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L'UNIONE SARDA - Economia: Rifiuti tossici sotterrati, sette dal Gup
30.04.2010
Scorie all’arsenico della Portovesme srl sepolte e riciclate
Solo il proprietario terriero Egidio Ortu, 83 anni di Serramanna, residente a Cagliari, esce dall’inchiesta sul traffico di rifiuti, per tutti gli altri il sostituto procuratore di Cagliari Daniele Caria chiede il rinvio a giudizio. Il 4 giugno dovranno difendersi davanti al gup di Cagliari Giovanni Massidda dall’accusa di traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia 48 anni cagliaritano residente a Monserrato, il responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme srl Aldo Zucca 58 anni di Cagliari residente a Gonnosfanadiga, la responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme srl Maria Vittoria Asara, 39 anni di Ozieri residente a Sestu, il gestore della società Gap service srl Lamberto Barca 58 anni di San Giovanni Suergiu residente a Quartu, i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni 24 anni di Cagliari residente a Quartu, Giampaolo Puggioni 59 anni di Quartu, Larbi El Oualladi 38 anni marocchino residente a Selargius, il socio e coordinatore dell’area chimico- analitica del laboratorio di analisi Tecnochem srl Danilo Baldini 53 anni di Iglesias. IL CERTIFICATO FALSO. Pistoia, Zucca, Barca e Baldini sono accusati anche di falso ideologico: su istigazione di Zucca e Barca, Baldini avrebbe formato il certificato di analisi dei rifiuti contenente false dichiarazioni su natura, provenienza e caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti pericolosi costituiti dai fanghi delle vasche ex Enichem dello stabilimento della Portovesme srl; quel certificato sarebbe stato utilizzato anche da Pistoia per giustificare l’ingresso di rifiuti pericolosi, sempre provenienti dalla Portovesme srl, nell’impianto gestito dalla Tecnoscavi a Su Paiolu in agro di Settimo San Pietro. L’accusa, dunque non è cambiata: tra il 2005 e il 2007 dalla Portovesme srl, la società che recupera metalli dai fumi si acciaieria, sono partiti diecimila metri cubi, quindicimila tonnellate di rifiuti con alte concentrazioni di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, solfati, fluoruri. Si tratta di rifiuti che non possono essere smaltiti in Sardegna e che invece sono stati interrati in una cava delle campagne di Settimo San Pietro, in località Su Paiolu, adibita al recupero e all’estrazione di materiale per i sottofondi stradali, e in una zona di miglioramento fondiario, a Trunconi, nel territorio di Serramanna. Lì rifiuti sono stati miscelati con terre di cava e inerti da demolizione frantumati per poi essere riutilizzati per la costruzione di sottofondi stradali nei cantieri della Asl 8 di Cagliari, davanti all’ospedale Businco e alla cittadella sanitaria di via Romagna. LA SOFFIATA. L’indagine è partita da una soffiata che segnalava ai carabinieri del nucleo operativo ecologico strani traffici a Settimo San Pietro: dopo un sopralluogo i militari hanno intuito qualcosa di poco chiaro nello stoccaggio dei rifiuti. Hanno così indagato e scoperto il traffico di rifiuti pericolosi e nocivi che garantiva un doppio risultato: cancellava la prova dello smaltimento illecito e consentiva la vendita del materiale miscelato. La Portovesme srl in tre anni avrebbe lucrato fra i 585.000 e i tre milioni e 600.000 mila euro grazie alla riduzione dei costi aziendali di smaltimento regolare in una discarica autorizzata. Secondo l’accusa Pistoia (difeso dall’avvocato Riccardo Floris) avrebbe ottenuto 53.200 euro più 180.000 euro per circa 600 trasporti (ogni carico costava tra i 250 e i 300 euro). C’era poi il guadagno relativo ai corrispettivi di vendita delle terre miste a rifiuti per i fondi stradali. M. F. C H.

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