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LA NUOVA SARDEGNA - Economia: «Catena alimentare sanissima»
09.11.2011
CAGLIARI. Il giuramento è di gruppo: se a Quirra e dintorni c’è qualcosa che non va, in quattro un possibile indagato l’hanno già tirato fuori dalla mischia. Detto, firmato e sottoscritto dall’assessorato alla Sanità, dall’Istituto zooprofilattico e dalle Asl di Cagliari e Lanusei, che ieri, insieme, hanno assolto una «catena alimentare». Eccolo, finalmente, un primo dossier che dice qualcosa di scientificamente importante (sarà anche decisivo?) sui veleni, ancora misteriosi, del poligono più bersagliato d’Italia, Quirra. Con un’analisi a tappeto, in quattro, hanno speso cinquecentomila euro, per controllare l’acqua, i pascoli, la carne macellata, il latte e i formaggi di Perdasdefogu, Villaputzu e degli altri otto comuni da trent’anni intorno alla Base. Risultato: dal 23 maggio al primo agosto, i mesi dei prelievi, questa catena, più Ogliastrina che Cagliaritana, è venuta fuori pulita. È uscita innocente, limpida e soprattutto incontaminata dal laboratorio dell’Istituto zooprofilattico della Sardegna, che doveva scovare la presenza o meno di eventuali metalli pesanti (piombo, cadmio, arsenico, ferro, rame, nichel e molti altri) e da quello della Puglia, ha sede a Foggia, esperto invece nella caccia agli inquinanti radioattivi, dall’uranio al torio. Ebbene, dal confronto fra Quirra e i prelievi effettuati in aree pulitissime, da Barisardo in su e da San Vito in giù, e anche se i dati arrivati da Foggia sono ancora parziali (hanno analizzato solo il trenta per cento dei campioni), nel territorio da un anno sotto scacco non «è stata rilevata traccia» di schifezze nell’acqua che scorre, nei mangimi coltivati, o nel bestiame al pascolo negli oltre tredicimila ettari militarizzati. Dalle Asl è stato testato tutto: tutte le sorgenti, ottantuno, tutti i pascoli, settantaquattro, tutti gli allevamenti, ottantanove, dentro il perimetro della Base, comprese le pecore e i bovini allo stato brado nelle zone rosse. Sono le aree più compromesse, secondo la Procura di Lanusei, e che l’Aeronautica ha cominciato a recintare per renderle da domani inaccessibili a chiunque, animali compresi. «Non abbiamo tralasciato nulla - ha detto l’assessore alla sanità, Simona De Francisci - Da parte nostra, dell’Istituto e delle Asl c’è stato un impegno straordinario, al di là del consueto monitoraggio che c’è sempre stato e continuerà a esserci, perché abbiamo sentito forte il dovere di dare risposte scientifiche corrette e certe a un territorio che ha ancora un sacrosanto diritto: conoscere e sapere subito la verità». In attesa dell’indagine epidemiologica, cioè sulle persone, che doveva cominciare quest’anno e invece purtroppo non è stata ancora avviata dall’Istituto superiore di sanità, quella sì sarà decisiva, «oggi - ha detto il direttore dello Zooprofilattico, Antonello Usai - sappiamo che non sono l’acqua, la carne o i formaggi di Quirra e San Lorenzo a essere il veicolo dell’ipotizzato, ripeto ipotizzato, concentramento di tumori e linfomi in quell’area». Dell’ottimo risultato ottenuto, ha detto l’assessore, «abbiamo messo subito al corrente la Procura. E con la magistratura - ha aggiunto - c’è stata piena collaborazione, perché non siamo certo in contrapposizione. Anzi, proprio al pubblico ministero che indaga, abbiamo lasciato una copia dei campioni: così se vorrà, in ogni momento, potrà ripetere le analisi». Semmai per avere la conferma, come’è stato detto ieri, che se nella zona c’è un’alta presenza di arsenico, il doppio del massimo consentito, è colpa dell’ex miniera di Baccu Locci, oppure che i valori del piombo, del cadmio e dello zinco presenti nei muscoli e nel fegato del bestiame macellato a Quirra non sono preoccupanti. O ancora che, seppure su dati parziali, «non è stata accertata, in questa catena, nessuna radiocontaminazione provocata da fattori esterni», ha sottolineato Francesco Pintus, manager dell’Asl di Lanusei. Così come il suo collega dell’Asl 8-Cagliari, Emilio Simone, ha riaffermato che «il colpevole, se esiste un colpevole, a questo punto va ricercato altrove». Dove? È questo il punto: c’è o non c’è un responsabile della sindrome di Quirra, e se non c’è, perché allora lo Stato ha deciso d’indennizare, come se vivesse pure lui al fronte, nei Balcani ad esempio, chi abita vicino ai poligoni? Sono domande rimaste senza risposta persino all’indomani del libro bianco presentato mesi fa dal Comitato scientifico, che nei fatti assolveva la Base per insufficienza di prove. Ma forse adesso, col dossier dell’Istituto zooprofilattico e degli altri giurati, comincia almeno a esserci qualche dato ufficiale su cui discutere. Anche se l’ultima parola e questo lo sanno tutti, spetterà a una sola persona: il magistrato.

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