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Cultura e istruzione


  • I lavori per costruire la nuova scuola della Marmilla partiranno a giugno. Il finanziamento regionale è lievitato da 3 milioni e 900 mila euro a 6 milioni e 200 mila euro. «Perché abbiamo scommesso anche sulla spesa in conto termico e i nostri edifici scolastici saranno in grado di autoalimentarsi dal punto di vista energetico». Lo ha detto il sindaco di Mogoro Sandro Broccia ieri nell'anfiteatro di Mogoro dove è arrivato anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru per presentare il progetto di una scuola del territorio per i sei comuni dell'Unione Parte Montis, finanziato dal piano regionale di edilizia scolastica Iscol@. Istruzione di qualità, cultura e conoscenza e rapporto con le comunità le linee guida della nuova scuola per gli alunni di Mogoro, Masullas, Gonnostramatza, Pompu, Siris e Simala. «Grazie ai lavori negli edifici scolastici ristrutturati e Mogoro accoglierà gli alunni delle elementari, Masullas le medie, negli altri paesi verrà rafforzato il sistema delle scuole materne», ha aggiunto Broccia, «ci saranno impianti fotovoltaici e interverremo sugli infissi per disperdere la minore energia possibile. A Mogoro anche sala fitness e piscina. Lavori conclusi in due anni». Il collega di Masullas e presidente dell'Unione Mansueto Siuni ha aggiunto: «Un sogno che si realizza. Il territorio si sta preparando con l'attività sportiva intercomunale, da gennaio il consiglio intercomunale dei giovani».
    Il presidente Pigliaru ha sottolineato: «Anche il collegamento fra le scuole con le piste ciclabili: un modello per l'Italia e l'Europa».

  • Nuovi arredi, attrezzature, computer e tecnologie di ultima generazione in arrivo nelle scuole di Assemini. Il Consiglio comunale ha stanziato in bilancio, con una variazione urgente, 630 mila euro da impiegare per il supporto dell'attività didattica. Finanziamenti che potranno essere utilizzati con un bando del progetto regionale Iscol@ che sta per essere pubblicato.
    «L'attenzione della nostra giunta per i giovani si manifesta anche nella continua ricerca di risorse da impiegare per rinnovare e dare supporto all'attività didattica», spiega l'assessora alla Scuola, Cristiana Ruggiu. «L'idea è intendere l'insegnamento in maniera innovativa e attiva, che stimoli l'autonomia e le capacità creative negli alunni: non una semplice modalità frontale basata sui libri».
    L'obiettivo principale, aggiunge l'assessora, «è di favorire l'innalzamento delle competenze degli studenti e di ridurre la dispersione scolastica. Oggi questo ci consente, con orgoglio, di impegnare la non esigua somma di 630 mila euro con un bando d'imminente pubblicazione, attraverso la partecipazione a Iscol@, a vantaggio di numerosi plessi del primo e del secondo circolo didattico e di un istituto della scuola secondaria di primo grado».


  • L'accordo c'è, i soldi pure. La procedura per la costruzione della nuova mensa dell'Ersu alla Cittadella universitaria è al rush finale. Una gradita novità per studenti e docenti che potranno finalmente mangiare pasti caldi preparati sul posto, mentre ora arrivano da via Premuda. Il progetto prevede un ampliamento degli spazi, evitando così estenuanti file in attesa del cibo, e la messa a norma di tutti gli impianti. Ci sarà da soffrire per alcuni mesi, ma ne varrà la pena.
    Le criticità
    L'accordo fra Ersu (che gestirà la mensa), Università (proprietaria dei terreni) e l'amministrazione di Monserrato (Comune in cui sorge l'area) è stato firmato nei giorni scorsi. Dopo anni di passione sarà ampliata la mensa al piano seminterrato del Blocco H. Attualmente gli universitari hanno a disposizione 550 metri quadrati che garantiscono 180 posti a sedere e spazi per cucina, zona self service, zona lavaggio cucine, depositi e servizi igienici. Numeri insufficienti a soddisfare l'esigenza quantitativa e qualitativa di chi è obbligato a passare lunghi periodi nella Cittadella, dove sono in crescita i trasferimenti delle attività didattiche e di ricerca.
    I vertici dell'Ente regionale per il diritto allo studio sono riusciti a recuperare un finanziamento di poco più di due milioni di euro. «Ci consentirà di rafforzare il servizio di ristorazione e rispondere alla duplice esigenza di aumentare i posti a sedere con la realizzazione di nuove volumetrie e di consentire la preparazione dei pasti grazie all'adeguamento dei locali esistenti», spiega Gian Michele Camoglio, presidente dell'Ersu.
    Il progetto
    Lo studio prevede l'ampliamento dell'attuale mensa tra il blocco H e il piazzale. Il solaio della struttura avanzerà sin oltre la scalinata i metri “rubati” al piazzale d'ingresso della vecchia mensa saranno recuperati nel piano superiore. L'area dedicata alla ristorazione sarà in grado di ospitare circa 500 studenti (ben 300 in più rispetto allo stato attuale). Non solo posti a sedere. In programma c'è anche l'ampliamento delle cucina e della zona lavaggio, che saranno realizzate nell'attuale sala mensa. Previsti adeguamenti funzionali per la zona self service. Gli ingegneri dell'Ersu assicurano che saranno individuate le aree per l'attesa di accesso ai tornelli, in modo da scongiurare code disordinate o flussi di studenti in senso contrario.
    I tempi
    Camoglio fissa anche il calendario per la realizzazione della nuova mensa universitaria. «A fine mese firmeremo la convenzione con Università e Comune. Con la licenza edilizia in mano potremo passare al secondo step che prevede il completamento del progetto esecutivo. Se tutto fila liscio - conclude il presidente dell'Ersu - in estate appalteremo i lavori che dovranno concludersi entro un anno».
  • “Le civiltà e il Mediterraneo” dove la congiunzione serve proprio a sottolineare l'unicità di ciascuna civiltà sia pure in una rete di scambi, è in stretta continuità con “Eurasia”, la grande mostra con i reperti dell'Ermitage ospitata nel 2015 a Cagliari, che ha riscosso un notevole successo di pubblico. Allora si arrivava alle “soglie della storia”. Ora il cammino procede ed è ancora Villaggio Globale a tessere i fili che hanno costruito l'esposizione aperta ieri pomeriggio.
    «È un progetto fortemente voluto dalla Regione Sardegna - ha spiegato l'assessore regionale al Turismo Barbara Argiolas - che nasce in seguito a un accordo di collaborazione con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, il Polo Museale della Sardegna, la Fondazione di Sardegna che investe sul turismo culturale. Il nostro paesaggio più affascinante è certamente quello archeologico: la conoscenza parte dalla storia e dalla memoria. Ora scopriamo come la civiltà nuragica si è confrontata con le altre civiltà del Mediterraneo.
    «Sono culture intrecciate intorno a un mare amico, il Mare Nostrum, uno specchio d'acqua tra le terre con al centro la Sardegna», ha osservato Giovanna Damiani, direttrice del Polo Museale. «Si raccontano le contaminazioni culturali e le caratteristiche di ciascuna, fino a sfiorare la prima età romana».
    «“Le civiltà e il Mediterraneo” nasce da un lungo dibattito - ha spiegato Maurizio Cecconi, amministratore delegato di Villaggio Globale - e da una grande attenzione per le antichità di questa terra e per l'archeologia più in generale. Una mostra in cui l'Isola si mette a confronto con altre culture e che diventa viatico per esportare e far conoscere la ricchezza dell'Isola nel mondo proprio come è accaduto con “Eurasia”». Ecco allora l'idea del viaggio attraverso lo spazio e il tempo, in cui i due musei, Palazzo di Città e Museo Archeologico si integrano a vicenda, diventando porti ideali di partenza e di approdo.
    La vocazioni di Cagliari per un turismo culturale internazionale è confermata dallo sforzo collettivo per costruire un'esposizione «che racconta di una Sardegna - ha precisato Paolo Frau, assessore comunale alla Cultura - non isolata come si crede comunemente ma al centro di importanti relazioni». (c. p.)
  • Cinquanta giorni dopo il soltizio, quando volge al colmo l'estate spossante, questo è per i mortali il tempo per navigare (...). Quando i venti sono regolari e il mare sicuro, allora spingi in mare la nave veloce e affidala pure ai venti (...)
    Ed è davvero un viaggio avventuroso, colmo di fascino, intenso, proprio come Esiodo lo aveva immaginato nelle sue “Opere e i giorni”, quello iniziato ieri sera con la mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” allestita al Museo Archeologico e Palazzo di Città di Cagliari, che ripercorre le rotte nel mare della preistoria per scoprire che «la Sardegna è un'isola non così isolata». Lo dice in un cortese italiano dal forte accento tedesco, Manfred Nawroth, direttore del Pre and Early History National di Berlino che insieme a Yuri Piotrovsky dell'Ermitage di San Pietroburgo (ieri assente per impegni nel suo Paese) e a Carlo Lugliè dell'Università di Cagliari ha composto un grande mosaico di 550 reperti archeologici (120 opere rappresentative dell'evoluzione dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C.) dove si rintracciano assonanze, si colgono divergenze ma soprattutto si capisce bene come la Sardegna nuragica facesse parte di una rete di culture che animavano il Meditarreneo, dalla Spagna fino al Caucaso.
    Una storia diversa
    È sorretta da un altro sguardo la storia raccontata in questa ricchissima mostra. E stato costruito negli anni dagli studiosi. Grazie ai ritrovamenti si sono imposte nuove letture che hanno ribaltato consolidate visioni. «Il lingotto di rame in forma di pelle di bue del XIII-XI secolo a.C. - racconta ancora Manfred Nawroth - è certamente stato fatto con metallo proveniente da Cipro, lo dicono accertamenti scientifici, ma è stato ritrovato qui nella vostra terra, insieme a un'altra quarantina. Lungo le coste turche è stato rinvenuto il relitto di una nave contenente lo stesso carico. Questo dimostra le interconnessioni fra le civiltà di mare che includevano anche la Sardegna. Se non si può dire che fosse il crocevia, possiamo certo affermare che ha costituito un approdo lungo rotte più impegnative. C'è un altro significativo oggetto, sempre esposto, ed è un elmetto di guerriero, una piccola testa proveniente dalle Cicladi, della recente età del Bronzo, ritrovata in Sardegna e custodita nel Museo Archeologico di Cagliari che ha un gemello al museo di Atene».
    Diversità e connessioni
    Questi due oggetti servono da bussola per il viaggio. Se le navi in miniatura in bronzo sono gli esempi più chiari della mobilità sul mare, le ceramiche micenee, quelle arrivate dalla potente Troia o dalle isole Cicladi, dicono invece delle diversità di ciascuna cultura ma al tempo stesso le connessioni tra le differenti espressioni artistiche. Lo si comprende con assoluta evidenza osservando i bronzetti nuragici, guerrieri, lottatori accanto alle statuine antropomorfe della ceramica micenea o di quella caucasica. C'è una matrice comune, ci sono somiglianze, con la scoperta dei bacini metallurgici gli scambi si intensificano, i commerci diventano frequenti, ma ciascuno preserva la sua diversità.
    Una nave per il viaggio
    Ha i colori della giornata, dal buio della notte fino al tramonto del giorno seguente, il viaggio via mare. Lo ha pensato così il designer Angelo Figus che ha curato l'elegante allestimento sottolineato da pensieri del poeta Konstantinos Kavafis: dieci i temi sviluppati dalle origini fino ai reperti antropomorfi. In ogni stanza una o più navi via via di diverso colore (ne ha utilizzati 62) che trasportano, custoditi in teche di plexiglass, preziosissimi e raffinati carichi di cultura, storia e conoscenza. Oltre ai reperti dei musei archeologici di Cagliari, Sassari e Nuoro, i “gioielli” di Berlino e dell'Ermitage (arrivati solo ieri pomeriggio a Cagliari), oggetti arrivati da Napoli, da Salonicco, dal Bardo di Tunisi. Sul pavimento, grandi triangoli colorati come vele piene di vento, indicano le rotte.
    Una mostra per due
    Il viaggio, che non è deliberatamente scandito da una cronologia stretta, comincia nel buio della sera a Palazzo di Città e via su per le scale per arrivare al giorno pieno dove trionfa un vero gioiello: una stupenda collana in bronzo della seconda metà del XX secolo a.C. con pendente dal misterioso significato apotropaico. Ritrovata in Italia fa parte della collezione tedesca. È solo uno dei monili di una mostra straordinaria dove ci si può perdere inseguendo le contaminazioni che ritornano negli oggetti. Il Museo Archeologico ospita invece l'Epilogo del lungo viaggio: l'impero romano ha iniziato ad affermarsi. Stele e i mosaici arrivati dal Bardo di Tunisi dicono che si è aperto un altro capitolo.
