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LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Ambiente e diritti, nasce la Carta di Sassari
22.09.2008
Sarà sottoposta ai Grandi della Terra nel summit di luglio alla Maddalena


di Piero Mannironi - SASSARI. I “semi della libertà”, come li chiama Vandana Shiva, hanno trovato a Sassari terra buona. Una terra ricca, nella quale sta già germogliando la pianta di una nuova consapevolezza. E infatti ieri, giornata conclusiva del meeting internazionale su “Biodiversità, desertificazione, acqua, cibo e diritti umani” non è nata solo la “Carta di Sassari”, il documento-manifesto etico-politico creato da scienziati e intellettuali che sarà presentato nel luglio ai grandi della Terra. Ma è nato anche il “Gruppo di Sassari”, cioé un gruppo di scienziati, intellettuali e cittadini che, da qui al G8 del prossimo anno, svilupperanno iniziative di sensibilizzazione e di divulgazione sulla biodiversità, l’agricoltura biologica e i temi sul “caos climatico”. Il “Gruppo” ha già una casa, una base operativa: il preside della facoltà di Agraria, Pietro Luciano, ha infatti dato la sua disponibilità ad ospitarlo nei locali dell’università. La bozza della Sassari Charter, intitolata “La nostra sicurezza comune in un mondo fragile e diviso”, è stata illustrata ieri mattina dalla fondatrice di Navdanya Vandana Shiva e dal codirettore del Forum internazionale sulla globalizzazione, Deby Barker. Questo l’incipit del documento: «Dalla Sardegna, nel bacino del Mediterraneo, noi cittadini e scienziati che ci siamo incontrati al meeting internazionale di Sassari facciamo un appello al G8 e ai cittadini che ne hanno interesse...». Il documento dovrà essere ancora limato in alcune parti dopo il dibattito di ieri mattina. Pur nella totale condivisione del testo, sono infatti arrivati numerosi suggerimenti e proposte. Si tratta comunque di un documento forte, nel quale trova una sintesi la “tre giorni” di dibattito e di confronto tra scienziati e intellettuali arrivati da tutto il mondo. Il problemi dell’ecologia, quelli dell’economia, del clima e i diritti delle persone e dei popoli sono visti come facce diverse di un unico dramma planetario. SI legge: «L’estinzione di specie, la degradazione e desertificazione della terra, la crescita della penuria di acqua e cibo e le crisi climatiche sono aspetti inestricabilmente collegati e interconnessi di un’emergenza planetaria. Tuttavia, la maggior parte degli accordi e delle trattative internazionali così come le politiche nazionali li considerano come questioni singole e separate. Le interconnessioni delle crisi ecologiche è anche correlato alla crescita di ineguaglianze economiche tra le nazioni e all’interno delle nazioni stesse, alla nascita di conflitti e violenze e alla minaccia alla giustizia e alla pace globali». Ecco, dunque, il nodo del problema: le interconnessioni tra varie situazioni di crisi. Per esempio, le questioni ambientali non possono e non devono essere viste come un qualcosa di separato dalle politiche aggressive e spregiudicate delle multinazionali che impongono biotecnologie agricole pericolose, producendo crisi di sistema e insopportabili diseguaglianze sociali, a loro volta focolai di possibili conflitti. Altra interconnessione fissata nella “Carta di Sassari” è quella tra i diritti dell’uomo e i diritti della natura, che necessitano di tutela anche giuridica. Viene anche chiarito il significato di “bene comune”, «indivisibile e da salvaguardare», e il concetto di giustizia nel contesto delle risorse naturali. Come già detto, la “Carta di Sassari” è il punto di arrivo di una lunga riflessione collettiva che ha portato alla condivisione di alcuni “principi-cardine” sui quali devono essere pensati nuovi modelli di sviluppo. Il G8 della Maddalena diventa così una tappa importantissima nella promozione di una cultura - come ha ricordato ieri Ignazio camarda dell’università di Sassari - «fondata sui “beni comuni” e non sulle regole del mercato». Ieri, intanto, si è consolidata l’alleanza tra la Regione Sardegna e la Regione Toscana. L’amministratrice dell’Arsia Maria Grazia Mammuccini e l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Foddis hanno infatti condiviso lo sviluppo di politiche che favoriscano e valorizzino le colture autoctone e le economie agricole regionali. Foddis ha anche detto di condividere la filosofia del “Manifesto sul cambiamento climatico e il futuro della sicurezza alimentare”, redatto dalla Commissione internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura. Il documento è stato presentato nella prima parte della sessione dei lavori di ieri. «Prendiamo atto con vivo piacere di questo Manifesto - ha detto Foddis -, che vuole contrastare un modello di agricoltura globalizzata. Questo incontro, estremamente importante, ci fa rendere conto delle cose fatte, e di quanto ancora resta da fare». I principi del Manifesto, sintetizzati in nove brevi paragrafi, spaziano dalla sicurezza alimentare in tempi di cambiamenti climatici ai problemi legati all’agricoltura industrializzata, che a differenza di quella biologica contribuisce alle mutazioni del clima. Si prosegue con la necessità di puntare su sistemi alimentari locali e sostenibili che vanno a vantaggio di ambiente e salute, sottolineando che la biodiversità riduce la vulnerabilità. Viene poi ricordato che la conservazione dell’acqua è fondamentale per l’agricoltura sostenibile e che è basilare la conoscenza degli ecosistemi locali. Per concludere, viene presentata l’analisi delle regole commerciali e dei sistemi economici che dovrebbero supportare il principio di sussidiarietà.

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