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LA NUOVA SARDEGNA - Cronache : Saatchi, anche Soru tra i sette indagati
21.11.2007
Sette ore di colloquio con il magistrato, due ipotesi di reato Il presidente: chiarita la mia estraneità a qualsiasi atto illegittimo
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di Mauro Lissia CAGLIARI. C’è anche Renato Soru fra i sette indagati nell’inchiesta Saatchi & Saatchi: il presidente della Regione è iscritto per abuso d’ufficio e turbata libertà di incanti e l’altro ieri ha scelto di farsi interrogare dal procuratore aggiunto Mario Marchetti, precedendo di pochi giorni la notifica della comunicazione di chiusa indagine ‘415 bis’ che avrebbe avuto valore di avviso di garanzia. Soru ha chiesto un appuntamento riservato al procuratore e alle 16 si è presentato al terzo piano del palazzo di giustizia insieme agli avvocati Paola Severino e Giuseppe Macciotta, quindi nella veste di indagato. L’iscrizione del suo nome al registro della Procura risale probabilmente ad alcuni giorni fa, è diventata comunque un adempimento automatico nel momento in cui Soru ha chiesto e ottenuto di essere sottoposto all’esame del magistrato. Il faccia a faccia — c’era anche l’assistente del pubblico ministero, Gianluigi Dettori — è durato quasi sette ore, per concludersi poco prima delle ventitrè: il capo dell’esecutivo regionale ha risposto a tutte le domande e ha analizzato decine di documenti mano mano che il magistrato glieli mostrava. Di fatto un interrogatorio di garanzia, seppure condotto prima che la procedura penale lo rendesse obbligatorio: Soru infatti avrebbe potuto attendere la formalizzazione della chiusa inchiesta e il successivo diritto d’accesso agli atti dell’indagine. Seguendo il proprio temperamento e probabilmente una strategia difensiva concordata coi legali ha voluto giocare d’anticipo, trovando la piena disponibilità del pubblico ministero. L’incontro è stato verbalizzato ma non fonoregistrato. Soru ha sostanzialmente respinto le accuse che lo riguardano sulla base di una linea precisa: nessun interesse per la gara d’appalto della pubblicità istituzionale, nessun tentativo di condizionarne l’esito, nessuna pressione sul direttore generale e presidente della commissione Fulvio Dettori. Con in più alcune precisazioni documentali che indurranno certamente Marchetti a riaprire il fascicolo dell’inchiesta: non sono otto le società riunite nel consorzio ‘Sardinia Media Factory’ che sulla base di un impegno sottoscritto a gara in corso avrebbero dovuto gestire fino al trenta per cento del ‘tesoretto’ destinato alla pubblicità: il numero reale è diciannove. Si tratta di un dato importante, perchè se è vero — come ha sostenuto nel suo esposto il parlamentare di Forza Italia Mauro Pili — che otto delle società consorziate facevano capo a Soru attraverso amici, ex collaboratori ed ex membri della corporate di Tiscali, ora salta fuori che altre undici risultano estranee all’entourage del presidente. Il che, sul piano probatorio, cambia le cose: l’abuso d’ufficio si commette quando si violano le norme a favore di se stessi o di altre persone chiaramente riferibili al responsabile dell’atto d’ufficio. In questa nuova situazione se l’interesse diretto di Soru c’è stato è meno dimostrabile. Malgrado, com’è emerso nei mesi scorsi, non sia solo questo elemento a portare l’attenzione della Procura sugli atti del governatore: è stato Brigaglia a raccontare come Soru abbia sfogliato i documenti dei progetti in gara mentre i lavori della commissione erano ancora in corso, esprimendo valutazioni e mostrando di conoscerne il contenuto. A dare fiato all’accusa c’è poi il rapporto fiduciario con Dettori, nonostante Soru sia rimasto formalmente esterno ad ogni passaggio della vicenda: nessuna firma, nessuna telefonata, niente che metta in chiara relazione la sua volontà con quanto è poi avvenuto. Niente almeno che risulti nel fascicolo della Procura, se non la perfetta sintonia tra il presidente e il suo direttore generale. «Con l’incontro di ieri — è scritto in una nota dell’ufficio stampa di Soru — spero di aver contribuito alla migliore comprensione dei fatti e a chiarire la mia estraneità rispetto a qualsivoglia profilo di