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Cultura e istruzione
  • Aldo Berlinguer
    Il Novecento ci ha insegnato che il giurista Giuseppe Casaregis aveva ragione: i segni distintivi delle merci, concepiti tre secoli prima, sarebbero nel tempo divenuti economicamente più importanti delle merci stesse. E oggi noi troviamo normale che Coca Cola o Fendi siano marchi che in sé hanno un valore enormemente più alto rispetto alle bevande e borse che essi rappresentano.
    In questo secolo la tecnologia ci chiama a sfide ancora più avvincenti, molte delle quali si legano alla società virtuale, al flusso mondiale dei dati, delle informazioni e delle immagini. In sostanza, queste ultime divengono a volte più importanti dei beni e dei luoghi rappresentati. In altri casi esse inducono a voler raggiungere e fruire proprio di quei luoghi, così generando flussi economici e turistici.
    È il caso dei documentari, film, video, spot pubblicitari che spesso divengono veicolo per la vendita di beni e servizi, anche nell'industria culturale o dell'intrattenimento. Queste opere multimediali hanno sovente bisogno di luoghi fisici dove essere realizzate ed esistono professionisti specializzati in questo: i location managers che guidano grandi imprese, registi, videomakers a recarsi nei luoghi più belli, a volte nascosti, per svolgere il proprio lavoro.
    Insomma: non c'è solo l'accessibilità fisica ai luoghi di cui giustamente preoccuparsi (con la continuità territoriale). Anche l'accessibilità, la continuità virtuale è importante. Prendiamo ad esempio i film, anche stranieri, che nel tempo sono stati girati in R icordiamo Intrigo a mezzanotte, Vacanze romane, Cleopatra, Hannibal, Il Padrino? Negli ultimi tempi il trend è sensibilmente aumentato: Zoolander 2, Inferno, Ben Hur, Christ the Lord, 007 Quantum of Solace sono solo alcuni esempi; basti pensare che lo scorso anno nelle casse degli enti pubblici italiani sono arrivati 167 milioni di euro da 53 film girati nella penisola.
    Somme ancora maggiori muovono i vari spot pubblicitari che promuovono centinaia di beni e servizi. Lo sanno bene talune realtà, come il Consorzio del Palio di Siena, che pretendono emolumenti da chiunque sfrutti, a fini commerciali, le immagini delle città e delle sue effigi medievali. Lo sa anche la DG Musei del Ministero dei beni culturali che, un anno fa, ha stipulato un accordo quadro con la Bridgeman Images.
    Cosa fa la Sardegna dinanzi a questa, crescente economia? Come vengono valorizzati le domus de janas, i nuraghi, i pozzi sacri e gli altri, inestimabili tesori, molti dei quali (come S'Arcu e Is Forros) sconosciuti ai più, altri (come i giganti di Monte Prama) prigionieri della burocrazia? E come vengono valorizzati, in questo senso, i beni paesaggistici? Riusciamo a far uscire, con ogni mezzo consentito, la storia nuragica dal suo ingiustificato oblio e far conoscere al mondo questi tesori che rischiano di non avere neppure il riconoscimento Unesco in quanto non accessibili e abbandonati?
    Ad inizio di quest'anno il Comune di Arbus, richiamandosi agli articoli 107 e 108 del Codice dei beni culturali, ha adottato un Regolamento che tende a limitare la cosiddetta “libertà di panorama” imponendo a chiunque riproduca il paesaggio delle dune di Piscinas a fini commerciali l'onere di chiedere un'autorizzazione e corrispondere un canone all'amministrazione comunale: dai mille ai millecinquecento euro al giorno per attività fotografiche, cinematografiche, o altro. Un'iniziativa che in pochi conoscono e che tuttavia sembra prossima a produrre i primi risultati economici.
    Possiamo metterla al centro di una riflessione più ampia sulla promozione economico-culturale di questi beni pubblici? Va bene infatti raccogliere i frutti dell'iniziativa, più o meno casuale, di qualche operatore di passaggio ma simili attività vanno promosse e promozione significa accessibilità, conoscenza e servizi, i quali potranno essere migliorati proprio grazie a quanto ricavato, a patto che esso sia reinvestito in tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici e culturali e non devoluto alla spesa pubblica corrente.
    Insomma, il territorio sardo è lastricato di tesori inestimabili e poco conosciuti. Promuoverne l'immagine (quindi la conoscenza e la fruizione) avrebbe plurime ricadute, tutte positive. Attiviamoci, rendendo questi tesori al più presto accessibili. E non trascuriamo l'economia (e la continuità) virtuale.
  • Tante le reazioni per la grande impresa scientifica da parte del mondo istituzionale e accademica.
    Il presidente Solinas
    «A nome di tutti i sardi, e certo di interpretare i loro sentimenti, faccio i miei complimenti al nostro conterraneo Ciriaco Goddi», ha dichiarato il presidente della Regione Christian Solinas. «Sapere che uno scienziato sardo è protagonista di un'impresa scientifica di tale portata storica ci riempie di orgoglio e ci spinge a lavorare con sempre più forte impegno e passione affinché i giovani talenti della nostra isola possano avere, in futuro, maggiori occasioni per non dover portare lontano dalla loro terra il loro sapere e il loro valore».
    De Laurentis
    «Questo straordinario risultato non solo ci regala la prima immagine di un buco nero, ma ci fornisce anche una prova diretta della presenza di buchi neri supermassicci al centro delle galassie e del motore centrale dei nuclei galattici attivi». ha commentato l'astrofisica Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice dell'Infn e professore all'Università Federico II di Napoli, che come membro della collaborazione Eht ha coordinato il gruppo di analisi teorica dell'esperimento che ha permesso di realizzare la prima foto di un buco nero.
  • È la prima prova visiva diretta di un buco nero e della sua ombra. Si tratta di un buco nero supermassiccio, equivalente a 6,5 miliardi di masse solari, che si trova a 55 milioni di anni luce dalla Terra, al centro della galassia Messier 87. A scattare la storica fotografia sono stati gli scienziati della collaborazione internazionale Eht, Event Horizon Telescope, cui partecipano anche scienziati italiani fra cui in prima fila Ciriaco Goddi, 44 anni, astrofisico, di Orune.
    L'origine
    Ma andiamo per gradi. A poco più di 100 anni dalla formulazione della Relatività renerale, oggi anche i bambini conoscono i Buchi Neri, questi strani oggetti che curvano lo spazio circostante in un modo tale che ne materia, ne luce possono uscirne ed allontanarsi da loro. Non fu Einstein a teorizzare la loro esistenza, ma un altro fisico tedesco, Karl Schwarzschild, che nel 1916, soldato sul fronte russo durante la prima guerra mondiale, risolse le equazioni della relatività generale applicandole ad una massa sferica non ruotante, scoprendo così un sfera particolare, una sorta di porta che una volta varcata, non può essere ripercorsa a ritroso, questa sfera si chiama “Orizzonte degli eventi” ed è l'ingresso al buco nero. Da 40 anni sappiamo che quello che resta dall'esplosione di grandi stelle collassa ,dando origine ad un buco nero, ma fino ad oggi non si era mai riuscito a riprenderne uno a causa delle piccolissime dimensioni di questi oggetti.
    Lo scienziato isolano
    Ad esempio, se comprimessimo il Sole per farlo diventare un Buco Nero, questo assumerebbe le dimensioni di una sfera di raggio pari a soli 3 chilometri. Negli ultimi due anni, un grande progetto internazionale l'Event Horizon Telescope - Eht è stato messo in opera con lo scopo di riprendere per la prima volta il misterioso orizzonte di un Buco Nero, a capo del consiglio scientifico un astrofisico sardo, Ciriaco Goddi che ieri a Roma, ha svelato al mondo la prima immagine di un Buco Nero. «Otto radiotelescopi in tutto il mondo hanno osservato la Galassia M87, distante 50 milioni di anni luce», spiega il Goddi, «nel suo centro un buco nero con una massa pari a 7 miliardi di volte il nostro Sole». L'impresa è stata riprendere un oggetto così grande, ma ad una distanza tale da apparire come una pallina da tennis posta sulla superficie della Luna «al limite dell'immaginario e dell'impossibile, commenta entusiasta Goddi».
    La teoria Schwarzschild
    Questa immagine ci ha rivelato che l'astrofisico Schwarzschild aveva ragione, «esiste un disco centrale opaco, circondato da plasma incandescente in caduta verso il buco nero, che sparisce quando supera l'orizzonte degli eventi. In sintesi», commenta Goddi, quello che si osserva è un anello di emissione che circonda la cosiddetta ombra del buco nero e la più grande e bella sorpresa è che quello che osserviamo è in perfetto accordo con quanto descritto da Einstein». La Relatività generale sembra dunque spiegare esattamente cosa accade in prossimità di un buco nero, la materia vi cade, ma in prossimità dell'orizzonte degli eventi il tempo scorre più lentamente arrivando al paradosso che se mettessimo una candela accesa in sua prossimità, questa resterebbe accesa per un tempo indefinito. Oggi dopo 103 anni dal lavoro di Schwarzschild, un buco nero si è svelato agli occhi dell'umanità intera grazie ad un lavoro frutto di un team composto da 200 ricercatori di centri di ricerca di tutto il mondo e che ha coinvolto 8 radiotelescopi sparsi in tutto il pianeta. Una conquista scientifica senza precedenti, che ha visto una mente nata e cresciuta qui in Sardegna fra i protagonisti di questa impresa.
    Il libro a Bitti
    Racconta Goddi, «Fu un libro trovato nella biblioteca del Liceo scientifico di Bitti che frequentavo da studente ad affascinarmi e ad esaltarmi, quel libro si intitolava “Dal Big Bang ai buchi neri”, fù allora che decisi che sarei diventato un astrofisico. Oggi mi ritrovo a far parte di un progetto che cerca di svelare qualcosa della loro intima natura e che presto svelerà l'immagine del grande buco nero presente nella nostra Via Lattea».
    Manuel Floris
  • Le famiglie sarde che hanno la necessità di affidare i loro bambini a nidi o a strutture che offrono servizi integrativi per la prima infanzia, devono fare i conti non solo con la carenza di posti disponibili, ma anche con dei costi che lievitano anno dopo anno.
    Spesa pubblica in calo
    La spesa pubblica complessiva, in Sardegna, per l'anno scolastico 2016-2017, è stata di 21,6 milioni, in decremento rispetto al periodo 2012/2013 (-19,2%). La riduzione ha interessato, però, esclusivamente la componente pubblica, mentre le famiglie hanno dovuto affrontare un aumento del 9,2%. Il costo medio per garantire a un bambino la frequenza in un asilo nido sfiora i 5.715 euro all'anno, di cui 1.048 euro sono a carico dei genitori (a fronte dei 733 euro corrisposti del 2012/2013) e 4.667 euro sono, invece, coperti dai Comuni (cifra, in questo caso, rimasta invariata rispetto all'anno 2012/2013). Nell'Isola sono presenti 386 servizi socio-educativi per l'infanzia, che offrono complessivamente 9.613 posti tra nidi (micronidi e sezione primavera) e servizi integrativi prima infanzia (spazi gioco, servizi in contesto domiciliare e centri bambini-genitori). Di questi oltre 9.600 posti, 5.654 si trovano in strutture private (il 58% del totale), mentre 3.959 in quelle pubbliche (42%).
    Lontani dalla media Ue
    La dotazione complessiva è pari a 28,8 posti ogni 100 bambini da 0 a 2 anni, mentre l'Europa chiede di raggiungere 33 posti ogni 100. Nel quadriennio 2013-2017 la domanda potenziale, riferita a bambini di età compresa da 0 a 2 anni, è diminuita da 37.580 a 32.209 (-14,3%).
    È questo lo scenario che viene tracciato nel report messo a punto dal Centro studi della Cna Sardegna, sui servizi per l'infanzia nel territori regionale. Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale della Cna Sardegna sono dell'opinione che la sotto-dotazione di servizi per la prima infanzia, per la loro fondamentale funzione di sostegno alla genitorialità, assuma in Sardegna un significato particolare.
    Lavoro femminile
    «Se da un lato - chiariscono i due esponenti regionali della Cna - un tasso di attività femminile del 53,1% evidenzia la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro (la media delle regioni del nord è del 64,8%), dall'altro gli indicatori demografici mettono in risalto una situazione divenuta ormai critica sul piano della natalità». Lo scorso anno il quoziente di natalità rilevato in Sardegna è stato di 6 nati ogni mille abitanti. L'Isola è insieme alla Liguria la regione meno prolifica d'Italia, con un bilancio naturale che vede ormai il numero di morti nettamente superiore a quello dei nati (-4,2 per mille abitanti).
    Crollo della natalità
    Nell'indagine si evidenzia come la Sardegna detenga, sul fronte delle nuove nascite, il primato negativo tra le regioni italiane, con una media di 1,06 figli per donna. L'età media al parto delle donne sarde è di 32,5 anni, il valore più alto insieme a Basilicata, Molise e Lazio.
  • Lo stop al sostegno pubblico alle emittenti radiotelevisive locali «disposto dal Governo nazionale lo scorso 25 febbraio è un atto irresponsabile e dannoso». Lo sostiene il segretario generale della Uilcom Sardegna Tonino Ortega in difesa delle emittenti sarde penalizzate da questo ritardo. Il sindacato rivolge un appello alle segreterie nazionali perché possano intervenire, anche giudizialmente, «per sbloccare l'erogazione del nuovo acconto lasciando impregiudicati i presupposti dei ricorsi sui quali dovrà pronunciarsi il giudice».
    Le promesse disattese
    Spiega Ortega che «il nuovo regolamento per le graduatorie approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 agosto 2017 doveva essere più snello e garantire stanziamenti più rapidi, ma la realtà dei fatti sta dimostrando che il cambio di passo per ora non c'è stato e i contributi dovuti anche per il 2017 e il 2018 restano ancora fermi e dimenticati da tutti», prosegue il segretario della Uilcom. «Il Governo nazionale dovrebbe intervenire nel pieno delle sue prerogative per riaffermare il principio della semplificazione e della velocizzazione procedurale che doveva ispirare il Regolamento». Il sindacalista rivolge anche un appello alla nuova Giunta, a cui chiede di «monitorare l'andamento occupazionale dell'intero settore delle Tv private» e di non far mancare il sostegno regionale «in modo da permettere alle emittenti isolane di investire in occupazione e soprattutto in termini di qualità ed innovazione tecnologica».
    L'intervento
    Anche il consigliere regionale Piero Comandini (Pd), ricordando il regolamento voluto dal Governo Gentiloni nel 2017, sottolinea come il mancato sostegno alle aziende «si rifletterà in modo sempre più negativo sull'andamento occupazionale e sulle condizioni di lavoro dei lavoratori delle tv private sarde», dice l'esponente dem. «Le emittenti dell'Isola rappresentano un patrimonio da valorizzare, conservano e tutelano l'archivio della memoria storia della Sardegna», prosegue, «garantiscono occupazione e qualità dell'informazione. Vigileremo affinché i lavoratori vengano tutelati con il rispetto dei contratti collettivi da parte delle imprese beneficiarie dei contributi regionali e, chiedendo al nuovo governo regionale che venga garantito alle emittenti tv private un finanziamento stabile e puntuale».