  • La scuola sarda è di nuovo in allarme: quando mancano sette mesi all'inizio del nuovo anno scolastico, è emergenza precari. A settembre, circa cinquemila cattedre di ruolo (tra sostegno e materie di posto comune) rischiano di restare scoperte e anche stavolta saranno assegnate ai docenti precari, quelli di Terza fascia. Sono insegnanti che, nonostante l'esperienza in classe (in media sette anni, ma tanti sono in servizio da 15-20 anni), la scuola tratta come precari di Stato.
    Sindacati in piazza
    Nasce da qui la protesta della Uil-scuola Sardegna, che ieri ha organizzato una un sit-in sotto la sede della Prefettura a Cagliari. «In questa condizione», spiega Giuseppe Corrias, segretario regionale Uil-scuola, «si continuano a mortificare le professionalità del personale scolastico condannandole al precariato. Chiediamo una stabilizzazione urgente, che i precari siano immessi in ruolo con una fase transitoria che l'esecutivo Lega-5Stelle aveva assicurato nel contratto di governo, a partire da settembre».
    Le cattedre restano vuote
    Il paradosso è che le cattedre di ruolo ci sono: nel prossimo anno scolastico, complice i pensionamenti e le domande per quota 100, saranno anche di più, ma mancano i docenti da assumere. Le graduatorie, da concorso e ad esaurimento, sono ormai vuote. «In tutta l'Italia», spiega Pasquale Vespa, coordinatore nazionale dei docenti precari di Terza fascia Uil-scuola, «avremo oltre 160mila cattedre scoperte per il mancato incrocio tra classi di concorso e abilitati. In provincia di Cagliari, per il sostegno,1.800 docenti senza specializzazione sono presi dalla terza fascia». Ma, come detto, in tutta l'Isola alla fine saranno oltre cinquemila.
    Una beffa per i precari
    Il nuovo concorsone previsto per quest'anno «non risolverà il problema», spiega ancora Vespa. Anzi, «per i precari sarà una beffa perché lo Stato mette a bando i posti che ricoprono da anni, ma aprendo le porte a tutti: precari, docenti di ruolo che vogliono cambiare classe di concorso e neolaureati. Alla fine parteciperà più di un milione di persone, senza garanzia per chi invece entra in classe da anni».
  • Una lettera al ministro del Lavoro Luigi Di Maio per chiedere un incontro sul futuro dei 100 lavoratori della Sardinia Green Island, licenziati nel 2017, e la sottoscrizione di un accordo di programma per dar seguito al decreto sulle energie rinnovabili. I mittenti sono i sindacati impegnati nella vertenza della fabbrica di Macchiareddu. «I tempi sono stretti e, con le imminenti elezioni che porteranno alla formazione di una nuova giunta regionale, si rischia di perdere inutilmente altri mesi», è la paura del segretario Filctem-Cgil di Cagliari Giampiero Manca. «Il rinnovo degli ammortizzatori è finalizzato alla ripresa lavorativa perciò è indispensabile agire in fretta». La ricetta, per i sindacati, è il rilancio dell'area industriale con attività produttive che siano compatibili dal punto di vista economico e ambientale, partendo dalla soluzione della vertenza dei lavoratori ex Ineos Film, oggi Sardinia Green Island. «La Ineos - ricorda Manca - chiuso nel 2009. Dopo diverse iniziative dei lavoratori, l'azienda è stata rilevata da Alberto Scanu, presidente di Confindustria, con l'intento di riassorbire i dipendenti nel settore delle rinnovabili. I lavoratori vengono formati ma nessuno dei progetti presentati dalla società va in porto». Oggi c'è la possibilità di avviare un impianto termodinamico, con l'autoconsumo del 50 per cento e la produzione agroalimentare. Senza il decreto sulle rinnovabili il piano si è arenato. La lettera a Di Maio è stata inviata anche dall'assessore agli Affari regionali Filippo Spanu a cui si chiede un incontro. (l. e.)
  • Sarà presentato domani alle 10.30 nel centro sociale di via Argiolas Mannas, il progetto del nuovo polo scolastico di Uta. L'edificio, da 11 milioni di euro, è il più importante in Sardegna tra quelli inseriti nell'ambito del progetto regionale Iscol@. Sarà realizzato nei terreni abbandonati dell'ex Agris e ospiterà 500 alunni delle scuole elementari e medie, costruite decine d'anni fa in zone a rischio idrogeologico. A loro, con il secondo lotto di interventi, si aggiungeranno poi i bambini della scuola dell'infanzia.
    «Per capire l'importanza, basti pensare che hanno partecipato al bando una decina di professionisti, anche dalla Finlandia (la ditta vincitrice è la Rossi associati srl di Firenze)», dice l'assessore all'Istruzione Andrea Onali. «Quello di Uta sarà un polo scolastico d'eccellenza, aperto alla comunità. L'obiettivo è stipulare accordi con associazioni del territorio per consentire a tutti di usufruire dell'edificio a 360 gradi. Questa deve essere la destinazione di una struttura così importante realizzata con fondi pubblici. L'intervento è fondamentale anche per l'importante crescita demografica in paese». Il complesso sarà innovativo: «Non per niente è definito del “nuovo millennio”. Sia da un punto di vista tecnologico che strutturale, permetterà agli insegnanti di utilizzare metodi diversi da quelli classici, garantendo anche un apprendimento più efficace e inclusivo agli alunni. Inoltre tutte le aule si affacceranno sul giardino, di macchia mediterranea, gestito dal Wwf». (l. e.)
  • «Quando si impegna, mio figlio è un ragazzo felice. Per favore non toglietegli anche questa gioia»: è un appello quasi disperato, quello della mamma di un ragazzo affetto da polipatologia irreversibile. Il giovane frequenta la classe quinta dell'Istituto di istruzione superiore Einaudi di Senorbì. Per lui andare a scuola non è più un piacere. Molto è cambiato da quando, con gli occhi pieni di gioia, aveva iniziato a familiarizzare con testi e programmi scolastici, quelli adatti alle sue difficoltà. «I medici dicono che ha fatto miracoli», racconta la mamma: «Peccato però che frequentare sia sempre più un calvario».
    Tre giorni alla settimana in classe e gli altri costretto a casa o negli ospedali per affrontare i percorsi di cura. Al ragazzo non mancano forza di volontà né spirito di sacrificio: «È uno studente modello - dice la donna - ma se non è messo nelle condizioni di studiare si rattrista».
    Le richieste
    Lei, che del figlio è anche amministratrice di sostegno, chiede agli insegnanti («alcuni straordinari, altri dovrebbero collaborare di più») di ricevere i programmi delle materie di studio 15 giorni prima delle eventuali verifiche, in forma leggibile e adeguata alle esigenze dello studente speciale. «Non sempre questo avviene, eppure chiedo solo che vengano rispettate le leggi», continua la donna, che si dice pronta a rivolgersi al Tar.
    La madre coraggio ha chiesto un programma scolastico con “obiettivi minimi”: si parte dal programma della classe, semplificando però obiettivi e contenuti. A suo dire, però, alcuni docenti insistono con la “programmazione differenziata”, non riconducibile ai programmi ministeriali. «Mi sono sentita dire che non dovevo lamentarmi se mio figlio avrebbe preso 3 nelle verifiche in classe, e in effetti laddove non vengono forniti programmi adeguati i voti sono bassissimi.
    La replica del dirigente
    A difendere impegno e professionalità degli insegnanti è il dirigente scolastico Rosario Manganello: «Stiamo facendo miracoli. Sono enormi gli sforzi compiuti dalla scuola, e il personale docente si sta facendo in quattro per venire incontro alle esigenze del ragazzo e della famiglia». Massima la disponibilità mostrata dal preside: «Invito chiunque a verificare di persona quanto davvero facciamo per aiutare i nostri studenti speciali. A volte ci viene chiesta la Luna e noi ci sforziamo di offrire anche quella».
  • Centrotrenta poltroncine rosse, sotto un sistema di tubature e travi grigie che s'intrecciano ricordando un ambiente che era industriale. Lo è ancora, la palazzina dell'ex Direzione mineraria, adesso non più del carbone ma della cultura che si allarga nella Grande miniera di Serbariu. E un altro tassello fondamentale è stato apposto ieri con l'inaugurazione della nuova sala cinematografia “Fabio Masala”: sancisce, in modo definitivo, che a Carbonia è nato il Cineporto, luogo artistico all'interno della Fabbrica del Cinema che poche settimane fa ha peraltro festeggiato i tre anni di vita.
    La nuova sala
    Una decina di operatori fissi ma non si contano i corsisti delle numerose iniziative di formazione in ambito cinematografico, vari Carbonia film Festival, la rinascita di Nuvole Parlanti, tre opere tuttora in produzione: a questi numeri si aggiunge una sala per le proiezioni nuova di zecca (con cabina e dispositivi di ultima generazione), realizzata dalla società Umanitaria con fondi regionali e dedicata proprio al fondatore del sodalizio. Chiaramente non ospiterà la filmografia commerciale e non si farà concorrenza ai cinema, «ma tutto ciò che concerne la memoria e la cultura audiovisiva del territorio e dell'isola - fa notare Paolo Serra, direttore del Centro servizi culturali - compreso il nuovo cinema sardo, gli incontri con le scuole e la preminente attività didattica con corsi di formazione: insomma, uno spazio polivalente aperto a tutti».
    Film Commission
    Dimensione rimarcata anche da Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission, prima della proiezione di “Memorias: dal mito alla realtà, tracce di futuro attraverso il cinema”: «Questa sala è di fatto un nuovo centro di aggregazione in un territorio assetato di speranza e di cinema, in un settore che può essere un importante volano economico». Ma un volano, la Grande Miniera di Serbariu, lo è già, come testimoniato da Giovanni Deiana, direttore del comparto cultura della Regione: «Qui a Carbonia uno degli esempi più importanti in cui è stata convertita la fase mineraria in fase culturale». Chiaro riferimento alla presenza del museo del Carbone, del museo Paleontologico, della Sezione di Storia locale con preziosi documenti d'archivio, del Centro ricerche sull'energia alternativa dal carbone Sotacarbo: tutte realtà capaci di ospitare non meno di 25 persone. Ma all'ombra delle due torri minerari e dentro il compendio trova spazio anche la banda municipale Bellini, i numerosi soci Amici della Miniera, due botteghe artigiane, un ristorante e un impianto sportivo. «La nuova sala cinematografica - conferma Sabrina Sabiu, assessore comunale alla Cultura - nasce in un luogo già ricco e con attività di alto livello ma ciò cui noi vorremmo lavorare è l'istituzione di una sorta di polo culturale delle città del Novecento e ogni servizio che si aggiunge è un punto a favore del territorio».
    Andrea Scano
  • Tibasu, ma dove sarà? In effetti, specialmente per gli spettatori che non hanno familiarità con la Sardegna, il paesino dove è ambientato il film di Trudu potrebbe essere un po' difficile da trovare sulla carta geografica. In realtà l'ambientazione del film è frutto di un collage di più scene differenti.
    In buona parte delle scene si può notare il panorama di Posada, borgo storico di grande fascino in provincia di Nuoro. Tra le località spiccano dunque la torre del castello della Fava, la spiaggia di Su Tiriarzu. Numerose scene si svolgono poi a Cagliari. Qui è protagonista il quartiere di Castello, dove la bella Leona cammina facendo girare la testa a tutti, tra via Lamarmora e via Università. In comune tra le località ci sono quelle strade strette, dove è impossibile non farsi notare, uno sguardo fa più male, e i pettegolezzi viaggiano da una porta all'altra. Non mancano pure le brevi incursioni a Iglesias e Paulilatino. Insomma, un piccolo tour per la Sardegna, uscendo dai confini della classica “Vita Smeralda”, e offrendo uno sguardo a luoghi che non tutti conoscono. Che poi non rispetti appieno la geografia, poco importa: tutti i luoghi sono buoni nel regno della fantasia. (g.l.p.)
  • La chiamavano Bocca di Rosa? O piuttosto Bocca di Leona? Sembra prendere spunto dalla canzone di De André, “A Si Biri”, il nuovo film scritto e diretto da Francesco Trudu presentato ieri in anteprima all'Uci Cinema di Cagliari. C'è la ragazza dal passato non proprio specchiato, l'ex pornostar Leona, interpretata da Chiara Fanti, che decide di interrompere la carriera e tornare nel paese natio di Tibasu, in Sardegna; non mancano neppure “le cagnette”, gelose del suo fascino.
    Eppure chi si aspetta una versione cinematografica del celebre brano di Faber potrebbe avere delle sorprese. Il regista Francesco Trudu, che ha un passato nel campo del fantastico e del drammatico, prende qui il sentiero della commedia, ispirandosi soprattutto alle più classiche trame del genere. L'arrivo di Leona scatena un terremoto, con tanto di consiglio comunale convocato per l'occasione. E se il primo ad accoglierla è Francesco Porcu, gestore di un Bed and Breakfast con una cotta per lei, interpretato dal comico omonimo di Fuori Onda, si può dire che tutto il paese è protagonista. Con i differenti tipi umani, e professionali, vite tranquille, piccoli peccatucci da nascondere puntando il dito contro la grande peccatrice.
