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Insularità, Paci al convegno Cisl: una battaglia trasversale da vincere in Europa per il riconoscimento dei diritti di tutti i sardi

“Il riconoscimento del principio di insularità è la vera battaglia da vincere per vedere riconosciuti i diritti della Sardegna, per garantire pari opportunità a chi ci vive rispetto a tutti gli altri cittadini italiani: questo significa infrastrutture adeguate e un diritto alla mobilità che è fondamentale e non può essere in alcun modo messo in discussione”. L’ha detto l’assessore della Programmazione Raffaele Paci al convegno organizzato dalla Cisl sui costi dell’insularità, i servizi fondamentali e le infrastrutturazioni materiali e immateriali necessari a rimuovere i disagi economici e sociali conseguenza proprio dell’insularità.
Tirrenia
Cagliari, 23 luglio 2018 - “Il riconoscimento del principio di insularità è la vera battaglia da vincere per vedere riconosciuti i diritti della Sardegna, per garantire pari opportunità a chi ci vive rispetto a tutti gli altri cittadini italiani: questo significa infrastrutture adeguate e un diritto alla mobilità che è fondamentale e non può essere in alcun modo messo in discussione”. L’ha detto l’assessore della Programmazione Raffaele Paci al convegno organizzato dalla Cisl sui costi dell’insularità, i servizi fondamentali e le infrastrutturazioni materiali e immateriali necessari a rimuovere i disagi economici e sociali conseguenza proprio dell’insularità.

DAL PRIMO DOSSIER ALL’ALLEANZA CON CORSICA E BALEARI - “I nostri diritti di sardi residenti su un’isola devono essere riconosciuti in sede nazionale e soprattutto in sede europea, ed essere oggetto di interventi specifici”, ha ribadito Paci. “È una questione di equità sociale, di pari opportunità, di diritti che nessuno può negare. Da questa consapevolezza è iniziato tutto il non facile percorso per il riconoscimento dello status di insularità portato avanti dal presidente Pigliaru, iniziato con la consegna del dossier insularità all’allora premier Renzi e proseguito anche parallelamente a Corsica e Baleari: tre isole, alleate in una importante opera di coordinamento, perché parliamo di una battaglia da portare avanti insieme in Europa per l’attuazione concreta del principio di insularità. Non stiamo certo chiedendo corsie preferenziali ma semplicemente uguali diritti e pari opportunità rispetto a quelli di tutti i cittadini italiani. Cosa che, finora non è accaduta”.

METANO, ASSURDO PENSARE DI TORNARE INDIETRO - Pari opportunità e diritti che passano anche dall’arrivo del metano, auspicato da tutti gli interlocutori presenti al dibattito. “Preso atto che il Galsi, quel gasdotto che avrebbe dovuto collegare Algeria e Toscana, era un progetto sfumato a causa della mutato quadro internazionale, la Giunta ha continuato a ribadire che non è possibile continuare a essere l’unica regione senza metano. Dopo studi e analisi e un lavoro molto faticoso, abbiamo ottenuto nel Patto per la Sardegna la garanzia che anche il nostro pezzo di rete entra a far parte del network nazionale, e questo significa che avremo lo stesso prezzo che nel resto d’Italia a prescindere dalle oscillazioni di mercato. Questo - sottolinea il vicepresidente della Regione - è un enorme successo per tutti i sardi, trasversale e senza colori politici, ed è assurdo che venga messo in discussione con una presa di posizione basata su ragioni esclusivamente ideologiche. Tutti a parole sono per le energie rinnovabili, ma poi bisogna dare risposte a cittadini e imprese con i fatti, portando avanti la transizione verso quel mondo ideale ‘con emissioni zero’ a cui tutti ambiscono”.

FINANZA PUBBLICA, SERVE UN IMPEGNO CONDIVISO - E se la definizione del quadro normativo per attuare concretamente la compensazione per gli svantaggi dell'insularità è fondamentale, lo è altrettanto avere risorse certe e adeguate. “Quella in materia di finanza pubblica è un’altra battaglia sulla quale servono politiche unitarie al di là degli schieramenti politici. Senza risorse è difficile andare avanti, abbiamo fatto i conti con questa realtà in questi anni in cui gli accantonamenti, ormai 680 milioni all’anno, sono diventati un impegno gravoso e insostenibile, calcolato non si sa in base a quali criteri. Quelle cifre vanno drasticamente ridotte, e su questo tutti - politici ma più in generale parti economico-sociali e gli stessi cittadini - dobbiamo unire le forze per centrare un traguardo condiviso. Più unità al nostro interno e più autonomia e margini di manovra nei passaggi tecnico-burocratici con lo Stato: solo così, con tutto il nostro impegno, con il lavoro quotidiano, con serietà e non con proclami demagogici e irrealizzabili, possiamo garantire alla Sardegna lo sviluppo economico e la crescita che merita”.
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