La locomotiva Sardegna
ha il fiato corto: sbuffa,
rallenta, mette la retromarcia.
La crisi, insomma,
non perdona e colloca
l’Isola fra le regioni
del Sud Italia più deludenti
per performance
economica. «Il rapporto
dello Svimez», spiega
Franco Manca, direttore
del Centro studi L’Unione
Sarda, «ci dice che il valore
aggiunto prodotto in
Sardegna nel 2008 è calato
dell’1%. Si tratta di
uno tra i peggiori risultati
a livello nazionale.
Nel Mezzogiorno», aggiunge
Manca, «soltanto
la Campania ha fatto
peggio, registrando un
Pil negativo del 2,8% rispetto
all’anno precedente
».
IL DIVARIO.L e informazioni
elaborate dall’Associazione
per lo sviluppo
dell’Industria nel
Mezzogiorno (Svimez)
mettono in evidenza come
le distanze tra le aree
sottosviluppate del Paese
e quelle sviluppate si
stanno sempre più ampliando.
«Nel periodo
che va dal 2000 al
2008», continua Manca,
«il valore aggiunto è cresciuto
in Italia dello 0,9%
e nel Centro Nord
dell’1% rispetto allo
0,7% della Sardegna».
LA RICCHEZZA.L e distanze,
sottolinea il direttore
del Centro studi
L’Unione Sarda, «sono
molto marcate anche per
quanto riguarda il Pil pro
capite, attestato in Italia
a 26.276,4 euro contro i
20.627,2 euro della Sardegna.
Decisamente più
ampia è la distanza con
il Centro Nord», incalza
Manca, «il cui reddito
pro capite è stimato in
30.680 euro. Oltre
10.000 euro in meno:
vale a dire che un sardo
guadagna mediamente
solo due terzi di quanto
percepisce un abitante
del Centro Nord». Per
l’Isola il Pil pro-capite
migliora nel confronto
con il Sud: nel Mezzogiorno
la ricchezza è pari
a 17.970 euro per persona,
in Sardegna raggiunge
i 20.627 euro. La
regione più ricca è stata
la Valle d’Aosta, con
33.833 euro, seguita da
Lombardia (33.335 euro),
Trentino Alto Adige
(32.768) ed Emilia Romagna
(32.301).
I SETTORIL. a crisi economica
morde soprattutto
l’industria del Mezzogiorno,
che nel 2008 ha
sofferto di una flessione
del valore aggiunto pari
al 3,8%, mentre le produzioni
manifatturiere
hanno segnato un calo di
oltre il 6%. A tirare giù il
comparto sono le macchine
e i mezzi di trasporto
(-10,5%), il settore
dei metalli e il chimico-
farmaceutico (-7,1%).
In controtendenza invece
il settore energetico.
Perdita più contenuta nel
settore dei servizi, dove
(dopo quattro anni di
forte crescita) nel
2008 il Pil è sceso
dello 0,3%, con un
calo quasi del 3%
nel comparto commercio.
LE CAUSEC. ome conferma
la Svimez, sono due
le cause principali dell’andamento
recessivo:
gli investimenti che rallentano
e le famiglie che
non consumano. «Queste
ultime», si legge nel rapporto,
«hanno ridotto al
Sud la spesa dell’1,4%
contro il calo dello 0,9%
del Centro-Nord. Mentre
gli investimenti industriali
sono scesi del
2,1% annuo dal 2001 al
2008, tre volte tanto rispetto
al Centro-Nord (-
0,6%), anche a seguito
della riduzione o abolizione
di alcune agevolazioni
(credito d’imposta,
legge 488)».
LANFRANCO OLIVIERI
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