantesche, di manufatti, di armi e gioielli, e questo periodo, nei libri di testo adottati dal ministero per le scuole elementari, è assente o dato in estrema sintesi come momento marginale. Una lacuna che - come ha scritto il direttore de L'Unione Sarda nel suo editoriale domenica scorsa - dev'essere colmata quanto prima. Lo chiedono studiosi, insegnanti, scolari, tantissimi cittadini e il deputato del M5S Mario Perantoni, che ha presentato un'interrogazione in Parlamento.
    La formazione
    «Bisogna formare gli insegnanti», continua Maria Ausilia Fadda, «molte maestre, che hanno fatto il vecchio magistero, dai giudicati in poi sono preparatissime, ma hanno carenze nella preistoria e nella protostoria. Periodi che oggi stanno in qualche modo venendo fuori grazie ai Giganti di Mont'e Prama, ma purtroppo soprattutto a livello episodico, slegato dal contesto». Prosegue l'archeologa: «Servirebbe anche una seria volontà politica per una vera tutela della nostra cultura, perché mi sembra che la politica mostri interesse finché riesce a strumentalizzarla. Non è questione di uso corretto di un congiuntivo e di non avere chiarissima la cronologia degli eventi, i nostri politici non ce l'hanno proprio questo amore e questa sensibilità, e se ce li hanno li soffocano per interessi che con la cultura non hanno nulla a che fare».
    Cristina Cossu
  • Alla vigilia dell'apertura della XXXII edizione del Salone del libro di Torino le polemiche sulla partecipazione della casa editrice neofascista “Altaforte”, marchio ritenuto vicino a CasaPound, sciupano i preparativi. Se alcuni autori come Zerocalcare hanno minacciato per protesta di boicottare la prestigiosa rassegna internazionale e tanti istituti culturali manifestato la ferma volontà di disertare il Lingotto, la maggior parte dei protagonisti ritiene che la presenza sia la reazione più efficace per opporsi al dilagare di nostalgiche ideologie totalitarie e silenziare la voce dei loro sostenitori.
    I sardi
    La scelta di perseverare nell'adesione e farlo ancora più convintamente è condivisa degli editori sardi. Per loro parla Simonetta Castia, presidente dell'Aes, che chiama a raccolta le imprese regionali. «Nessuno dei nostri associati ha deciso di disertare il Salone, il cui valore non può essere messo in discussione dall'iniziativa di una singola impresa editoriale. Né lo faranno - aggiunge Castia, in viaggio per il Piemonte - le case editrici ospiti del nostro stand o del programma che presenteremo. Attraverso le nostre attività, il programma dell'Aes è intitolato “Noi e il mondo”, proclameremo così con forza i valori dell'inclusione, del dialogo e della libertà».
    In nome di Gramsci
    Della stessa posizione Enzo Cugusi, presidente del circolo dei sardi di Torino, partner di tanti eventi con l'Aes, soprattutto al Salone off: «Porteremo avanti incontri ed eventi, anche per onorare la memoria di Antonio Gramsci, campione dell'antifascismo a cui il nostro circolo è intitolato. Di più: domenica (ore 13, Arena Piemonte) parteciperemo al canto corale di “Bella ciao”, polifonia che raduna scrittori e intellettuali. Negli stand attorno, frattanto, leggeranno lettere di Primo Levi o di protagonisti della Resistenza».
    La scrittrice
    L'appello alla partecipazione alla rassegna è arrivato forte su Facebook da Michela Murgia: «Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre».
    Gli organizzatori
    La stessa linea è incoraggiata dal direttore, lo scrittore Nicola Lagioia. «Il Salone del libro è un luogo di scambio, di confronto, di condivisione, di festa. Coinvolge centinaia di migliaia di persone. È un esempio virtuoso per tutto il paese. E Torino è una città profondamente antifascista». E un segnale politico forte (tante le prese di posizione, dai Cinquestelle al Pd) è arrivato dalla sindaca di Torino Chiara Appendino e dal presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino che hanno dato mandato di denunciare l'editore di Altaforte Francesco Polacchi (che nel 2007 rimase coinvolto in un accoltellamento a Porto Rotondo, ma la vicenda giudiziaria non è mai arrivata a sentenza), alla luce delle sue dichiarazioni, per apologia di fascismo. (m.a.)