  • «Finalmente, dopo anni di attesa, la cattedrale di Santa Maria risplenderà come una volta», conferma il parroco monsignor Giuseppe Sanna. Non sarà domani ma tra due, tre anni le opere d'arte che il duomo oristanese conserva da secoli riprenderanno i colori e lo smalto originari. Il ministero per i Beni e le Attività culturali ha infatti bandito la gara d'appalto per l'affidamento dei lavori di consolidamento e restauro degli apparati pittorici della Cattedrale. I lavori a base d'astate ammontano a 1.213.613 euro più altri 400 mila «da affidare in una fase successiva». Il termine ultimo per la presentazione delle offerte scade l'11 aprile, termine dei lavori un anno dalla firma del contratto, fine 2020. «La prima parte dell'intervento riguarda l'eliminazione delle infiltrazioni di acqua piovana dal tetto che col tempo ha compromesso tutta la pittura murale del presbiterio e non solo», precisa ancora monsignor Sanna.
    La cattedrale oristanese, la più grande della Sardegna, rischiava di perdere, causa il tempo e l'umidità, pezzi d'arte di straordinaria importanza. Come i dipinti degli Evangelisti, la statua lignea dell'Annunziata del XIV secolo, attribuita a Nino Pisano e la grande tela tonda raffigurante l'Assunta con una magnifica cornice dorata sorretta dagli angeli. Alle pareti le due grandi tele rettangolari, opera del Marghinotti, raffiguranti i Magi e l'Ultima cena. I lavori interesseranno anche alcune opere che si trovano in sacrestia e nell'Archivietto, la piccola cappella edificata a ridosso dell'abside.
    a.m.
  • L'aveva promesso, e l'ha fatto: Alberto Angela dedica alla Sardegna un ampio approfondimento nella nuova puntata di “Meraviglie”, fortunata trasmissione Rai alla sua seconda stagione e in onda oggi in prima serata.
    Uno spettacolare viaggio in terra sarda, dunque, sotto l'esperta guida del divulgatore più amato d'Italia, che sarà con l'occasione in compagnia di ospiti d'eccezione come Dori Ghezzi e Paolo Fresu.
    «Abbiamo dovuto fare una scelta - spiega Alberto Angela a L'Unione Sarda - e abbiamo quindi deciso di attraversare l'Isola da sud a nord cogliendone quelli che abbiamo ritenuto fossero gli aspetti più significativi».
    Qual è stata la prima tappa?
    «Il Museo Archeologico di Cagliari, dove sono ospitati i Giganti di Mont'e Prama. Risalendo verso nord abbiamo invece scelto di mostrare il complesso nuragico di Barumini, da anni Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Nella trasmissione proveremo a spiegare la funzione di questa antichissima architettura e la sua particolare struttura. Con il museo cagliaritano e con Barumini già metteremo l'accento su due peculiarità dei tesori culturali sardi».
    Quali?
    «I Giganti di Mont'e Prama sono probabilmente le più antiche statue colossali ritrovate nell'area del Mediterraneo occidentale mentre i nuraghi sono, tra virgolette, i più antichi 'castelli' dell'Occidente europeo. Già questo ci fa capire l'importanza della antiche civiltà della Sardegna non solo a livello italiano, ma internazionale».
    E dopo Barumini andando verso nord cosa avete incontrato?
    «Siamo arrivati a Bonorva, in provincia di Sassari, per mostrare le domus de janas, le strutture sepolcrali preistoriche costituite da tombe scavate nella roccia tipiche della Sardegna. Sono particolari perché sono state riutilizzate per secoli e mostrano i segni di questi continui cambiamenti di funzione. Segni che abbiamo cercato di raccontare con cura, come senz'altro meritano, anche ricorrendo alle tecnologie più innovative».
    La trasmissione si caratterizza proprio per le avanzate tecniche di ripresa. Quali le novità?
    «Abbiamo usato droni, webcam e steadycam all'avanguardia ma soprattutto abbiamo per la prima volta usato per una produzione televisiva italiana le riprese in 4K, una tecnologia ad altissima definizione. Per intenderci, se si va al cinema per vedere l'ultimo episodio di Star Wars lo si guarda con definizione 2K. Il 4K offre il doppio come definizione e questo ci fa capire la straordinaria qualità delle immagini realizzate».
    C'è stato qualcosa che l'ha colpita particolarmente nel suo viaggio in terra sarda?
    «Senz'altro le sensazioni che abbiamo provato, l'abbraccio di una terra antica e di una cultura millenaria. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stato il calore e l'accoglienza ricevuti, un'atmosfera di tranquillità, una profondità che non si trova facilmente altrove. In Sardegna ti senti coccolato, abbracciato dalle persone. Credo che sia un atteggiamento figlio di una cultura schietta, fatta di valori antichi e condivisi. Insomma, mi pare che i sardi abbiamo un modo di vivere e di concepire la vita che altrove si è perso».
    La Sardegna ha un solo sito Patrimonio Unesco. Secondo lei non sarebbe ora di aggiungerne altri?
    «Certo, ma se andiamo a vedere l'Italia potrebbe avere centinaia di luoghi e monumenti riconosciuti dall'Unesco, anzi tutta la Penisola è un patrimonio dell'Umanità. Alla fine, bisogna fare i conti con la realtà di un Paese come il nostro che, addirittura, ci mette in imbarazzo per la quantità e la qualità di tesori che possiede».
    Cosa fare per valorizzare maggiormente il patrimonio culturale sardo?
    «Bisogna mostrarne la ricchezza, come abbiamo provato a fare con “Meraviglie”. C'è tanto da scoprire e da valorizzare, e dobbiamo impegnarci a farlo perché il patrimonio artistico e culturale è il biglietto da visita dell'Italia. È il regalo che le generazioni del passato hanno fatto alla nostra e che noi dobbiamo tutelare e trasferire alle generazioni future. Perché è nel passato che si trova il futuro dell'Italia».
    Roberto Roveda
  • La garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza ha chiesto una relazione sul caso di Tiziana Careddu, l'alunna del liceo delle Scienze umane Satta che ha svelato di subire dalle compagne di classe sistematici soprusi tesi a emarginarla. Istituita dal Consiglio regionale il 24 novembre 2017, la sua figura è nata per assicurare l'attuazione degli interessi dei minori.
    A ricoprire la funzione è Grazia Maria De Matteis: iscritta all'albo degli avvocati di Cagliari dal 1971 al 2010, è stata per quaranta anni docente di diritto penale alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Cagliari.
    Che passi ha compiuto l'Ufficio da Lei diretto?
    «Si è contattato immediatamente il capo d'istituto, che ha assunto l'impegno formale d'inviarci una dettagliata relazione, a oggi ancora non pervenuta. È necessario riserbo, ma posso riferire che si è appreso che l'asserito invio di messaggi whastapp contenenti minacce e dileggi corrisponde a vicende realmente accadute. È presumibile che tale accadimento abbia generato un clima nocivo e gravi ricadute psicologiche sulla ragazza».
    Gli obblighi dei dirigenti scolastici e dei docenti per prevenire e reprimere comportamenti prevaricatori in cosa consistono operativamente?
    «Il dirigente scolastico deve garantire il benessere degli studenti, adottando ogni misura (anche disciplinare) che rientri nella sua potestà. I docenti sono tenuti, laddove emergano atteggiamenti non consoni, a intervenire informando i genitori e promuovendo fitti confronti con gli scolari. È giurisprudenzialmente noto che il comportamento del minore può essere ricondotto agli insegnanti per culpa indiretta in educando ».
    Gli strumenti legislativi vigenti sono efficaci a contrastare il bullismo?
    «No. Occorre che la prossima consigliatura regionale assuma l'impegno di licenziare il provvedimento sul cyberbullismo. Pur essendo la sua promulgazione un obbligo di legge, la Sardegna è una delle poche regioni che ne è ancora priva. Relativamente al bullismo in senso lato, gravato da un vuoto normativo, ricordo che quando ricorrano gli estremi è plausibile la configurazione di svariati reati penali: violenza privata, minacce e lesioni, solo per fare qualche esempio».
    Quali le armi vincenti per debellare il flagello dei soprusi scolastici?
    «È dirimente che si stringa un'alleanza tra scuole e famiglie, sancendo un'unità sinergica tra i due soggetti determinanti nel segnare le sorti educative degli allievi. Le realtà didattiche devono inoltre servirsi dell'apporto di mediatori e psicologi».
    Claudio Serpico
  • Anche l'Ogliastra sarà protagonista delle Giornate Fai di Primavera, che si terranno in tutta Italia il 23 e 24 marzo. A rappresentarla sarà Ulassai che, grazie all'iniziativa del neonato gruppo, farà scoprire a chi ancora non ha avuto questa fortuna - e riscoprire a chi l'ha avuta - la Stazione dell'Arte Maria Lai e le bellezze del centro storico con le opere della stessa Lai e di altri rinomati artisti contemporanei.
    L'offerta del gruppo Fai di Ulassai consiste in un itinerario guidato che, partendo dalla Stazione dell'Arte - partner dell'iniziativa insieme a Comune di Ulassai, Agenzia Forestas e Regione Sardegna - condurrà i visitatori in un percorso che toccherà le eccellenze artistiche del territorio ulassese: il Lavatoio, che conserva interventi artistici di Luigi Veronesi, Guido Strazza e l'ultima opera di Costantino Nivola; diverse opere della stessa Maria Lai: Le capre cucite, La strada del rito, La Scarpata, Il gioco del volo dell'oca, La lavagna, Il muro del groviglio, La casa delle inquietudini, i Libretti murati, Pastorello mattiniero con capretta, Fiabe intrecciate, monumento a Gramsci.
    Le visite guidate saranno a cura degli "apprendisti ciceroni" dell'Istituto di istruzione superiore Businco di Jerzu. Gli orari a disposizione dei visitatori per approfittare di questa straordinaria opportunità vanno dalle 10,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30 di sabato e domenica prossimi.
    A completare l'offerta anche un appuntamento musicale, quello di sabato pomeriggio, al lavatoio, con l'Ensemble Voci dal Coro.
    Il museo a cielo aperto "Maria Lai" si è classificato al 33° posto nel censimento nazionale dei Luoghi del Cuore Fai con 11.544 voti. La scelta di questo presidio dell'arte è quindi altamente simbolica e, come scrivono in una nota i responsabili ogliastrini del Fai, «vuole porre attenzione sulla necessità di tutela, restauro e valorizzazione di questo patrimonio, nell'anno in cui l'artista ulassese, messaggera della Sardegna nel mondo, avrebbe compiuto cento anni».
    Per avere informazioni sull'evento e sulle attività del Fai si può scrivere alla e-mail nuoro@delegazionefai.fondoambiente.it o visitare la pagina Facebook DelegazioneFAINuoro.
    Francesco Manca
  • Fumata bianca per le sorti della scuola inagibile. Il Comune metterà in sicurezza il caseggiato di via Ferrai evacuato alla vigilia di Natale. «Abbiamo deliberato per la ristrutturazione dell'immobile», annuncia il sindaco, Matteo Piras. Per effettuare l'intervento serviranno 2,7 milioni di euro.
    Soldi che dovranno essere finanziati dalla Regione attraverso un finanziamento ministeriale. «L'alternativa - aggiunge il primo cittadino - era costruire un nuovo edificio, ma a conti fatti con le operazioni di demolizione e smaltimento dei materiali di risulta avremmo speso almeno la metà del costo complessivo dei lavori». La soluzione è stata adottata in seguito all'incontro che il sindaco e i suoi collaboratori hanno tenuto all'assessorato regionale all'Istruzione.
    Attualmente gli alunni delle Elementari sono ospitati in un edificio comunale a pochi passi da quello inagibile, mentre i ragazzi delle Medie frequentano le lezioni in un caseggiato di piazza Garibaldi ma di proprietà del Demanio dello Stato. ( ro. se. )
  • Jovanotti in “Mezzogiorno” canta: «Gente che viene gente che va». Così è anche la situazione dell'università sarda, come descritto nell'ultimo rapporto Svimez. Su 47.229 studenti residenti in Sardegna più del 20% ha deciso di iscriversi in un'università del centro-nord, dando forza al cosiddetto brain drain, molto più della semplice fuga di cervelli. A volare via dall'Isola nello scorso anno accademico 9.528 studenti. Valigia pronta e il più delle volte biglietto di solo andata.
    «C'è anche chi torna però" dice Stefano Usai, presidente del dipartimento economico, giuridico e politico dell'ateneo cagliaritano, dove lui stesso è un migrante di ritorno. «Sono tornato perché mi sono state offerte delle prospettive». La sfida è proprio quella di mantenere alta la qualità dell'offerta per evitare la fuga verso la penisola, offrendo agli studenti corsi sempre più specializzati. Operazioni che mirano proprio ad attrarre ragazzi dall'esterno», spiega Usai. Ma è quando finiscono le lezioni universitarie che inizia il secondo flusso migratorio: quello dei laureati che non trovano spazio nel mondo lavorativo sardo.
    Andrea Tuveri, 26 anni, ingegnere chimico, dopo la laurea ha deciso di fare la valigia. Ora lavora all'università di Trondheim, Norvegia. «Non è facile, ma sono pagato», spiega, «sono voluto andar via per fare nuove esperienze e allontanarmi da una realtà che mi stava stretta».
    Questo esodo, che vede il capitale umano del sud trasferirsi verso nord, secondo il rapporto, porterà la Sardegna a essere privata, in poco più di 40 anni, di oltre 470mila sardi.
    C'è però anche qualcuno che in Sardegna arriva per rimanere. Sardegna Formed è infatti la scommessa vinta. Un progetto che promuove la cooperazione internazionale tra università sarda e magrebina, con all'attivo un centinaio di studenti.
    Tarek Abbassi dopo la laurea in Ingegneria energetica nel 2017 ha avuto diverse offerte di lavoro: Genova, Pisa e poi proprio Cagliari. Da un anno lavora al Porto Canale dove fa il lavoro per cui ha studiato e dove ha contatti settimanali con la Tunisia, il suo Paese natale.
    Ilyas Chaoua, 25 anni, marocchino, si è laureato l'anno scorso in Informatica e da febbraio lavora per Tiscali. «Sono felice qui, soprattutto perché la Sardegna è la seconda regione più innovativa d'Italia. Ha un grande potenziale».
    Michela Marrocu
  • «Non credevo potessero massacrarla in quel modo. Lei era pura gioia di vivere, una leader. Se qualcuno mi avesse detto: “Carolina si toglierà la vita” gli avrei dato del matto».
    Carolina Picchio, 14 anni, si è uccisa il 5 gennaio di sei anni fa a Novara. Umiliata da un video girato durante una festa dove alcuni suoi coetanei mimavano atti sessuali sul suo corpo molle e indifeso. Aveva bevuto troppo. Tornata a casa non ricordava nulla di quel che era successo, ma poi era stata travolta da una valanga di odio venuta giù in un lampo sui profili social: 3.000 insulti in dieci minuti. Un peso enorme. Insopportabile. Vittima del cyberbullismo.
    Dal giorno della sua morte il padre Paolo, manager in pensione di 69 anni, ha incontrato oltre 30mila ragazzi in tutta Italia. Un modo per andare avanti e combattere l'odio. Oggi sarà a Sassari e domani a Cagliari.
    Come ha scoperto cosa era successo?
    «Sono venuti i carabinieri a chiedermi se sapevo dov'era mia figlia. La credevo a letto, invece l'avevano appena trovata sull'asfalto».
    “Le parole fanno più male delle botte?”.
    «Sì, ed è quello che Carolina ha scritto a chi l'ha spinta alla morte. Ha lasciato una lunga lettera sul comodino che inizia in maniera ironica, dice: “Siete contenti adesso?”».
    Cosa è stato a ucciderla?
    «È stata vittima di un piano preciso. Lei era una leader e non voleva più frequentare la compagnia di amici della quale faceva parte anche un ragazzo con cui aveva avuto un flirt. Non gliel'hanno perdonata».
    Una vendetta?
    «Non hanno accettato che lei li snobbasse e si sono chiesti: “Come facciamo a punirla?”».
    È stato un piano premeditato?