    A interpretarli, c'è tutta la squadra del programma di Videolina. Ecco dunque il prete di Max Loche, il carabiniere di Alverio Cau, il postino di Max Deligia, e molti altri ancora. Tutti sanno offrire una comicità fatta di battute fulminanti, di gesti caricati, dove la “sardità” di questa commedia emerge anche da qualche “eia!” buttato lì quando serve. Pare non sia passato molto tempo dagli sketch televisivi dei vari protagonisti, e che lo schermo sia solo diventato più grande. Le volgarità sono bandite: sia a livello verbale, sia fisico, al punto che forse si poteva osare un po' di più; e persino la carriera di Leona è appena allusa.
    Lungi dall'esserne fiera, è quasi un personaggio acqua e sapone, ma ci pensa la zia, interpretata da Francesca Perseu, a dare una svolta più piccante alla vicenda. Equivoci e piccoli misteri abbondano, fino alla catartica conclusione. Con il messaggio finale di non giudicare una persona dal suo passato. Per la commedia sarda questa è la prima pietra; potrebbe nascerne una reggia, o meglio un nuraghe? “A Si Biri” sa far ridere di noi, perché abbiamo tutti dentro un po' di Tibasu.
    Giovanni Lorenzo Porrà
  • «Il Man è un'utopia concreta. È nato come una piccola pinacoteca della Provincia di Nuoro. Poi, è diventato molto più grande: un qualcosa di inaspettato che è accaduto. È un orgoglio territoriale, una riuscita storia di comunità». Luigi Fassi parla da nuorese, si cala nella parte. Abbandona i panni del direttore giramondo e racconta identità, mentre festeggia quella creatura di successo che guida verso nuove mete. Così, da oggi e fino a domenica, ecco tre giornate tra passato e futuro. Vent'anni di Man, di arte contemporanea dal sapore internazionale.
    Attività ventennale
    Il museo nuorese riavvolge il nastro, vuole far rivivere un'avventura ambiziosa, costellata di traguardi e riconoscimenti. Con tre speciali giornate il Man offre la sua storia, iniziata nel 1999. Tra l'ieri e l'oggi evidenzia nuove prospettive, mentre mostra in anteprima la nuova ala, i nuovi spazi adagiati nella piazza-gioiello firmata da Costantino Nivola. Si parte da piazza Sebastiano Satta per continuare a sognare. La conferma da Luigi Fassi: «Le comunità, uso il plurale non a caso, hanno reso possibile tutto questo. Oggi il nostro museo è competitivo, a tutti i livelli: sia con le realtà dell'Italia continentale, senza dubbio più ricche e strutturate, sia con quelle europee. Ecco l'utopia concreta che mi piace rimarcare: la Sardegna ha saputo produrre innovazione vera, in ambito culturale e artistico».
    Imprevedibilità
    È il tratto distintivo del museo nuorese, il punto di forza. In due decenni di mostre e progetti artistici il Man ha saputo proporre al proprio pubblico un programma espositivo diversificato, mutevole e al tempo stesso dalla spiccata identità, solida e coerente. «Vent'anni sono tanti, è una ricorrenza importantissima che ci permette di comprendere meglio il nostro ruolo di museo civico», dichiara Fassi. «Se ci guardiamo indietro, possiamo notare come questa struttura sia stata una sorta di catalizzatore di esperienze di artisti, curatori e critici. Osservando il materiale che abbiamo presentato in questa singolare esposizione si vedono i volti di tanti nuoresi e sardi, ma non solo. Persone che hanno frequentato il Man, e insieme al museo sono cresciute, magari partecipando ai numerosi laboratori. Qui emerge, ancora una volta, l'idea di comunità che si è sviluppata in questi anni: un “landmark” territoriale».
    Apertura eccezionale
    Un compleanno ricco di sfumature, carico di attese. Per questo appuntamento il Man apre le porte dello storico palazzo di piazza Satta. Quella nuova acquisizione del museo che nei prossimi mesi ospiterà le mostre temporanee e gli uffici del personale. Fino a domenica, i visitatori potranno ammirare una duplice esposizione, in un affascinante racconto multimediale: gli spettatori saranno accompagnati in un inedito viaggio tra le sale dell'edificio, alla scoperta del futuro allestimento (attualmente in fase di avvio restauro, con un progetto firmato dall'architetto Lorenzo Marratzu). L'utilizzo della realtà aumentata, prodotta e ideata dallo studio Inoke di Nuoro, renderà fruibili i nuovi spazi: farà viaggiare con la fantasia, tra bistrot e bookshop. «Sarà una festa, una celebrazione, attraverso un amarcord di poster, inviti e materiali video», continua Luigi Fassi.
    L'arte di Daniela Frongia
    Accompagnerà i visitatori, con un originale percorso espositivo. L'attività del museo rivive, in una “Wunderkammer” dedicata al Man.
    Gianfranco Locci
  • I ragazzi oristanesi avranno presto uno “skate park”. E così la promessa di tante campagne elettorali può essere mantenuta grazie a un finanziamento della Fondazione di Sardegna e alla disponibilità del Comune che ha subito individuato l'area in cui i ragazzi potranno divertirsi sullo skate in totale sicurezza. L'impianto sarà realizzato nella zona vicina allo Spazio giovani di Sa Rodia, proprio nei giorni scorsi è stato affidato ad Antonio Diego Palmas, ingegnere oristanese, l'incarico per progettare e realizzare i lavori per la Skate plaza (la spesa è di circa 14mila euro). In questo modo tantissimi ragazzi avranno uno spazio riservato per correre sullo skate senza problemi e soprattutto senza scatenare le lamentele di passanti o residenti che spesso hanno protestato per quei gruppi di giovani che giocavano sullo skate nei porticati dei palazzi Saia e nel sagrato della Cattedrale.
    La Skate plaza potrà ospitare anche altre attività amate dai ragazzi come writing, breakdance e musica. Inoltre il contributo concesso dalla Fondazione di Sardegna nei mesi scorsi (oltre 90mila euro), dovrà essere utilizzato anche per realizzare uno spazio dedicato al co-working, ovvero un'area attrezzata e funzionale che sarà messa a disposizione per un periodo temporaneo a cittadini, professionisti e imprese che non hanno spazi per lavorare in autonomia. Lo spazio potrebbe essere destinato anche per ospitare gruppi di studenti che hanno necessità di studiare o organizzare altre attività. ( v. p.)
  • Potenziare le abilità di studio e prevenire l'abbandono della scuola, ma sopratutto ridurre eventuali disagi e combattere il bullismo. Entra nel vivo l'iniziativa nell'Istituto Tecnico “Satta” di Macomer, legata al progetto Tutti a Iscol@, con l'attivazione dello sportello di ascolto. Si tratta di un viaggio organizzato per il quarto anno consecutivo nel mondo degli studenti.
    «Vogliamo rispondere alle numerose richieste di insegnanti e dei genitori, che trovano sempre più spesso difficoltà nella gestione di problematiche comportamentali ed emotive dei ragazzi - dice il dirigente Massimo De Pau - quali la demotivazione, l'aggressività, l'incapacità di accettare le regole, il bullismo, l'ansia e la depressione». La psicologa Barbara Aresu aggiunge: «Lavoriamo sul campo, sfidando le diffidenze, ma ottenendo ottimi risultati. Facciamo parte integrante della scuola. Entriamo nelle classi e affrontiamo i vari argomenti, sopratutto il tema legato al bullismo».
    È stato quindi attivato lo sportello d'ascolto, spazio dedicato agli studenti, genitori e insegnanti che ne faranno richiesta. Si potranno prendere contatti direttamente con le psicologhe Barbara Aresu e Barbara Argiolas anche tramite WhatsApp. Il dirigente Massimo De Pau aggiunge: «Per poter raggiungere al pieno gli obiettivi si richiede la preziosa collaborazione dei genitori».
    Anche il Comune apprezza. «Lodevole l'iniziativa della scuola», commenta l'assessora all'Istruzione, Tiziana Atzori. «Per quanto riguarda il bullismo stiamo lavorando su più fronti. Non importa in quale modalità, l'importante è che nella partita gli adolescenti siano in qualche modo sempre in campo».
    Francesco Oggianu
  • Il cartello, esposto in alcuni scuole di Nuoro è chiaro e lancia l'allarme «e adesso basta, emergenza pidocchi!!» viene scritto a caratteri cubitali all'ingresso dell'istituto. Poi il messaggio prosegue «Cari genitori, controllate ogni giorni i capelli dei vostri figli. Ricordiamo che il trattamento andrebbe ripetuto dopo i 7 giorni» Negli ultimi giorni è cresciuta la preoccupazione in città per la diffusione nelle scuole dei parassiti che si annidano nella testa, provocando fastidiosi pruriti, con le insegnanti che, dopo aver avvisato i genitori, esasperate hanno affisso i cartelli fuori dagli istituti. Massaggio chiaro e forte. Un allarme più sociale che patologico, e quindi immotivato dal punto di vista clinico, a sottolinearlo è Francesco Fadda, responsabile pediatra della Assl di Nuoro. «I ragazzi devono essere solo controllati in maniera più accurata dai genitori, molte volte - denuncia questo manca, ma chi ha i pidocchi non è portatore di patologie» spiega. Un allarme sociale, secondo l'esperto, eccessivo.
    La soluzione è semplice, curativa ma non preventiva fa notare l'esperto. «Basta intervenire con i prodotti suggeriti dal pediatra, il giorno dopo il bambino può tranquillamente ritornare sui banchi di scuola». (f. le.)
  • Nell'era della globalizzazione, dei voli low-cost che accorciano le distanze, e dell'internazionalizzazione scolastica come opportunità di maturazione e crescita culturale degli alunni e dell'offerta formativa, centinaia di studenti nuoresi non potranno fare la gita scolastica fuori porta, causa mancanza di personale. Il divieto, perentorio e per ora irrevocabile, da cui sono esclusi solo gli alunni alla fine del ciclo scolastico, cioè quelli di terza media e quelli delle classi quinte elementari, è arrivato come un fulmine a ciel sereno sui ragazzini delle scuole elementari e medie Calamida e della Mereu.
    La comunicazione, inattesa, è giunta nei giorni scorsi durante una riunione straordinaria tra le maestre e i rappresentanti dei genitori in cui la dirigente scolastica ha annunciato l'annullamento dei viaggi d'istruzione delle classi delle scuole primarie e delle medie, a causa della «riduzione del personale in segreteria».
    Addio quindi ai ricordi della gita scolastica con la propria classe, ai ragazzi non rimane che tentare la socializzazione e la crescita magari tra un social e un'altro.
    Il taglio del personale i si ripercuote ancora una volta sull'offerta agli alunni, che nella scuola pubblica già sono costretti a portarsi la carta igienica da casa, a rinunciare durante le belle giornate a sgranchirsi le gambe durante la ricreazione nei cortili ricchi di insidie e ora devono rinunciare anche alle gite, molte già fissate in calendario. Il problema sarebbe tutto organizzativo, visto che la scuola ha perso due unità e questo, è stato spiegato ai genitori e ai loro rappresentanti, preclude l'organizzazione dei viaggi stessi in sicurezza.
    Una delusione per centinaia di bambini ma anche per le maestre che comunque pensano a una proposta alternativa in modo da rimediare in parte alla delusione di centinaia di bambini, soprattutto di tutti quelli che, non potendoselo permettere in famiglia, avevano nella gita scolastica l'unica opportunità di un'esperienza unica e irripetibile.
    F. Le.
  • Quattro studentesse del liceo Marconi-Lussu di San Gavino Monreale parteciperanno alla finale regionale del premio letterario dedicato al poeta Giacomo Leopardi.
    Due (Claudia Carboni e Ludovica Mura) sono studentesse del liceo scientifico e saranno guidate dalla professoressa Milena Atzori mentre le altre due finaliste, Sara Frongia e Giulia Lotta, sono della quinta B del liceo delle Scienze umane e saranno guidate dal docente di Lettere Luciano Aru.
    «Sono molto contento - rimarca quest'ultimo - per la partecipazione dei miei alunni a questo concorso letterario. Le due studentesse avranno modo di misurarsi con altri coetanei prima a livello regionale e poi speriamo anche a livello nazionale. Leopardi è uno degli autori più importanti della letteratura italiana apprezzato perché tratta di argomenti di estrema attualità».
    I riflettori sono ora puntati sulla finale regionale. Si svolgerà all'istituto tecnico industriale Marconi di Cagliari il primo marzo: in gara ci sono anche altri sei studenti provenienti da altre tre scuole superiori. La finale nazionale si terrà il primo giugno a Recanati, la città della provincia di Macerata che ha dato i natali al poeta. (g. pit.)
