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Corallo rosso, la Sardegna si conferma Regione modello nel Mediterraneo

A Napoli la Sardegna è stata chiamata a dare il proprio contributo illustrando l'esperienza ormai trentennale di regolamentazione della pesca del corallo. L'Isola si conferma Regione modello nel Mediterraneo per la salvaguardia, la gestione e lo sfruttamento sostenibile del corallo rosso.
corallo
CAGLIARI, 1 OTTOBRE 2009 - La Sardegna si conferma Regione modello nel Mediterraneo per la salvaguardia, la gestione e lo sfruttamento sostenibile del corallo rosso. È uno dei risultati del primo workshop internazionale sul corallo organizzato a Napoli dal Governo italiano (ministeri degli Affari esteri e dell’Ambiente) e dal governo degli Stati Uniti. Al centro del dibattito un confronto scientifico, tecnico e istituzionale sulla richiesta da parte degli Stati Uniti di inserire anche il corallo rosso nell’elenco Cites II, la convenzione di Washington per la difesa delle specie a rischio.

A Napoli la Sardegna è stata chiamata a dare il proprio contributo illustrando l’esperienza di regolamentazione della pesca del corallo, partendo dalla delibera presentata nell’aprile 2009 dall’assessore Andrea Prato e approvata dalla Giunta regionale nella quale si è allungato il periodo per la pesca del corallo e aumentato il numero totale delle autorizzazioni per il suo prelievo. Si tratta di due importanti novità che hanno recepito alcune richieste del settore e avanzate durante il Comitato tecnico consultivo regionale per la pesca. A differenza dunque di quanto stabilito nel 2008, in cui la stagione iniziava il 1 giugno per concludersi il 15 ottobre, le nuove norme prevedono che ora l’attività possa essere avviata il 1 maggio e terminare sempre il 15 ottobre. Inoltre, il numero massimo di autorizzazioni è salito da 20 a 30.

Al workshop di Napoli erano presenti Roberto Doneddu (direttore del Servizio Pesca dell’assessorato regionale dell’Agricoltura) e i ricercatori del gruppo diretto da Angelo Cau (Dipartimento di Biologia animale dell’Università di Cagliari). Un’esperienza, quella sarda, considerata modello non solo nel mar Mediterraneo, ma anche in altri Paesi. Dati scientifici hanno dimostrato che nella nostra Isola il corallo rosso gode di un buono stato ecologico, mantenuto grazie a piani di gestione che hanno visto e vedono la costruttiva collaborazione di diversi soggetti. È stata apprezzata in particolar modo la stretta collaborazione tra la Regione, il mondo scientifico, le organizzazioni di categoria e gli operatori del settore, coinvolti in prima persona nei progetti di tutela e gestione.

"Il seminario di Napoli - commenta l’assessore Prato - è un ulteriore attestato del buon lavoro che la Regione sta conducendo con la collaborazione dell’Università e degli operatori. Già nei mesi scorsi, durante un vertice della Fao al ministero per le Politiche agricole, i rappresentanti dell’organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite avevano apprezzato la nostra regolamentazione sul corallo, che consente di conciliare le istanze di salvaguardia della risorsa con le esigenze economiche dei corallari".
Nel corso dei lavori, più volte è stato ribadito come la legislazione che regolamenta il prelievo del corallo in Sardegna sia un esempio da esportare in altre aree del pianeta, un passo concreto da realizzare se si vuole mirare alla conservazione nel lungo termine di questa risorsa naturale.