    «Certo, il ragazzino che ha filmato aveva 13 anni e quindi non era imputabile. Quando hanno saputo cos'era successo, hanno detto: “Oh cavoli, siamo andati troppo oltre”».
    È riuscito a dare un senso alla morte di sua figlia?
    «È stato un gesto rivoluzionario. Ha scoperchiato il problema del cyberbullismo, fino a quel momento non ne parlava nessuno. Riconoscendo la straordinarietà di quel che ha fatto, Papa Francesco ha voluto benedire la sua foto, pur essendo una suicida».
    Ora c'è una fondazione che porta il suo nome.
    «Incontriamo gli studenti ma anche i docenti e i genitori. I dati del ministero dicono che nel 2018 ci sono stati 300mila casi di autolesionismo tra i minori. Significa che più del 25 per cento è in sofferenza».
    Cosa fate per loro?
    Siamo riusciti a ottenere una legge dedicata ai ragazzi».
    È in vigore dal 2017. È servita a qualcosa?
    «Ogni scuola deve istituire un referente al quale i ragazzi si possono rivolgere. E poi ora anche i 14enni possono chiedere la rimozione di un contenuto offensivo senza passare dai genitori».
    In questi anni ha salvato molti adolescenti.
    «Vittime, ma anche bulli. Ma a salvarli è Carolina. Questa è la sua battaglia».
    Cos'è il cyberbullismo?
    «È prevaricazione, pressione. C'è questo desiderio di umiliare gli altri, di odiare. Anche con le sfide sul web. Ora va di moda questa cosa di ingoiare la farina fino a non respirare. Io dico: ma siete scemi?».
    Come si combatte tutto questo?
    «È un problema sociale. Anche i giganti del web devono fare un passo indietro. E serve educare all'affetto. Questi ragazzi non hanno più emozioni e quindi neppure vergogna o senso di colpa».
    I bulli che se la sono presa con Carolina si sono detti pentiti.
    «Si, tutti si sono dichiarati estremamente pentiti. Mi auguro per loro che sia vero ma questo non cambia quel che hanno fatto. Io non li perdono. Non ne ho il diritto. Se vogliono essere assolti, possono confessarsi da un prete».
    Mariella Careddu
  • Esprime «ferma condanna per ogni comportamento che ostacoli il sereno percorso di ogni studente e massima solidarietà a chi è vittima». E «solidarietà alla dirigente e ai docenti del liceo Satta, il cui operato è indirizzato a garantire il benessere degli studenti». Per l'Associazione presidi di Nuoro «un'eccessiva esposizione mediatica non giova al ripristino di un ambiente sereno».
  • Negare l'esistenza di quella «piaga oscena che accomuna le scuole, è un'eresia». Non si placa l'eco della vicenda di Tiziana Careddu, l'alunna del liceo delle Scienze Umane Sebastiano Satta di Nuoro che ha svelato di subire da parte delle compagne di classe sistematici soprusi per emarginarla. Stavolta a scendere in campo è Gianfranco Oppo, sociologo, vicepresidente della cooperativa Lariso. Un intervento, il suo, che arriva all'indomani del documento diffuso dalla preside del liceo di Nuoro, in seguito alla convocazione degli organi collegiali, dei genitori e degli allievi della classe coinvolta, nel quale si sostiene che «non sono emersi fatti o azioni riconducibili al fenomeno del bullismo».
    Disconoscere
    «Quando ho letto su L'Unione Sarda di sabato - dice Oppo - le reazioni dei presidi del liceo Asproni e dell'istituto tecnico Salvatore Satta, ho concordato in pieno con le loro posizioni». Veniva ribadito appunto che negare l'esistenza del bullismo scolastico è un'eresia. «Le ricerche iniziate venti anni fa in più di trecento scuole sarde dimostrano che in tutte alligna tale oscena piaga». Fondamentale reprimerla sul nascere.
    Mai sottovalutare
    Al bando il tentativo di sminuire il peso delle violenze. «Ieri sono trasecolato quando ho letto che le compagne di classe di Tiziana hanno utilizzato il termine “incomprensioni”: è un refrain troppe volte sentito. Le loro azioni andavano stroncate sul nascere. La legge Ferrara è chiara: va solo applicata. Quanto poi a considerare il vissuto di Tiziana ormai alle spalle, questa presunzione concettuale è smentita da vari neuroscienziati, come Gian Luigi Gessa e Giovanni Biggio. Gli effetti delle angherie lasciano tracce indelebili». La sensibilizzazione è il crocevia. «Il 21 marzo prenderà il via il progetto Slegali: incontri mirati in cui si confronteranno gli studenti delle superiori. Tiziana non potrà farlo: il liceo Satta è l'unica scuola che non ha aderito».
    La vigilanza
    «Mi ha molto colpito - dice Giuseppe Giovanni Carta, preside dell'istituto tecnico commerciale Chironi - la vicenda di Tiziana. Sia sotto il profilo psicologico delle violenze subite, sia per gli strascichi che potranno produrre». Vigilare attentamente è decisivo. «Mi è capitato personalmente di imbattermi in un episodio spiacevole: un alunno faceva il gradasso spintonando dei compagni. L'ho ripreso con decisione, intimandogli di non permettersi più di commettere simili azioni, inconcepibili in un ambiente votato all'educazione come la scuola». Formazione continua e conoscenza delle dinamiche devianti sono le parole d'ordine. «A breve si svolgeranno in istituto appositi incontri organizzati di concerto con la Polizia postale, in modo da mettere in guardia gli studenti dai pericoli del cyberbullismo». E conclude: «Sposo in pieno le riflessioni dei colleghi che sovrintendono le attività del liceo classico e del tecnico Satta che ho avuto modo di leggere sull'Unione Sarda di avant'ieri. Ed esprimo solidarietà umana alla preside del liceo Satta. Siamo tutti in trincea: stare all'erta è il nostro motto».
    Claudio Serpico

  • Sarà un antipasto, un piccolo salto nel futuro in attesa dell'inaugurazione ufficiale prevista per giugno con un mega evento ideato da Sogaer che porterà in città tutti i principali tour operatori mondiali. In occasione delle Giornate di primavera organizzate sabato 23 e domenica 24 marzo dal Fondo ambiente italiano (Fai), la Passeggiata coperta del Bastione Saint Remy, chiusa da anni per restauro, sarà riaperta anche se solo per due giorni svelando così parte dei suoi inestimabili tesori.
    La Passeggiata
    L'annuncio è stato dato ieri alla Mem, durante la presentazione dell'evento che coinvolgerà altri cinque siti d'interesse ambientale e culturale sparsi per la Sardegna, alla presenza del presidente regionale del Fai Monica Scanu e degli assessori comunali Paolo Frau e Maurizio Chessa. «Il cantiere è ormai quasi concluso», ha spiegato quest'ultimo. «Si stanno ultimando le ultime cose nella galleria dello Sperone ma i lavori di restauro sono sostanzialmente terminati e da due anni non abbiamo più infiltrazioni dalla volta. Si entrerà dal Giardino sotto le mura per poi addentrarsi nella parte coperta e uscire da via dell'Università attraverso la galleria dello Sperone». Un tuffo nella storia millenaria di Cagliari: «È un sito di enorme importanza - ha concluso Chessa - che contiene reperti che vanno dal periodo punico-romano sino all'Ottocento, uno scrigno di gioielli che la città deve valorizzare dal punto di vista turistico e culturale». La Passeggiata sarà aperta sabato e domenica dalle 10 alle 16. A guidare i visitatori saranno i ragazzi della scuola media Alfieri e del liceo musicale Foiso Fois.
    Le Saline
    Per le giornate di primavera apriranno ovviamente anche le Saline Conti Vecchi di Assemini, storico sito industriale nato nel 1929 e dal 2017 affidato alle cure e alla gestione del Fai con risultati decisamente importanti: «Sono stati oltre 30mila i visitatori che in questi due anni hanno scelto di conoscere le Saline e la sua suggestiva storia», ha detto Francesca Caldara, property manager delle Saline. In questo caso, oltre alla visita libera, sarà possibile prenotare anche un tour guidato a bordo di un trenino chiamando il numero 070-247032 o scrivendo via mail all'indirizzo faisaline@fondoambiente.it.
    Ulassai e Maria Lai
    Tra gli altri siti sardi inclusi nelle Giornate di primavera anche il “Museo a cielo aperto” di Ulassai, classificatosi al 33esimo posto nel censimento nazionale dei luoghi del cuore del Fai con 11.544 voti e costituito dalle tantissime opere d'arte urbana che Maria Lai ha disseminato nel piccolo paese ogliastrino. «Sarà la prima apertura», ha spiegato il sindaco Gianluigi Serra, «un motivo di grande orgoglio per noi che abbiamo creduto fortemente in questo progetto e che ora abbiamo finalmente trovato nuove risorse per svilupparlo e portarlo avanti». L'appuntamento in questo caso è dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 17.30.
    L'ex Artiglieria a Nuoro
    Coinvolta anche la città di Nuoro, dove aprirà lo storico complesso militare dell'ex Artiglieria (solo domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18). «Si tratta di un sito di oltre sei ettari costruito tra gli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso e composto da circa 20 edifici tra abitazioni, uffici, magazzini, un rifugio antiaereo e persino un teatro - ha spiegato Carla Pacchiano, capo delegazione Fai di Nuoro -. Oggi è al centro di un ambizioso progetto per restituirlo alla città, sia dal punto di vista ambientale che quale centro multiservizi per anziani, studenti e famiglie».
    Palau e Sassari
    Nel Nord dell'Isola gli altri due siti. A Palau, dalle 11 alle 16, sarà aperta al pubblico la Batteria Talmone, a punta Don Diego, un sistema difensivo militare costituito da oltre cinquanta forti e fortini che da 200 anni presidia il braccio di mare che separa l'isola di Spargi dalla Sardegna. A Sassari invece i visitatori potranno ammirare le sale dell'istituto delle Figlie di Maria (sabato dalle 10.30 alle 18.30 e domenica dalle 9.30 alle 17.30), un'istituzione benefica ottocentesca dedita all'educazione degli orfani e dei bambini poveri.
    Raccolta fondi
    Per le visite guidate ai siti è richiesta una piccola offerta libera. «Il motivo è semplice - ha spiegato il presidente del Fai Sardegna Monica Scanu -, con le giornate di primavera vogliamo raccontare ai cittadini questi luoghi spesso abbandonati o dimenticati ma anche raccogliere fondi per aiutarci nel recupero e nella cura del patrimonio architettonico e ambientale del nostro Paese».
  • Un trattamento termico capace di far diventare indivisibile un materiale con la consistenza iniziale di polvere. È la “sinterizzazione”, un processo che, attraverso temperature elevate, rende più denso quel materiale riducendone la porosità.
    Il lavoro sul suo sviluppo, realizzato dal Dipartimento di ingegneria meccanica, chimica e dei materiali (Dimcm) diretto da Giacomo Cao, è stato pubblicato sulla rivista “Scripta Materialia”, a rafforzare la posizione di leader dell'Università cagliaritana negli studi sui materiali utilizzati anche per automobili, energia solare e aerospazio (la tecnologia Sps: Spark plasma sintering).
    Lo studio è stato firmato da Cao, Roberto Orrù, Roberta Licheri, Sebastiano Garroni e Giovanna Tallarita.
    La tecnologia Sps è stata sviluppata dallo scienziato Kiyoshi Inoue (Yokohama University, Kanagawa, Japan) ed è stata importata a Cagliari nel 2003. «Nel nostro Paese si contano solo cinque apparecchiature Sps, due delle quali a Cagliari», spiega Cao: «Una è nei nostri laboratori, l'altra nell'azienda Im srl, già spin off universitario, di Sestu». Il processo di preparazione del materiale capace di resistere a temperature fino a tremila gradi è «privo di solventi e quindi ha un impatto limitato sull'ambiente», sottolinea Garroni.

  • Scienza forestale e gestione pubblica dei boschi stanno soffrendo in Sardegna un conflitto insanabile. L'agenzia Forestas è sulla linea della conservazione totale, mentre la facoltà di scienze forestali con i suoi allievi studiano la coltivazione intelligente del bosco. È questo l'argomento principale di “Dae su fruttu si connoschet s'àrbure”, che inizierà domani alle 17 nell'aula magna dell'Istituto Floris di Gavoi, nell'ambito del progetto europeo “Future for Coppices”.
    La scelta di Gavoi non è casuale. L'anno scorso, infatti, l'European Forest Institute in Finlandia ha eletto la Sardegna come isola più forestata d'Europa. Alla tavola rotonda parteciperanno esperti e studiosi, delle facoltà di scienze forestali a Nuoro e agraria a Sassari, assieme agli studenti nuoresi che stanno lavorando attorno alla possibilità di trasformare boschi conservativi in foreste produttive.
    Al termine dei lavori, verrà proiettato il film “In questo mondo”, di Anna Kauber, presente all'iniziativa, incentrato sulle donne pastore d'Italia, fra le quali tre sarde. Spesso sole in un mondo difficile, ma affascinante.


  • Il mondo della scuola sarda è tornato in piazza in occasione della giornata di mobilitazione nazionale: a Cagliari, a Sassari, a Olbia, a Oristano e Nuoro, ieri pomeriggio centinaia di docenti precari hanno manifestato sotto l'Ufficio scolastico regionale e le sedi delle Province per chiedere una cosa: la fine della condizione di precarietà. «Le cattedre coperte ricorrendo ai supplenti in Sardegna quest'anno saranno più di 5.500», ha detto Manuel Usai, segretario regionale della Flc Cgil che, con Cisl-scuola e Uil-scuola, ha organizzato le proteste. «Per la gran parte si tratta di docenti chiamati a insegnare nel sostegno senza specializzazione».
    Il problema abilitazione
    Lo scorso anno su oltre 5.000 cattedre di sostegno, appena 2.200 avevano l'abilitazione. «Rispetto alle esigenze della Sardegna, il ministero autorizza pochi posti per la formazione dei docenti di sostegno», aggiunge. Il Miur ha appena autorizzato le università di Cagliari e Sassari ad aprire i corsi per 390 docenti, ma nell'Isola ne servirebbero almeno 3.000.
    A Cagliari lo slogan era «docenti precari uguale scuola precaria. Stabilizzazione subito». «Da tre anni sono precario», ha detto Alessandro Cadeddu, 42 anni, docente di sostegno alla scuola primaria ad Assemini. «Lo Stato ci riconosce l'abilitazione per insegnare da precari, per di più nel sostegno senza abilitazione, ma non per la stabilizzazione». «Io sono vincitrice di concorso nel 2016 ma sono ancora precaria», ha aggiunto Sara Scanu, docente precaria all'infanzia a Sestu. «Vogliamo conoscere il nostro futuro».
    L'appello al Governo
    I sindacati hanno chiesto al Governo di aprire una fase transitoria in cui stabilizzare i docenti già abilitati o con 3 anni di servizio. «Con i pensionamenti ordinari e i “quota 100”, senza un intervento, a settembre avremo ancora più precari», ha detto Marinella Pau, segretaria Cisl-scuola Cagliari. I docenti aspettano con ansia il concorso che dovrebbe cominciare a fine marzo, primi di aprile. «La Sardegna, però, non ha ancora comunicato le commissioni per il concorso infanzia e primaria», ha detto Giuseppe Corrias, segretario regionale Uil-scuola. «Questo vuol dire che molti precari non saranno in cattedra dal primo settembre come invece promette il ministro».
