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L'ALTRA VOCE - Politica: Fiumesanto, tasse sul carbone alla Regione La E.on trasferisce la sede legale nell'isola Soru: "Ora un contributo alla forestazione"
25.11.2008
La società E.on che gestisce la centrale elettrica di Fiumesanto ha trasferito la sede legale in Sardegna. Ieri il presidente della Regione Renato Soru con gli assessori all'ambiente Cicito Morittu e all'industria Concetta Rau ha visitato, per la prima volta, il sito industriale. Al tour hanno partecipato anche il presidente della provincia Alessandra Giudici, il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau e il sindaco di Porto Torres Luciano Mura. Ad accoglierli c'era l'amministratore delegato di E.on Italia, Klaus Schäfer: «Io ricordo la prima riunione» ha detto l'amministratore delegato rivolto a Soru, « nella quale lei ci ha chiesto di prendere questa decisione. Abbiamo ascoltato e ora siamo contenti di poter dire di sì alla Regione. Siamo orgogliosi di trasferire la sede di E.on Produzione in un'isola così bella e produttiva». Illustrando i nuovi investimenti a Fiumesanto, Schäfer ha sottolineato come il gruppo intenda impegnarsi «per sostenere la crescita del territorio sardo», perché convinti che lo sviluppo «possa essere realizzato attraverso un dialogo continuo con le forze politiche regionali e locali» La decisione della E.on è stata accolta favorevolmente dal presidente, che alla fine dell'incontro ha ribadito la sua soddisfazione: «Grazie molte per aver deciso di trasferire la vostra sede legale: è una questione importante perché contribuisce alla politica delle entrate che sta facendo la nostra Regione e perché si inserisce nel quadro del federalismo fiscale». Nell'ambito dell'accordo firmato con la Regione nel gennaio 2007, E.ON Produzione è impegnata, tra l'altro, nel progetto di un nuovo gruppo a carbone da 410 MW che è in attesa di autorizzazione dei competenti Ministeri. Il progetto comporta un significativo miglioramento dell'impatto paesaggistico ed ambientale della centrale, attraverso: la diminuzione delle emissioni in atmosfera; la dismissione e successiva demolizione delle attuali sezioni 1 e 2 e della relativa ciminiera, con conseguente eliminazione dell'utilizzo dell'olio combustibile; la sostituzione della esistente ciminiera di 200 metri di altezza, relativa alle sezioni 3 e 4, con una più bassa; la liberazione e riqualificazione di un'area di circa 20.000 metri quadrati. Il progetto, attraverso l'impiego delle migliori tecnologie disponibili e misure compensative previste, non determina un incremento della CO2 ma, in combinazione con l'ulteriore iniziativa che prevede l'impiego di biomasse in parziale sostituzione del carbone, ne realizza una concreta diminuzione. «Siamo contenti che E.on sia subentrata a Endesa decidendo di proseguire con il progetto industriale e i relativi investimenti ha detto Soru. È giusto che noi ci guardiamo dentro tenendo conto delle ragioni di chi investe ma anche di quelle del territorio e dell'ambiente. Non è facile per una Regione dire sì al carbone», ha sottolineato il presidente della Regione, «non di meno noi stiamo dicendo di sì a determinate condizioni. Qui non c'è solo un nuovo investimento, bensì un processo di riordino di una vasta area, e non c'è nuova potenza installata ma la demolizione di vecchi impianti e la prospettiva che diventerà inutile un'altra vecchia centrale della stessa zona, ciò che renderà più efficiente il petrolchimico con la sostituzione appunto di una serie di vecchi impianti inquinanti e con un abbattimento consistente di CO2». «Siamo contenti che si investa nel carbone», ha aggiunto Soru, «che non si faccia semplicemente combustione ma si sperimentino e applichino nuove tecnologie per la desolforizzazione, l'abbattimento dei fumi e delle ceneri, di modo che non si possa non prevedere che prima o poi si consumi in Sardegna il carbone prodotto nella nostra isola». A proposito dell'emissione di anidride carbonica, il presidente della Regione ha precisato: «Noi stiamo monitorando l'emissione di CO2 nell'atmosfera, e contribuiamo in molti modi al suo abbattimento: siamo diventati la prima regione d'Italia per superficie totale boscata, stiamo cercando di togliere gli autoarticolati dalle strade per portarli sulle navi, stiamo sostituendo gli autobus vecchi con i nuovi, stiamo facendo una politica per ridurre l'inquinamento luminoso e ci piace che anche la politica energetica sia coerente con questi obiettivi. Per questo approfitto dell'occasione per chiedervi di contribuire agli investimenti nella forestazione in Sardegna». Infine, davanti ai sindaci di Sassari e Porto Torres , Soru ha chiesto la restituzione delle aree marine vicine ai serbatoi di olio combustibile, dei quali è prevista la demolizione. Botta e risposta tra Diana e Soru per il futuro della chimica in Sardegna Se a Fiumesanto la Regione incassa il domicilio fiscale della E.on, sul fronte della chimica incassa la dura presa di posizione della Cgil sull'ipotesi riportata dal "Gazzettino di Venezia, di un via libera del presidente della Regione Renato Soru, in un incontro con la Sartor, alla cessione degli impianti di cloro ad Assemini allo stesso gruppo veneto. «La Cgil sarda non accetterà alcun accordo, a nessun livello, che non preveda la salvaguardia delle produzioni locali. La chimica in Sardegna ha un futuro e un mercato e non tolleriamo che venga sottratto a vantaggio di una razionalizzazione nazionale. Se fosse vero», per Diana, «sarebbe un fatto gravissimo, perché significherebbe la fine delle produzioni sarde a favore di un piano che privilegia la chimica veneta a scapito della Sardegna». Immediata la replica del presidente Soru: «Non ho deciso nè intendo decidere niente da solo, sto lavorando per una posizione comune della Regione e del sindacato. Rimango stupito per il comunicato di oggi del segretario della Cgil, Diana, basato sul nulla». In una nota ha precisato:«Ho parlato separatamente in questi giorni con il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, con i sindacati e, in un incontro in Sardegna, con l'imprenditore Fiorenzo Sartor», ha precisato Soru. «Ho chiesto al Governo che si faccia promotore di un incontro tra le parti, presenti l'Eni, l'imprenditore e i sindacati, nel quale si concordi una soddisfacente soluzione del problema per la Sardegna e non solo per il Veneto». (red)

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