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Via libera all'Atlante Toponomastico Sardo e alla segnaletica sperimentale bilingue

Conferenza stampa dell'Assessore Baire per la presentazione del rilancio del progetto denominato "Atlante Toponomastico Sardo", che giaceva da due anni in stand by nei cassetti dell'Assessorato cagliaritano di viale Trieste.
CAGLIARI, 7 LUGLIO 2009 - La creazione di un Atlante Toponomastico della Sardegna per salvaguardare la lingua dell’isola a partire dai toponimi, ma anche una trentina di nuovi posti di lavoro da affidare soprattutto a giovani disoccupati laureati che, grazie alla lingua sarda, possono trovare motivo di occupazione.

Sono questi gli obiettivi principali dell’Assessorato della Pubblica Istruzione della Regione, guidato da Maria Lucia Baire, che oggi, in una conferenza stampa, ha rilanciato un progetto denominato “Atlante Toponomastico Sardo” che giaceva da due anni in stand by nei cassetti dell’assessorato cagliaritano di viale Trieste.

Con la collaborazione delle due Università sarde e il sostegno finanziario del Dipartimento per gli Affari Regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, uno stuolo di circa 30 ricercatori si appresta a “saccheggiare” archivi polverosi e memoria degli anziani per riportare alla luce i micro e macro toponimi di tutta l’isola, a partire dalle province di Cagliari e Sassari. Un enorme patrimonio culturale che racconta della nostra memoria linguistica, non solo riferito a città, paesi, fiumi, monti o pianure di grande importanza, ma anche, in alcune versioni sperimentali, alle denominazioni di piccoli terreni, microscopiche porzioni di pascolo o antiche tanche divenute nel frattempo aree edificabili o campi sportivi.

Un lavoro prezioso da terminare prima che la memoria dei più vecchi si esaurisca: non tutti i microtoponimi sono infatti registrati nei documenti antichi, alcuni sono praticati soltanto nelle parlate dei vari paesi dell’isola e sconosciuti, spesso, perfino alle anagrafi. E anche quelli registrati dal medioevo a oggi negli atti notarili, nei registri ecclesiastici, o nei documenti di archivio noti agli esperti con il nome di “sommarioni”, spesso presentano problemi di interpretazione filologica, ortografica o semantica. Gli stessi nomi di luogo sono riportati in più forme mutabili nel tempo e nello spazio, tanto da rendere arduo il lavoro degli esperti e rendere però necessario l’intervento della Regione per mettere ordine in questo campo.

I lavori, finanziati con un totale di 566 mila euro tra fondi statali e regionali, erano partiti nel 2004 per poi bloccarsi subito dopo a causa di alcune criticità. Negli ultimi mesi, una nuova ripartenza, voluta con forza da Lucia Baire, che ha sposato le necessità pratiche e ideali del progetto. Obiettivo finale delle attività sarà quello di avere una banca dati a disposizione per salvare il giacimento culturale di oronimi, idronimi, geonimi storici e toponimi, ma anche di costituire un serio riordino della toponomastica che tenga conto della necessità di predisporre una base lessicale per una eventuale pianificazione linguistica del territorio in forma bilingue. E, da non trascurare, qualche decina di posti di lavoro per giovani specializzati in cerca di occupazione. Posti di lavoro che si spera di poter confermare per i prossimi anni, ma che per ora sono certi solo fino al 2011.

Per spiegare meglio le ragioni dell’intero progetto, e per affrontare con esperti italiani ed europei anche la delicata tematica del bilinguismo ufficiale alla quale il Governo Regionale rivolge la sua attenzione con un atteggiamento di curiosità, ricerca, studio, ma anche con la prudenza e la moderazione dovute a un tema delicato, per l’11 e il 12 luglio prossimi, l’assessorato ha organizzato a Orosei un convegno (aperto al pubblico) di studio e confronto politico dal titolo “Nùmenes de logu – I Nomi di luogo in Sardegna tra toponomastica storica e politica linguistica”. Il centro della Baronia, in provincia di Nuoro, è stato scelto proprio perché secondo stime, monitoraggi e ricerche sociologiche, in quella zona l’uso della lingua sarda (anche con la trasmissione intergenerazionale ai bambini) è ancora indiscutibilmente vivo. E’ quindi più semplice, da un punto di vista programmatico, affrontare questioni di estrema importanza per la sopravvivenza della diversità linguistica sarda come quella del patrimonio toponimico o della segnaletica bilingue. Nella stessa provincia di Nuoro, la comparsa della cartellonistica in sardo qualche anno fa, aveva creato interesse e discussione. Si tratta comunque di una pratica recente ancora semisconosciuta in Sardegna, che pone problemi operativi che l’assise convocata dalla Regione cercherà di sciogliere.

Secondo gli studiosi più accreditati della disciplina della rivitalizzazione linguistica, i cartelli in lingua minoritaria sono fondamentali per il recupero di prestigio e la visibilità di lingue in pericolo di estinzione come quella sarda. Devono essere però seguite regole certe che evitino l’uso folcloristico, culturale o approssimativo della cartellonistica/segnaletica in lingua minoritaria o bilingue.