    Mauro Madeddu
    Decreto del Presidente del Tribunale di Cagliari n°28 del 17.08.2001 - P.I. 02544190925 - Copyright © L'Unione Sarda S.P.a. Tutti i diritti riservati

  • Sarà dedicato all'indimenticato Paolo Pillonca il primo degli incontri letterari del 2019 a sa Domo de sa Poesia di Seneghe. L'appuntamento è in programma sabato 16 alle 17. Parteciperanno il figlio Pier Sandro, giornalista che dal padre ha ereditato la passione per sa limba, poi l'ex sindaco di Seneghe Salvatore Cubeddu, intellettuale di animo sardista ed editorialista per diverse testate. Quindi Franco Siddi, già presidente della Federazione della stampa nazionale e l'antropologo di Bitti Bachisio Bandinu.
    Pillonca è stato insegnante e giornalista, caposervizio della redazione nuorese de L'Unione Sarda, quindi direttore del periodico bilingue sardo-italiano Lacanas. Scrittore e poeta ha dedicato la sua vita allo studio della cultura sarda a tutto tondo, con una passione particolare per la gara di poesia improvvisata.
    Inaugurata lo scorso 19 gennaio, Sa Domo de sa Poesia di Seneghe è uno spazio culturale non solo per versi in rima ma «anche per mostre d'arte, laboratori e reading letterari, installazioni e proiezioni cinematografiche all'aperto nell'ampio cortile esterno», spiega Luca Manunza presidente di Perda Sonadora, che gestirà l'immobile culturale. «Un sogno che diventa realtà - sottolinea Tore Cubeddu titolare di Terra de Punt, partener del progetto - volevamo dare al paese un luogo di produzione culturale e di nuovi progetti anche per i ragazzi». Sa Domo de sa Poesia nasce grazie a un finanziamento della Regione di 120mila euro, integrato da 30mila euro della società Terra de Punt con la concessione di Casa Addis da parte del Comune.


  • «Non fate morire i nostri Giganti. Non buttate al vento tutto il lavoro svolto negli ultimi anni. Chi oggi arriva in Sardegna non sa che le statue sono anche a Cabras». Questa volta più che una critica è un appello. Una supplica per salvare le statue di Mont'e Prama. Per evitare che i tesori del Sinis da Giganti diventino fantasmi. Almeno quelli esposti sulle rive dello stagno di Mar'e Pontis, a poca distanza da dove sono stati scoperti.
    Il caso
    Chi parla sono i vecchi amministratori che, dal 2014, quando sei Giganti sono stati esposti a Cabras, hanno fatto di tutto per promuoverli tra eventi culturali e ingressi scontati al museo in occasione di manifestazioni importanti come la Sartiglia e le feste comandate. Senza dimenticare poi la pubblicità negli aeroporti dell'Isola dove a caratteri cubitali negli ultimi anni si leggeva il nome di Cabras. Come anche nelle riviste aeree. Ma ora sembra tutto svanito nel nulla. In nove mesi la nuova Giunta ha fatto poco per incrementare le visite al museo. E chi ora arriva in Sardegna non sa nemmeno che a Cabras ci sono le statue.
    Aeroporti
    È proprio la mancata pubblicità negli aeroporti a far scatenare la polemica. «Nei tre scali della Sardegna non si parla più di Cabras - spiega l'ex sindaco Cristiano Carrus - ma solo di Giganti in generale. Noi avevamo investito importanti risorse per promuovere il museo lagunare nei tre aeroporti in modo da far arrivare più turisti nella costa. Se i Giganti non vengono promossi non li conoscerà mai nessuno. Ciò vuol dire che nel nostro territorio arriveranno sempre meno vacanzieri. Causando un danno economico alle attività che invece negli anni scorsi hanno incrementato i guadagni grazie alle statue. I Giganti devono continuare ad essere il nostro cavallo di battaglia».
    La promozione
    L'ex assessore alla Cultura Fenisia Erdas non ha dubbi: «La promozione va programmata per tempo, possibilmente quando il turista sta scegliendo la meta dove trascorrere le vacanza. Noi abbiamo la fortuna di avere i Giganti che sono un ottimo attrattore. Purtroppo non basta la pubblicità della Regione che giustamente punta ad una promozione generale. Il Comune deve fare il suo. Oramai la stagione è imminente, meglio non aspettare tanto. La visibilità delle statue deve essere dappertutto».
    La replica
    Ma il sindaco Andrea Abis replica immediatamente: «Siamo al lavoro da mesi per mettere in piedi un piano di promozione. Dalla Regione stiamo aspettando l'esito di un nostro progetto per valorizzare al meglio il sito archeologico di Mont'e Prama grazie al mezzo milione di euro disponibile. Per quanto riguarda invece il museo stiamo studiando qualcosa di diverso, di originale visto che l'effetto sorpresa dei Giganti non c'è più. Ormai tutti sanno che esistono. Per la pubblicità negli scali ci serve sostegno dalla Regione, il Comune da solo non può affrontare spese così importanti».

  • Investimenti pubblici in calo ma crescono le imprese del settore
    Il crollo degli investimenti pubblici non ha scoraggiato gli imprenditori sardi: nel 2018, secondo l'Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, sono aumentate le aziende specializzate nella manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali dell'Isola, sebbene il settore abbia percepito quasi 100 milioni di euro in meno nel triennio 2014-2016.
    Le cifre
    Il patrimonio storico architettonico dell'Isola dimostra perciò di essere un importante volano dell'economia regionale, dalle enormi potenzialità inespresse e sottofinanziate. I numeri dell'associazione artigiana lo confermano: le erogazioni statali all'Isola sono passate da 319 milioni di euro annui trasferiti tra il 2007 e il 2009 a 228 milioni del triennio 2014-2016. Registrando così un calo triennale di 92 milioni pari al 28,7%. La tendenza è invece opposta nel tessuto imprenditoriale locale: le realtà del settore hanno toccato quota 10.519 e negli ultimi 3 anni sono aumentate del 2%. Di queste ben 7.714 sono artigiane: 2.981 si occupano di installazioni di impianti elettrici e idraulici, 3.547 di completamento e finitura di edifici, 24 di attività di conservazione e restauro opere d'arte e 1.427 di servizi per edifici e paesaggio.
    Turismo e occupazione
    «Investire nella manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali e ricreativi della Sardegna porterebbe anche alla crescita del flusso di turisti», commenta Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. «Inoltre, il recupero dei 92 milioni di euro persi rispetto al triennio 2007-09 si tradurrebbe in circa 1.100 nuovi posti di lavoro nelle oltre 10mila imprese che si occupano di installazione di impianti, completamento e finitura di edifici, attività di conservazione e restauro di opere pubbliche e attività di servizi per edifici e paesaggio».
    L'invito di Confartigianato è quindi quello di agevolare lo sfruttamento di un giacimento economico inestimabile per una terra che fa della sua storia e del paesaggio un punto di forza. «Anche dalla valorizzazione dei beni culturali passa il rilancio della Sardegna e delle imprese che operano in questo preziosissimo settore», conclude Matzutzi, «ancora troppo poco sfruttato a causa della burocrazia asfissiante e della insufficiente formazione degli addetti nelle aziende».


  • Missione cagliaritana per risolvere l'emergenza scolastica. Oggi, il sindaco di Cardedu, Matteo Piras, è atteso all'assessorato regionale dell'Istruzione per fare il punto sul futuro logistico degli alunni, a seguito dell'inagibilità dell'edificio di via Franco Ferrai.
    «Chiederemo per i nostri studenti un caseggiato in cui possano frequentare in totale sicurezza come tutti i loro coetanei d'Italia», preannuncia il primo cittadino. La struttura, edificata su area a rischio idrogeologico Hi4, è stata evacuata alla vigilia di Natale.
    «Da allora gli alunni di Elementari e Medie - ricorda Piras - sono sballottati in locali di fortuna dove sono numerosi i disagi: aule piccole, manca internet, non ci sono spazi comuni, mensa e laboratori. È come essere tornati indietro di cinquant'anni».
    Il sindaco Piras e i suoi collaboratori ragioneranno insieme ai tecnici dell'assessorato sull'opportunità di adeguare il vecchio edificio (spesa preventivata almeno due milioni e mezzo di euro) o in alternativa costruirne uno nuovo di zecca con tutti i comfort moderni.
  • Bufera sul festival Musica sulle Bocche in programmazione, come tutti gli anni, per agosto a Santa Teresa di Gallura. Il musicista Eyal Lerner ha accusato pubblicamente sulla sua pagina Facebook il direttore artistico Enzo Favata di antisemitismo, sostenendo di essere stato boicottato perché israeliano. Questa, a quanto sostiene Lerner, la risposta di Favata alla proposta di partecipazione: “Il festival ha chiuso il programma. Ma le devo dire che la politica di Musica sulle Bocche boicotta qualsiasi artista israeliano o sionista per via dell'atteggiamento di Israele su Gaza e i territori palestinesi occupati”. Lerner, fa notare tra l'altro, di essere in Italia da 20 anni e di aver realizzato, in favore del dialogo, numerosi concerti con musicisti palestinesi.
    La pagina Facebook del festival ha ospitato ieri un lungo post in cui il direttore artistico rivolge le sue scuse «a chiunque si sia sentito offeso e discriminato dalle mie parole espresse in un messaggio privato» oltre che a sponsor e istituzioni. Enzo Favata sostiene che la programmazione del festival era chiusa da più di un mese. «Ho espresso una mia opinione, inopportuna e infelice in quel contesto, che è stata erroneamente interpretata come una discriminazione», continua il direttore: «Questa interpretazione è del tutto infondata e non è in linea né con la mia posizione istituzionale, né con la mia filosofia artistica da sempre aperta al dialogo tra differenti culture, conosciuta e documentata in tanti anni di carriera artistica internazionale». Il messaggio si conclude con l'invito di Lerner al festival in segno di pace e fratellanza.
  • Minerali, fossili, insetti, conchiglie e animali imbalsamati che raccontano la storia geologica e naturale della Sardegna. «Ma anche quella della terra», ha precisato il geologo Luigi Sanciu, direttore del museo Aquilegia, che aprirà i battenti a Masullas sabato 16. «È il più grande museo di storia naturale dell'isola - ha aggiunto il sindaco Mansueto Siuni - per noi motivo di onore e orgoglio che fra 377 comuni sardi il nostro paese sia stato scelto come nuova sede». Dopo quattro trasferimenti fra Assemini e Cagliari l'esposizione permanente, con 3 mila reperti in mostra, continuerà a vivere in Marmilla. «Col Geomuseo e il giardino botanico, che sarà inaugurato fra qualche mese, darà vita a un polo museale e scientifico per gli studi delle scienze naturali, unico in Sardegna», ha ricordato il primo cittadino.
    Il museo
    Taglio del nastro sabato 16 alle 17.30 nell'ex municipio di Masullas, dietro il Geomuseo. «Abbiamo altri 10 mila reperti nei magazzini, che faremo ruotare nell'esposizione e con i quali organizzeremo mostre temporanee - ha annunciato Sanciu - il museo Aquilegia completa il racconto del nostro Geomuseo del Monte Arci, nell'ex convento. Ovvero la cronologia degli eventi geologici e biologici che hanno portato il pianeta, attraverso lenti ma continui cambiamenti, all'evoluzione degli organismi viventi e dei loro ambienti, preparando l'attuale meravigliosa biodiversità. Davvero la grande storia della terra».
    I reperti
    Nel museo reperti che provengono dalle antiche miniere sarde, oggi comprese nel Parco Geominerario. «Minerali e fossili testimoniano le diverse fasi della formazione dell'Isola e del lungo viaggio che l'ha portata fino al centro del Mediterraneo», ha aggiunto il direttore. Non mancheranno le rarità. «Fra i numerosi fossili esposti il più antico anfibio d'Italia, il rarissimo Apateon, che 250 milioni di anni fa, quando la Sardegna non era ancora isolata, abitava le rive di un grande lago».
    La storia
    Aquilegia è un museo dalla storia controversa. È stato inaugurato nel febbraio 2000 in una scuola di Assemini. Poi dal 2005 ha avuto tre sedi a Cagliari: l'edificio Riva, l'ex liceo artistico di piazzetta Dettori e infine l'ex vetreria di Pirri, da dove fu costretto a traslocare nel 2015 per problemi col Comune. Allora non aveva una sede. Ora l'ha trovata a Masullas. «Si arricchisce così la nostra grande offerta turistica e culturale», ha concluso il sindaco.
  • C'è un tesoro sotto chiave che nessuno può ammirare. Costituito da tanti pezzi unici inaccessibili da anni, qualcuno per restauro, altri perché semplicemente non si sa.
    Sono i monumenti chiusi di Cagliari, città sempre più turistica che - per colpe scolpite sia nel passato recente che in quello lontano - non può però mettere in mostra tutta la sua argenteria.
    L'Anfiteatro e la cripta
    Il caso più eclatante è quello arcinoto dell'Anfiteatro romano, un tempo utilizzato per concerti e spettacoli. Chiuso ormai da anni per restauro, oggi si può vedere solo da lontano. I lavori del primo lotto sono finiti e presto partiranno quelli del secondo. Tempi di riapertura? Incerti. Sbarrata da tempo per lavori anche la cripta di Sant'Agostino, nel largo Carlo Felice. Ma anche qui c'è speranza. «L'altare è stato già restaurato - spiega l'architetto della Sovrintendenza di Cagliari Stefano Montinari -, ora il Comune ha trovato i fondi anche per la sistemazione della cripta. Il progetto è stato predisposto e lo dobbiamo solo autorizzare». Quando sarà riaperta? Intoppi burocratici permettendo forse ci vorrà un anno.
    Il Bastione
    Identica la situazione per il Bastione di Santa Caterina: il progetto del Comune è stato autorizzato dalla Sovrintendenza e i lavori sono stati affidati da poco. «La sua riapertura rappresenterà un momento importantissimo - spiega Montinari - perché finalmente sarà visitabile l'ipogeo, anche se probabilmente solo a numero chiuso, che è davvero molto bello». Stanno per ripartire inoltre anche i cantieri per il torrino del Bastione Saint Remy e la sistemazione dell'area limitrofa. Infine c'è la Passeggiata coperta, inaccessibile da un decennio causa infiltrazioni: per il suo restauro il Comune ha di recente aggiunto 300mila euro allo stanziamento iniziale con l'obiettivo di renderla fruibile il prima possibile. «È quasi ultimata - assicura l'assessore ai lavori pubblici Maurizio Chessa - tanto che a giugno ospiterà un grande evento di Sogaer con i principali tour operator mondiali».
    Le due torri
    Più ingarbugliata la situazione delle torri dell'Elefante e di San Pancrazio, entrambe chiuse perché la stabilità delle parti lignee è stata compromessa da termiti, tarli e funghi. Per quella dell'Elefante ci sarà presto un sopralluogo Sovrintendenza-Comune, con quest'ultimo che ha già individuato la soluzione progettuale migliore. Dunque si aspetta a stretto giro di posta il via ai lavori, anche se pare che ci siano difficoltà nel reperire il legname più adatto tanto che è allo studio una soluzione provvisoria. Per San Pancrazio invece la Sovrintendenza ha da poco ottenuto dal Ministero 1,2 milioni per il suo recupero. «Sono in corso i rilievi, poi faremo la gara per il progetto - assicura Montinari - ma i tempi saranno lunghi».
    La Grotta della vipera
    Nonostante i lavori di restauro iniziati nel 2016 siano stati ultimati da un mese, resta ancora chiusa pure la Grotta della vipera, a ridosso di Tuvixeddu. «Ma riaprirà presto - assicura l'assessore Chessa -, questione di settimane se non di giorni».
  • L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura ha detto sì: l'Università di Cagliari avrà una cattedra Unesco. Un riconoscimento importante, se tiene conto del fatto che, delle 30 cattedre Unesco in Italia (sulle 770 sparse in tutto il mondo), 28 sono al nord e al centro della Penisola (l'altra nel Meridione è quella di “Mediterranean cultural landscape and communities of knowledge” istituita lo scorso anno nell'Università della Basilicata di Potenza).