illegittimità che possa avere eventualmente caratterizzato la gara». Nell’esame dei documenti il presidente della Regione ha fatto riferimento — non poteva essere altrimenti — agli altri personaggi coinvolti nell’inchiesta giudiziaria, tutti iscritti al registro degli indagati. Per Dettori le ipotesi di accusa sono le stesse di Soru più quella di falso in atti pubblici. Ma qui i riferimenti sono a tutti e tre i filoni d’indagine su cui ha lavorato la Procura: il mega-appalto Saatchi, il contratto da un milione di euro per ‘Sardegna fatti bella’ firmato senza gara sempre con la Saatchi e la controversa assegnazione alla Pentagram dello studio per il marchio della Regione, costato trentamila euro. Sono indagati per concorso in abuso d’ufficio e falso in atti pubblici anche gli altri quattro componenti la commissione di gara — Aldo Brigaglia, Roberta Sanna, Latterio Bernava e Giovanni Maria Filindeu — mentre Carlo Sanna, il segretario della commissione Saatchi, è iscritto con la sola accusa di falso e la sua posizione sarà valutata all’interno di un’inchiesta parallela. Resta fuori dal fascicolo processuale Michela Melis, la dirigente regionale responsabile del procedimento Saatchi che ad agosto scorso ha annullato in sede di autotutela la delibera d’assegnazione dell’appalto. E’ lei, con il segretario della commissione, ad aver fornito alla Procura i documenti e le informazioni sui complessi passaggi della gara. Se l’interrogatorio di Soru avrà l’effetto di riaprire alcuni aspetti dell’indagine l’impianto delle accuse non appare mutato: Marchetti è convinto che i vertici della Regione abbiano agito come una cabina di pilotaggio degli appalti, indirizzando le valutazioni della commissione di gara al punto da determinare la ripetizione di una votazione già verbalizzata — è il caso Saatchi & Saatchi — o sorvolando sulle norme generali che regolano le selezioni pubbliche nel caso del primo appalto ‘Sardegna fatti bella’ e del marchio Regione Sardegna. Forse questi episodi sarebbero rimasti nelle stanze riservate dell’amministrazione regionale se Aldo Brigaglia, uno dei membri della commissione Saatchi, non avesse riferito ai giornali di presunte irregolarità procedurali commesse da Dettori e dalla commissione di cui faceva parte. Da quella denuncia pubblica e dai documenti trasmessi anonimamente alla Procura a dicembre dell’anno scorso è nata l’inchiesta. Ma anzichè puntare su responsabilità individuali, Marchetti ha subito orientato l’indagine su un’ipotesi più articolata: per lui all’interno della commissione convivevano due anime, una a favore dell’associazione Saatchi & Saatchi-Equinox del gruppo Publicis, da sempre agenzia di comunicazione amica di Soru e quindi sostenuta da Dettori. L’altra a sostegno della Twba, l’agenzia di cui Brigaglia era stato un collaboratore. Secondo la tesi accusatoria Brigaglia avrebbe deciso di portare all’attenzione pubblica i presunti vizi della gara soltanto per impedire che la sua agenzia di riferimento perdesse l’appalto. Ma al suo dissenso pubblico non sarebbe corrisposto — come il magistrato ha potuto rilevare — un dissenso ufficiale, quindi annotato nel verbale della commissione. Quindi — secondo la Procura — Brigaglia avrebbe prima chiuso un occhio davanti a una votazione piuttosto anomala per poi dimettersi rumorosamente a gara conclusa, quand’era ormai chiaro che il gruppo Saatchi aveva vinto. Qui, in questo presunto gioco di interessi incrociati, si troverebbe la spiegazione dello scontro fra i membri della commissione di gara. Alcuni determinatissimi a ribellarsi alle indicazioni di Dettori, gli altri rassegnati a subirle. L’appalto per ‘Sardegna fatti bella’ non sarebbe che un aperitivo offerto dalla Regione a Saatchi & Saatchi in attesa che la gara più ricca andasse nella direzione preordinata, mentre il caso Pentragram è finito nel fascicolo della Procura soltanto perchè il professionista della grafica Alberto Soi ha scelto il momento opportuno per denunciare l’incredibile sequenza di ribaltoni che hanno segnato l’iter procedurale della gara. Ora non resta che attendere la chiusura ufficiale dell’inchiesta. Tempi previsti: salvo clamorose novità dopo le feste.

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