di Marco Murgia
Avete presente il piccolo piano Marshall per la Sardegna? L'emendamento di Silvio Berlusconi
in persona al disegno di legge sul federalismo fiscale per il riconoscimento dello stato di
insularità delle isole e in particolare della nostra? Annunciato venerdì dal ministro La Russa
come già deliberato, tutti d'accordo e tutti contenti, perfino il leghista Calderoli? Ecco, ieri è
stato approvato all'unanimità dal Senato: «Un fatto storico», secondo il Cavaliere. Che domani
sarà di nuovo nell'isola, in Gallura, pronto a sventolare l'ennesima trovata elettorale di Palazzo
Chigi a sostegno di Ugo Cappellacci. Il punto è che sull'approvazione di quell'emendamento
circolano due versioni: entrambe ufficiali, ma molto molto diverse.
La prima è quella ufficiale di Berlusconi in persona: «Il Senato ha approvato all'unanimità il
testo dell'emendamento proposto dal governo che sancisce un principio fondamentale di equità
e di riequilibrio tra la Sardegna e le altre regioni italiane. È un impegno che avevo assunto
insieme ai parlamentari sardi alla vigilia delle elezioni politiche: oggi posso dire che abbiamo
scritto una pagina importante della coesione nazionale nel rapporto con le regioni insulari. Ho
più volte detto che la questione sarda andava affrontata alla radice, mettendo in condizione la
Sardegna di non pagare negativamente il suo status insulare ma riequilibrando
economicamente e fiscalmente il divario. Con questo emendamento approvato oggi al Senato e
la sua successiva attuazione il nostro impegno diventa caposaldo della riforma federale dello
Stato».
È anche, chiaramente, la versione sposata dai parlamentari sardi in quota Pdl: «Ancora una
volta Silvio Berlusconi e il suo Governo hanno mantenuto le promesse fatte ai cittadini sardi. È
stato proprio il Governo, infatti, a presentare l'emendamento per il riconoscimento
dell'handicap della insularità per la regione Sardegna, accogliendo l'appello bipartisan che era
stato lanciato da tutti i parlamentari sardi eletto al Senato», dicono i senatori Piergiorgio
Massidda, Mariano Delogu, Fedele Sanciu e il paracadutato Filippo Saltamartini. «È una vittoria
storica che riconosce l'impegno che nelle varie legislature è stato profuso dai parlamentari sardi,
per cancellare un handicap che ha impedito all'economia sarda pari condizioni rispetto alle altre
regioni. Si è avviato quindi un percorso che cancellerà quelle penalizzazioni che, soprattutto nei
confronti dei cittadini sardi, hanno spesso reso impossibili le pari opportunità». Di «svolta» per
una «rivendicazione storica» parla Mauro Pili: «Un principio sino ad ora ignorato da qualsiasi
concreto atto legislativo».
L'altra versione, altrettanto ufficiale, è quella del senatore del Partito democratico Francesco
Sanna: presente durante i lavori in aula, dall'inizio sino al momento dell'approvazione. Presente
e protagonista, visto che insieme ai colleghi Antonello Cabras e Giampiero Scanu ha preparato il
sub-emendamento che ha permesso il via libera unanime alla norma “salva isole”.
La versione 2 è preceduta da un comunicato stampa che spiega come «l'emendamento del Pd» e
non quello del Governo, «aumenta gli interventi per le reti e i trasporti nelle isole». Significa che
«Berlusconi non riesce a piantare la sua bandierina elettoralistica. In limine mortis dei lavori
del Senato è arrivato l'emendamento governativo al Ddl sul federalismo fiscale, che il ministro
La Russa aveva pomposamente definito “piccolo piano Marshall” per le isole: il contenuto è un
sostanziale plagio del lavoro parlamentare che aveva già portato alla presentazione di un testo
condiviso da maggioranza e opposizione». Niente di nuovo, in sostanza: se non la possibilità per
i senatori democratici sardi «di aggiungere ai criteri per la perequazione infrastrutturale anche
quello generale del divario di sviluppo economico. L'onorevole Berlusconi, candidato putativo
delle destre alla presidenza della Regione Sardegna, giocherà con una bandierina spuntata nel
suo week end nell'isola», conclude Sanna. Quindi il riconoscimento dello stato di insularità non
è roba del Governo ma frutto del lavoro bipartisan dei parlamentari sardi.
Ma c'è di più, e cioè lo svolgimento dei lavori in aula: raccontati per filo e per segno nel sito
internet personale di Sanna. Dalla cronaca, raccontata in prima persona si scopre che Calderoli,
due giorni fa, non è che ne sapesse poi tanto: «L'è una roba che deve scrivere La Russa», dice
allo stesso Sanna, «io sono qui, lo aspetto, ma se La Russa non scrive, non si sbriga e non lo
porta...». Replica del senatore sardo: «Ma cosa c'entra il ministro della Difesa con il federalismo
fiscale?». E Calderoli: «Niente, ma io lo aspetto da La Russa: se arriva». Ancora Sanna: “Vabbè,
allora possiamo dire che con La Russa stiamo scivolando dal Piano Marshall al “piano,
Marescià, senza fretta”». Controreplica del ministro: «Ahahaha, si! Piano,marescià, questa è
buona».
Il testo arriva in Senato il giorno dopo, ieri: «Il piccolo piano Marshall è talmente piccolo, che di
più non si può. Somiglia moltissimo al testo dell'emendamento già concordato tra maggioranza
e opposizione. Si capisce che è solo la bandierina elettoralistica che l'indomani i suggeritori
sardi di Berlusconi vogliono far sventolare su Cappellacci», racconta Sanna, «e mentre i nostri
colleghi continentali giustamente si indignano e i lavori del Senato vengono sospesi, con Cabras
e Scanu prepariamo rapidamente un subemendamento al testo del Governo che per le azioni
straordinarie di riequilibrio infrastrutturale impone di valutare non solo elementi oggettivi
(distanze dalla penisola, estensione territoriale e delle reti, popolazione) ma anche il divario di
sviluppo complessivo».
Sarà quello approvato in via definitiva, altro che le pompose dichiarazioni di Berlusconi. Fosse
stato per lui avrebbe approvato il piano “Marescià”. Poi a rivenderlo bene nel suo lungo weekend
elettorale in Sardegna ci penserà lui: Vinicio Capossela docet, sta arrivando il Marajà.
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