    La materia
    Non solo una medaglia di cui andare fieri. La cattedra Unesco punta ad avere ricadute importante sul territorio dal momento che è dedicata al “Sustainable tourism management and monitoring”. Un segnale importante: la Sardegna deve puntare non sul turismo “generalista” ma, avendo a disposizione siti di particolare interesse, deve, invece, investire sul turismo sostenibile.
    L'obiettivo
    Una scelta quasi scontata, dopo aver ricevuto il dossier dell'Università di Cagliari, quella dell'Unesco. Come si legge nel sito dell'organizzazione dell'Onu, “il parco geominerario della Sardegna coinvolge l'intera Isola”. Ed la cattedra ha proprio la funzione di rilanciare il Parco geominerario. «L'Università», spiega il delegato dell'ateneo nel consiglio del Parco, Giovanni De Giudici, «è un contenitore di conoscenze, il Parco ha il compito di promuovere la Sardegna come geosito». Uno scambio che punta ad avere ricadute importanti sul territorio.
    Gli sviluppi
    Una cattedra, riprende De Giudici, che avrà la funzione di «facilitatore dello sviluppo nel territorio». Gli studenti, cioè, non dovranno occuparsi esclusivamente della promozione del Parco geominerario. «Lo sviluppo del turismo», riprende il docente, «si ottiene anche mettendo in relazione le vie di mobilità con i geositi». Fondamentale, per esempio, collegare le diverse zone di interesse attraverso le ciclovie perché questi turisti, pur avendo spesso discrete disponibilità finanziarie, utilizzano mezzi di locomozione sostenibili. «E poi, intorno ai geositi, si deve sviluppare un'imprenditoria legata all'accoglienza».
    Le caratteristiche
    Una cattedra Unesco viene istituita per un periodo di quattro anni tramite un accordo sottoscritto dal direttore generale dell'organizzazione e dal rettore dell'università. Rispetto alle altre cattedre, ha un segretariato proprio che consente rapporti più agevoli con altre università. Non solo: facilita l'arrivo di docenti provenienti da tutto il mondo.
    La collaborazione
    La richiesta e la conseguente istituzione della cattedra Unesco rientra nell'accordo quadro di collaborazione tra l'Università e il Parco geominerario. «È un accordo», commenta il presidente del Parco Tarcisio Agus, «che ci consente di volare alto e di programmare il prossimo quinquennio avvalendoci delle altissime professionalità di cui dispone l'Università di Cagliari». ( mar. co. )

  • Inizia oggi il nuovo corso di preparazione musicale per coristi in lingua sarda, organizzato dall'associazione culturale “Voches 'e ammentos de Garteddi” con il patrocinio dell'assessorato regionale alla Cultura. È gratuito e si rivolge ad aspiranti coristi tra i 16 ed i 35 anni.
    Le lezioni avranno luogo nel laboratorio delle Arti e tradizioni etnomusicali nel centro storico, inaugurato di recente, e saranno ripartite in due incontri settimanali per una durata complessiva di circa tre mesi. La formazione riguarderà analisi, commento, studio e apprendimento di testi e canti in lingua sarda. Prevista una preselezione dei candidati volta a verificarne le abilità canore, curata da una commissione presieduta dal direttore artistico Pietro Marrone. Per maggiori info vocheseammentos@gmail.com.
  • Sono passati più di due anni da quando l'archivio storico ha chiuso le porte e da allora non è stato mai più riaperto. Ospitato prima nei locali vicino a piazza IV Novembre e successivamente in via Dante assieme alla biblioteca centrale e a quella dei ragazzi, era meta non soltanto di storici e appassionati ma anche delle scolaresche che avevano così modo di conoscere la storia della città attraverso i documenti. Scaduta la gestione di tutte le biblioteche, in seguito queste erano state riaperte grazie a una riorganizzazione interna con l'ausilio di dipendenti comunali. Ma non l'archivio storico che ha continuano a tenere le porte sbarrate. «Gli uffici stanno lavorando alla predisposizione della documentazione per la pubblicazione degli avvisi di manifestazione di interesse per le ditte interessate alla gestione», spiega l'assessora alla Cultura Lucia Baire, «l'obiettivo infatti è la ripresa dell'attività di promozione e valorizzazione del nostro patrimonio documentario, anche con progetti didattici rivolti agli allievi delle scuole cittadine di ogni ordine e grado, ai membri delle associazioni socio-culturali e a tutti coloro che sono interessati alla conoscenza della storia locale».
    Nell'attesa, però, ad avere i problemi maggiori sono soprattutto gli studenti che non hanno la possibilità nemmeno di fare ricerche per gli esami universitari. «Gli archivi sono patrimonio di tutti», aggiunge Baire, «ed è quindi necessario lavorare alla conservazione della memoria. Rappresentano la nostra identità collettiva, perché imparando dal passato possiamo progettare adeguatamente il presente e il futuro».
    Nelle scorse settimane gli studenti quartesi avevano raccolto le firme allegate a una petizione per chiedere di prolungare gli orari della biblioteca centrale. La sede infatti è tuttora aperta nel pomeriggio, soltanto due volte. In quell'occasione l'assessora Baire si era detta disponibile a incontrare i ragazzi e a trovare una soluzione. (g. da.)
  • Ancora un riconoscimento per le attività internazionali dell'Università di Cagliari: Alessandra Carucci, prorettore per l'Internazionalizzazione, è stata invitata dal Consiglio d'Europa ad intervenire all'evento “Hand in hand to support refugees' integration - Education, training and recognition of qualifications”, in programma oggi a Strasburgo.
    Si tratta di un importante appuntamento, organizzato dal Consiglio d'Europa in collaborazione con l'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, e con la città di Strasburgo, che farà il punto sulle più importanti azioni realizzate a livello europeo per favorire il supporto e l'integrazione dei rifugiati.
    L'intervento
    Più nel dettaglio, la Carucci terrà una relazione - all'interno della sessione dedicata all'integrazione dei rifugiati nelle istituzioni di alta formazione - sull'attuazione del progetto “European qualification passport for refugees”, realizzato per la prima volta in Italia dall'Università di Cagliari: si tratta del sistema grazie al quale viene rilasciato un documento - appunto un Passaporto - che contiene la valutazione delle qualifiche accademiche di rifugiati che hanno conseguito un titolo finale di scuola secondaria o universitario, ma che non hanno con sé la relativa documentazione per dimostrarlo. Contiene anche informazioni sulle esperienze lavorative e sulle competenze linguistiche dell'individuo.
    Come si ricorderà, l'Università di Cagliari ha rilasciato a luglio dello scorso anno l'Eqpr a 12 giovani che hanno superato positivamente la valutazione curata dal Cimea (il Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche) con una commissione di esperti di altri centri internazionali NARIC (National Academic Recognition Information Centres), sotto il coordinamento del Consiglio d'Europa.
    Il riconoscimento
    I giovani del Senegal, della Guinea, della Nigeria, del Mali, del Marocco, del Pakistan, dell'Algeria, del Camerun e della Costa d'Avorio, che hanno richiesto il riconoscimento dei propri titoli e ottenuto il passport hanno avuto la possibilità di continuare gli studi all'Università di Cagliari, con un'iscrizione regolare o con corsi singoli, in base al loro status.
  • Nel futuro prossimo, per effetto dei pensionamenti, nelle scuole italiane si libereranno migliaia di posti per insegnare educazione fisica. E l'Università di Cagliari non vuole farsi trovare impreparata. Per questo dal prossimo anno sarà attivato un nuovo corso di laurea magistrale in “Attività motorie preventive e adattative”, che sarà inserito nell'ambito della Facoltà di Medicina. «Il titolo permetterà di partecipare ai concorsi per insegnare - spiega la rettrice Maria Del Zompo - ma consentirà anche di poter aprire palestre e centri benessere di alto livello».
    L'orientamento
    La novità è stata annunciata in occasione della presentazione delle tre giornate di orientamento organizzate dall'ateneo cagliaritano - la prima agenzia culturale dell'Isola con i suoi 24.662 studenti e oltre 4000 laureati all'anno - che si svolgeranno oggi, domani e lunedì, nella cittadella universitaria di Monserrato. Attesi oltre 10mila ragazzi del quarto e quinto anno delle superiori provenienti da 98 istituti scolastici di tutta la Sardegna. Potranno assistere alle presentazioni dei corsi di laurea e dei servizi dell'università, partecipare a seminari sui potenziali sbocchi occupazionali, ascoltare testimonianze di rappresentanti del mondo del lavoro e delle professioni, effettuando visite guidate ai laboratori didattici. Alla tre giorni parteciperanno anche la Pontificia facoltà teologica, il Conservatorio statale di musica e la Scuola superiore Verbum, oltre all'Aspal e a Confindustria giovani imprenditori.
    Sinergia con le scuole
    Ma il progetto, finanziato dalla Regione con fondi Por-Fse, punta soprattutto a creare una maggiore sinergia tra scuola e università in modo da aiutare lo studente a scegliere il percorso di studi più adatto ai suoi interessi e alle esigenze del mondo del lavoro. Non a caso il prorettore per la didattica Ignazio Putzu ha parlato di «nuova alleanza tra scuola e università volta anche a combattere i fenomeni della dispersione scolastica e dell'abbandono degli studi», mentre la Del Zompo ha precisato «che si tratta di un progetto che mette al centro lo studente, dandogli una maggiore motivazione nella scelta del corso e anche più efficacia nello studio». In quest'ottica, per la prima volta, saranno previste anche attività specifiche dedicate agli insegnanti delle superiori, sempre con l'obiettivo di migliorare la sinergia con i colleghi dell'Università.
    Le tante novità
    Tra le novità introdotte quest'anno dall'Ateneo, oltre al nuovo corso in attività motorie, spicca il servizio di “counseling psicologico” nato per dare un costante supporto agli studenti, soprattutto quelli iscritti al primo anno di università, aiutandoli a risolvere disagi e problemi: allo sportello, attivo da poco meno di un mese, si sono già rivolti 47 ragazzi. Durante le giornate dell'orientamento sarà infine presentato il nuovo progetto del Centro linguistico di ateneo (Cla) che coltiva un ambizioso obiettivo: portare tutti gli universitari cagliaritani al raggiungimento del livello B2 in lingua inglese nel triennio.
    Massimo Ledda
  • Il Parco letterario Giuseppe Dessì è finalmente realtà: la convenzione tra il Parco geominerario, la Fondazione Dessì e Paesaggio culturale italiano per la sua costituzione è stata firmata nella tarda serata di ieri, nella storica casa dell'autore di “Paese d'ombre”, in via Roma, a Villacidro.
    «Felici di questa iniziativa - ha commentato il presidente del Parco geominerario Tarcisio Agus - che apre il territorio a un apporto di alto livello e a occasioni di sviluppo economico e sociale».
    Il nuovo Parco e quello intitolato a Grazia Deledda a Galtellì sono per ora i soli parchi letterari in Sardegna: nati da un'intuizione felice dello scrittore e giornalista Stanislao Nievo per promuovere la conoscenza del paesaggio culturale, ne sono già stati istituiti in diversi Comuni d'Italia.
    Per il presidente de “I Parchi letterari” Stanislao De Marsanich, Giuseppe Dessì, con la sua attività intellettuale, è stato lo straordinario precursore di questo Parco: «Lavoriamo con l'obiettivo di restituire il territorio alla popolazione in un'ottica di sostenibilità», ha detto.
    Tra gli interventi, quelli del direttore della Fondazione Dessí Mauro Pittau e del direttore del Parco geominerario Ciro Pignatelli.
    Il presidente della Fondazione Paolo Lusci ha messo in evidenza l'importanza della partecipazione degli enti locali ai progetti, sotto il segno dell'obiettivo comune di sfruttare e potenziare gli elementi d'eccellenza.
    Francesca Virdis
  • Una suora guerriera che approda ora su Netflix, un thriller su una rapina, un dark-fantasy, persino l'eroico aviatore americano Airboy. Nel mondo del fumetto Usa è paradossalmente più conosciuto che in Italia: Gianluca Piredda, sassarese, classe 1976, è uno sceneggiatore, giornalista, scrittore che ha trovato l'America, prima di farsi strada pure in Italia dove scrive per Skorpio e Lanciostory, con le serie su Freeman e Dago, il nobile veneziano creato da un maestro come Robin Wood.
    «Ho iniziato giovanissimo a bazzicare le case editrici dove lavoravano Bonvi, Hugo Pratt e Sergio Bonelli - spiega l'autore sassarese- ma ero ancora minorenne e non mi davano molto credito. Nel 1999 ho pescato alcuni indirizzi mail su internet e ho tempestato le case editrici americane. Per dieci che dicevano no, ce n'erano una o due interessate alle mie idee e al fatto che fossi italiano».
    Debutto negli Usa
    È avvenuto nel 2000 con “Winds of Winter” graphic novel uscito in doppia edizione con Cd (colonna sonora): «È una fiaba dark, una storia d'amore ambientata in un mondo oscuro di fantasia che nell'edizione speciale per collezionisti è stata pagata sino a 600 euro». Subito dopo l'Antarctic Press gli affida la sceneggiatura della serie “Warrior Nun Areala”, la suora guerriera creata da Ben Dunn, con stile manga. «Ho scritto alcune storie per gli Usa tra il 2000 e il 2001. La curiosità è che tra qualche mese “Warrior Nun” debutterà come serie Live Action su Netflix, che ci crede molto».
    Altro cult è “Free Fall” la serie creata da Gianluca Piredda sempre per il mercato americano: un thriller che parla di una banda che progetta un colpo ad una banca, con taglio molto cinematografico. «Per quel fumetto mi hanno messo a disposizione una super squadra: le copertine sono di Jay Anacleto e Brian Haberlin. i disegni sono di Eric J, che si occupa anche di “Phantom. L'uomo mascherato”. Gli inchiostri di Jimmy Palmiotti, una leggenda che ha lavorato su Batman, Daredevil, X-Men e Hawkman. I colori sono di David Bryant». Nel 2012 un altro riconoscimento per il sassarese: è uno dei tre sceneggiatori ai quali viene affidato “Airboy” fumetto dell'epoca d'oro, ripescato negli anni '80: un aviatore su un aereo che sbatte le ali, tanto famoso durante la Seconda Guerra Mondiale da vendere più di Batman e Superman.
    I fumetti italiani-
    Piredda approda alla Aurea, che prosegue il lavoro dell'Aura editrice. Per Lanciostory gli vengono commissionate le storie ormai italiane di “Dago” creato da Robin Wood. «Parliamo dell'Italia del 1500, con Carlo V e Barbarossa. Anticipo che prossimamente una delle storie si svolgerà nella Sardegna cinquecentesca». Su Skorpio invece ha appena debuttato un personaggio ideato proprio da Gianluca Piredda e disegnato da Vincenzo Arces: Freeman. «Racconto attraverso gli occhi di Theo, uno schiavo fuggitivo, la Guerra di Secessione Americana e alcune tematiche che sono ancora attuali. Mi piaceva l'idea di un personaggio di colore creato in Italia, dove a parte il datato Cliff di Max Bunker non ci sono grosse tracce».
    La cucina sarda
    La curiosità è che Gianluca Piredda è noto anche come giornalista enogastronomico: il volume “Sardegna in cucina” (pubblicato nel 2016 da Iacobelli editore) è stato decimo nella classifica Amazon e gli ha dato visibilità in televisione e sulle riviste specializzate. «Negli Usa mi chiedevano le ricette della cucina italiana, in Italia le ricette sarde. La rubrica è entrata anche sul canale tv Alice e ho raccolto così tanto materiale che mi è stato proposto di farne un libro spiegando anche l'evoluzione storica dei piatti sardi, tradizionali o tipici».