  • «Rivendicare l'inclusione della storia della civiltà nuragica nei libri di scuola è un'istanza non soltanto di chi l'ha promossa, di studiosi e di appassionati, ma anche di moltissimi insegnanti e bambini, che ogni giorno si confrontano con la scarsità dei testi ufficiali», dice Ivan Lucherini, presidente della sezione sarda dell'Associazione nazionale archeologi. «A differenza di altre regioni, in Sardegna c'è una sensibilità diffusa particolare per questi temi, io riconosco la necessità della tutela di questo senso di identità, e credo sia possibile una maggiore attenzione anche da parte del ministero».
    Le adesioni
    Lucherini - che attualmente sta seguendo interventi in siti a Domusnovas e Masainas, ed è in procinto di aprire un cantiere di scavi a Borore - è uno degli ottomila firmatari della petizione lanciata dalla cooperativa “Sardinia Experience” su change.org, che chiede appunto di “inserire la storia della civiltà nuragica nei programmi scolastici italiani”. Oggi è una materia dimenticata. E il vuoto è da colmare anche secondo il deputato del M5S Mario Perantoni, che nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione in Parlamento e annunciato il suo impegno per rimediare allo svarione.
    L'idea
    «Abbiamo lanciato un sasso nello stagno», spiega l'imprenditore Paolo Alberto Pinna, che ha avuto l'idea con la giornalista Maria Carmela Solinas (sono gli artefici della mostra itinerante “Nuragica”). «Questa petizione nasce all'indomani dell'ennesima pubblicazione sulla storia d'Italia, curata da Alberto Angela, che all'origine della storia mette gli Etruschi, come nei libri di scuola, e prima sembra ci sia il nulla. Invece in Sardegna, nell'odierna Italia, è accaduto qualcosa di enormemente importante mille anni prima».
    Gli studiosi
    Aggiunge Lucherini: «Da tempo immemore l'archeologia sarda è considerata una seconda linea. Ricordo ad esempio Ercole Contu, il grande archeologo, che quando fu chiamato da Antonio Segni (allora ministro dell'Istruzione) a scavare a Monte d'Accoddi, all'inizio non voleva andarci. Insomma, nell'archeologia “classica” veniva considerata solo quella greco-romana, mentre in realtà quella sarda è piena di spunti interessantissimi e ora finalmente, con il clamore suscitato dai Giganti di Mont'e Prama, c'è un'inversione di rotta».
    Ancora: «Dobbiamo comprendere che la promozione dei territori passa dalla valorizzazione di storia e monumenti, nell'era post-industriale una delle chiavi dello sviluppo è il turismo tematico. C'è chi parla di mercificazione, io non sono d'accordo, la valorizzazione, se ben fatta, deve portare un giusto ritorno economico».
    Ritorno economico
    Dello stesso avviso Franco Satta, funzionario della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro: «Il concetto fondamentale è che la Sardegna, intorno al 1500-1000 avanti Cristo, è stata al centro dei commerci e dell'economia, insieme con i grandi popoli del Mediterraneo che già vengono studiati nei libri di scuola. I sardi sono stati protagonisti in quel periodo, scordarsene, non va bene. Inoltre, inserendo questa storia nei libri di testo si contribuisce ad accendere l'interesse per l'Isola, la conoscenza incoraggia la persone a venire a vedere con i loro occhi. E tutto questo porta ricadute positive».
  • «Come l'Istat ha recentemente certificato, sono concentrati in Sardegna il maggior numero, 20%, dei siti e del patrimonio archeologico dell'Italia. In Europa, in Italia, in Sardegna, 1500 anni prima di Cristo, prima della Civiltà Greca, Etrusca e Romana, si sviluppa una civiltà che edifica 10.000 nuraghi: in quell'epoca gli edifici più alti al mondo dopo le piramidi egiziane. È la Civiltà Nuragica, patrimonio unico ed originale sviluppatosi in Sardegna.
    A tale epoca i libri di testo scolastici italiani non dedicano nessuno spazio o, quando presente, si limita a poche righe che non danno un quadro coerente con le recenti evidenze scientifiche. Mentre in Egitto l'uomo ha costruito le piramidi e nella quasi totalità dell'odierna Unione europea si edificano capanne e palafitte, coloro che sono da considerarsi dei maestri dell'architettura mondiale dell'età del bronzo, edificano in Sardegna un numero infinito di torri di pietra complesse: elaborando soluzioni architettoniche inedite per l'epoca realizzano dei veri e propri castelli con torri alte come palazzi di 10 piani, corridoi circolari, pozzi di 30 metri, torri sovrapposte, fondazioni, architravi modellate e posate a secco di svariate tonnellate, muri di cinta, stupefacenti templi dell'acqua.
