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LA NUOVA SARDEGNA - Cultura e istruzione : «Salviamo la Società umanitaria»
12.06.2008
CAGLIARI. Apprezzano la scelta della Giunta Soru di costituire una fondazione per la «Cineteca regionale sarda». Ma contemporaneamente si chiedono: «Che fine farà la Società Umanitaria di Cagliari dopo quarant’anni di onorato servizio?». A porre il quesito sono sei associazioni di cultura cinematografica e educativa che lanciano un appello pubblico (al quale hanno aderito anche Vittorio De Seta, Carlo Lizzani e Ugo Gregoretti) indirizzato al governatore. Oggetto: il destino del centro cagliaritano dell’Umanitaria, messo a rischio dai decreti attuativi della Legge regionale 15 del 20 settembre 2006, altrimenti conosciuta come «Legge sul cinema in Sardegna». In altre parole, lo schema di Statuto della Fondazione, approvato lo scorso dicembre, non determinerebbe in maniera chiara il ruolo del centro di servizi cinematografici. Alla faccia della legge sul cinema, che invece evidenzia esplicitamente l’importanza dell’attività che ormai da più di 40 anni la Cineteca sarda della Società Umanitaria svolge nell’isola. «Purtroppo - ha detto Luigi Zara, responsabile del Centro regionale sardo della Ficc - osserviamo con preoccupazione che alcune iniziative culturali e politiche, seppure realizzate nell’intento senz’altro meritorio di proporre al pubblico un’immensa mole di materiali audiovisivi nella cosiddetta Sardegna Digital Library, sembrano ignorare il lavoro svolto in Sardegna dalla Cineteca Sarda della Società Umanitaria a partire dal 1966». Cosa che non soltanto paleserebbe un’incomprensibile mancanza di memoria storica e in contraddizione con gli stessi proponimenti del progetto di Centro di documentazione audiovisiva. «Invece - ha continuato Luigi Zara - la Cineteca sarda è stata ed è ancora oggi un interlocutore imprescindibile per chiunque abbia scelto di impegnarsi in Sardegna, in ogni sede, sul terreno della formazione e dell’organizzazione del pubblico, dell’uso formativo degli audiovisivi, con un lavoro strenuo e capillare mirante alla crescita della cultura, non solo cinematografica, in senso democratico». (andrea massidda)

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