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Guardie attive unica soluzione percorribile per rafforzare il sistema dell’emergenza e urgenza in Sardegna e garantire il servizio ai sardi e ai turisti. L’Assessore Mario Nieddu: “Soluzione adottata anche in altre Regioni, garantito il servizio a tutti gli utenti”

In assenza di nuove regole e di norme speciali, come quelle, ad esempio adottate per governare l’emergenza Covid, che consentano alle Regioni flessibilità e più ampi spazi di manovra, siamo costretti a valutare qualsiasi strada percorribile per garantire ai cittadini la continuità dei servizi e risposte immediate”, lo dichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, in riferimento al bando dell’Ares per il potenziamento della rete dell’emergenza e urgenza attraverso l’affidamento, a operatori specializzati, della fornitura del servizio medico di guardia attiva in dodici presidi dell’Isola durante il periodo estivo.
Cagliari 3 giugno 2022 – “La carenza di medici specialisti è oggi la più grande criticità che il nostro sistema sanitario deve affrontare, sia a livello regionale sia sul piano nazionale. In assenza di nuove regole e di norme speciali, come quelle, ad esempio adottate per governare l’emergenza Covid, che consentano alle Regioni flessibilità e più ampi spazi di manovra, siamo costretti a valutare qualsiasi strada percorribile per garantire ai cittadini la continuità dei servizi e risposte immediate”, lo dichiara l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, in riferimento al bando dell’Ares per il potenziamento della rete dell’emergenza e urgenza attraverso l’affidamento, a operatori specializzati, della fornitura del servizio medico di guardia attiva in dodici presidi dell’Isola durante il periodo estivo.

“La carenza di specialisti – precisa l’assessore – riguarda tutte le discipline, ma l’emergenza e urgenza è uno dei comparti in cui questa criticità è particolarmente forte. L’ultimo concorso per l’assunzione di medici per i nostri pronto soccorso ha visto la partecipazione di diciannove specialisti su venti posti a disposizione, un dato già di per sé sintomatico del problema. Inoltre quasi tutti erano medici strutturati, cioè già in servizio nei nostri ospedali. È il caso in cui il concorso viene utilizzato come alternativa alla mobilità, senza però portare nuovi specialisti al lavoro nel nostro sistema sanitario”.

Una formula, quella sulle guardie attive, già realtà in altre Regioni e sperimentata da tempo in Sardegna, prima all’ospedale Delogu, di Ghilarza, e poi al San Martino di Oristano. “Oggi la nostra priorità – spiega l’esponente della Giunta – è dare risposte immediate alle necessità d’assistenza, rafforzando un sistema dell’emergenza e urgenza stremato da oltre due anni di pandemia e con la prospettiva di un’estate che porterà nell’Isola un enorme numero di presenze. Non c’è alcuna privatizzazione della sanità pubblica, chi polemizza sulle nostre scelte lo fa in modo strumentale senza indicare alternative. È doveroso ricordare che dalla fine del 2019 a oggi abbiamo autorizzato 101 concorsi in sanità, di cui 60 conclusi, 31 in itinere e 10 non ancora avviati. Abbiamo messo in campo ogni strumento a nostra disposizione, aumentando in modo esponenziale le borse di studio e sbloccando il turnover. Le soluzioni strutturali però richiedono tempo. I medici specialisti sono pochi e per la gestione delle forze in campo abbiamo varato strumenti di incentivi mai visti prima. Abbiamo chiesto al governo soluzioni forti, sarebbe più auspicabile, nell’interesse dei sardi, che da parte di tutte le forze politiche dell’Isola ci fosse pieno sostegno alle nostre numerose istanze di deroga e di strumenti adeguati da tempo sul tavolo del Ministro della Salute”.