Per il Consiglio di
Stato i vincoli di Tuvixeddu
sono illegittimi
ma Soru rilancia:
«Faremo una legge».
I vincoli di Tuvixeddu sono illegittimi
per vizi di forma ma
non mancano le bacchettate
sul merito. Le cinquantadue
pagine della sentenza del Consiglio
di Stato seguono la rotta
già tracciata a febbraio dal Tar
e bocciano la linea della Giunta
regionale nella partita infinita
sul futuro del colle cagliaritano.
Per i giudici amministrativi
è illegittima la commissione
che formulò la proposta di
vincolo ed è da censurare la
mancata collaborazione della
Regione con gli altri soggetti interessati
dall’accordo di programma
(a partire dal Comune
di Cagliari). Ma il pronunciamento
di Palazzo Spada si
spinge anche più in là, parlando
di «sviamento di potere»
cioè di un uso dei poteri dell’amministrazione
regionale,
«per fini diversi da quelli per i
quali sono stati conferiti». Pesante
anche il richiamo sul
progetto di Gilles Clemant (citato
dalla Regione come possibile
alternativa a quello di Coimpresa,
la società titolare dei lavori),
perché l’apposizione dei
vincoli costituisce «un sintomo
di grave eccesso di potere».
LA REGIONE RILANCIA. La
pubblicazione della sentenza
dei giudici amministrativi non
sembra però fermare l’azione
della Regione: «La lettura della
sentenza», scrive in una nota
Renato Soru, «conferma che
le motivazioni che hanno portato
a respingere i ricorsi della
Regione stanno essenzialmente
in un vizio di forma nella costituzione
della commissione
del paesaggio». Secondo viale
Trento serve una legge ad hoc
perché la Sardegna è a statuto
speciale. «Faremo subito questa
legge e nel frattempo ricorreremo
alla norma della legge
urbanistica che ci permette di
tutelare il colle di Tuvixeddu».
La tutela andrà avanti «alla luce
dei nuovi ritrovamenti e della
presa di coscienza del ministero
dei Beni culturali», sottolinea
Soru. «Tuvixeddu è un
patrimonio che abbiamo l’obbligo
di difendere». Poi la parziale
ammissione: «In questo
percorso c’è stato un errore
formale che correggeremo».
Ma proprio sul concetto di
«nuovi ritrovamenti» arriva la
presa di posizione di Giuseppe
Cualbu, amministratore di
Nuova Iniziative Coimpresa:
«Non c’è alcun nuovo ritrovamento
da nessuna parte ma
scavi già programmati da dieci
anni».
LA SENTENZA. Sono quindi
tre le direttrici (due formali e
una di merito) che hanno caratterizzato
la decisione dei
giudici romani. In primo luogo
si è ribadito (aveva già espresso
il concetto il Tar) che la commissione
regionale per il paesaggio
sarebbe dovuta essere
istituita con legge regionale o
con regolamento e non con
una semplice delibera di Giunta.
Secondo il Consiglio di Stato,
la norma nazionale (del Codice
Urbani) utilizzata per nominare
la commissione non
era applicabile in Sardegna
perché non costituiva «norma
di riforma economico sociale»
e, quindi, la Regione non poteva
«abdicare alle proprie potestà
normative primarie e secondarie
nella materia». Il secondo
vizio nell’apposizione
del vincolo è rappresentato
dalla mancata collaborazione
da parte della Regione con gli
altri soggetti coinvolti nel procedimento
e in particolare con
il Comune di Cagliari. Secondo
i giudici d’appello, da parte della
Regione c’è stata la violazione
dei principi costituzionali di
«leale collaborazione e cooperazione
» nei rapporti tra Regione
e Comune e questo ha
portato all’illegittimità dei vincoli
paesaggistici.
IL MERITO. Il Consiglio di Stato
ha poi confermato la sentenza
del Tar nella parte in cui si
parla di «sviamento di potere»,
perché la Regione ha usato «i
propri poteri per fini diversi da
quelli per i quali sono stati conferiti
». Nel fascicolo di Palazzo
Spada si sostiene che la Giunta,
di sua iniziativa, aveva deciso
di realizzare, nell’area di
Tuvixeddu-Tuvumannu, il progetto
redatto dall’architetto Gilles
Clemant «richiamato formalmente
nella stessa deliberazione
di imposizione del vincolo
» e «ben noto alla Regione
nei suoi specifici contenuti». Il
riferimento a quel progetto
contenuto nella delibera della
Giunta (per l’apposizione del
vincolo paesaggistico) costituisce
«sintomo di grave eccesso
di potere sotto il profilo dello
sviamento», perché «l’imposizione
del vincolo appare preordinata
espressamente alla
realizzazione delle finalità del
vincolo» e vanno in questa direzione
«le indicazioni contenute
in uno specifico progetto
di non definita origine».
«SCONFITTA PER TUTTI». Amaro
il commento del sindaco di
Cagliari Emilio Floris: «La situazione
ora si è sbloccata, ma
è stata una sconfitta per tutti».
Dal palazzo di via Roma arriva
poi la dichiarazione congiunta
di tre esponenti della maggioranza.
Per Ugo Storelli (Forza
Italia), Alessandro Serra (An) e
Massimiliano Tavolacci (Udc)
«la Regione non è riuscita nell’intento
di seppellire la certezza
del diritto». Seguono le stilettate:
«Chi pagherà per aver
negato al Comune e alla città
di Cagliari la realizzazione di
un parco di diversi ettari in nome
di un fondamentalismo
ambientalista di facciata?». E
poi: «La commissione illegittimamente
costituita dal presidente
Soru non ha l’obbligo
morale di rispondere per aver
svolto il compito di plotone di
esecuzione schierato per fucilare
l’accordo di programma
su Tuvixeddu?».
APPELLO AMBIENTALISTA. Legambiente
va in un’altra direzione.
ll presidente Vincenzo
Tiana si dice pronto a scrivere
già oggi al ministro dei Beni
culturali Sandro Bondi: «Lanceremo
l’appello per un intervento
immediato del Governo.
Dobbiamo tutelare il patrimonio
paesaggistico e culturale di
Tuvixeddu».
LE REAZIONI. I consiglieri regionali
di An Antonello Liori e
Mario Diana sottolineano che
«finalmente si dà torto alla Regione
e si sanciscono una volta
per tutte i diritti del Comune
di Cagliari, delle imprese e degli
operai che avrebbero dovuto
lavorare a Tuvixeddu e si sono
visti bloccare dall’intervento
incomprensibile del governatore
». Si parla poi «diritto leso
dallo spericolato intervento
della Regione», con la proposta
che «siano i responsabili a
pagare personalmente gli
enormi danni provocati al Comune
di Cagliari, alle imprese
e agli operai». Diversa la lettura
di Marco Espa, consigliere
regionale e comunale del Pd:
«Al di là del legittimo interesse
dei privati, ora Tuvixeddu è un
bene da tutelare». Pertanto
«non è opportuno che il centrodestra
si lasci andare verso
facili entusiasmi con campagne
anti-Soru», anche perché
«di recente lo stesso governo
Berlusconi ha assicurato che il
colle cagliaritano riceverà una
tutela adeguata». Caustico Carlo
Sanjust (Forza Italia): «Soru
non si arrende neanche davanti
all’ultimo grado d’appello.Visto
tanto accanimento e il colossale
risarcimento del danno
che la Regione dovrà pagare,
mi auguro che il governatore
cominci a pagare di tasca sua».
GIULIO ZASSO
Scarica l'articolo in formato Pdf