  • La Polizia postale e delle comunicazioni, in collaborazione con il ministero dell'Istruzione, dell'Università e dell'autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, ha tenuto, all'istituto comprensivo Bellavista, il convegno “Insieme per un internet migliore”. Due dibattiti distinti, la mattina per i ragazzi, la sera per i genitori. Presenti il dirigente della Polizia postale Francesco Greco, il dirigente del commissariato Fabrizio Selis, il direttore dell'Ufficio scolastico Francesco Feliziani, l'assessora alla Pubblica istruzione Elisabetta Cossu. L'obiettivo delle attività di prevenzione-informazione è insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi al cyberbullismo, alla violazione della privacy altrui e propria. (r. s.)
  • Centottanta secondi. Perché sì, una storia si può raccontare in tre minuti. Basta una bella idea per farla diventare un cortometraggio. È stata presentata ieri, nel foyer del Teatro Massimo, la terza edizione del Premio Centottanta, concorso cinematografico promosso da Moviementu - Rete cinema Sardegna, nato con l'obiettivo di promuovere i giovani filmakers sardi. Ma anche il confronto e lo scambio culturale tra chi vuole intraprendere il mestiere nel mondo del cinema e i professionisti del settore. Il concorso è aperto a tutte le produzioni senza distinzioni di genere, tema, formato e tecnica. Centottanta ha un solo vincolo: i progetti ammessi non dovranno superare i centottanta secondi di lunghezza.
    «Tre minuti sembrano pochi, ma nel cinema sono un tempo infinito», rassicura il regista Enrico Pau, vicepresidente di Moviementu. «Una sfida per chi ha un'idea, ma sopratutto un'occasione per chi muove i primi passi. Sono minuti preziosi e lo hanno dimostrato le precedenti edizioni». Nelle passate edizioni del 2017 e 2018 sono stati presentati 120 lavori. «Cosa ci aspettiamo? Che arrivino tanti film». Questa la speranza di Enrico Pau, che ricorda la missione della rassegna: «Vogliamo conservare la sua piccola natutra con l'obiettivo di dare spazio agli esordienti, far vedere il cinema anche come futuro di lavoro».
    Il concorso è organizzato in collaborazione con la Cineteca Sarda e Sardegna Teatro, partners della rassegna. E grazie al sostegno degli sponsor Indoru, Relive Communication, Cantina Castiadas.
    In palio ci sono due premi in denaro da cinquecento euro (Premio Moviementu) e mille euro (Premio Cineteca Sarda). Ma anche un un Footage Lab (Premio cineteca working), una residenza artistica messa a disposizione da Sardegna Teatroe la partecipazione alla Summer school di Filmidee al Camping Golfo dell'Asinara.
    La partecipazione è gratuita e il bando per presentare le opere scadrà il 31 luglio, per tutte le informazioni si può consultare il sito premiocentottanta.wixsite.com/contest. (c. i.)
  • I danni alle tele di Giuseppe Biasi, ormai, sono visibili anche a un occhio non esperto: le lesioni e i rigonfiamenti dovuti all'umidità, stanno progressivamente deteriorando le opere che, nel 1931, vennero realizzate dentro la sala d'attesa della Stazione ferroviaria di Tempio. Le pessime condizioni delle tele, sottoposte ai vincoli della Soprintendenza, come tutto l'edificio, erano state segnalate almeno tre anni fa. Ma ora la situazione è peggiorata, a causa di un'infiltrazione d'acqua. Di recente, la Soprintendenza avrebbe preso in seria considerazione lo spostamento delle opere d'arte. Un colpo durissimo per Tempio. Il presidente della Pro Loco, Tonino Pirrigheddu: «Abbiamo in carico alcuni servizi e cerchiamo di valorizzare l'immobile. I danni al tetto richiedono un intervento urgente dell'Arst, proprietaria della stazione. Siamo molto preoccupati, per le straordinarie opere di Biasi e per la conservazione dell'immobile, un pezzo di storia dell'Isola».
    Chicco Porcu, amministratore unico dell'Azienda regionale dei trasporti: «Per l'Arst, la Stazione di Tempio ha un grandissimo valore ed è inserita nel piano del Trenino Verde. C'è un progetto già pronto, che prevede un intervento di riqualificazione, per un valore di 500 mila euro». L'Arst, dunque, è pronta a intervenire, ma a Tempio dicono: fatelo subito. ( a. b. )
  • Preoccupazione a Paulilatino per la possibile chiusura a giugno del teatro Grazia Deledda. Il direttore artistico del Teatro Instabile, proprietario della struttura, è stato chiaro: se nessuno interviene, si chiude. Da oltre 4 anni non si riesce infatti a pagare il mutuo acceso per costruire il teatro e da più di un anno i dipendenti sono senza stipendio. Gli appelli lanciati in questi anni sono rimasti inascoltati e Aldo Sicurella è pronto a gettare la spugna. «La soluzione era stata trovata. La Regione aveva infatti promesso un finanziamento all'Unione dei Comuni per intervenire sul teatro ma, quando si è arrivati alla conclusione del discorso non se ne è fatto più niente. Voleva infatti che i Comuni utilizzassero i soldi della programmazione territoriale ma ogni singolo centro aveva le sue priorità. La Regione non ha quindi tenuto fede agli impegni presi con il nostro sindaco e con la stessa Unione dei comuni del Guilcier», accusa il vice sindaco Serafino Oppo. E la situazione a suo avviso non è facile. Oppo spiega infatti: «Non c'è soluzione, se non con un intervento pubblico, ma il Comune non ha le risorse. È chiaro che non si può andare avanti col solo costo dei biglietti».
    Difficile per il vice sindaco percorrere la strada ipotizzata da Sicurella, ovvero che qualche privato possa investire e salvare il teatro: «Una buona idea - dice - ma non la vedo percorribile nella nostra realtà». Il capogruppo della minoranza Paola Tolu da parte sua evidenzia: «Non conosciamo la situazione finanziaria del teatro nel dettaglio e che cosa è accaduto per arrivare a questo punto. A noi se il teatro dovesse chiudere dispiace moltissimo: sarebbe una perdita enorme per il territorio». ( a. o. )
  • È più che positivo il bilancio del 2018 per il sito nuragico di Santa Vittoria a Serri. Oltre quindicimila i visitatori hanno ammirato le rovine del sito che domina la giara del piccolo paese del Sarcidano, una delle aree archeologiche più importanti della Sardegna. Il sito, aperto tutto l'anno, è gestito dalla cooperativa L'Acropoli nuragica, che ha attivato negli anni diversi servizi. Disponibili guide e audioguide in più lingue, aree picnic, bar, book shop, parco giochi e un ampio parcheggio. Un pacchetto completo per i tanti turisti da tutto il mondo, che trovano l'accoglienza di una famiglia e la professionalità dei giovani che gestiscono il sito.
    Dopo gli ottimi risultati dell'anno appena trascorso, si guarda al futuro. «Lavoriamo ad altri progetti», ha detto Giorgio Angius, amministratore della cooperativa, «che riguardano le scolaresche in arrivo da tutta l'Isola: in particolare le nuove simulazioni di scavo e i laboratori di ceramica». Il Santuario nuragico è diventato il simbolo di una comunità. Grazie al Piano strategico territoriale, verrà recuperato uno stabile che diventerà un centro territoriale di raccordo per le attrattive della zona.
    Anche il Comune continua a investire risorse ed energie su questo patrimonio naturale. «Ci sono tanti nuovi progetti per il 2019», dice il sindaco Samuele Gaviano, «come la partecipazione al Tourisma che si svolge a Firenze a fine febbraio. Previste nuove campagne di scavo e iniziative culturali cui stiamo lavorando proprio in queste settimane».
    Il sito non è solo un patrimonio culturale da salvaguardare: ha una ricaduta economica importante, soprattutto per un piccolo centro come Serri. Gli operatori della cooperativa sono sette, quasi tutti ragazzi del paese. Ci sono tre strutture ricettive, due ristoranti e un agriturismo che lavorano soprattutto grazie ai turisti. Sono tutti a conduzione familiare, ma spesso vengono impiegate altre persone per far fronte alle tante richieste.
    Il movimento non riguarda solo Serri, ma tutto il Sarcidano e la Barbagia. Tanti turisti da qui si spostano per visitare la zona, con importanti ricadute anche per gli altri paesi. Intanto Santa Vittoria continua a volare alto: ai primi di marzo raggiungerà Berlino per rappresentare un territorio e tutta l'Isola.
    Sonia Gioia
  • Ventisette milioni di euro è la somma destinata dalla Regione all'Unione dei Comuni del Linas-dune di Piscinas e all'Unione dei Comuni del Terralbese, grazie all'accordo sulla programmazione territoriale siglato lo scorso 16 gennaio.
    Nel dettaglio, per il Comune di Arbus, gli interventi prevedono: 619 mila euro per la realizzazione degli itinerari tra storia e archeologia, le miniere di Ingurtosu, e l'ambiente di Piscinas. Il progetto di 140 mila euro è riservato a “Un mare per tutti”, che interessa l'accessibilità e fruibilità della spiaggia di Piscinas. L'itinerario turistico per 200 mila euro destinati alle colline, al mare, alla Casa del poeta, al villaggio turistico Torre dei Corsari, alle località Punta Calata Bianca e Su Pistoccu.
    Ci sono poi ancora 150 mila euro per lo scivolo di varo e alaggio nello stagno della frazione marina di Sant'Antonio di Santadi. Duecentomila sono inoltre riservati al cicloturismo panoramico, con una pista ciclabile e pedonale di quattro chilometri nel lungomare fra Gutturu 'e Flumini e Portu Maga. Infine novantun mila euro verranno utilizzati per un micro nido, 350 mila per l'impianto sportivo Santa Sofia, 300 mila per Montevecchio. (s. r.)
  • Cala il sipario sul teatro Grazia Deledda di Paulilatino. A giugno, se qualche privato non si farà avanti, il teatro del centro Sardegna chiuderà definitivamente i battenti. Ad annunciarlo con immenso dolore è Aldo Sicurella, direttore artistico del Teatro Instabile, ente proprietario e gestore del Deledda. In questi anni in più occasioni Sicurella ha messo in luce i problemi che quotidianamente si dovevano affrontare. Ha lanciato appelli, cercato di sensibilizzare le coscienze, ma ogni tentativo è caduto nel vuoto.
    E ora la situazione è sempre più critica: da oltre un anno gli 11 dipendenti sono senza stipendio e si è indietro di ben quattro anni con il pagamento delle rate del mutuo acceso per realizzare il teatro. Il direttore artistico mette sotto accusa la «cecità politica e l'incapacità di gestire l'emergenza economica per un progetto culturale così importante». E aggiunge: «Le difficoltà del teatro, nate con l'assottigliarsi dei contributi di Regione e Ministero, hanno impedito di far fronte agli impegni contratti con le banche per la costruzione del teatro». Aggiunge quindi: «Sto cercando di sollecitare l'opinione pubblica, ora invieremo una nota anche alla nostra mailing list. Tutti ci dobbiamo muovere perché il Grazia Deledda non chiuda. Si devono muovere i privati, la gente deve arrabbiarsi con la politica e dire che una struttura come questa non può di certo chiudere». Ed incalza: «La Sardegna ha bisogno di aprire nuovi teatri non di chiudere quelli che funzionano e attirano un gran pubblico. Un'attività incessante che ha portato nel cuore dell'Isola spettacoli di teatro, danza, musica, opera lirica, la stagione del Cedac, nell'ambito del circuito multidisciplinare, e la stagione di Teatro per Ragazzi, che proseguirà fino a giugno. Poi, se non si troverà qualche imprenditore lungimirante che creda nella produzione teatrale e culturale come volano per l'economia, si chiude». Il Grazia Deledda è stato inaugurato nel 2006 dopo che è stata portata avanti una grande opera di restauro di un vecchio salone parrocchiale. Negli anni ha ospitato artisti del calibro di Albertazzi, Cochi Ponzoni, Lutazzi, Venturiello, Poggi, Scaccia, compagnie internazionali ed opere come La Traviata, Il Barbiere di Siviglia, Madama Butterfly, Don Giovanni.
    Alessia Orbana
  • Se è vero, come ebbe a dire Napoleone Bonaparte, che bisogna avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette, c'è da scommettere, vista la grinta dei giovani aspiranti cronisti allievi del liceo delle Scienze umane Sebastiano Satta di Nuoro, che la libera stampa vede allevare i giornalisti giusti.
    «È commovente constatare con quanta meticolosità - dice Virginia Mariane, insegnante di italiano e latino, nonché artefice dell'esperimento di giornalismo a scuola - i miei studenti si siano innamorati dell'intrapresa di dar vita a un periodico che annualmente condensi, cristallizzandolo, lo spirito riformistico che li anima. È divenuta per loro una vera palestra di vita. Sono fiera dell'austerità e del fervore che hanno dimostrato: hanno maturato una solida coscienza critica e una capacità elaborativa di spessore, sia nelle ricorrenti riunioni di redazione, sia nelle ordinarie attività di ricerca e analisi».
