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LA NUOVA SARDEGNA - Cronache : Cemento e favori, il pm chiede venti condanne
21.12.2007
Dura requisitoria contro Lucio Pani, il dirigente dell’ufficio del paesaggio figura chiave del processo
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MAURO LISSIA CAGLIARI. Venti condanne e due assoluzioni, demolizione totale dello stabilimento-discoteca Maramura sul litorale di Capoterra, giù anche il centro sportivo Green Blu a Quartu Sant’Elena. Su tutti lui, Lucio Pani: «Per anni l’ufficio regionale tutela del paesaggio, che dirigeva, assicurava solo le sue utilità personali». Il dirigente, ancora in servizio alla Regione, per il pm Daniele Caria è colpevole di corruzione aggravata, truffa, abuso d’ufficio, falso materiale e ideologico in atti pubblici. «Merita nove anni di carcere - ha detto Caria - le attenuanti generiche non possono essere concesse». Perchè dagli atti e dalle conversazioni telefoniche registrate emerge la figura di un uomo pronto a tutto pur di compiacere i potenti di turno e di fare carriera. Pronto anche «a far prevalere gli interessi privati su quelli pubblici». Ma attorno al «personaggio chiave della vicenda» ruotano amministratori, dirigenti e funzionari, imprenditori e tecnici «tutti perfettamente consapevoli del proprio ruolo e del fatto che Pani garantiva sempre una contropartita ai favori richiesti». Favori documentati da atti pubblici finiti nei faldoni del procedimento e da intercettazioni telefoniche in gran parte inequivocabili. Dopo una requisitoria straordinariamente analitica durata quattro udienze e condotta sempre a voce bassa, senza slanci oratori e priva di venature aspre, il pubblico ministero ha presentato ieri mattina ai giudici del tribunale (Francesco Sette, Giovanni Massidda e Ornella Anedda) il conto finale di un’inchiesta giudiziaria monumentale che ha messo a nudo «fatti di gravità inaudita» avvenuti in un «periodo infausto che va dal 2002 a maggio del 2006». Il periodo delle concessioni edilizie facili, con gli uomini del nucleo ispettivo della guardia forestale impegnati per due anni a cercare le tracce documentali di incredibili abusi edilizi per arrivare fino all’origine di «episodi che si intrecciano tutti nella personalità di Lucio Pani». Che tiene i fili di mille interessi, come se il suo ufficio regionale fosse una cabina di regia destinata a guidare pratiche improbabili verso un capolinea legalmente impossibile. Chiusa la sua fatica, Caria ha chiesto l’assoluzione di due imputati dall’accusa di falso: il dirigente regionale Ruggero Carta «perchè il fatto non costituisce reato». Carta aveva firmato l’autorizzazione per il villaggio abusivo di Baccu Mandara, poi demolito. Ma l’ha fatto - secondo le conclusioni del pubblico ministero - fidandosi di Pani, senza alcun interesse personale. Va assolto, per l’accusa, anche il tecnico del servizio tutela paesaggio Alessandro Cogoni «per non aver commesso il fatto». Gli altri, secondo il pubblico ministero, devono essere condannati a pene che vanno da sei mesi a tre anni e dieci mesi. Le imputazioni contestate a Pani riguardano fatti diversi: si parte col blocco illegale alla demolizione di Baccu Mandara per arrivare alla realizzazione del Green Blu Center a Quartu - un centro sportivo finanziato con denaro pubblico e destinato a parenti - un accesso supplementare alla Statale 554 e un chiosco a mare a Capitana. Tutte opere vietate ma autorizzate secondo l’accusa grazie alla collaborazione di Patrizia Cogoni (richiesti 2 anni e 5 mesi) come responsabile del procedimento, del dirigente del settore urbanistica di Quartu Alessandro Casu (3 anni e 10 mesi), del funzionario Giorgio Sedda (2 anni e 7 mesi) e dall’ingegnere progettista Maria Lucia Farci (2 anni e 8 mesi) tutti colpevoli di corruzione aggravata. La stessa accusa, ma riferita alla promozione di Lucio Pani a direttore dell’ufficio tutela del paesaggio e a un’autorizzazione rilasciata del villaggio Maramura viene contestata al dirigente del settore urbanistica del comune di Capoterra Giancarlo Suelzu (2 anni e 3 mesi) e all’imprenditore Mario Dettori (3 anni e 9 mesi). Per concorso in truffa e abuso d’ufficio devono essere condannati con Pani la moglie Simonetta Birardi (3 anni e 3 mesi), il nipote Mauro Pani (3 anni e 3 mesi), Giuseppe Solla (nipote dei fratelli Pani, 3 anni e 3 mesi) e Lorenzo Collu (nipote di Lucio e Giuseppe Pani, 2 anni e 6 mesi). Per abuso d’ufficio il pm Caria ha chiesto poi la condanna di Maria Lucia Farci, mentre Rita Satta e Luisa Loi meritano 9 mesi per lo stesso reato. In questo caso l’accusa è riferita al finanziamento del Green Blu Center - concesso da Banca Cis, grazie all’intercessione del presidente Giorgio Mazzella, documentata nelle intercettazioni - imperniato su una serie strabiliante di falsificazioni e iscrizioni di comodo all’ufficio di collocamento dei titolari della società ‘Green Blu’, che grazie a ciò hanno ottenuto contributi che non gli spettavano. Per i reati di falso ideologico e abuso d’ufficio in relazione alla sanatoria del Baccu Mandara l’accusa ha sollecitato la condanna insieme a Pani di Giorgio Sedda, Antonio Monni (proprietario del villaggio abusivo, 2 anni), di Piergiorgio Loi (amministratore dell’immobiliare ‘Tre P’ che aveva realizzato il complesso, 2 anni) e del socio Salvatore De Donato (2 anni). E’ colpevole di truffa aggravata anche il dipendente regionale Gianni Erbì (6 mesi). Tutti responsabili di abuso d’ufficio, ancora con Lucio Pani, la moglie e gli altri parenti Lorenzo Collu, Maria Lucia Farci, l’ex sindaco di Quartu Graziano Milia (1 anno), l’ex assessore all’urbanistica di Quartu Vincenzo Cossu (1 anno), Alessandro Casu, Patrizia Rosemarie Cogoni (2 anni e 5 mesi) e Sebastiano Bitti (1 anno). L’accusa per Milia e per i dirigenti del comune quartese all’epoca della sua amministrazione è legata alla concessione trentennale nella lottizzazione Sant’Anastasia-Faccheri di un’area pubblica di dodicimila metri quadri per realizzarvi il Green Blu Center, regno privato della famiglia Pani, senza procedure di selezione e a una società priva dei requisiti.

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