    Giampiero Marras
  • Un settore in ascesa e da sfruttare per il turismo non stagionale: il patrimonio archeologico e culturale sardo. Lo ha indicato il critico e storico d'arte Philippe Daverio: «La Sardegna ha una serie di contenuti straordinari non abbastanza percepiti. È un turismo diverso da quello di massa: si potrebbero avere 10 mesi di agiatezza e non solo i due e mezzo estivi, anche sfruttando le particolarità di grandi personaggi sardi come Sironi, Nivola e Sciola». E l'interesse c'è, come testimoniano le oltre 13 mila persone che lo scorso fine settimana a Firenze hanno affollato l'area dedicata alla Sardegna da TourismA, il Salone internazionale dedicato all'archeologia e alla promozione del turismo culturale.
    Quinta edizione
    Ideato dalla rivista “Archeologia Viva” diretta da Piero Pruneti, la quinta edizione dell'evento ha scelto proprio l'Isola per il focus, dedicandole 120 metri quadri e diversi convegni. Ospitato al Palazzo dei Congressi, il Salone ha riportato un enorme successo pure coi media nazionali e internazionali, gli operatori e gli agenti del settore, grazie anche all'allestimento e al logo “Sardegna museo a cielo aperto”, curati dall'editore Carlo Delfino, col patrocinio della Regione Sardegna, delle Soprintendenze archeologiche sarde e del Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari.
    Protagonisti
    Tra i principali relatori il divulgatore Alberto Angela, padrino della manifestazione, il critico Vittorio Sgarbi, il decano degli archeologi Andrea Carandini, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e lo scrittore e storico Valerio Massimo Manfredi.
    Particolarmente seguito il convegno “Sardegna museo a cielo aperto. Incontri con l'archeologia dell'Isola”, un viaggio di diecimila anni, dalla preistoria al Medioevo, moderato da Alberto Moravetti dell'Università di Sassari con gli interventi di docenti ed esperti degli atenei di Sassari, Cagliari e Firenze, e delle Soprintendenze regionali. Hanno destato interesse anche le relazioni del docente sassarese Raimondo Zucca sulle statue di Mont'e Prama e del direttore del Museo di Laconi Giorgio Murru su torri e templi dell'età nuragica.
    Giampiero Marras


  • Fra tre mesi Carloforte si trasformerà, ancora una volta, in un grande set cinematografico. Da maggio il paese tabarchino ospiterà le riprese della terza serie della fiction di Canale 5 “L'isola di Pietro”, successo di ascolti e gradimento nelle stagioni andate in onda sugli schermi del Biscione.
    A Carloforte ritorneranno sicuramente Gianni Morandi e Lorella Cuccarini. E chissà se il pediatra Pietro Sereni, interpretato da uno dei volti storici della musica leggera italiana, coronerà il suo sogno d'amore con Isabella, alias la più amata dagli italiani. In queste settimane sono in corso i nuovi casting per scegliere i personaggi che arricchiranno il cast delle prime due stagioni con già diversi pezzi da novanta. Il set sarà allestito a Carloforte da maggio e le riprese dureranno alcuni mesi. La fiction, che ha segnato il ritorno di Gianni Morandi nella veste di attore, ha contribuito a promuovere le bellezze ambientali e paesaggistiche dell'isola del Sulcis


  • Quella recinzione è diventata quasi parte integrante di piazza Indipendenza: chiude il vecchio museo archeologico ed è lì da oltre quattro anni. “Durata dei lavori: giorni 600; ultimazione: 29/06/2016”. «Sono in fibrillazione», sospira la direttrice del Polo museale della Sardegna Giovanna Damiani, «perché ne aspetto la consegna da quando sono arrivata a Cagliari».
    Il futuro
    I lavori, garantisce Damiani, sono a buon punto. «Durante l'ultimo sopralluogo», racconta, «ho avuto modo di vedere che sono a un livello avanzato». Ma sui tempi c'è incertezza. «Perché il museo deve essere consegnato al Polo. E poi, dobbiamo entrare noi per realizzare gli ultimi interventi». Il progetto è già pronto: «Diventerà l'anticamera dell' acropoli di Cagliari e sarà destinato a ospitare mostre temporanee, quelle che adesso vengono accolte nello spazio San Pancrazio. Nulla da dire su quel luogo ma ne serve uno che si sviluppi in orizzontale e non in verticale».
    Il progetto
    Sarà, idealmente, la porta d'accesso alla Cittadella dei musei. E sarà completamente diverso da quello che i cagliaritani hanno conosciuto in passato. «Ci sarà un'ampio ingresso destinato al desk e all'area accoglienza. Poi, oltre le sale, è prevista anche la caffetteria e una splendida terrazza che guarda verso il golfo». Un luogo che potrà essere vissuto quotidianamente da cittadini e turisti.
    I ritardi
    L'attesa è grande. Ma, intanto, è passato tantissimo tempo da quando l'ex museo avrebbe dovuto cominciare la sua seconda vita. In teoria, i lavori sarebbe dovuti terminare nel giugno di tre anni fa. Ma, nel frattempo, sono accadute una serie di cose: il fatto, in primo luogo, che lo spazio è passato dalla Sovrintendenza al Polo museale. Ora l'ente ministeriale ha competenza solo dal punto di vista della tutela mentre dei lavori se ne occupa il segretariato generale del ministero. Ritardi burocratici ai quali si è aggiunta, durante l'intervento, anche la carenza di finanziamenti.
    La storia
    ll museo archeologico, nato nel 1802 grazie all'intellettuale cagliaritano Ludovico Baylle, fu inizialmente ospitato nel Palazzo regio per poi essere trasferito nel palazzo dell'Università. Ma, all'inizio del secolo scorso, vista la grande espansione, fu necessaria un'altra sede: nel 1904, fu inaugurata la nuova struttura di piazza Indipendenza, progettata da Dionigi Scano e allestita da Antonio Taramelli, archeologo e soprintendente dal 1901 al 1931. Dopo circa novant'anni d'attività, il museo è stato trasferito, nel 1993, nella nuova sede nell'area del Regio arsenale, trasformata in Cittadella dei musei, grazie ai progetti degli architetti Piero Gazzola e Libero Cecchini.
  • Arredi nuovi per le scuole cittadine grazie alla gara bandita dal Comune. Gli interessati hanno tempo per presentare le offerte fino al 29 marzo. In tutto ci sono a disposizione poco più di due milioni di euro che serviranno per il rinnovo del mobilio di tutte le scuole cittadine dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Una buona notizia per alunni e insegnanti che non saranno più costretti a fare i conti con arredi fatiscenti.
    Lavagne tecnologiche
    In ogni classe, come previsto dalla normativa, ci saranno le lavagne interattive e gli alunni finalmente si sistemeranno su banchi nuovi, e certamente più stabili, per poter seguire le lezioni nel migliore dei modi. All'acquisto degli arredi si aggiungerà quello delle attrezzature tecnologiche a disposizione della didattica, come piattaforme web e sistemi innovativi di apprendimento online.
    I lavori
    Intanto nelle scuole quartesi vanno avanti i lavori di manutenzione e messa a norma finanziati sempre con il progetto Iscol@. In questa prima fase gli interventi interessano dodici scuole. I lavori riguardano soprattutto le parti esterne con il rifacimento delle guaine per scongiurare il problema degli allagamenti e delle infiltrazioni d'acqua quando piove. Negli anni scorsi infatti più volte si sono verificati problemi di questo tipo oltre che a inconvenienti legati al cattivo funzionamento degli impianti di riscaldamento.
    Via Perdalonga
    Per consentire il completamento dei lavori di ristrutturazione in corso nel caseggiato della scuola secondaria in via Perdalonga, l'attività didattica sarà sospesa da oggi a venerdì. Dal momento che il 4 e il 5 marzo è prevista l'interruzione delle lezioni per il Carnevale, le lezioni riprenderanno regolarmente mercoledì 6. Hanno invece fatto ritorno nelle loro aule nei giorni scorsi gli alunni delle scuole di via Foscolo e via Beethoven che dall'inizio dell'anno seguivano le lezioni in via Monsignor Angioni. (g. da.)
  • Della sua grinta, si è accorto anche il commissario tecnico di Special Olympics, Diego Lissandron. E non se l'è fatto scappare: Lorenzo Congiu sarà l'unico ginnasta fra gli otto atleti sardi convocati alla prossima edizione dei giochi olimpici dedicati agli atleti con disabilità, che dal 14 al 21 marzo farà tappa ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi.
    Cagliaritano, vent'anni a luglio, fa parte dell'associazione Codice Segreto dov'è allenato da Greca Rosi. Ha praticato calcio e basket, prima di arrivare in pedana. «Privilegia il corpo libero», spiega Gabriela Galan, che insieme con Matteo Murtas e Carlotta Mattei lo segue all'Amsicora assieme ad atleti normodotati, «ma da poco ha scoperto gli anelli: è stata un'impresa per lui, ma si applica con fermezza e dedizione». La sindrome di Down è la compagna speciale in una vita normale, scandita da entusiasmo, amicizie e tenacia. Quella che, fra tre settimane, lo vestirà d'azzurro.
    Clara Mulas
  • Servono 1,8 milioni di euro per evitare che il palazzo scolastico di Cardedu crolli. A tanto ammonta il calcolo di spesa elaborato per fare chiarezza sulle condizioni strutturali dell'edificio dichiarato inagibile alla vigilia di Natale e subito sgomberato. «Servirà almeno un altro milione per completare i lavori", afferma il sindaco Matteo Piras. È la conferma di quanto già noto da tempo. «Il tecnico valutatore della sicurezza del fabbricato - scrive l'ingegner Pietro Paolo Mossone - ne interdice qualunque impiego, fino a esecuzione di adeguato progetto di rinforzo statico e miglioramento sismico, esecuzione delle opere relative e connesso nuovo collaudo». Il caseggiato dell'auditorium sorge su area a rischio idrogeologico Hi4. «I costi per l'attuazione degli interventi - fa notare il tecnico - sono comparabili a quelli di nuova costruzione del fabbricato». (ro. se.)
  • La sede di rappresentanza di Brandeburgo dell'Unione europea a Bruxelles ha ospitato la firma dell'accordo di cooperazione e della dichiarazione di intenti tra l'Università di Cagliari e gli altri cinque atenei che si sono alleati per presentare la candidatura per la nuova azione Erasmus+ European Universities. È stato sottoscritto dai vertici delle Università di Potsdam (Germania, coordinatore), Masaryk (Brno, Repubblica Ceca), Parigi-Nanterre (Francia), Pecs (Ungheria) e Rennes 1 (Francia). Per l'ateneo di Cagliari è intervenuta Alessandra Carucci, pro rettore per l'Internazionalizzazione.
    Il potenziale
    L'intesa è basata sulle conclusioni del Consiglio europeo del 14 dicembre 2017. Lo stesso, nel maggio 2018, ha rimarcato «il potenziale delle Università europee, utile a migliorare la mobilità e promuovere istruzione e ricerca di alta qualità ed eccellenza, rafforzando i legami tra insegnamento, ricerca e innovazione e trasferimento delle conoscenze, dimostrando i vantaggi dell'apprendimento multilingue e il riconoscimento delle qualifiche, e sviluppando programmi e progetti congiunti di istruzione e ricerca».
    Il riconoscimento
    Intanto lo spot contro la violenza di genere “Chi ama non taglia le ali” dell'Università di Cagliari è stato premiato a Parigi in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il video è stato curato per conto dell'Ateneo dalla designer sarda Carolina Melis e da Andrea Iannelli e Massimo Moi.
    Il filmato
    Lo spot, distintosi per la modernità dei suoi tratti artistici e per l'originalità del linguaggio attraverso cui è stato trattato il messaggio contro la violenza sulle donne entrerà ora nella piattaforma e nei circuiti del Around Film Festival. Ha detto la rettore Maria Del Zompo: «Sono contenta di questo riconoscimento - dichiara - e orgogliosa di un Ateneo che nel portare avanti la sua mission di didattica e di ricerca, svolge anche un ruolo importante nella diffusione di un messaggio teso alla valorizzazione della figura femminile e contro la violenza».
  • «Non ne parlerò con nessuno. Voglio solo dimenticare». L'aveva giurato a sé stesso l'aritzese Mario Gesuino Paba, classe 1924, sopravvissuto a due anni di internamento nei lager nazisti di Meppen, Bielefeld, Paderborn, Dortmund e Buchenwald durante la seconda guerra mondiale. Quarto di otto figli, arruolatosi carabiniere a diciassette anni, Paba inizia a combattere sul fronte greco-balcanico. Dopo l'armistizio, nell'ottobre del 1943 a Roma finisce preda dei rastrellamenti dei soldati tedeschi, «i nostri alleati diventati di colpo un pericolo mortale».
    Si spalancano così per lui e i suoi commilitoni le porte un inferno di torture, fame, gelo, camere a gas, forni crematori «dal quale in tanti non sono tornati, milioni di innocenti nati per morire».
    Poi la liberazione, il rientro a casa nel 1945, il matrimonio, gli anni di lavoro in Argentina e in Piemonte, a Torino, dove tuttora risiede.
    Nel 2013 Mario Gesuino Paba decide di infrangere la promessa di tanti decenni prima, affidando al libro “Prigioniero 83694. Settecento giorni di prigionia dalla Sardegna al lager di Buchenwald”, curato da Carlo Pili e Giuseppe Contu, le memorie di quella tremenda esperienza. «Oggi più che mai è necessario che i giovani sappiano e comprendano: è l'unico modo per farci uscire dall'oscurità», sottolinea nella prefazione Paba, che presenterà il volume sabato alle 18 a Cagliari, alla libreria Tiziano. Mercoledì 27, sempre a Cagliari, dialogherà con gli studenti del liceo Eleonora D'Arborea, incontro organizzato dalla docente Donata Manunza.
    Il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Missione di Jangany, in Madagascar.
    Signor Paba, lei ha conosciuto l'orrore di ben cinque lager nazisti.
    «Per quanto possa sforzarmi di scegliere le parole giuste, quello che ho visto, che ho provato sulla mia pelle non può capirlo nessuno. Solo chi ci ha trascorso i giorni e le notti può sapere cosa sia un campo di sterminio».
    Come ha fatto a mantenersi lucido, a non impazzire?
    «A Dortmund ho visto una SS strappare con le sue mani il cuore dal petto di un prigioniero russo dopo averlo sventrato a colpi di baionetta. Nei lager sono stato spesso incaricato del penoso compito di trasportare i cadaveri delle camere a gas ai forni crematori. Ho fatto esperienza del male nelle sue forme più raccapriccianti, e se non ho perso il senno è solo perché non avevo speranze. Nessuno coltiva la speranza in un Arbeitslager, la morte ti cammina accanto e quasi ti consoli pensando che verrà presto a liberarti dal dolore».
    Anche la fede l'ha aiutata.
    «Mi considero un miracolato. A Buchenwald, quando ero già in fila per morire nella camera a gas, un kapò mi afferrò per la spalla e mi trascinò via, senza spiegazioni. Più tardi mi domandò se fossi ebreo, io risposi di essere cattolico. Quel giorno fui l'unico del mio gruppo a restare in vita: evidentemente per il buon Dio non era ancora arrivata la mia ora».
    Il male non ha corrotto la sua anima.
    «Quando gli statunitensi entrarono a Buchenwald restituendoci la libertà, scorsi rannicchiato in un angolo di una baracca uno dei kapò dai quali avevo subito più spesso angherie. Aveva perso una mano in guerra, era prepotente e crudele. Avrei potuto vendicarmi consegnandolo agli americani, ma sapevo che aveva moglie e figli. Ne provai pietà e lo lasciai stare. Io non ero come lui, né avrei voluto diventarlo».