    Non nasconde il suo entusiasmo la professoressa e ne ha ben donde. L'almanacco dato alle stampe nel luglio scorso ha ottenuto il primo premio nazionale assegnato nel 2018 da Alboscuole: un sodalizio (www.associazionenazionalegiornalismoscolastico.it) che promuove la valorizzazione dell'editoria scolare. Un riconoscimento - in ex aequo con altri 99 - conseguito grazie al pregio contenutistico dell'annuario, arricchito da un raffinato dossier sulla figura del partigiano Pietro Borrotzu, un approfondimento etico sul tema della pace e un esauriente excursus sulle attività dell'istituto.
    «La cerimonia di premiazione è prevista per il 10 aprile a Pescara. Aldilà della mera gratificazione, ciò che mi inorgoglisce - prosegue Virginia Mariane - è che il liceo Satta sia stato inserito nell'albo d'oro in qualità di editor di uno dei 100 migliori giornali scolastici italiani. Onorandoci altresì di un privilegio non da poco; ci è stata offerta l'opportunità di poter pubblicare su un giornale on line: uno strumento 2.0 molto apprezzato dagli alunni».
    Non paghi del risultato conseguito, i giovani cronisti, non essendo soliti abbandonarsi né a facili entusiasmi né ad autocelebrativi festeggiamenti, hanno messo nel mirino l'edizione 2019 del concorso nazionale Alboscuole. Non si accontentano, fanno sul serio e vogliono dimostrare che il loro amore per l'informazione è tutt'altro che un fuoco di paglia: stanno infatti già lavorando a un accurato focus storico sui testimoni della Shoah. «Il reportage sull'Olocausto impreziosirà il prossimo numero cartaceo che vedrà la luce nel mese di giugno. Sarà la settima edizione de “L'Informatore Sardo” e sono fiduciosa che riuscirà per l'ennesima volta a tenere alto il buon nome della scuola a livello nazionale».
    E se a coltivare questa speranza è la neocavaliere del giornalismo scolastico Virginia Mariane, eletta da Alboscuole per meriti sul campo, per gli epigoni del liceo Satta già si pregusta il soave aroma di una prossima vittoria.
    Claudio Serpico
  • Per il 2019 sono tante le attività in programma al Murats, il Museo unico regionale dell'Arte tessile sarda. Nei giorni scorsi sotto la lente di ingrandimento dell'esecutivo Demelas sono passati sia il rendiconto delle proposte messe in campo lo scorso anno sia le novità che scandiranno quello in corso. Diverse le mostre in programma. «Due coinvolgeranno alcuni creativi e designer sardi che utilizzeranno la tessitura per comunicare la propria visione artistica, affrontando anche una serie di tematiche sociali del nostro tempo - spiega il direttore del museo Baingio Cuccu - La tessitura verrà utilizzata come forma di comunicazione sociale, una rilettura dell'utilizzo dell'iconografia per arrivare a tutti».
    Ci sarà quindi la mostra antologica sul tappeto sardo. Intende raccontare la storia del tappeto in Sardegna riunendo in un unico evento manufatti di tutti i centri dell'Isola che hanno avuto una storia tessile. «L'intento è riscoprire una parte della produzione tessile che ha fatto la storia di questa produzione, a partire dalle prime collaborazioni e cooperazioni tra artisti, designer, creativi e artigiani. Una parte dell'esposizione sarà dedicata a queste sperimentazioni che hanno dato la possibilità di sondare nuove modalità di raffigurazione dell'iconografia tradizionale diventando in seguito icone», aggiunge Cuccu.
    In programma una mostra in collaborazione con il progetto "Andando via. Aspettando Grazia Deledda". Il Murats ospiterà un'esposizione di tappeti che verranno realizzati in questi mesi. E poi la biennale della fiber art. «Il progetto - prosegue Cuccu - vuole mostrare le sperimentazioni più interessanti del settore tessile in cui artisti, designer e architetti sardi e non esporranno opere, progetti o installazioni». Infine in cantiere il progetto "Collezione tessile Banco di Sardegna". Per quel che riguarda il 2018 quanti hanno visitato il Murats hanno avuto modo di ammirare una serie di proposte. Il 2018 si era aperto con la mostra "Segni" di Giovanni Carta. Quindi spazio a "Punti di vista-Sperimentazioni tessili". In questo caso è stato portato avanti un progetto con il liceo artistico Figari di Sassari. Poi da luglio a settembre ad arricchire le sale del Murats era stata la mostra “Trasfigurazioni” di Maria Jole Serreli.
    Alessia Orbana
  • L'odore della vernice impregna ancora le stanze in cui, sino a non molto tempo fa, si svolgeva la politica provinciale. E fuori, sotto i portici, sono stipati gli arredi di quella che sembra un'era lontana. È la prova dei lavori in corso per il trasferimento a Carbonia di una costola dell'Università di Cagliari, corsi misti con lezioni in e-learning (al pc) o con docenti in cattedra.
    L'attesa
    A tre mesi dall'annuncio in grande stile a Cagliari, le lezioni non sono ancora partite anche se, l'Ateneo cagliaritano e la Provincia Sud Sardegna (che da tre anni è diventata erede, assorbendola, della Provincia di Carbonia-Iglesias) ammettono che è questione di poco. L'Università è rimandata a fine febbraio? Può essere, perché la parola, per il momento, è ancora agli operai. Quelli della Provincia, asserisce il commissario Mario Mossa, «hanno praticamente finito il loro lavoro». È consistito nel rendere agibile parte della sede storica di via Fertilia in cui nacque la vecchia Provincia e che ospita ancora gli operai della società in house per manutenzioni e servizi. «Proprio aver avuto in loco gli operai della nostra società - spiega Mario Mossa - ci ha permesso di giocare in casa perché hanno eseguito la manutenzione dei locali compresa la tinteggiatura». La presenza di sedie e banchi sotto il porticato principale («Può essere che servano per altre nostre sedi», dice Mossa), l'assenza (magari sarà una banalità) anche della targa che indica l'Università e la necessità di portare a Carbonia i nuovi arredi che l'Ateneo ha acquistato, rivelano che il traguardo sarà pure all'orizzonte, ma non è raggiunto.
    Ultimi atti
    L'ultimo tassello, fa sapere l'Università di Cagliari guidata dal rettore Maria Del Zompo, verrà incastrato fra lunedì o martedì prossima quando in Giunta regionale passerà l'atto che autorizzerà, per la connessione on line finalizzata alla lezioni, l'utilizzo della rete telematica regionale. Dopo di che, il trasporto degli arredi e l'inizio delle lezioni. Verranno ospitate 50 postazioni telematiche che consentiranno agli studenti del Sulcis Iglesiente di seguire on line cinque corsi di laurea già attivi nel capoluogo. Potranno frequentare i corsi triennali in Scienze Comunicazione (in e-learning), e quattro corsi in modalità mista con lezioni frontali e e-learning: cioè Amministrazione e Organizzazione, Beni culturali e spettacolo, in Economia e gestione Aziendale e Ingegneria elettronica, elettrica e informatica. «L'inizio di un percorso - ha voluto confermare il rettore - per dare agli studenti del Sulcis la possibilità di seguire corsi importanti e apriamo un presidio nel territorio». Presidio che, sino ad alcuni anni fa, era attivo anche a Iglesias, Monteponi, con Scienza dei materiali. Esperienza che durò circa dieci anni per problemi logistici e penuria di fondi. Ma con l'esperienza di Carbonia, il Sulcis attende un nuovo piccolo avamposto.
    Andrea Scano
  • L'università di Cagliari partecipa a PhilHumans, una “Innovative training network” ideata da Philips per la mobilità di otto dottorandi. L'ateneo del capoluogo gestirà direttamente il budget di un dottorando in informatica e ingloberà anche il dottorando di economia. L'opzione sarà sviluppata in modo rafforzato con il Crea UniCa: il dottorando dovrà occuparsi di piazzare sul mercato le varie tecnologie che verranno sviluppate all'interno del progetto. Mentre sette dottorandi si occuperanno di informatica e, in particolare, di tecnologie di Intelligenza artificiale.
    L'intesa va dalla supervisione di due dottorandi stranieri alle implicazioni industriali insite nelle ricerche al posizionamento delle idee sui mercati. «Con il Crea saremo centrali nel supporto alle imprese, nelle indicazioni e negli spunti nati dalle nuove tecnologie da trasferire su varie dimensioni operative e aziendali», spiega Maria Chiara Di Guardo.
  • Cocci di anfore e vasi, probabilmente risalenti all'epoca neolitica, e non solo. In uno zaino, all'interno di una valigia pronta per essere imbarcata in uno degli aerei in partenza dall'aeroporto di Elmas, nascosti tra pietre e sabbia c'erano anche dei fossili. La scoperta è stata fatta dagli addetti alla Security dello scalo cagliaritano. Ma soltanto quando sono intervenuti i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Cagliari e gli esperti della Soprintendenza archeologica si è avuta la certezza che qualche turista straniero stesse tentando di rubare reperti antichi, probabilmente portati via da qualche sito archeologico, come quello di Nora.
    Il ritrovamento
    La scoperta è stata fatta la scorsa settimana. La presenza di ombre, apparentemente pietre, nei controlli con lo scanner ha portato al sequestro di uno zaino e di un contenitore in cartone a due turisti stranieri in partenza dall'aeroporto di Elmas. «Siamo stati avvisati dalla Sogaer», spiega il maggiore Paolo Montorsi, comandante dei carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale, «recuperando così lo zaino e il contenitore con dentro gli oggetti. Inizialmente si pensava fossero pietre magari portate via da qualche spiaggia o lungo la costa. Il nostro controllo ha permesso di scoprire che si trattava di una trentina di reperti archeologici e fossili». Da un primo esame di un archeologo e di un paleontologo della Soprintendenza si tratterebbe di resti particolarmente antichi.
    Le indagini
    Alcuni pezzi avevano anche dei numeri, come se fossero già stati repertati. «Nello zaino», aggiunge Montorsi, «c'era una targhetta con la scritta Nora. Per questo nei prossimi giorni effettueremo un sopralluogo nell'area archeologica del Comune di Pula per capire se alcuni reperti possano essere stati portati via da lì». I reperti potrebbero essere stati portati via direttamente da uno o più siti archeologici, da un'area di scavi o da qualche centro di studi e ricerca. «Attualmente non abbiamo ricevuto denunce riconducibili a questo ritrovamento», evidenzia il comandante del nucleo speciale dei carabinieri. «Riteniamo difficile che si possa trattare di ritrovamenti portati via da qualche scavo clandestino. Le indagini sono appena iniziate».
    I turisti
    Anche l'identificazione dei ladri di reperti archeologici e di fossili deve ancora essere fatta. Gli investigatori analizzeranno i filmati degli impianti di videosorveglianza dell'aeroporto di Elmas per risalire al momento del sequestro dello zaino. Non sospettando minimamente che si potesse trattare di resti di anfore e vasellame antico non era scattata alcuna denuncia al momento dei controlli sui bagagli. Nello zaino però sono state trovate delle cartine geografiche in una lingua straniera e altri elementi che hanno portato all'individuazione della nazionale dei turisti. L'inchiesta dunque è solo nella fase iniziale.
    La segnalazione
    A dare la notizia del ritrovamento, definito «eccezionale», è stata la pagina Facebook “Sardegna Rubata e Depredata”, curata dagli addetti alla sicurezza degli aeroporti di Cagliari, Olbia e Alghero. Le segnalazioni di furti di sabbia, pietre e conchiglie (ma che vengono intercettati durante le operazioni di controllo sui bagagli pronti per essere caricati sugli aerei) sono costanti ma questa volta i vigilantes si sono imbattuti in reperti archeologici «nascosti in una busta e in uno zainetto insieme a sassi e sabbia».
    Matteo Vercelli
  • Via dalle aule i banchi, le sedie, le bacheche e i vecchi armadi per far posto ai nuovi arredi progettati per le esigenze degli alunni di tutte le scuole. È il piano delle Giunta comunale di Villaputzu, per garantire agli studenti un istituto moderno ed efficiente. Un piano (la gara d'appalto è stata appena aggiudicata) finanziato con i fondi regionali “Iscol@” che riguarda il rinnovo dell'asilo e delle scuole di primo e secondo grado.
    «Nella scuola per l'infanzia», ha detto l'assessore alla Pubblica istruzione Denis Piras, «verrà realizzato uno spazio morbido destinato alle letture e al relax, dotato di scaffalature basse che rendano accessibili i libri anche ai bambini più piccoli. Lo spazio sarà modulabile per consentire diversi utilizzi». Nella scuola primaria, invece, «una delle novità riguarderà le attività di laboratorio e le esibizioni degli alunni», ha aggiunto Piras: «Sarà predisposto un palco smontabile per recite e piccole esibizioni». L'assessore spiega che «tutte le scelte sono state fatte con l'istituzione scolastica e rispondono alle esigenze emerse dalle nuove metodologie didattiche che l'istituto sta portando avanti».
