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CORRIERE DELLA SERA - Politica: Bocchino e la «cupola»: non è mai esistita Il governatore? Basta attacchi, è stato corretto
05.12.2008
ROMA —«L’idea di una "cupola" a Napoli, di una città cogestita da sinistra e destra congiunte, di una spartizione degli affari e delle responsabilità, è una sciocchezza assoluta. Noi a Napoli non tocchiamo palla da quindici anni. Comune, Provincia e Regione sono cosa loro. Io mi sono candidato contro Bassolino, nel 2005. E, purtroppo, non ho vinto. Detto questo, devo dare atto a Bassolino di aver tenuto un profilo istituzionale, da quando Berlusconi è al governo. Al punto che è il suo partito a chiedergli di andarsene. No, non me la sento di dire che esiste una questione morale dentro il Pd. C’è una questione morale che può coinvolgere una classe dirigente locale; ma per ora non c’è nulla. Lasciamo lavorare la magistratura. A Napoli è imploso un sistema, figlio della democrazia bloccata. A noi tocca preparare l’alternanza». Italo Bocchino, quarantenne in ascesa, vicecapo dei deputati del Pdl, è uno dei tre politici nazionali — con Renzo Lusetti del Pd e Nello Formisano dell’Italia dei Valori — che, secondo le indiscrezioni, sono citati nelle telefonate di Alfredo Romeo, l’imprenditore al centro del «caso Napoli»: un cortocircuito tra giustizia e politica che pare solo all’inizio. Bocchino non dà interviste, ma nelle conversazioni private fa il punto. A cominciare da ciò che lo riguarda. «E’ vero, sono amico di Romeo, e ovviamente mi è successo di parlargli al telefono, nei quindici mesi in cui è stato "attenzionato". Siamo concittadini, di Aversa. Ed eravamo soci nell’Indipendente: lui poi è uscito quando io ho venduto ad Adornato, così come è uscito dal Riformista quando Velardi, di cui pure era socio, ha venduto agli Angelucci. Romeo è il più importante imprenditore d’Europa nel suo campo, la gestione di immobili: non a caso si sono rivolti a lui il Quirinale, Palazzo Chigi, il ministero dell’Economia e il Senato; e non sotto la gestione del centrodestra. Veltroni gli affidò la gestione delle strade di Roma, ora Alemanno gliel’ha tolta. A Napoli però la gara per affidare a Romeo il "global service" non c’è mai stata, perché non c’erano i soldi. E in ogni caso non sono cose di cui mi occupo. Non ho un solo consigliere comunale che faccia riferimento a me». Bocchino respinge l’idea di uno scandalo bipartisan. «E’ una tesi furbesca, concepita per salvare Di Pietro e mettere in mezzo noi insieme con il Pd, all’insegna del mal comune mezzo gaudio. La realtà è diversa. A Napoli stiamo assistendo all’implosione di un sistema. Per troppo tempo si è rimasti senza alternanza; e quand’è così le debolezze di una macchina di potere vengono fuori, si è più esposti alle tentazioni. Questo è il punto politico. Il resto è competenza dei magistrati. Io rispetto il loro lavoro, e non voglio inoltrarmi nei "si dice", nelle fughe di notizie, nelle chiacchiere. In questi giorni a Napoli se ne fanno fin troppe». Bassolino se ne deve andare? «Non c’è bisogno che lo diciamo noi. Già lo dice il Pd. Bassolino ha avuto l’intelligenza di collaborare con il governo, che ha risolto l’emergenza rifiuti». Ora la prospettiva è una candidatura alle Europee, «visto che le politiche sono nel 2013, troppo lontane, e alle regionali ha già annunciato che non si ripresenterà. Non merita di essere attaccato adesso. La sua stagione è già finita. La sinistra gli mette fretta perché teme di uscirne logorata ». Il futuro, è l’auspicio di Bocchino, appartiene al centrodestra. Ma con quali uomini? «Intanto non getterei la croce addosso alla nostra classe dirigente, visto che ad aprile il Pdl ha avuto qui il miglior risultato nazionale. Non avremo bisogno di primarie per scegliere il nostro candidato: siamo coesi, troveremo una soluzione unitaria. Potremmo aprirci alla società civile: c’è Antonio D’Amato, che però si è già tirato indietro due volte; e c’è Gianni Lettieri, il capo degli industriali, che è a fine mandato e piace molto a Berlusconi. Oppure il nome potrebbe venire dalla politica. C’è chi dice Mara Carfagna, unico ministro campano del governo; ma non credo sia disponibile. C’è chi dice Pasquale Viespoli, sottosegretario al welfare, di An: per dieci anni sindaco di Benevento, un uomo di forte struttura politica». Con o senza l’Udc? «L’Udc in Campania non esiste. Esiste De Mita. Che è molto polemico con il Pd. E’ prematuro parlarne. Ma non si può escludere ». Sul caso Napoli aleggia la camorra. «Però, come ha chiarito il procuratore, in questo caso la camorra non c’entra — è il ragionamento di Bocchino —. Più che su Napoli, i clan fanno pressione sui Comuni della provincia. Io sono stato per cinque anni deputato di Casal di Principe, ma non mi hanno mai chiesto nulla; sono gli amministratori locali, quelli che decidono sulle opere pubbliche, ad avere problemi». E il suicidio di Nugnes? «Vittima proprio dei "si dice", delle fughe di notizie. Un uomo affranto psicologicamente, che si è sentito isolato nel suo stesso partito, abbandonato al ciclone giudiziario. E non ha retto». Colpa delle intercettazioni? «Io sono contro l’abuso, ma non contro l’uso delle intercettazioni. Non dobbiamo dare l’impressione di vietarle per i reati che più frequentemente coinvolgono i politici. La questione morale deve esistere ogni giorno, e la politica ha il compito di vigilare. Ma se le si butta addosso il fardello in modo indiscriminato, è il Paese a indebolirsi». Aldo Cazzullo

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