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Storia
Paesaggio
Lo sviluppo delle servitù, dal dopoguerra ad oggi
La Sardegna, per la sua collocazione centrale nel Mediterraneo e le particolari caratteristiche climatiche e ambientali, ha sempre ricoperto un ruolo strategico all'interno degli equilibri politici internazionali.
A partire dagli anni '50 la NATO ha assegnato all'isola il ruolo di piattaforma addestrativa per la sua posizione periferica rispetto alla "soglia di Gorizia", punto operativo dell'apparato militare italiano. Contemporaneamente nascono le tre grandi basi addestrative di Teulada, Salto di Quirra e Decimomannu - Capo Frasca.
Nella seconda metà degli anni '60, il centro di pianificazione della NATO avvia una ricognizione degli impianti obsoleti della Marina militare nel Mediterraneo. Vengono così individuati due nuovi poli per la costruzione di depositi militari: uno nell'Isola di Santo Stefano a La Maddalena; l'altro, a Cagliari, nella Sella del Diavolo. Dal 1972, con la concessione a Santo Stefano di una base per la US Navy, si registra la novità di un uso della Sardegna non più solo addestrativo e logistico, ma anche operativo.
Il 1976 segna invece uno spartiacque importante nella storia delle servitù militari: viene emanata la legge 898 che riconosce maggiore attenzione agli interessi locali e istituisce, per ogni Regione, la nascita di un Comitato Misto Paritetico di controllo. Bisogna attendere però la Conferenza nazionale del 1981 per il riconoscimento ufficiale della presenza nell'isola di un numero estremamente elevato di servitù. Nel 1986 il ministro della Difesa Spadolini e l'allora presidente della Regione Mario Melis firmano un accordo per la costituzione di una commissione mista Stato-Regione con il compito di redigere una mappatura dei beni considerati dismissibili.
Gli anni '90 si aprono con l'emanazione della legge 104, che integra la precedente norma 898. In base alle modifiche, lo Stato stabilisce un contributo annuo per le regioni più oberate da vincoli militari: la Sardegna risulta essere la prima della lista. La Regione, a sua volta, concede dei contributi ai comuni interessati. In seguito all'accordo del 1999 tra D'Alema e Palomba, i contributi vengono destinati non solo ai proprietari di immobili ma anche ai pescatori, per il fermo pesca nelle zone interessate dalle esercitazioni.
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