    La spesa complessiva è di 180mila euro. «Stiamo investendo nella nostra scuola e nella formazione», ha detto il sindaco Sandro Porcu, «perché crediamo molto nei nostri giovani. È necessario contrapporsi alla povertà educativa ed economica con una forte crescita sociale e culturale del nostro paese, che passa attraverso la scuola e l'istruzione».
  • È un vero e proprio allarme: a settembre 2019 più di 1.000 cattedre di ruolo in Sardegna rischiano di rimanere scoperte (oltre 100mila in tutta Italia) e, ancora una volta, saranno assegnate ai docenti precari.
    Il pericolo
    A 8 mesi al prossimo anno scolastico, ecco il pericolo che si rovescia sulla scuola per il combinato disposto di una serie di fattori, alcuni prevedibili (lo svuotamento delle graduatorie da concorso e di quelle a esaurimento) altri inevitabili (i pensionamenti), altri conseguenze di recenti iniziative del governo (quota 100).
    L'assemblea
    La denuncia è della Flc-Cgil che ha convocato a Cagliari un'assemblea con i precari e lanciato un piano straordinario di stabilizzazione. «Una simile situazione», spiega Francesca D'Agostino, della Flc-Cgil Cagliari «non assicura il pieno diritto allo studio e mortifica le professionalità del personale scolastico condannandolo a una continua precarietà». Il buco già nel 2018: 800 posti e sempre più precari. Già a settembre dello scorso anno, nonostante il Mef avesse autorizzato 1.704 immissioni in ruolo in Sardegna, l'Ufficio scolastico regionale ha potuto effettuarne appena 900. Mancavano i candidati e così sono rimaste scoperte 800 cattedre (assegnate poi ai precari, imprescindibili per il funzionamento della scuola ma che lo Stato continua a non stabilizzare). Possibile? Sì, perché per le classi di concorso più richieste (a partire da matematica alle medie) le graduatorie a esaurimento sono state svuotate con il piano di assunzioni varato dal governo Renzi. Ora, se a queste cattedre, che la Flc ipotizza rimarranno scoperte anche a settembre, si aggiungono i pensionamenti e coloro che usufruiranno della quota 100, il “buco” è di oltre mille cattedre di ruolo, con una moltiplicazione del precariato.
    La proposta
    Eppure, uno degli impegni del Governo era proprio il superamento del precariato nella scuola. «L'esecutivo ha disatteso il patto che prevedeva una fase transitoria e continua a mortificare la nostra esperienza professionale», dice Maria Paola Vacca, 54 anni, docente precaria di Lettere, quest'anno con una cattedra di sostegno. «È frustrante», le fa eco Valentina Del Rio, 42 anni, insegnate precaria di matematica e fisica a Quartu. «Dopo tanti corsi di specializzazione, master, una continua formazione pagata di tasca, i precari non vengono stabilizzati».
    La proposta della Fcl per il nuovo reclutamento è, in via transitoria, «l'assunzione a partire da settembre 2019 del personale abilitato e non abilitato con 36 mesi di servizio», spiega Massimiliano De Conca, del centro nazionale della Flc. Inoltre, «la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili, compresi i posti assegnati in deroga sul sostegno e in organico di fatto, la formazione del personale non abilitato e la pianificazione di concorsi biennali sui posti disponibili su base regionale».


  • «Sono le fotografie che mi ricordano le cose, perché io sto perdendo la memoria. Avevo dimenticato queste due scatole. Le ho prese, le ho aperte, ho cominciato a guardare i provini e c'erano fatti e persone “svaniti”, che mi sono ritornati. La fotografia recupera il tempo, lo spazio, le sensazioni. Recupera tutto».
    Il mondo di Cecilia Mangini non cambia. Lineare, sempre ancorato alle lenti di un obiettivo. Ancor di più in “Le Vietnam sera libre”, documentario realizzato con il regista Paolo Pisanelli, capolavoro che sarà svelato a Nuoro e che racconta di una guerra, della memoria che si fa fragile, di una sfida contro il tempo che passa. Macchina da presa o fotocamera non fa differenza. La più grande documentarista italiana non modifica la prospettiva, sebbene i 92 anni siano lì, a un passo. La sete di curiosità è inscalfibile, così come la voglia di narrare. Di insegnare ai giovani. Ecco perché da domani sarà nel capoluogo barbaricino, per tre giornate di workshop (“Filmare una persona, un luogo”) organizzate dall'Istituto superiore regionale etnografico.
    Filmare il reale è la sua missione, da sempre: perché
    «Perché è qualcosa che scorre sotterraneo. Permette alle persone di capire, di porsi delle domande. Di cambiare opinione, talvolta».
    Il cinema del reale è spesso snobbato o sottovalutato?
    «Il reale porta sempre a ragionare. Oggi la gente si fa troppo spesso incantare da convinzioni errate. Non scava, non ragiona: non cerca di comprendere davvero quale sia la realtà dei fatti».
    Il documentario ha enormi potenzialità. Bisognerebbe investire maggiormente su questa variante cinematografica?
    «Credo proprio di sì. Il cinema del reale aiuta a capire in che modo si muove il mondo».
    In tanti le riconoscono un grande merito: aver cambiato il linguaggio dei documentari di casa nostra. In cosa pensa di avere innovato?
    «Non credo di aver innovato granché. Dopo la guerra, dopo il fascismo, sono arrivati i film neorealisti, quelli di De Sica e Rossellini. Sono i lavori che ci hanno salvato. Sì, insieme ad altri documentaristi, ritengo di essere stata salvata anch'io».
    Quali caratteristiche non devono mai mancare in un buon documentario?
    «Il documentario deve sempre riuscire a scoprire qualcosa di nascosto. Qualcosa che serve a tutti, indistintamente».
    Che rapporto ha avuto con la macchina da presa?
    «Senz'altro meraviglioso. Purtroppo oggi non esistono più, ci sono le telecamere: non è la stessa cosa. Prima si chiamavano solo gli operatori con cui ci si intendeva al volo. Ho la grande fortuna di conoscere il regista Paolo Pisanelli e posso ancora realizzare lavori dove siamo io e lui. Per me è importante».
    Cinema e televisione: due mondi che conosce bene. Cosa apprezza del piccolo schermo?
    «La televisione dovrebbe essere il cinema del reale per tutti. Purtroppo, non lo fa sempre: anzi, lo fa molto raramente. Resta sempre una platea immensa, composta da milioni di persone. Trovo sia assai rilevante».
    “Le Vietnam sera libre” (Il Vietnam sarà libero): un lavoro a cui è particolarmente legata. Oggi vede la luce, più attuale che mai?
    «Il colonialismo buono non esiste. È evidente dappertutto. La schiavitù di un tempo è scomparsa, però oggi si costringe ancora le persone a vivere in uno stato di povertà, soprattutto culturale».
    Cecilia Mangini e la Sardegna: un legame forte, duraturo. Come nasce?
    «Sono venuta in quest'Isola meravigliosa nel 1966, per la prima volta. Dovevo girare dei documentari per l'Anas, sulla Carlo Felice. Da subito ho avuto una passione travolgente, mi ha spinto a ritornarci con costanza. Mi è sempre piaciuto raccontare questa terra così ricca, così complessa. Un innamoramento, altro che Maldive».
    Tre giornate, a Nuoro: occasione di confronto sul cinema. Cosa dire ai giovani?
    «Di avere pazienza, di crescere in modo graduale. Mi auguro di essere all'altezza delle loro aspettative».


  • Quattro milioni e 400 mila euro: a tanto ammontano le risorse per cambiare la scuola. Entro il 2021 gli studenti di Samugheo e del territorio avranno una scuola proiettata sul futuro come previsto da Iscol@, il piano straordinario promosso dalla Regione.
    Verranno accorpate in un unico edificio le elementari e le medie, sistemata l'ex cantina sociale per fare i laboratori, creato uno spazio aperto, costruita una palestra che sarà collegata con l'area sportiva.
    Ieri a Samugheo per presentare l'intervento è arrivato il presidente Francesco Pigliaru. Prima un tour a scuola, all'ex cantina e nell'area sportiva, quindi la presentazione del progetto (alla presenza degli alunni) al Murats. «È una delle 24 nuove scuole che sono state progettate con fondi della Regione, con protagonismi locali perché bisogna parlare con il territorio - ha detto il presidente - Abbiamo bisogno di scuole migliori, capaci di aiutare l'intero territorio a pensare al proprio futuro. Il progetto di Samugheo è molto bello, credo che si possa fare un campus collegando vari edifici. Diventa elemento di vitalità di tutta la comunità e del territorio».
    Il Comune ha accolto con entusiasmo l'iniziativa di Iscol@, stanziando dal proprio bilancio 400 mila euro. «È un progetto importante anche per le comunità vicine. Già i bambini di Allai vengono a frequentare la nostra scuola ma contiamo che anche gli altri paesi limitrofi lo facciano - afferma il sindaco Antonello Demelas - Stiamo creando un polo scolastico di eccellenza. Diventerà un campus in cui ci si starà mattina, pomeriggio, sera e nel fine settimana per fare anche tante iniziative culturali e sportive. Il progetto prevede l'ampliamento della scuola nella struttura dell'ex cantina in cui realizzeremo i laboratori e gli spazi per le attività ricreative. Ci sarà poi il completamento degli impianti sportivi».
    Sono stati poi i progettisti (un raggruppamento di Cagliari) a spiegare nel dettaglio il progetto, proiettando anche le immagini di come sarà la scuola in futuro: «L'obiettivo era mettere a sistema, collegare gli spazi aperti (previsto anche un orto botanico) con quelli chiusi. Anche le aule saranno collegate fra loro».
    Progetto promosso dal dirigente scolastico Luca Tedde: «La nuova scuola offrirà ai nostri alunni uno spazio per l'apprendimento di qualità. Puntiamo a migliorare la metodologia di insegnamento con una didattica maggiormente laboratoriale che coinvolga attivamente gli alunni».


  • Una scuola a misura di bambino. La Giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per la manutenzione straordinaria e la sistemazione della scuola primaria di viale Europa.
    I lavori più urgenti (prevista una spesa di 10 mila euro) sono già stati assegnati: verranno realizzati dalla ditta Edil Proget di Tertenia. L'obiettivo è rendere più accogliente i locali per l'istruzione dei ragazzi con una serie di interventi finalizzati alla coibentazione e al risparmio energetico dell'intero edificio che ospita elementari e medie (aule e spazi per l'aggregazione dei ragazzi).
    Il progetto prevede anche l'impermeabilizzazione delle coperture del parapetto che divide il terrapieno del beach volley dal campo di basket. Il Comune ha ottenuto dalla Regione, attraverso l'adesione al programma “Scuole del nuovo millennio” del bando Iscol@, un finanziamento di 60mila euro per completare i lavori di valorizzazione degli edifici scolastici per i quali non è stato possibile intervenire con i fondi degli anni precedenti (500mila euro in totale).

  • Antonio ha cominciato così: una fuga virtuale dalle sbarre, quasi a dimenticarsele. Poi una pagina ha tirato via l'altra, il tutor magari era quello giusto.Tre anni dopo è quasi laureato, in Agraria. Condannato a trent'anni di carcere, ora collabora con una comunità. È solo uno di una lunga serie, oggi la casa circondariale di Bancali registra la cifra record di 50 detenuti-universitari.
    La facoltà più gettonata è Agraria, seguita, paradossalmente, da Giurisprudenza. Conoscere il diritto, quello stesso che li ha portati dietro le sbarre. La maggior parte dei detenuti-studenti sono sottoposti al regime di massima sicurezza, il 41 bis.
    Orgogliosi
    Un successo, per il Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Sassari (PUP), al quinto anno di attività. Soddisfatto Emmanuele Farris, delegato del Rettore. 50 studenti, 29 sono nuovi immatricolati. «Per la prima volta siamo presenti in 5 istituti penitenziari sardi - con Oristano che si aggiunge ad Alghero, Nuoro, Sassari e Tempio - e in 3 istituti peninsulari (Asti, Cuneo, Udine). Abbiamo studenti in tutti i circuiti di detenzione». Scelgono soprattutto Agraria, Giurisprudenza, Storia e Scienze umanistiche e sociali.
    41 bis
    530 detenuti, 90 sono i 41 bis, 20 sono estremisti islamici, 40 sono detenuti protetti (i sex offender , accusati di omicidi a sfondo sessuale, pedofili), solo 15 le donne. Il resto sono detenuti comuni, piccoli criminali, grandi disagi, spesso con un passato di tossicodipendenza. Tra questi ultimi, purtroppo, nessuno studente.
    Il cappellano
    Don Antonio Galìa conosce bene la realtà di Bancali. «Non posso che essere contento di vedere entrare la cultura in carcere; per molti detenuti la soluzione non è certo stare là dentro. Dispiace che il messaggio passi col contagocce proprio ai detenuti comuni».