    Quest'attività costruttiva ha trasformato l'Isola nella terra più densamente costruita dell'età del Bronzo ed, ancora oggi, in un immenso museo a cielo aperto. I nuragici, già prima dell'arrivo dei Fenici, recitarono un ruolo di primo piano nei contatti con le più importanti civiltà dell'epoca: si ritroveranno i segni della loro presenza nella Spagna atlantica, Creta, Turchia, Cipro, Etruria e Lazio, Sicilia, Cartagine in Tunisia.
    I nuragici insediatisi in Etruria influenzano la nascente civiltà Etrusca sia attraverso i loro usi che attraverso esportazioni quali quella dei raffinati bronzi figurati nuragici, e quella di ceramiche contenenti le prime produzioni di vino in Europa, attestate in Sardegna già nel 1200 a.C.
    Ad alcuni decenni fa risale la scoperta di decine di statue di guerrieri di pietra nuragici alti più di due metri: sono i “Giganti di Monte Prama” che, attestate come la prima produzione di statue di uomo realizzata nell'odierna Europa, ancor prima di quella greca, riscrivono una parte della storia del Mediterraneo. Le eccellenze dell'architettura italiana nel mondo, che passano per la Roma imperiale, per il Brunelleschi ed il Bramante, sono dunque il proseguimento delle perfezioni raggiunte nelle migliaia di tholos degli architetti nuragici di cui gli stessi Greci cercano di appropriarsi attraverso il mito di Dedalo.
    Si chiede:
    al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, alla Presidenza della Regione Sardegna ed all'Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna di attivarsi, nelle rispettive competenze, perché
    1) Sia inserita la storia della Civiltà Nuragica della Sardegna nei programmi di studio della scuola italiana;
    2) Sia realizzata una pubblicazione monografica di approfondimento sul tema da distribuire presso le scuole della Sardegna.
    Tramite la sua conoscenza i giovani apprenderanno come, agli albori della cultura occidentale e prima delle civiltà Greca e Romana, attraverso la Civiltà Nuragica della Sardegna il nostro Paese abbia recitato un ruolo di primo piano nel quadro delle civiltà del Mediterraneo già 1.000 anni prima della nascita di Roma».
  • «L'idea della petizione in realtà nasce dai bambini: vengono a vedere la mostra, rimangono stupiti, e poi chiedono: “Ma noi la studiamo questa storia?”. In realtà in molte scuole la civiltà nuragica si fa, ma sono iniziative sporadiche, dettate dalla buona volontà e dalla passione degli insegnanti». Maria Carmela Solinas, giornalista, e Paolo Alberto Pinna, operatore turistico, sono i promotori della mostra Nuragica (sito Internet Nuragica.info), esposizione itinerante con realtà virtuale immersiva che, girando per l'Isola ha già registrato oltre trentamila visitatori. «Ecco, prima ci siamo resi conto che nell'Isola mancava un'iniziativa che raccontasse la storia della nostra terra, poi abbiamo constatato che questo periodo meraviglioso manca nei libri di testo. I nostri ragazzi vanno in gita a Roma a vedere il Colosseo, perché gli studenti della Penisola non possono venire qui a vedere i nuraghi?».
    Così “Sardinia Experience” start up che coniuga percorsi turistici, cultura, tecnologia ed esperienze, ha lanciato sulla piattaforma change.org la petizione “Inserire la storia della civiltà nuragica nei programmi scolastici italiani”, che ieri alle 9 di sera aveva raggiunto quota 7.707 firme. «1.500 anni prima di Cristo, prima della civiltà greca, etrusca e romana, si sviluppa una civiltà che edifica 10.000 nuraghi, in quell'epoca gli edifici più alti al mondo dopo le piramidi egiziane... L'Isola è un immenso museo a cielo aperto... I nuragici, già prima dell'arrivo dei Fenici, recitarono un ruolo di primo piano nei contatti con le più importanti civiltà: si ritrovano i segni delle loro presenza nella Spagna atlantica, a Creta, in Turchia, a Cipro, in Lazio, in Sicilia, in Tunisia, a Cartagine... Si chiede al ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca scientifica, alla Presidenza della Regione e all'Ufficio scolastico regionale, di attivarsi perché sia inserita la storia della Civiltà nuragica nei programmi di studio della scuola italiana, sia realizzata una pubblicazione monografica di approfondimento sul tema da distribuire nelle scuole della Sardegna».
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