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La capra sarda primitiva e la pecora nera di Arbus, l'impegno della Regione per la loro tutela e valorizzazione

Il programma di sviluppo rurale prevede specifiche misure per la tutela della biodiversità, la difesa e la valorizzazione delle razze autoctone della Sardegna. Sono 210mila le capre allevate in Sardegna, circa il 25 per cento di quelle presenti in Italia. Un patrimonio da difendere.
Capre sul Gennargentu
CAGLIARI, 28 LUGLIO 2007 - La Regione è fortemente impegnata nella tutela e valorizzazione della capra sarda primitiva e di tutte quelle razze autoctone che possano dare valore aggiunto agli allevamenti e alla produzione primaria dell'Isola. Il nuovo Programma di sviluppo rurale va in questa direzione, con tutta una serie di interventi che hanno l'obiettivo di ridare fiducia a un comparto importante per la Sardegna e ancora di più per un territorio come quello di Arbus e del Medio Campidano". Con queste parole, questa mattina, l'assessore regionale dell'Agricoltura Francesco Foddis ha chiuso i lavori del convegno "La capra sarda, una risorsa da tutelare per la valorizzazione dei siti di interesse comunitario", organizzato per la settima edizione della capra dal Comune arburense. Un'occasione per affrontare temi, prospettive e problematiche di un settore in cui la Sardegna detiene il record nazionale per numero di capi: sono circa 210mila, il 25 per cento della popolazione di tutta la Penisola.

Nel corso dei vari interventi, tenuti da esperti dell'Agris–Istituto zootecnico caseario di Sassari, del mondo accademico e dell'Ente Foreste, si è parlato anche della costituzione di un registro della capra sarda primitiva, delle interazioni tra allevamenti caprini e le colonie di cervi locali e delle zone Sic che, al di là della stretta normativa peraltro ancora tutta da definire, si possono trasformare in opportunità.

"La peculiarità di un ambito territoriale come quello di Arbus, dove è presente un numero significativo di aziende zootecniche, richiede certamente un'attenzione particolare – ha sottolineato l'assessore Foddis – per la quale la nuova programmazione, nei prossimi sette anni, vuole venire incontro con risposte adeguate. Il Psr, che in appena 15 giorni ha ottenuto la ricevibilità dall'Unione europea con cui ora è avviato il negoziato, prevede specifiche misure per la tutela della biodiversità, la difesa e la valorizzazione delle razze autoctone della Sardegna: in questo elenco non solo rientra la capra sarda primitiva, ma anche un'altra peculiarità del patrimonio zootecnico locale, la "pecora nera" di Arbus. Plaudo all'iniziativa dell'Istituto zootecnico caseario di Sassari che sta lavorando per la creazione di un registro specifico e di un Comitato di allevatori per la salvaguardia delle specificità faunistiche del territorio: la Regione sostiene pienamente questi progetti che vogliono promuovere le risorse genetiche dei nostri allevamenti e distinguere dagli incroci le razze autoctone".

Nel corso del dibattito sono emerse le criticità della zona, come le scarse infrastrutture, lo spopolamento dei centri abitati, l'abbandono dei campi da parte dei giovani, la convivenza nelle zone sottoposte a vincoli di salvaguardia ambientale. "Le emergenze non sono di adesso, non sono responsabilità di questa giunta – ha spiegato Foddis – ma sono quelle croniche della nostra terra. È importante dire che non esistono ricette infallibili, ma stiamo lavorando per cercare di risolverle. Sempre nel Psr, nell'Asse 2, dedicato alla tutela agro–ambientale, sono previste misure che vengono incontro alle esigenze degli agricoltori che assumono allo stesso tempo anche il ruolo di difensori dell'ambiente in cui vivono e operano. L'Asse 3 invece ha l'obiettivo di recuperare la vivibilità nei centri rurali per combattere il fenomeno dello spopolamento, vuole incentivare lo sviluppo di iniziative imprenditoriali da parte dei produttori che in questo senso sono i veri attori e protagonisti della multifunzionalità, concetto chiave in un'ottica di integrazione del reddito e sviluppo delle potenzialità del comparto".

Ultima, ma non per importanza, la prospettiva del mercato: "Occorre chiedersi, in chiusura di filiera, dove poi possano essere venduti i prodotti locali: è inutile produrre e magari vendere solo al vicino di casa. È necessario pensare a progetti di aggregazione, promuovere politiche di marketing efficaci, puntare sull'innovazione di processo salvaguardando nel contempo le nostre tradizioni e la nostra identità produttiva, superare in definitiva il nostro atavico individualismo. Solo così saremo capaci di affrontare le sfide di un mercato sempre più competitivo e globale", ha concluso l'assessore Foddis.


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