    L'accesso all'università e alla scuola è infatti più caratteristica dei 41 bis, i murati vivi, così li chiamano. Non disturbano, non procurano fastidi, per loro solo una visita al mese. Sono soprattutto loro a iscriversi all'università penitenziaria.
    Il rettore
    Cinquanta iscrizioni, un record. Ma per il Rettore Massimo Carpinelli «l'Università di Sassari non considera i 50 iscritti un punto di arrivo, ma un punto di partenza», in sinergia con gli altri 28 atenei italiani che realizzano attività di didattica in ambito penitenziario.

  • «“La memoria rende liberi”. Non dobbiamo mai dimenticare che gli esseri umani sono capaci di generare i mostri che portano al genocidio di interi popoli. Dobbiamo coltivare il ricordo di quanto è successo con tenacia, costanza, passione civile. Perché l'Europa è ancora percorsa da fantasmi spaventosi che individuano in alcune persone il capro espiatorio dei problemi sociali del mondo contemporaneo. La Sardegna, l'Italia, sono luoghi tradizionalmente ospitali per chi arriva da lontano. Ricordiamolo sempre, lavoriamo perché ciascuno e ciascuna di noi si ricordi chi è, nel profondo della propria coscienza». Così il presidente della Regione Francesco Pigliaru su Facebook.
    Anche il presidente del Consiglio comunale di Cagliari Guido Portoghese ha ricordato la Shoah: «Sono passati 74 anni da quando le truppe dell'Armata Rossa liberarono e scoprirono gli abomini del campo di Auschwitz. Nonostante il tempo che passa, il Giorno della Memoria continua a essere indispensabile oltre che per ricordare le vittime anche per ricordare a tutti noi quanto poco ci voglia a diventare inumani».
    A Olbia, l'assessora alla Cultura Sabrina Serra ha sottolineato: «Vogliamo continuare a ricordare questi periodi della nostra storia, con gli studenti e con i cittadini, perché quelle tragedie siano oggi un monito per le coscienze di tutti, affinché fatti del genere non accadano più». Mercoledì alle 18.30 al Museo Archeologico si terrà l'evento “Oltre il filo spinato”, racconti, momenti musicali dal vivo e foto d'epoca.
  • Un nuovo passo avanti, nella creazione del Distretto Velico di Cagliari. L'amministrazione comunale ha adottato la variante urbanistica, passo necessario per l'avvio del progetto che trasformerà Marina Piccola nel polo degli sport velici e nautici.
    Se i sessanta giorni di di pubblicazione sul Buras dovessero trascorrere senza osservazioni, si darà seguito a un processo di radicale trasformazione dell'area, da sempre valvola di sfogo per gli appassionati di vela e altre discipline legate al mare.
    Da un lato, il progetto punta a riordinare e riorganizzare le concessioni dei circoli velici operativi nella zona. Dall'altro, a riqualificare gli spazi pubblici di Marina Piccola, per renderli sempre più funzionali e accoglienti. Tra gli interventi previsti, la creazione della Piazza degli Arcipelaghi, antistante viale Marina Piccola, la sistemazione degli spazi pubblici, la possibilità di realizzare di una tensostruttura per la copertura temporanea dell'anfiteatro all'aperto. Per la Città della Vela, non si escludono nuove volumetrie che accolgano ulteriori servizi.
    Parola di presidente
    «Fin dall'inizio di questo percorso, la federazione ha dato un contributo per individuare le principali linee di intervento e, con la variante, l'amministrazione fa un passo importante nel veicolare all'interno della programmazione urbanistica l'attività sportiva già in svolgimento», commenta Massimo Cortese, presidente della III zona di Federvela, «si sta facendo un ottimo lavoro nell'integrazione della visione della città, con le esigenze dei cagliaritani che fanno vela e che potranno praticarla in un luogo organizzato e pensato per loro: i circoli disporranno di spazi e volumi adatti per svolgere le attività, per il rimessaggio, infine per accogliere spogliatoi, aule didattiche, oltre a usufruire di spazi comuni ripensati per una fruizione ottimale». In prospettiva, la creazione del Distretto Velico «potrà anche», aggiunge Cortese, «aumentare le quotazioni di Cagliari per ospitare eventi internazionali e gli allenamenti invernali delle squadre di tutto il mondo».
  • Tre milioni di euro per laboratori sperimentali, con l'obiettivo di migliorare l'inclusione sociale e l'apprendimento degli studenti sardi in condizioni familiari e sociali di svantaggio.
    Su proposta dell'assessore alla Pubblica istruzione Giuseppe Dessena la Giunta regionale ha destinato 3 milioni di fondi Por Fse 2014-2020 a nuovi progetti per le categorie più deboli, in continuità e a supporto di quelli già avviati di “Tutti a Iscol@” (linea C).
    La proposta è quella di attivare dal prossimo anno scolastico un intervento di presa in carico e accompagnamento educativo - spiega una nota - finalizzato a fornire sostegno concreto ai nuclei familiari svantaggiati, coinvolgendo attivamente tutti i soggetti che, costituiti in Partenariati sociali, si occupino dei ragazzi e dei familiari, combattano le forme di discriminazione, violenza, bullismo, disturbi dell'apprendimento e disagio socio-economico. «I beneficiari degli interventi - precisa Dessena - saranno infatti i partenariati sociali costituiti da soggetti del Terzo settore, che avranno il ruolo di capofila, e due Autonomie scolastiche statali: scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado. L'auspicio è che aderiscano fortemente all'iniziativa anche i Comuni, i Plus, le Asl, le Università, gli Enti di ricerca, le associazioni culturali e sportive».
    I laboratori dovranno avere una durata minima di 12 mesi e massima di 24 mesi.
  • Hanno sciolto il sit-in poco prima di mezzogiorno, gli operatori dello spettacolo, abbandonando il presidio davanti ai cancelli di Villa Devoto dopo aver avuto le rassicurazioni del presidente Pigliaru e della Giunta per una soluzione celere sul criterio di assegnazione dei contributi regionali. Un incontro celere ma proficuo che ha dato una speranza alle centinaia di lavoratori che fanno capo alle sigle Cosass, Animas, Dmts, Assoartisti, Sardinia jazz Network e Agis Musica Sardegna, organizzazioni che rappresentano di fatto il novanta per cento degli operatori della cultura nell'Isola.
    Le opportunità
    Motivo della protesta, il doppio canale di finanziamento: da una parte la partecipazione ai bandi della legge 56, dall'altra la concessione di fondi con gli emendamenti nella legge finanziaria annuale proposti da alcuni consiglieri. «Un sistema iniquo e poco trasparente - sostengono Giulio Landis di Cosass, Monica Pistidda di Animas, Vincenzo De Rosa di Dmts, Virginia Siriu di Assoartisti, Giuseppe Giordano di Sardinia jazz Network e Piero Marras di Agis Musica Sardegna - che ha permesso ad alcuni operatori di ottenere un doppio contributo per la stessa attività». A discapito di chi, non avendo santi in paradiso, deve dimenticarsi la strada proficua ma “ingiusta” degli emendamenti.
    La soluzione
    I tempi per risolvere il caso-contributi sono piuttosto scarsi. Le elezioni regionali alle porte potrebbero costituire un impedimento per l'esecutivo uscente. Alla delegazione ricevuta ieri verso le undici è stato promesso il massimo impegno per approvare la delibera dell'assessore ai Beni culturali, Giuseppe Dessena, con cui si impedirebbe alle associazioni che ottengono contributi tramite emendamento in finanziaria di partecipare anche ai bandi regionali per le stesse attività.
    L'ipotesi
    Il documento sarà vagliato nei prossimi giorni. «Durante l'incontro - spiegano gli operatori - sono stati evidenziati gli aspetti tecnici e legali. Salvo impedimenti, la delibera potrà essere approvata nella prossima riunione di Giunta». È stato il presidente Francesco Pigliaru a ipotizzare una regolamentazione con decreto legge. Parola d'ordine, per gli operatori sardi dello spettacolo sono equilibrio e trasparenza. Uniche carte da giocare per garantire la costruzione di percorsi culturali anche nei centri minori e più periferici.
  • Sarà una scuola completamente rinnovata quella che fra due anni conosceranno i bambini del Barigadu che frequentano a Neoneli le elementari. Un istituto diffuso dove gli spazi acquistano un nuovo significato e la scuola si apre al territorio.
    Il progetto della scuola del futuro per gli alunni di Neoneli, Ardauli, Ula Tirso e Nughedu Santa Vittoria, “M'imparas tue, Barigadu”, è stato presentato ieri alla presenza del presidente della Regione Francesco Pigliaru. Quella di Neoneli è infatti una delle 24 scuole sarde che cambierà volto grazie ai finanziamenti di Iscol@. A Neoneli arriveranno un milione e 500 mila euro ma il Comune interverrà con ulteriori 400 mila dal proprio bilancio.
    «Crediamo fortemente in questa iniziativa e alla critiche di chi ci dice che questa è una cifra importante per un paesino di 700 abitanti rispondiamo che gli studenti del Barigadu hanno gli stessi diritti degli altri ad accedere ad una formazione di qualità», ha spiegato il sindaco Salvatore Cau. «Quella che vogliamo è una scuola dove si va contenti, dove si impara anche giocando. Vogliamo una scuola nuova e per averla occorre anche un'architettura nuova. La scuola è la condizione necessaria per combattere lo spopolamento e su questo ci siamo concentrati. Ci vogliono scuole buone perché le famiglie decidano di rimanere in un posto. Questa è una scuola che riguarda un intero territorio. Con Iscol@ abbiamo investito 370 milioni di euro, il più grande investimento su questo settore fatto in Italia», ha detto Pigliaru.
    Per lui accoglienza in Municipio alla presenza delle istituzioni territoriali. Quindi ha raggiunto l'edificio scolastico dove è stato accolto da bambini e insegnanti. Visita all'istituto con foto fra i banchi in mezzo ai piccoli scolari che hanno cantato e recitato l'alfabeto della legalità. Quindi tutti a Casa Cherchi, un'antica casa padronale che sarà trasformata in casa del fare con i laboratori di arti applicate, figurative e di cucina.
    Il nuovo modello di scuola è frutto di un percorso iniziato tre anni fa. A raccontarlo la pedagogista Beate Weyland che, insieme all'architetto Paolo Bellenzier, ha portato avanti un progetto di condivisione con la comunità. A realizzare il progetto è stato poi lo studio Gaias.
    «Sarà un modello di scuola diffusa - ha chiarito l'architetto Sebastiano Gaias - Nei paesi ci saranno delle installazioni che richiamano al gioco. Per il fabbricato delle scuole è prevista la ristrutturazione: gli spazi, con pareti scorrevoli e la sistemazione della piazza, consentiranno una nuova didattica. A casa Cherchi la corte costituirà una grande stanza a cielo aperto dove svolgere varie attività».
    Il dirigente Luca Tedde ha aggiunto: «Abbiamo moltissime aspettative: non si può continuare a fare scuola come si faceva nell'Ottocento. Questo progetto offre possibilità per una nuova didattica».
  • Un accordo tra Regione e Università per creare nuove opportunità occupazionali dedicate ai giovani. Ieri mattina l'assessore dell'Urbanistica Cristiano Erriu e la rettrice Maria Del Zompo hanno sottoscritto un protocollo con il quale i due enti si impegnano a «sviluppare e disciplinare attività didattiche istituzionali curriculari di alta formazione, finalizzate all'inserimento degli studenti nel mondo del lavoro».
    La collaborazione tra assessorato e ateneo servirà per creare percorsi formativi per la specializzazione professionale, il perfezionamento e l'aggiornamento dei laureati.
    L'accorso prevede anche lo stanziamento di alcune borse di studio, stage e tirocini che gli studenti universitari e i laureati potranno svolgere negli uffici dell'amministrazione regionale.
    «Una particolare attenzione sarà data alla promozione della cultura riguardante la pianificazione e il progetto del territorio, della città e del paesaggio - si legge nella nota della Regione - attraverso il pieno coinvolgimento tra gli altri del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e della facoltà di Architettura».
    Il coordinamento delle attività sarà gestito da un Comitato scientifico e l'accordo avrà una durata di quattro anni prorogabili.
  • In un momento in cui la trasmissione generazionale non riesce a soddisfare il bisogno di chi vorrebbe appropriarsi della lingua dell'Isola, la richiesta di corsi per imparare il sardo non conosce crisi. E l'offerta, per quanto non istituzionalizzata, strutturata e sistematica, è copiosa. Fotografarla nel tentativo di rispondere al quesito «se volessi imparare a parlare e scrivere in sardo, dove potrei farlo?», non è facile: non esistono infatti scuole civiche simili a quelle di musica, per dire, o corsi capaci di fornire certificazioni, come invece accade per le altre lingue. Inoltre nelle scuole dell'obbligo (che talvolta impartiscono le lezioni di materie curricolari in sardo grazie a specifici bandi regionali, per un minimo di 24 ore annuali e limitatamente a una classe per ordine dell'istituto candidato) l'apprendimento non è uniformemente condiviso e normato. L'Università di Cagliari, infine, ha un insegnamento di Lingua sarda (Facoltà di Studi umanistici, professor Maurizio Virdis) ma destinato agli iscritti.
