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L'UNIONE SARDA - Economia: Sardegna, crescita a rilento
17.07.2009
Nel 2008 calano i redditi delle famiglie: -1%
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La locomotiva Sardegna ha il fiato corto: sbuffa, rallenta, mette la retromarcia. La crisi, insomma, non perdona e colloca l’Isola fra le regioni del Sud Italia più deludenti per performance economica. «Il rapporto dello Svimez», spiega Franco Manca, direttore del Centro studi L’Unione Sarda, «ci dice che il valore aggiunto prodotto in Sardegna nel 2008 è calato dell’1%. Si tratta di uno tra i peggiori risultati a livello nazionale. Nel Mezzogiorno», aggiunge Manca, «soltanto la Campania ha fatto peggio, registrando un Pil negativo del 2,8% rispetto all’anno precedente ». IL DIVARIO.L e informazioni elaborate dall’Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno (Svimez) mettono in evidenza come le distanze tra le aree sottosviluppate del Paese e quelle sviluppate si stanno sempre più ampliando. «Nel periodo che va dal 2000 al 2008», continua Manca, «il valore aggiunto è cresciuto in Italia dello 0,9% e nel Centro Nord dell’1% rispetto allo 0,7% della Sardegna». LA RICCHEZZA.L e distanze, sottolinea il direttore del Centro studi L’Unione Sarda, «sono molto marcate anche per quanto riguarda il Pil pro capite, attestato in Italia a 26.276,4 euro contro i 20.627,2 euro della Sardegna. Decisamente più ampia è la distanza con il Centro Nord», incalza Manca, «il cui reddito pro capite è stimato in 30.680 euro. Oltre 10.000 euro in meno: vale a dire che un sardo guadagna mediamente solo due terzi di quanto percepisce un abitante del Centro Nord». Per l’Isola il Pil pro-capite migliora nel confronto con il Sud: nel Mezzogiorno la ricchezza è pari a 17.970 euro per persona, in Sardegna raggiunge i 20.627 euro. La regione più ricca è stata la Valle d’Aosta, con 33.833 euro, seguita da Lombardia (33.335 euro), Trentino Alto Adige (32.768) ed Emilia Romagna (32.301). I SETTORIL. a crisi economica morde soprattutto l’industria del Mezzogiorno, che nel 2008 ha sofferto di una flessione del valore aggiunto pari al 3,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il 6%. A tirare giù il comparto sono le macchine e i mezzi di trasporto (-10,5%), il settore dei metalli e il chimico- farmaceutico (-7,1%). In controtendenza invece il settore energetico. Perdita più contenuta nel settore dei servizi, dove (dopo quattro anni di forte crescita) nel 2008 il Pil è sceso dello 0,3%, con un calo quasi del 3% nel comparto commercio. LE CAUSEC. ome conferma la Svimez, sono due le cause principali dell’andamento recessivo: gli investimenti che rallentano e le famiglie che non consumano. «Queste ultime», si legge nel rapporto, «hanno ridotto al Sud la spesa dell’1,4% contro il calo dello 0,9% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti industriali sono scesi del 2,1% annuo dal 2001 al 2008, tre volte tanto rispetto al Centro-Nord (- 0,6%), anche a seguito della riduzione o abolizione di alcune agevolazioni (credito d’imposta, legge 488)». LANFRANCO OLIVIERI

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