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La truffa della lingua blu
07.07.2012
SINNAI. Indagine della Forestale su pecore morte, rinate e più volte risarcite
A giudizio quattro allevatori e un veterinario Asl VEDI TUTTE LE 2 FOTO Era nato tutto per caso, quando la Forestale avviò un semplice controllo per pascolo abusivo. Le pecore, in quel terreno non dovevano starci. Ci volle poco per scoprire ben altro. Una presunta truffa aggravata e reiterata sui finanziamenti erogati dalla Ce e dalla Regione per gli ovini malati di Blue tongue e abbattuti. Un controllo ai codici di ogni singolo animale e l'arcano venne fuori. Pecore morte e miracolosamente rinate, accertarono i ranger. L'ACCUSA Per quei fatti vennero rinviati a giudizio il proprietario di una grossa azienda a Santa Barbara di Sinnai, Severino Scioni di Dolianova, e sua moglie Giuseppa Atza, il loro figlio Luigi e il genero Antonino Atzeri. Tutti difesi dall'avvocato Pierluigi Concas. Ma anche il veterinario della Asl 8 di Cagliari, Gianfranco Mura, difeso da Massimiliano Ravenna. La vicenda è approdata ora in Tribunale. L'udienza (giudice Simone Nespoli) si è aperta con la testimonianza degli investigatori dell'Ispettorato del Corpo forestale e ha ripercorso le fasi di un'indagine complessa e delicata iniziata nel 2008 e conclusa dopo circa due anni. Scaturita per un semplice controllo su animali che (si scoprì poco dopo) un veterinario aveva certificato come morte anni prima dopo essere rimaste infettate dal moscerino culicoides. LA SCOPERTA Un'irregolarità che ha spinto gli 007 della Forestale (titolare dell'inchiesta il pubblico ministero Liliana Ledda) ad approfondire le indagini. I ranger hanno esaminato diversi uffici comunale e regionali preposti all'erogazione dei contributi messi a disposizione della comunità europea per i capi morti. Dalla documentazione (registri di azienda, certificazioni Asl, rendiconti di pagamenti di indennizzi, premi e risarcimenti) si è scoperto che molti di quegli animali morivano più volte in date differenti e che venivano risarciti con cifre che andavano dai 51 euro per agnelli e capretti di età compresa tra gli zero e i 90 giorni, a 571 euro per ovini di oltre due anni. Cifre a cui - hanno detto gli investigatori - si aggiungeva il mancato reddito degli stessi capi di bestiame che venivano risarciti nei primi anni di esplosione dell'epidemia (105 euro per capo) che aveva colpito il sud dell'Isola nell'estate del 2000. I DOCUMENTI Spesso gli stessi capi che risultavano morti in anni precedenti e dunque risarciti, venivano vaccinati e poi ancora risarciti per i danni subiti dal farmaco. Ancora: capi morti di lingua blu risultavano vivi e sani quando si trattava di ottenere i “premi” sul cosiddetto benessere animale (20 euro a capo). Dagli uffici Asl (secondo l'indagine) sarebbero “sparite” le schede di abbattimento di 394 caprini e 300 ovini dell'azienda Scioni-Atza. Trecentoquattordici - per gli 007 - i capi morti due volte e certificati vivi nei registri indennizzati ognuno con 105 euro per un totale di circa 33 mila euro. E infine 700 capretti certificati e mai morti risarciti per 35.700 euro. Si continua a settembre. Andrea Piras

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