    Nel libro accenna a una principessina ucraina. Chi era?
    «Un raggio di sole nell'oscurità. Si chiamava Luba, era prigioniera come me a Bielefeld, solo dall'altra parte del filo spinato. Aveva sedici anni, era bionda e bella. Bastò un gioco di sguardi per innamorarci. Le promisi che l'avrei tirata fuori da lì, che presto le cose sarebbero cambiate. Poi fui trasferito a Paderborn e non la vidi più».
    Ha rischiato la pelle anche dopo la guerra.
    «Nel campo di Ulm, in mano ai francesi. Da non crederci: quei figli di buona donna ci facevano morire di fame e stenti peggio dei tedeschi, sebbene le ostilità fossero cessate da mesi. Ci odiavano a causa della sconfitta patita in guerra, ma che colpa avevamo noi soldati se non di aver obbedito agli ordini? A Ulm trascorsi giorni maledettamente tristi».
    Oggi lei non si stanca di parlare ai giovani.
    «Basta guerre, basta! I crimini di cui sono stati testimone sono impressi a fuoco nella mia mente, e finché avrò forza griderò che a nessuno dove toccare in sorte ciò che ho dovuto subire io». Si commuove Mario Gesuino Paba, gli occhi si fanno lucidi e la voce si spezza. Un cenno con la mano per dire basta.
    Fabio Marcello
  • Oggi si celebra la “Giornata internazionale della lingua madre”, indetta dall'Unesco per promuovere la diversità linguistica e culturale e il multilinguismo. Per l'occasione a Carloforte si terrà la manifestazione “Na lengua pâ vitta” (Una lingua per la vita), promossa dall'Asuciasiun cultürole tabarchiña con il Comune, dedicata al tabarchino.
    All'Exmè, dalle 18.30, ci saranno racconti, premiazioni di testi scritti da autori in lingua tabarchina, vincitori di concorsi nazionali. Si terrà anche la premiazione degli studenti vincitori del concorso “Cumme un libru strepelàu”. « Invitiamo tutti alla serata - dice Andrea Luxoro, presidente dell'Asuciasiun cultürole tabarchiña - ma anche a scrivere in tabarchino per costituire una letteratura con nuove produzioni». (m.e.t.)

  • Impossibile per l'Unione dei Comuni dar corso al salvataggio del “Grazia Deledda”. Troppo alti i debiti a cui far fronte, oltre due milioni di euro. È questa la ragione del perché l'aggregazione dei Comuni, pur avendo tentato di salvare il salvabile, di fatto non ha proseguito in questa strada.
    Il ministro Alberto Bonisoli, titolare dei Beni culturali, lunedì in un incontro nel teatro a Paulilatino con Aldo Sicurella, direttore artistico del Teatro Instabile, ente proprietario e gestore del “Deledda”, aveva indicato proprio nei consorzi tra Comuni, la via per non far chiudere il sipario. E nei giorni scorsi proprio dal Teatro Instabile erano state mosse accuse ai Comuni per non aver pensato alle sorti del teatro con la programmazione territoriale. Ma ora sulla questione intervengono i vertici stessi dell'aggregazione di Comuni.
    «L'Unione, riconoscendo l'importanza dell'attività teatrale nel suo territorio, ha concesso un importante contributo, per le sue finanze, al Teatro Instabile di Paulilatino nel 2017 per consentire la programmazione dell'attività. Quando la Regione ha prospettato la possibilità di finanziare il salvataggio del “Deledda”, l'Unione dei Comuni ha cercato di tradurre, insieme al Centro regionale di programmazione, in atti tecnici questa proposta. La cosa è però risultata impossibile sia per alcune reticenze ed ambiguità da parte del teatro, sia per l'impossibilità di finanziare una proposta di ristrutturazione di debito che si presenta altissimo, nell'ordine dei due milioni di euro», spiega il presidente dell'Unione del Guilcier Alessandro Defrassu.
    E chiarisce inoltre: «Non manca la nostra disponibilità a sostenere l'attività culturale, ma questa può essere fatta da parte di un'amministrazione pubblica solo a tutela delle regole valide per tutti». Da oltre un anno inoltre non vengono pagati gli stipendi ai dipendenti e da 5 le rate del mutuo.


  • I lavori per costruire la nuova scuola della Marmilla partiranno a giugno. Il finanziamento regionale è lievitato da 3 milioni e 900 mila euro a 6 milioni e 200 mila euro. «Perché abbiamo scommesso anche sulla spesa in conto termico e i nostri edifici scolastici saranno in grado di autoalimentarsi dal punto di vista energetico». Lo ha detto il sindaco di Mogoro Sandro Broccia ieri nell'anfiteatro di Mogoro dove è arrivato anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru per presentare il progetto di una scuola del territorio per i sei comuni dell'Unione Parte Montis, finanziato dal piano regionale di edilizia scolastica Iscol@. Istruzione di qualità, cultura e conoscenza e rapporto con le comunità le linee guida della nuova scuola per gli alunni di Mogoro, Masullas, Gonnostramatza, Pompu, Siris e Simala. «Grazie ai lavori negli edifici scolastici ristrutturati e Mogoro accoglierà gli alunni delle elementari, Masullas le medie, negli altri paesi verrà rafforzato il sistema delle scuole materne», ha aggiunto Broccia, «ci saranno impianti fotovoltaici e interverremo sugli infissi per disperdere la minore energia possibile. A Mogoro anche sala fitness e piscina. Lavori conclusi in due anni». Il collega di Masullas e presidente dell'Unione Mansueto Siuni ha aggiunto: «Un sogno che si realizza. Il territorio si sta preparando con l'attività sportiva intercomunale, da gennaio il consiglio intercomunale dei giovani».
    Il presidente Pigliaru ha sottolineato: «Anche il collegamento fra le scuole con le piste ciclabili: un modello per l'Italia e l'Europa».

  • Nuovi arredi, attrezzature, computer e tecnologie di ultima generazione in arrivo nelle scuole di Assemini. Il Consiglio comunale ha stanziato in bilancio, con una variazione urgente, 630 mila euro da impiegare per il supporto dell'attività didattica. Finanziamenti che potranno essere utilizzati con un bando del progetto regionale Iscol@ che sta per essere pubblicato.
    «L'attenzione della nostra giunta per i giovani si manifesta anche nella continua ricerca di risorse da impiegare per rinnovare e dare supporto all'attività didattica», spiega l'assessora alla Scuola, Cristiana Ruggiu. «L'idea è intendere l'insegnamento in maniera innovativa e attiva, che stimoli l'autonomia e le capacità creative negli alunni: non una semplice modalità frontale basata sui libri».
    L'obiettivo principale, aggiunge l'assessora, «è di favorire l'innalzamento delle competenze degli studenti e di ridurre la dispersione scolastica. Oggi questo ci consente, con orgoglio, di impegnare la non esigua somma di 630 mila euro con un bando d'imminente pubblicazione, attraverso la partecipazione a Iscol@, a vantaggio di numerosi plessi del primo e del secondo circolo didattico e di un istituto della scuola secondaria di primo grado».


  • L'accordo c'è, i soldi pure. La procedura per la costruzione della nuova mensa dell'Ersu alla Cittadella universitaria è al rush finale. Una gradita novità per studenti e docenti che potranno finalmente mangiare pasti caldi preparati sul posto, mentre ora arrivano da via Premuda. Il progetto prevede un ampliamento degli spazi, evitando così estenuanti file in attesa del cibo, e la messa a norma di tutti gli impianti. Ci sarà da soffrire per alcuni mesi, ma ne varrà la pena.
    Le criticità
    L'accordo fra Ersu (che gestirà la mensa), Università (proprietaria dei terreni) e l'amministrazione di Monserrato (Comune in cui sorge l'area) è stato firmato nei giorni scorsi. Dopo anni di passione sarà ampliata la mensa al piano seminterrato del Blocco H. Attualmente gli universitari hanno a disposizione 550 metri quadrati che garantiscono 180 posti a sedere e spazi per cucina, zona self service, zona lavaggio cucine, depositi e servizi igienici. Numeri insufficienti a soddisfare l'esigenza quantitativa e qualitativa di chi è obbligato a passare lunghi periodi nella Cittadella, dove sono in crescita i trasferimenti delle attività didattiche e di ricerca.
    I vertici dell'Ente regionale per il diritto allo studio sono riusciti a recuperare un finanziamento di poco più di due milioni di euro. «Ci consentirà di rafforzare il servizio di ristorazione e rispondere alla duplice esigenza di aumentare i posti a sedere con la realizzazione di nuove volumetrie e di consentire la preparazione dei pasti grazie all'adeguamento dei locali esistenti», spiega Gian Michele Camoglio, presidente dell'Ersu.
    Il progetto
    Lo studio prevede l'ampliamento dell'attuale mensa tra il blocco H e il piazzale. Il solaio della struttura avanzerà sin oltre la scalinata i metri “rubati” al piazzale d'ingresso della vecchia mensa saranno recuperati nel piano superiore. L'area dedicata alla ristorazione sarà in grado di ospitare circa 500 studenti (ben 300 in più rispetto allo stato attuale). Non solo posti a sedere. In programma c'è anche l'ampliamento delle cucina e della zona lavaggio, che saranno realizzate nell'attuale sala mensa. Previsti adeguamenti funzionali per la zona self service. Gli ingegneri dell'Ersu assicurano che saranno individuate le aree per l'attesa di accesso ai tornelli, in modo da scongiurare code disordinate o flussi di studenti in senso contrario.
    I tempi
    Camoglio fissa anche il calendario per la realizzazione della nuova mensa universitaria. «A fine mese firmeremo la convenzione con Università e Comune. Con la licenza edilizia in mano potremo passare al secondo step che prevede il completamento del progetto esecutivo. Se tutto fila liscio - conclude il presidente dell'Ersu - in estate appalteremo i lavori che dovranno concludersi entro un anno».
  • “Le civiltà e il Mediterraneo” dove la congiunzione serve proprio a sottolineare l'unicità di ciascuna civiltà sia pure in una rete di scambi, è in stretta continuità con “Eurasia”, la grande mostra con i reperti dell'Ermitage ospitata nel 2015 a Cagliari, che ha riscosso un notevole successo di pubblico. Allora si arrivava alle “soglie della storia”. Ora il cammino procede ed è ancora Villaggio Globale a tessere i fili che hanno costruito l'esposizione aperta ieri pomeriggio.
    «È un progetto fortemente voluto dalla Regione Sardegna - ha spiegato l'assessore regionale al Turismo Barbara Argiolas - che nasce in seguito a un accordo di collaborazione con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, il Polo Museale della Sardegna, la Fondazione di Sardegna che investe sul turismo culturale. Il nostro paesaggio più affascinante è certamente quello archeologico: la conoscenza parte dalla storia e dalla memoria. Ora scopriamo come la civiltà nuragica si è confrontata con le altre civiltà del Mediterraneo.
    «Sono culture intrecciate intorno a un mare amico, il Mare Nostrum, uno specchio d'acqua tra le terre con al centro la Sardegna», ha osservato Giovanna Damiani, direttrice del Polo Museale. «Si raccontano le contaminazioni culturali e le caratteristiche di ciascuna, fino a sfiorare la prima età romana».
    «“Le civiltà e il Mediterraneo” nasce da un lungo dibattito - ha spiegato Maurizio Cecconi, amministratore delegato di Villaggio Globale - e da una grande attenzione per le antichità di questa terra e per l'archeologia più in generale. Una mostra in cui l'Isola si mette a confronto con altre culture e che diventa viatico per esportare e far conoscere la ricchezza dell'Isola nel mondo proprio come è accaduto con “Eurasia”». Ecco allora l'idea del viaggio attraverso lo spazio e il tempo, in cui i due musei, Palazzo di Città e Museo Archeologico si integrano a vicenda, diventando porti ideali di partenza e di approdo.
    La vocazioni di Cagliari per un turismo culturale internazionale è confermata dallo sforzo collettivo per costruire un'esposizione «che racconta di una Sardegna - ha precisato Paolo Frau, assessore comunale alla Cultura - non isolata come si crede comunemente ma al centro di importanti relazioni». (c. p.)
  • Cinquanta giorni dopo il soltizio, quando volge al colmo l'estate spossante, questo è per i mortali il tempo per navigare (...). Quando i venti sono regolari e il mare sicuro, allora spingi in mare la nave veloce e affidala pure ai venti (...)
    Ed è davvero un viaggio avventuroso, colmo di fascino, intenso, proprio come Esiodo lo aveva immaginato nelle sue “Opere e i giorni”, quello iniziato ieri sera con la mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” allestita al Museo Archeologico e Palazzo di Città di Cagliari, che ripercorre le rotte nel mare della preistoria per scoprire che «la Sardegna è un'isola non così isolata». Lo dice in un cortese italiano dal forte accento tedesco, Manfred Nawroth, direttore del Pre and Early History National di Berlino che insieme a Yuri Piotrovsky dell'Ermitage di San Pietroburgo (ieri assente per impegni nel suo Paese) e a Carlo Lugliè dell'Università di Cagliari ha composto un grande mosaico di 550 reperti archeologici (120 opere rappresentative dell'evoluzione dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C.) dove si rintracciano assonanze, si colgono divergenze ma soprattutto si capisce bene come la Sardegna nuragica facesse parte di una rete di culture che animavano il Meditarreneo, dalla Spagna fino al Caucaso.
    Una storia diversa
    È sorretta da un altro sguardo la storia raccontata in questa ricchissima mostra. E stato costruito negli anni dagli studiosi. Grazie ai ritrovamenti si sono imposte nuove letture che hanno ribaltato consolidate visioni. «Il lingotto di rame in forma di pelle di bue del XIII-XI secolo a.C. - racconta ancora Manfred Nawroth - è certamente stato fatto con metallo proveniente da Cipro, lo dicono accertamenti scientifici, ma è stato ritrovato qui nella vostra terra, insieme a un'altra quarantina. Lungo le coste turche è stato rinvenuto il relitto di una nave contenente lo stesso carico. Questo dimostra le interconnessioni fra le civiltà di mare che includevano anche la Sardegna. Se non si può dire che fosse il crocevia, possiamo certo affermare che ha costituito un approdo lungo rotte più impegnative. C'è un altro significativo oggetto, sempre esposto, ed è un elmetto di guerriero, una piccola testa proveniente dalle Cicladi, della recente età del Bronzo, ritrovata in Sardegna e custodita nel Museo Archeologico di Cagliari che ha un gemello al museo di Atene».
    Diversità e connessioni
    Questi due oggetti servono da bussola per il viaggio. Se le navi in miniatura in bronzo sono gli esempi più chiari della mobilità sul mare, le ceramiche micenee, quelle arrivate dalla potente Troia o dalle isole Cicladi, dicono invece delle diversità di ciascuna cultura ma al tempo stesso le connessioni tra le differenti espressioni artistiche. Lo si comprende con assoluta evidenza osservando i bronzetti nuragici, guerrieri, lottatori accanto alle statuine antropomorfe della ceramica micenea o di quella caucasica. C'è una matrice comune, ci sono somiglianze, con la scoperta dei bacini metallurgici gli scambi si intensificano, i commerci diventano frequenti, ma ciascuno preserva la sua diversità.
