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Un sardo l’architetto dell’anno


Pierluigi Piu premiato per un ristorante trendy a Londra

FELICE TESTA
CAGLIARI. Un piccolo ristorante nel cuore aristocratico di Londra, il quartiere di Belgravia, l’incontro tra due cagliaritani della diaspora, Pierluigi Piu, architetto, e Mauro Sanna, ristoratore di successo, celebrano il talento isolano affermato in terra straniera.
Pierluigi Piu fa del ristorante Olivomare un locale di tendenza londinese, che poi significa di tendenza tout court, e viene premiato come architetto dell’anno per l’innovazione negli interni dei locali pubblici.
Un premio prestigioso, il “Russian international architectural award 2007”, ritirato, nel novembre scorso, al “Manège” di Mosca, monumentale padiglione di gusto neoclassico. Davanti al Cremlino, un tempo adibito al dressage dei cavalli ed all’addestramento degli ufficiali di cavalleria dello Zar, ed oggi riconvertito in centro culturale ed espositivo.
Una giuria internazionale, composta da architetti del calibro di Massimiliano Fuksas, Emilio Ambasz, il belga Jo Crepen, i messicani Victor e Ricardo Lagorreta ed il giapponese Satoshi Okada, ha selezionato 50 candidati finalisti (per due categorie di concorso: le abitazioni unifamiliari e gli interni di spazi pubblici) in gran parte russi ed ucraini (il premio, istituito cinque anni fa, era quest’anno alla sua prima edizione internazionale), ma anche austriaci, tedeschi, peruviani, olandesi, statunitensi, australiani, portoghesi, spagnoli, lèttoni e giapponesi.
Due i finalisti italiani, la designer milanese Paola Navone e l’architetto cagliaritano Pierluigi Piu. In concorso nomi di spicco come il portoghese Alvaro Leite Siza Vieira (affermato figlio del maestro Alvaro Siza), l’olandese Ben van Berkel e lo spagnolo Carlos Ferrater (autore, fra l’altro, di un magnifico progetto per la nuova stazione ferroviara ad alta velocità di Firenze), già detentori di numerosi e prestigiosi premi internazionali.
A Pierluigi Piu, è andato il riconoscimento per il miglior progetto innovativo destinato ad un locale pubblico.
«Nell’allestire l’Olivomare ed il suo annesso negozio di delicatezze gastronomiche Olivino per Mauro Sanna, cagliaritano naturalizzato inglese - spiega l’architetto Piu - ho cercato di dare una forte personalità ad un ristorante la cui punta di diamante è una cucina di pesce fortemente influenzata dalla tradizione sarda, stando però ben attento a non farne, per questo, un luogo del folclore isolano ed a non cadere nel vernacolo da osteria che si compiace del trito copione di reti da pesca cascanti dai soffitti, aragoste di plastica e l’immancabile obitoriale esposizione di pesci in ghiaccio. Per questo, ho orientato la ricerca verso un linguaggio meno provinciale, ispirandomi anche, per una parte del mio progetto, ai disegni di Maurits Escher, il visionario artista olandese del ’900, del quale ho elaborato un bozzetto inedito. Una scelta legata al periodo dei miei primi sopralluoghi a Londra. Nel 2005, uno dei trend più in voga nell’allestimento degli interni era il grande ritorno della carta da parati (poi rapidamente esauritosi). Lo spunto, a quell’epoca, mi parve interessante, ma la carta da parati in sè era priva di sufficiente forza per dare personalità al locale».
«L’idea del pattern ripetitivo - spiega Pierluigi Piu - era stimolante ma avevo bisogno di qualcosa che fosse coerente col tema gastronomico del ristorante, che avesse un riferimento culturale di un certo lignaggio e che comportasse una lavorazione ben più pregiata di una semplice stampa su un qualsivoglia supporto. La mia ricerca sul riferimento culturale mi portò a Maurits Escher ed ai suoi lavori meno conosciuti, ispirati al mondo animale. Mi bastò reinterpretare un suo bozzetto, che fu, poi, inevitabile convertire in un gigantesco jigsaw puzzle». Il risultato è stato una sorta di Nautilus del Terzo Millenio, celebrazione del mondo marino e, al tempo stesso, dello stato dell’arte nella tecnologia realizzativa di questo genere di allestimenti, che trova applicazione in tecniche come il taglio laser o la fresatura computerizzata. Il Russian Award premia Pierluigi Piu dopo una lunga stagione di successi maturata, tutta, sul palcoscenico internazionale, fuori dai confini della «piccola patria sarda».
Nato a Cagliari nel 1954, studi a Firenze, fra il 1996 ed il 1998 soggiorna a Bruxelles, dove è chiamato dall’architetto Steven Beckers a collaborare al progetto di ricostruzione e rinnovamento del Palazzo “Berlaymont”, sede storica del Consiglio dei Ministri della Comunità Europea, incaricato, nell’ambito di un’equipe internazionale appositamente formata, della supervisione e del coordinamento del linguaggio estetico-formale degli interni dell’intero edificio, la cui costruzione è stata ultimata nel 2003. Oltre a collaborare con vari studi professionali, dà vita a Firenze, fra il 1982 ed il 1985, all’Atelier Proconsolo, studio di design ed azienda di autoproduzione, partecipando a varie mostre in Italia ed all’estero.
Dal 1985 lavora come consulente associato (per il Product e l’Interior Design) dello studio Acmè Consultants (Association pour la Création et les Méthodes d’Evolution), con sede a Parigi, e partecipa allo sviluppo del progetto di prodotti per aziende come Gaz de France, Essilor (leader mondiale dell’occhialeria), Fiat-Iveco, Aeroports de Paris ed altre.
Alla soddisfazione per il prestigio dei premi internazionali si accompagna, però, il rammarico per le difficoltà, particolarmente presenti in Sardegna, oltre che nel resto d’Italia, cui una disciplina come l’architettura - chiamata, non più tardi di qualche mese fa, dalla grandeur francese del presidente Sarkozy, a “salvare l’umanità” - deve far fronte nella nostra isola per affermare l’enorme importanza sociale del proprio ruolo.
«In Sardegna - conclude Pierluigi Piu - è pressoché latitante ogni forma di cultura architettonica, ed i professionisti di questa disciplina devono fare i conti con un contesto culturale ancora più provinciale ed insensibile che nel resto del sud d’Italia. E ciò, a ben vedere, avviene anche perché qui da noi è sempre stata assente l’istituzione principe che alla diffusione di tale cultura dovrebbe presiedere, la facoltà universitaria d’Architettura; e, se è vero che nel nord dell’isola si è negli ultimi anni finalmente provveduto a colmare il vuoto con l’istituzione ad Alghero di una facoltà che già fa ben parlare di sé, troppa strada rimane ancora da fare a Cagliari, dove la neonata facoltà di architettura altro non è che una clonazione di quella d’ingegneria, ancora convinta propugnatrice dell’idea che l’arte di costruire si risolva tutta in questioni tecnico/statiche, e nella quale la formazione umanistica e l’insegnamento dei valori spaziali, propri dell’architettura, sono ancora troppo trascurati. Inoltre, andrebbero meglio valorizzati i talenti locali, che pure esistono, da parte di una committenza, di necessità pubblica, molto poco attenta ed incapace di creare favorevoli condizioni di lavoro».


Ultimo aggiornamento: 16.12.07

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