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L'UNIONE SARDA - Ambiente e territorio : Resort a Tuerredda, il Tar dà ragione agli ambientalisti
08.02.2012
TEULADA. Illegittimi i permessi Non doveva essere diviso in cinque comparti, ciascuno poi autorizzato, ma valutato per intero come un unico progetto turistico-residenziale, passando anche per la valutazione di impatto ambientale. È questa, in estrema sintesi, la ragione che ha spinto i giudici del Tar Sardegna ad accogliere, almeno in parte, il ricorso degli ambientalisti contro il resort di lusso che sta sorgendo a Capo Malfatano, sulla costa di Teulada. Con una sentenza depositata lunedì sera, la Seconda sezione del Tar ha ritenuto valide una parte delle argomentazioni presentate dai legali di Italia Nostra contro una voluminosa serie di atti amministrativi della Regione e del Comune di Teulada che avevano spianato la strada al progetto della Sitas srl a Capo Malfatano. E se una parte del ricorso è stato giudicato inammissibile e rigettato, quello che ha fatto esultare gli ambientalisti è stato l'accoglimento della questione sollevata sulla mancata valutazione di impatto ambientale sui comparti di Tuerredda, una delle aree più pregiate dell'intervento. Il ricorso di Italia Nostra era stato firmato dagli avvocati Filippo Satta, Anna Romano e Carlo Dore, mentre il Comune si era costituito in giudizio con Giuseppe Ciaglia, Francesco Caso e Antonello Rossi, assieme alla Regione (rappresentata da Mattia Pani e Angela Serra) e la Soprintendenza per i beni architettonici (presente con l'Avvocatura dello Stato). L'impresa (società legata al gruppo Toti, Benetton e Caltagirone) era difesa dai legali Riccardo Montanaro e Umberto Cossu. Determinante, a quanto pare, è stata la questione della suddivisione del progetto in cinque comparti, ciascuno provvisto di una propria autorizzazione che ha consentito di non procedere con la valutazione di impatto ambientale (Vai). Scelta non condivisa dai giudici. «Appare evidente» scrivono nella sentenza il presidente Francesco Scano, affiancato dai giudici Marco Lensi e Antonio Plaisant in qualità di estensore, «che a prescindere dalla sua formale scomposizione in sub-comparti, l'intervento proposto fosse sostanzialmente unitario, in quanto i vari sub comparti fanno capo alla stessa lottizzante». Ora i legali della Sitas potranno presentare ricorso al Consiglio di Stato, mentre sia Italia Nostra che altre associazioni ambientaliste sarde hanno mostrato soddisfazione per la sentenza.

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