    Una nave per il viaggio
    Ha i colori della giornata, dal buio della notte fino al tramonto del giorno seguente, il viaggio via mare. Lo ha pensato così il designer Angelo Figus che ha curato l'elegante allestimento sottolineato da pensieri del poeta Konstantinos Kavafis: dieci i temi sviluppati dalle origini fino ai reperti antropomorfi. In ogni stanza una o più navi via via di diverso colore (ne ha utilizzati 62) che trasportano, custoditi in teche di plexiglass, preziosissimi e raffinati carichi di cultura, storia e conoscenza. Oltre ai reperti dei musei archeologici di Cagliari, Sassari e Nuoro, i “gioielli” di Berlino e dell'Ermitage (arrivati solo ieri pomeriggio a Cagliari), oggetti arrivati da Napoli, da Salonicco, dal Bardo di Tunisi. Sul pavimento, grandi triangoli colorati come vele piene di vento, indicano le rotte.
    Una mostra per due
    Il viaggio, che non è deliberatamente scandito da una cronologia stretta, comincia nel buio della sera a Palazzo di Città e via su per le scale per arrivare al giorno pieno dove trionfa un vero gioiello: una stupenda collana in bronzo della seconda metà del XX secolo a.C. con pendente dal misterioso significato apotropaico. Ritrovata in Italia fa parte della collezione tedesca. È solo uno dei monili di una mostra straordinaria dove ci si può perdere inseguendo le contaminazioni che ritornano negli oggetti. Il Museo Archeologico ospita invece l'Epilogo del lungo viaggio: l'impero romano ha iniziato ad affermarsi. Stele e i mosaici arrivati dal Bardo di Tunisi dicono che si è aperto un altro capitolo.
  • La scuola sarda è di nuovo in allarme: quando mancano sette mesi all'inizio del nuovo anno scolastico, è emergenza precari. A settembre, circa cinquemila cattedre di ruolo (tra sostegno e materie di posto comune) rischiano di restare scoperte e anche stavolta saranno assegnate ai docenti precari, quelli di Terza fascia. Sono insegnanti che, nonostante l'esperienza in classe (in media sette anni, ma tanti sono in servizio da 15-20 anni), la scuola tratta come precari di Stato.
    Sindacati in piazza
    Nasce da qui la protesta della Uil-scuola Sardegna, che ieri ha organizzato una un sit-in sotto la sede della Prefettura a Cagliari. «In questa condizione», spiega Giuseppe Corrias, segretario regionale Uil-scuola, «si continuano a mortificare le professionalità del personale scolastico condannandole al precariato. Chiediamo una stabilizzazione urgente, che i precari siano immessi in ruolo con una fase transitoria che l'esecutivo Lega-5Stelle aveva assicurato nel contratto di governo, a partire da settembre».
    Le cattedre restano vuote
    Il paradosso è che le cattedre di ruolo ci sono: nel prossimo anno scolastico, complice i pensionamenti e le domande per quota 100, saranno anche di più, ma mancano i docenti da assumere. Le graduatorie, da concorso e ad esaurimento, sono ormai vuote. «In tutta l'Italia», spiega Pasquale Vespa, coordinatore nazionale dei docenti precari di Terza fascia Uil-scuola, «avremo oltre 160mila cattedre scoperte per il mancato incrocio tra classi di concorso e abilitati. In provincia di Cagliari, per il sostegno,1.800 docenti senza specializzazione sono presi dalla terza fascia». Ma, come detto, in tutta l'Isola alla fine saranno oltre cinquemila.
    Una beffa per i precari
    Il nuovo concorsone previsto per quest'anno «non risolverà il problema», spiega ancora Vespa. Anzi, «per i precari sarà una beffa perché lo Stato mette a bando i posti che ricoprono da anni, ma aprendo le porte a tutti: precari, docenti di ruolo che vogliono cambiare classe di concorso e neolaureati. Alla fine parteciperà più di un milione di persone, senza garanzia per chi invece entra in classe da anni».
  • Una lettera al ministro del Lavoro Luigi Di Maio per chiedere un incontro sul futuro dei 100 lavoratori della Sardinia Green Island, licenziati nel 2017, e la sottoscrizione di un accordo di programma per dar seguito al decreto sulle energie rinnovabili. I mittenti sono i sindacati impegnati nella vertenza della fabbrica di Macchiareddu. «I tempi sono stretti e, con le imminenti elezioni che porteranno alla formazione di una nuova giunta regionale, si rischia di perdere inutilmente altri mesi», è la paura del segretario Filctem-Cgil di Cagliari Giampiero Manca. «Il rinnovo degli ammortizzatori è finalizzato alla ripresa lavorativa perciò è indispensabile agire in fretta». La ricetta, per i sindacati, è il rilancio dell'area industriale con attività produttive che siano compatibili dal punto di vista economico e ambientale, partendo dalla soluzione della vertenza dei lavoratori ex Ineos Film, oggi Sardinia Green Island. «La Ineos - ricorda Manca - chiuso nel 2009. Dopo diverse iniziative dei lavoratori, l'azienda è stata rilevata da Alberto Scanu, presidente di Confindustria, con l'intento di riassorbire i dipendenti nel settore delle rinnovabili. I lavoratori vengono formati ma nessuno dei progetti presentati dalla società va in porto». Oggi c'è la possibilità di avviare un impianto termodinamico, con l'autoconsumo del 50 per cento e la produzione agroalimentare. Senza il decreto sulle rinnovabili il piano si è arenato. La lettera a Di Maio è stata inviata anche dall'assessore agli Affari regionali Filippo Spanu a cui si chiede un incontro. (l. e.)
  • Sarà presentato domani alle 10.30 nel centro sociale di via Argiolas Mannas, il progetto del nuovo polo scolastico di Uta. L'edificio, da 11 milioni di euro, è il più importante in Sardegna tra quelli inseriti nell'ambito del progetto regionale Iscol@. Sarà realizzato nei terreni abbandonati dell'ex Agris e ospiterà 500 alunni delle scuole elementari e medie, costruite decine d'anni fa in zone a rischio idrogeologico. A loro, con il secondo lotto di interventi, si aggiungeranno poi i bambini della scuola dell'infanzia.
    «Per capire l'importanza, basti pensare che hanno partecipato al bando una decina di professionisti, anche dalla Finlandia (la ditta vincitrice è la Rossi associati srl di Firenze)», dice l'assessore all'Istruzione Andrea Onali. «Quello di Uta sarà un polo scolastico d'eccellenza, aperto alla comunità. L'obiettivo è stipulare accordi con associazioni del territorio per consentire a tutti di usufruire dell'edificio a 360 gradi. Questa deve essere la destinazione di una struttura così importante realizzata con fondi pubblici. L'intervento è fondamentale anche per l'importante crescita demografica in paese». Il complesso sarà innovativo: «Non per niente è definito del “nuovo millennio”. Sia da un punto di vista tecnologico che strutturale, permetterà agli insegnanti di utilizzare metodi diversi da quelli classici, garantendo anche un apprendimento più efficace e inclusivo agli alunni. Inoltre tutte le aule si affacceranno sul giardino, di macchia mediterranea, gestito dal Wwf». (l. e.)
  • «Quando si impegna, mio figlio è un ragazzo felice. Per favore non toglietegli anche questa gioia»: è un appello quasi disperato, quello della mamma di un ragazzo affetto da polipatologia irreversibile. Il giovane frequenta la classe quinta dell'Istituto di istruzione superiore Einaudi di Senorbì. Per lui andare a scuola non è più un piacere. Molto è cambiato da quando, con gli occhi pieni di gioia, aveva iniziato a familiarizzare con testi e programmi scolastici, quelli adatti alle sue difficoltà. «I medici dicono che ha fatto miracoli», racconta la mamma: «Peccato però che frequentare sia sempre più un calvario».
    Tre giorni alla settimana in classe e gli altri costretto a casa o negli ospedali per affrontare i percorsi di cura. Al ragazzo non mancano forza di volontà né spirito di sacrificio: «È uno studente modello - dice la donna - ma se non è messo nelle condizioni di studiare si rattrista».
    Le richieste
    Lei, che del figlio è anche amministratrice di sostegno, chiede agli insegnanti («alcuni straordinari, altri dovrebbero collaborare di più») di ricevere i programmi delle materie di studio 15 giorni prima delle eventuali verifiche, in forma leggibile e adeguata alle esigenze dello studente speciale. «Non sempre questo avviene, eppure chiedo solo che vengano rispettate le leggi», continua la donna, che si dice pronta a rivolgersi al Tar.
    La madre coraggio ha chiesto un programma scolastico con “obiettivi minimi”: si parte dal programma della classe, semplificando però obiettivi e contenuti. A suo dire, però, alcuni docenti insistono con la “programmazione differenziata”, non riconducibile ai programmi ministeriali. «Mi sono sentita dire che non dovevo lamentarmi se mio figlio avrebbe preso 3 nelle verifiche in classe, e in effetti laddove non vengono forniti programmi adeguati i voti sono bassissimi.
    La replica del dirigente
    A difendere impegno e professionalità degli insegnanti è il dirigente scolastico Rosario Manganello: «Stiamo facendo miracoli. Sono enormi gli sforzi compiuti dalla scuola, e il personale docente si sta facendo in quattro per venire incontro alle esigenze del ragazzo e della famiglia». Massima la disponibilità mostrata dal preside: «Invito chiunque a verificare di persona quanto davvero facciamo per aiutare i nostri studenti speciali. A volte ci viene chiesta la Luna e noi ci sforziamo di offrire anche quella».
  • Centrotrenta poltroncine rosse, sotto un sistema di tubature e travi grigie che s'intrecciano ricordando un ambiente che era industriale. Lo è ancora, la palazzina dell'ex Direzione mineraria, adesso non più del carbone ma della cultura che si allarga nella Grande miniera di Serbariu. E un altro tassello fondamentale è stato apposto ieri con l'inaugurazione della nuova sala cinematografia “Fabio Masala”: sancisce, in modo definitivo, che a Carbonia è nato il Cineporto, luogo artistico all'interno della Fabbrica del Cinema che poche settimane fa ha peraltro festeggiato i tre anni di vita.
    La nuova sala
    Una decina di operatori fissi ma non si contano i corsisti delle numerose iniziative di formazione in ambito cinematografico, vari Carbonia film Festival, la rinascita di Nuvole Parlanti, tre opere tuttora in produzione: a questi numeri si aggiunge una sala per le proiezioni nuova di zecca (con cabina e dispositivi di ultima generazione), realizzata dalla società Umanitaria con fondi regionali e dedicata proprio al fondatore del sodalizio. Chiaramente non ospiterà la filmografia commerciale e non si farà concorrenza ai cinema, «ma tutto ciò che concerne la memoria e la cultura audiovisiva del territorio e dell'isola - fa notare Paolo Serra, direttore del Centro servizi culturali - compreso il nuovo cinema sardo, gli incontri con le scuole e la preminente attività didattica con corsi di formazione: insomma, uno spazio polivalente aperto a tutti».
    Film Commission
    Dimensione rimarcata anche da Nevina Satta, direttrice della Fondazione Sardegna Film Commission, prima della proiezione di “Memorias: dal mito alla realtà, tracce di futuro attraverso il cinema”: «Questa sala è di fatto un nuovo centro di aggregazione in un territorio assetato di speranza e di cinema, in un settore che può essere un importante volano economico». Ma un volano, la Grande Miniera di Serbariu, lo è già, come testimoniato da Giovanni Deiana, direttore del comparto cultura della Regione: «Qui a Carbonia uno degli esempi più importanti in cui è stata convertita la fase mineraria in fase culturale». Chiaro riferimento alla presenza del museo del Carbone, del museo Paleontologico, della Sezione di Storia locale con preziosi documenti d'archivio, del Centro ricerche sull'energia alternativa dal carbone Sotacarbo: tutte realtà capaci di ospitare non meno di 25 persone. Ma all'ombra delle due torri minerari e dentro il compendio trova spazio anche la banda municipale Bellini, i numerosi soci Amici della Miniera, due botteghe artigiane, un ristorante e un impianto sportivo. «La nuova sala cinematografica - conferma Sabrina Sabiu, assessore comunale alla Cultura - nasce in un luogo già ricco e con attività di alto livello ma ciò cui noi vorremmo lavorare è l'istituzione di una sorta di polo culturale delle città del Novecento e ogni servizio che si aggiunge è un punto a favore del territorio».
    Andrea Scano
  • Tibasu, ma dove sarà? In effetti, specialmente per gli spettatori che non hanno familiarità con la Sardegna, il paesino dove è ambientato il film di Trudu potrebbe essere un po' difficile da trovare sulla carta geografica. In realtà l'ambientazione del film è frutto di un collage di più scene differenti.
    In buona parte delle scene si può notare il panorama di Posada, borgo storico di grande fascino in provincia di Nuoro. Tra le località spiccano dunque la torre del castello della Fava, la spiaggia di Su Tiriarzu. Numerose scene si svolgono poi a Cagliari. Qui è protagonista il quartiere di Castello, dove la bella Leona cammina facendo girare la testa a tutti, tra via Lamarmora e via Università. In comune tra le località ci sono quelle strade strette, dove è impossibile non farsi notare, uno sguardo fa più male, e i pettegolezzi viaggiano da una porta all'altra. Non mancano pure le brevi incursioni a Iglesias e Paulilatino. Insomma, un piccolo tour per la Sardegna, uscendo dai confini della classica “Vita Smeralda”, e offrendo uno sguardo a luoghi che non tutti conoscono. Che poi non rispetti appieno la geografia, poco importa: tutti i luoghi sono buoni nel regno della fantasia. (g.l.p.)
  • La chiamavano Bocca di Rosa? O piuttosto Bocca di Leona? Sembra prendere spunto dalla canzone di De André, “A Si Biri”, il nuovo film scritto e diretto da Francesco Trudu presentato ieri in anteprima all'Uci Cinema di Cagliari. C'è la ragazza dal passato non proprio specchiato, l'ex pornostar Leona, interpretata da Chiara Fanti, che decide di interrompere la carriera e tornare nel paese natio di Tibasu, in Sardegna; non mancano neppure “le cagnette”, gelose del suo fascino.
    Eppure chi si aspetta una versione cinematografica del celebre brano di Faber potrebbe avere delle sorprese. Il regista Francesco Trudu, che ha un passato nel campo del fantastico e del drammatico, prende qui il sentiero della commedia, ispirandosi soprattutto alle più classiche trame del genere. L'arrivo di Leona scatena un terremoto, con tanto di consiglio comunale convocato per l'occasione. E se il primo ad accoglierla è Francesco Porcu, gestore di un Bed and Breakfast con una cotta per lei, interpretato dal comico omonimo di Fuori Onda, si può dire che tutto il paese è protagonista. Con i differenti tipi umani, e professionali, vite tranquille, piccoli peccatucci da nascondere puntando il dito contro la grande peccatrice.
    A interpretarli, c'è tutta la squadra del programma di Videolina. Ecco dunque il prete di Max Loche, il carabiniere di Alverio Cau, il postino di Max Deligia, e molti altri ancora. Tutti sanno offrire una comicità fatta di battute fulminanti, di gesti caricati, dove la “sardità” di questa commedia emerge anche da qualche “eia!” buttato lì quando serve. Pare non sia passato molto tempo dagli sketch televisivi dei vari protagonisti, e che lo schermo sia solo diventato più grande. Le volgarità sono bandite: sia a livello verbale, sia fisico, al punto che forse si poteva osare un po' di più; e persino la carriera di Leona è appena allusa.
    Lungi dall'esserne fiera, è quasi un personaggio acqua e sapone, ma ci pensa la zia, interpretata da Francesca Perseu, a dare una svolta più piccante alla vicenda. Equivoci e piccoli misteri abbondano, fino alla catartica conclusione. Con il messaggio finale di non giudicare una persona dal suo passato. Per la commedia sarda questa è la prima pietra; potrebbe nascerne una reggia, o meglio un nuraghe? “A Si Biri” sa far ridere di noi, perché abbiamo tutti dentro un po' di Tibasu.
    Giovanni Lorenzo Porrà
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