Dall’altro canto, un’esposizione corretta della lingua nei cartelli favorisce la consapevolezza delle popolazioni e la ripresa linguistica. In Sardegna ciò sarebbe necessario perché, secondo le stime delle due università, la situazione sociolinguistica ha evidenziato la crisi profonda del sardo conosciuto da quasi il 70% della popolazione a dispetto della presenza di un esiguo 13% di bambini madrelingua, peraltro concentrato in aree ben precise: Goceano centrale, Alta Barbagia e Baronia. Sono le aree urbane quelle in cui non avviene alcun passaggio intergenerazionale, e per la maggior parte per ragioni di stigma sociale. Altri dati interessanti sono emersi sullo stato di salute del gallurese e del tabarchino, che risultano godere di un discreto benessere, mentre paiono in crisi il catalano e il sassarese.

Il convegno, che si svolgera nel Club Hotel Marina Beach (località Marina di Orosei), prevede per l’apertura di sabato mattina alle ore 9 e 30 il saluto del Direttore Generale dell’Assessorato della Pubblica Istruzione Antonina Scanu che precederà le relazioni degli studiosi sardi che hanno il compito di guidare il progetto dell’Atlante Toponomastico. Per l’ateneo turritano prenderanno la parola Margherita Satta, con una relazione dal titolo “Il progetto dell’Atlante Toponomastico Sardo” e Giuseppe Scanu “Atlante Toponomastico Sardo e cartografia regionale”. Seguiranno le relazioni di Giulio Paulis (“Elementi di conservatività, dinamiche di cambiamento e decadenza dei toponimi sardi”) e di Maurizio Virdis (“Gli studi di toponomastica sarda: riflessioni e prospettive”). Chiuderà la mattinata Rita Vinelli, del Servizio Cartografico della Regione, che illustrerà le dinamiche del SITR, cioè il Sistema Informativo Territoriale Regionale che sarà implementato grazie a questo progetto.

Il pomeriggio, sempre nella sala conferenze dell’albergo oroseino, sessione dedicata ai “Problemi e criticità nella realizzazione di una segnaletica e cartellonistica bilingue”. Il confronto spazierà dalla Sardegna, all’Italia fino all’Europa. Ospite d’eccezione è Luz Mendez, accademica dell’università di Vigo, esperta in segnaletica bilingue. Nella sua patria, la Galizia, in Spagna, la cartellonistica in due lingue è diventata una realtà a tutela del galiziano, idioma divenuto ufficiale da una ventina di anni. Seguono due esperti di riconosciuto livello nazionale: Marco Stolfo, direttore del Servizio Minoranze Linguistiche della Regione Friuli, e Marco Viola, Direttore del Servizio Minoranze Linguistiche della Provincia Autonoma di Trento. A rappresentare ragioni, speranze e aspirazioni della Sardegna, Diego Corraine, direttore del Servizio Linguistico della Provincia dell’Ogliastra.

Ma il piatto forte per gli amanti della politica linguistica in Sardegna, nello stesso hotel della costa orientale, è previsto per domenica 12 luglio a partire dalle ore 10 con una tavola rotonda introdotta e coordinata dallo stesso assessore Lucia Baire sul tema “La politica delle minoranze linguistiche”. Ospiti d’onore saranno Roberto Molinaro, assessore della Regione Friuli, Antonietta Romano, del Dipartimento per gli Affari Regionali, Giovanni Frau, accademico dell’Università di Udine, e Attilio Dedoni, Presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Sardegna. A seguire sono previsti gli interventi di Paolo Pillonca, Michele Pinna, Gianfranco Pintore e Mario Carboni, intellettuali sardi da decenni schierati sul fronte del bilinguismo. E’ prevista la chiusura a cura del Presidente della Regione Ugo Cappellacci.

Con il progetto ATS, a garanzia della scientificità, al Dipartimento di Teorie e Ricerche dei Sistemi Culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari, in collaborazione con quella di Cagliari, è stato affidato il compito della ricerca e della catalogazione di nuovi toponimi, dell’eventuale correzione di quelli già raccolti dall’Amministrazione regionale, della trascrizione IPA e dell’aggiunta di contenuti storico/geografici e fonetico/linguistici. I dati potranno essere trattati attraverso il succitato software di gestione toponimi e riversati nel S.I.T.R., ma dovranno anche essere - in parte - pubblicati a cura dell’UNISS stessa. La Regione manterrà la regia dell’intero progetto ed eseguirà direttamente, seppur in raccordo con le Università, alcune fasi del progetto; in particolare, curerà lo studio dei macrotoponimi, anche al fine della successiva realizzazione di interventi diretti in materia di toponomastica (che riguarderanno la realizzazione di una mappa multimediale interattiva e della segnaletica stradale bilingue).