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Fondi europei, superato l'esame del comitato di sorveglianza del Por Fesr. Paci: riusciremo a spendere tutto con progetti di grande qualità

"Abbiamo speso fino all'ultimo euro della precedente programmazione e lo stesso faremo con questa, i fondi europei sono un’occasione preziosa che dobbiamo essere capaci di sfruttare al meglio e fino in fondo", dice l'assessore Paci.
Cagliari, 12 luglio 2018 - La Sardegna riuscirà a centrare gli obiettivi fissati dall’Europa, spendendo tutti i fondi disponibili in progetti di qualità. L’assessore della Programmazione Raffaele Paci tira le prime somme del Por Fesr 2014-2020 presiedendo il Comitato di Sorveglianza alla presenza del Rapporteur della Commissione europea per la Sardegna, Silvia Rescia, dell’Autorità di gestione Graziella Pisu e di rappresentanti della Agenzia per la Coesione territoriale, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il primo tagliando ufficiale di verifica con l’Europa è fissato a dicembre prossimo: entro quella data dovranno essere spesi obbligatoriamente 147 milioni di euro, che diventano 185 se si punta, come fa la Sardegna, a un obiettivo più ambizioso che fa scattare un meccanismo di premialità. Ma il primo esame di quest’anno è stato superato: apprezzamento è stato infatti espresso dalla rappresentante europea per l’andamento della programmazione in Sardegna durante i lavori del Comitato di sorveglianza.

DOTAZIONE DEL FESR E SITUAZIONE ATTUALE. Il Fesr, con 930 milioni di euro, è uno dei principali strumenti per il rilancio del sistema economico della Sardegna, attraverso interventi destinati alla ricerca e innovazione per la competitività delle imprese, all’agenda digitale, all’efficienza energetica, all’inclusione sociale, all’ambiente e alla prevenzione del rischio idrogeologico. Dei 930 milioni ne sono stati programmati 676 e spesi 102, di cui 56 già certificati. Sono stati selezionati 1.054 interventi per un totale di 512 milioni. Entro dicembre dovranno essere spesi 147 milioni per l’N+3, cioè l’obiettivo obbligatorio (pena la perdita della parte dei fondi non spesi). Ma, come già detto, la Sardegna ha accettato la sfida di puntare a un obiettivo superiore, 185 milioni. “Siamo certi di raggiungere gli obiettivi, non solo quello minimo ma anche quello che prevede la premialità. La spesa è stata in gran parte programmata, i progetti ci sono e adesso stiamo lavorando intensamente per realizzarli presto e bene. Abbiamo speso fino all’ultimo euro della precedente programmazione e lo stesso faremo con questa, i fondi europei sono un’occasione preziosa che dobbiamo essere capaci di sfruttare al meglio e fino in fondo”, dice l’assessore Paci. “La novità dei controlli in itinere sugli obiettivi, senza aspettare la fine della programmazione, è un ulteriore stimolo a lavorare bene e rapidamente: siamo soddisfatti dei risultati raggiunti ma lavoriamo per migliorarli a vantaggio della qualità della vita di tutti i sardi”.

ALCUNI PROGETTI FINANZIATI. Fra i progetti avviati e presentati nel Comitato di Sorveglianza ci sono il Museo delle maschere di Mamoiada finanziato con 310mila euro all’interno del più complesso sistema museale del Nuorese, gli open data per la pianificazione dei trasporti per gli utenti (500mila euro), l’aerospazio con i bandi dedicati per 7 milioni, efficientamento energetico e smart grid (bando integrato da 44 milioni più un altro da 7), l’impianto termodinamico di Ottana (5,8 milioni), il SISAR per la gestione del sistema sanitario e l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (10,5 milioni), l’ampliamento della Metro Cagliari (17 milioni), il SIRA per la digitalizzazione dei processi ambientali e sviluppa implementazioni quali la geolocalizzazione (4,8).

SARDEGNA DINAMICA MA BASTA BUROCRAZIA. “Abbiamo offerto lo spaccato di una Sardegna dinamica, che si sta muovendo, capace di cogliere le nuove sfide dell’innovazione e dell’alta tecnologia”, sottolinea il vicepresidente della Regione. “Abbiamo ottime performance sulla programmazione territoriale ma anche su programmi di internazionalizzazione, Agenda digitale, competitività delle imprese, energia sostenibile, strategia di specializzazione intelligente. E puntiamo a fare sempre di più. Ma per riuscirci è necessario che il sistema Italia venga radicalmente modificato. Un sistema che non regge e non funziona, paralizzato dalla burocrazia, ostaggio della legge sugli appalti, dei continui ricorsi al Tar, di procedure lunghe e farraginose. Per crescere davvero la Sardegna ha bisogno di maggiori spazi di manovra, che consentano di ridurre drasticamente i tempi e accelerare le procedure per dare rapidamente a cittadini e imprese le risposte che aspettano”, conclude Paci.