    Il quadro che emerge, rispetto a un'indagine che cerca di rappresentare l'offerta regionale evidenzia una ricchezza straordinaria, illumina risorse umane (in cattedra salgono insegnanti madrelingua, laureati, specializzati ed esperti di traduzione) e mostra luoghi di conoscenza e cultura dove la lingua resiste e vive insieme alle comunità di cui è voce.
    Iniziative pubbliche
    Allo stato tante opportunità sono date dagli sportelli linguistici, Ufitzios de sa limba sarda, come sottolineato dai docenti Manuela Ennas, Mariantonietta Piga, Alessandro Biolla e Cristian Urru. Presenti in diversi Comuni e nelle Unioni dei Comuni e finanziati con la legge 482/99, oltre ad altre attività proprie dell'ufficio, come la traduzione di atti, garantiscono (nonostante la posizione lavorativa non stabile di tanti operatori) lezioni di formazione e attività di animazione. Diversi poi i corsi di lingua-base (durata 20 ore) organizzati dalla Regione attraverso il progetto Cubas che, nel 2018, ha avuto come sedi Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano.
    I privati
    Accanto ai canali pubblici fioriscono poi iniziative - dice Ivo Murgia, esperto di comunicazione in sardo - a cura di numerose associazioni. A Cagliari per esempio opera Lingua Bìa che, col circolo Me-ti, dopo due anni dedicati a lezioni di sardo, «dal 22 gennaio svolgerà a Is Mirrionis - anticipa Fabio Usala, responsabile tra l'altro dello sportello di Genuri e Villamar - un corso di conversazione». A Sardara (l'inchiesta non può che procedere per campione) Mario Puddu, autore di grammatica e dizionario del sardo, ha avviato dal 2016 un corso di specializzazione pluriennale per docenti professionisti. C'è poi l'offerta dell'istituto Camillo Bellieni che, nato a Sassari nel 1989 «per valorizzare la cultura locale - ricorda la presidente Dolores Lai -, si occupa anche di alta formazione». Gestisce inoltre (soprattutto tra nord Sardegna, nuorese e Ogliastra) sportelli linguistici, così come fanno diversi sodalizi culturali, tra cui Sa Bertula Antiga di Vallermosa, e L'Altra Cultura di Oristano, società cooperativa presieduta da Antonio Ignazio Garau.
    Sos Ufitzios
    Sono presenti da nord a sud dell'Isola. La ricognizione (per definirne l'operatività è utile consultare i bandi della Regione per la 482, sia per l'annualità 2018 che per le precedenti) corre attraverso le narrazioni degli operatori, molti storici. Tanti hanno iniziato nel 2006, anno in cui sono stati istituiti gli sportelli e si è proceduto alla normalizzazione dell'ortografia Lsc. Pur con le difficoltà, lavorano (si dividono tra il Comune capofila del progetto e quelli del territorio) con competenza e passione. Gianfranca Piras, con Maria Giovanna Serchisu, guida da Scano Montiferro (gestisce anche due blog) l'attività nell'alto Montiferru (sul fronte sud opera Gonario Carta) e in Planargia. I corsi non sono solo dedicati a grammatica, sintassi e lessico. In sardo si svolgono laboratori d'informatica o inglese. A breve a Scano sarà attivato un tutorial di self make-up, unu cursu pro imparare a si trucare, tenuto da un'estetista madrelingua.
    Traguardi
    L'obiettivo non è quindi quello di limitarsi all'alfabetizzazione o realizzare iniziative folcloristiche, ma di restituire al sardo la dimensione di lingua parlata e viva, anche sui social. Lo sottolineano, tra i tanti intervistati, Mario Sanna, che per l'associazione Andala Noa di Borutta gestisce con Stefano Ruiu lo sportello del Meilogu, capofila Thiesi. E ancora Ivan Marongiu che si occupa dell'ufficio di Arzana, a cui fanno capo Elini, Ilbono, Lanusei, Barisardo, Loceri e Cardedu, Angelo Canu (che lavora all'Unione dei Comuni del Montalbo con Giorgio Rusta) e Marcella Ghiani, responsabile insieme a Rita Trudu del servizio per Sarcidano e Barbagia di Seulo. Voci di un coro ancor più articolato che, se ben armonizzato, potrebbe restituire alla Sardegna la voce della sua anima.
    Manuela Arca
  • Oggi nell'auditorium dell'Isre esperienze e riflessioni sulle azioni di contrasto alla dispersione scolastica. Il workshop “Tutti a Iscol@” ospita il presidente della Regione Francesco Pigliaru e gli assessori regionali Virginia Mura e Giuseppe Dessena, accanto a Francesco Feliziani, direttore dell'ufficio scolastico regionale.
    L'incontro si apre alle 9,30 con i saluti di Giuseppe Pirisi, presidente dell'Isre, e del sindaco Andrea Soddu. Poi gli interventi di Elisabetta Schirru, direttore generale della Pubblica istruzione in Regione, dei sindacalisti della scuola Maria Luisa Ariu della Cisl, Giuseppe Corrias della Uil, e Ivo Vacca della Cgil, Angela Maria Quaquero, presidente dell'ordine degli psicologi, la pedagosista Elisabetta Spiga, Luca Galassi, direttore generale del Lavoro in Regione. Prevista la presentazione di varie esperienze a cura di dirigenti, docenti e studenti e l'intervento di Elisabetta Fodde.
    Nel pomeriggio i gruppi di lavoro. Le conclusioni, alle 16.30, con l'intervento di Giuseppe Dessena prima dell'appuntamento finale “Dispersi e salvati: riflessioni educative su scuola e mutamento sociale” con Lorenzo Braina, direttore scientifico del centro Crea.
  • Se non siete stati fra i trecento fortunati a prendere parte alla performance “Désert” lo scorso settembre, non dovete perdere l'appuntamento con l'opera filmica finemente realizzata da Studio Azzurro a partire dalle riprese di quell'esperienza, che sarà presentata venerdì prossimo (alle 19) alla Fondazione di Sardegna a Cagliari, in via San Salvatore da Horta 2.
    In movimento
    “Désert” è una performance di Leonardo Delogu, a cura di Maria Paola Zedda, prodotta dalla Fondazione di Sardegna, Sardegna Teatro e Fondazione Sardegna Film Commission, in collaborazione con Carovana SMI e Spaziodanza. È un lavoro site specific di lunga durata: ciò significa che pone al centro della sua struttura concettuale e di rappresentazione le categorie di spazio e tempo. Di spazio perché l'artista ha studiato ogni passo della performance pensandola esattamente nel luogo in cui è stata realizzata e quindi trova il suo senso in quelle condizioni ambientali; di tempo perché sia gli attori sia il pubblico sono coinvolti in un percorso che si sviluppa su un arco temporale prolungato che va oltre la classica ora di spettacolo, in modo tale che si crei la percezione di vivere quel momento con la naturalezza delle ore quotidiane. Attraverso il movimento dei performer (e del pubblico in cammino insieme a loro) Delogu ha aperto una riflessione sui flussi migratori arcaici e contemporanei. Cancellando riferimenti spaziali specifici (per cinque ore Sarroch è diventata una valle lunare) ha saputo parlare di nomadismo, rendendo tangibile e reale, attraverso la verità dell'esperienza, un pensiero politico di calda attualità.
    Il gruppo
    Dopo il momento live la riflessione si allarga alla forza audiovisivo con l'intervento del celebre collettivo artistico Studio Azzurro. Il gruppo nasce nel 1982, con Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi e da allora, pur mutato nei componenti, lavora nell'esplorazione delle nuove culture tecnologiche, attraverso la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili e interattivi, percorsi museali, performance teatrali e film.
    Un'attitudine di ricerca che felicemente combacia con il progetto “Désert”. Non stiamo parlando, infatti, una semplice documentazione della performance. Piuttosto, di una trasposizione della stessa in un nuovo medium, capace di dare vita a una coralità espressiva transdisciplinare, che si propone di fare entrare lo spettatore nuovamente nel paesaggio fisico e mentale tracciato da Delogu. L'umanità in transito lungo il paesaggio di Sarroch ci viene mostrata con nuove atmosfere e luci, nel passaggio dal giorno alla notte, in un tempo sospeso che ricorda l'estetica cinematografica di Tarkovskij. Eppure, non siamo né davanti al cinema né davanti al teatro: entriamo piuttosto in un accadimento e diamo alla magia della performance la possibilità di manifestarsi nuovamente, questa volta per un pubblico più allargato, grazie al potere del mezzo audiovisivo.
    Perché esperienze artistiche su questi temi siano così preziosi nella contemporaneità, lo chiarisce bene Franco Carta, a nome dell'istituzione committente: «La Fondazione di Sardegna ha voluto dedicare al tema delle migrazioni, fenomeno sociale epocale che interpella le coscienze di ognuno, una sezione della programmazione di ArS, Arte condivisa in Sardegna. Lo ha fatto consapevole dell'importanza di questo argomento, delle sue implicazioni sociali ed economiche, di quanto questo incida nella quotidianità. Senza esprimere giudizi o palesando posizioni ma affidandolo alla sensibilità di un artista come Leonardo Delogu che restituisce in scena la sua visione poetica, incantata e sapientemente tradotta in video dal collettivo Studio Azzurro».
    Ciclo
    Con questo appuntamento si chiude il ciclo di produzioni artistiche voluto dalla Fondazione di Sardegna e dedicato al grande tema delle migrazioni. La proiezione si offre come un'occasione in più per visitare inoltre “Cagliari”, mostra fotografica di Guy Tillim (con i testi degli scrittori Francesco Abate e Michela Murgia), e abbracciare la rivoluzione multiculturale che sta dando nuova luce alla nostra isola. (red. cult.)
  • «Nel 2014 il bilancio era in rosso, ora siamo tra le università virtuose». Lo afferma con orgoglio il rettore Massimo Carpinelli nell'inaugurare l'anno accademico numero 457 dell'ateneo di Sassari. Dal segno meno al + 9 milioni di euro. «Abbiamo migliorato costantemente tutti gli indicatori che misurano la nostra performance: in primis l'Indicatore di sostenibilità economica finanziaria (ISEF) e la soglia dell'80 % delle entrate complessive imposta per le spese di personale». Un'ascesa economica che ha consentito di stabilizzare 65 precari del personale tecnico-amministrativo e di far assumere o promuovere 152 docenti. Risorse da investire anche nella ricerca, nella didattica e nei servizi agli studenti, come lo Student Hub, il sistema di aule studio aperte anche nel fine settimana.
    Il rettore ha ringraziato anche le istituzioni, in special modo la Regione: «Anche quest'anno ha finanziato il Sistema universitario con oltre 9 milioni di euro. La Regione ha inoltre devoluto al nostro Ateneo un finanziamento speciale e aggiuntivo di 7 milioni e mezzo di euro per il rafforzamento della Facoltà di Medicina attraverso il reclutamento di nuovi professori. Ha poi stanziato già 3 milioni e mezzo di euro per il progetto del laboratorio per lo studio delle onde gravitazionali nella ex miniera di Lula, rendendo sempre più concrete le possibilità di fare della Sardegna uno dei nuovi poli della fisica sperimentale mondiale con ovvie ricadute positive per il territorio».
    Sono intervenuti anche Daidi Ayoub, rappresentante degli studenti, e Riccardo Zallu in rappresentanza del personale tecnico-amministrativo. Quindi l'ospite d'onore, Beatrice Venezi, la più giovane direttrice d'orchestra italiana. Ha tenuto una lectio magistralis dal titolo "Giacomo Puccini: l'attualità e la modernità della tradizione" che ha provocato la standing ovation.
    Giampiero Marras
  • Lavori al via entro giugno in quattordici scuole grazie ai progetti del bando iscol@ 2017. I fondi regionali a disposizione serviranno per la manutenzione e la messa in sicurezza degli edifici scolastici.
    Le scuole interessate sono quelle delle vie Palestrina, Turati, Cimabue, Firenze, Milano, Bach, Vico, Fieramosca, San Benedetto, Prati, Perdalonga, Tiziano, Bonn e Sant'Antonio. L'obiettivo è ridurre i tempi: «Spero che nel mese di giugno possano iniziare i lavori, in modo da utilizzare il periodo estivo per completarli e non creare eventuali disagi per il prossimo anno scolastico», ha spiegato l'assessora alla Pubblica istruzione, Elisabetta Cossu.
    «Sono state impiegate risorse utilizzando l'avanzo di amministrazione e per questo era necessario concludere il progetto preliminare entro il 2018», ha evidenziato l'assessore all'Edilizia scolastica, Piero Piccoi.
    Margherita Pusceddu
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