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LA NUOVA SARDEGNA - Trasporti e infrastrutture: Prorogato il contratto, il governo e Cin vogliono salvare Tirrenia
22.03.2012
CAGLIARI. L’affare Tirrenia-Cin non è morto ieri, a mezzanotte. Senza aspettare che gli armatori facessero l’annunciato passo indietro, è stato il ministero ai Trasporti a farne ben tre in avanti. Con un comunicato, ha prorogato il contratto di altri tre mesi. In questi novanta giorni, la «Compagnia italiana di navigazione» dovrà riequilibrare la sua compagine sociale, per liberarsi dalla contestazione europea che «così com’è, adesso è un inaccettabile monopolio nei trasporti marittimi». Il colpo di genio. È stato del ministro Passera, che ieri dalle mani degli armatori ha tolto la pistola fumante, con una possibile rescissione improvvisa del contratto. Dopo aver dato mandato al commissario straordinario della Tirrenia, Giancarlo D’Andrea, di ammorbidire le posizioni rigide, fino a ventiquattr’ore prima, della Cin, missione riuscita, Passera ha autorizzato la proroga dell’opzione per altri novanta giorni. L’ha firmata lui stesso e così ha evitato alla «Compagnia italiana» anche il sospetto di essersi rimangiata troppo in fretta la voglia che aveva di uscire subito dall’affare Tirrenia. È stato dunque un venirsi incontro, per rimettere in linea di galleggiamento una privatizzazione prossima a far la fine del Titanic. Cin 2. Entro metà giugno, la «Compagnia italiana di navigazione» si è impegnata a rivedere l’assetto societario, per poi ripresentarsi, con una veste tutta nuova, all’Antitrust europeo. Non è stato un sacrificio per Ettore Morace, l’amministratore delegato della cordata, accettare l’ultima condizione, perché come ha dichiarato martedì a La Nuova «da tempo i nostri uffici sono al lavoro per riequilibrare il peso delle quote». Quote che ora sono divise in parti uguali - il 33 per cento a testa - fra gli armatori Gianlugi Aponte (controlla le compagnie Gnv e Snav), Manuel Grimaldi (Grimaldi Group) e Vincenzo Onorato (Moby Lines). Che insieme non solo valgono oggi un quota troppa alta nel mercato del cabotaggio, ma - stando alle indiscrezioni dell’Unione europea - in futuro rappresenterebbero «un quasi monopolio nelle rotte da e per la Sardegna visto che due soci su tre (Aponte e Onorato) già operano sulle stesse linee». Morace avrà tre mesi di tempo per rimescolare le carte, ma si sa che caldeggia già questa ipotesi: l’uscita di Aponte dalla società e l’armatore è d’accordo, il ridimensionamento delle quote sottoscritte da Onorato, per poi aprire le porte a nuovi soci. Soci che dovrebbero essere alcuni armatori europei, mentre un 20 per cento potrebbe essere offerto alla Regione. Regione che ora Passera vuole come alleato in questa corsa frenetica per salvare l’affare Tirrenia. Aiuti di Stato. Se Cin dovrà occuparsi della parte societaria, il ministero ha preso l’impegno che farà ogni passo possibile per evitare che l’Europa chieda indietro ai vincitori della gara, proprio la Cin, i 400 milioni che sta per pretendere dalla Tirrenia, perché li ritiene aiuti di Stato. Sotto questo aspetto diventerebbe decisiva l’alleanza fra governo e Regione: insieme potrebbero convincere l’Europa a rivedere il giudizio negativo sui contributi concessi alla compagnia pubblica dal 1994 in poi. Rimane Tirrenia. Il ministro ha assicurato che fino a quando tutte le procedure non saranno concluse, il servizio sarà garantito e gestito dalla Tirrenia commissariata, cioè da Giancarlo D’Andrea. Ma stavolta al liquidatore sarebbe stato messo qualche paletto in più rispetto alla libertà che gli era stata concessa dal precedente governo. Anche D’Andrea dovrà imparare a dialogare con la Regione. La giunta Cappellacci. Continua a perseguire una strategia attendista. Ha capito che il ministro ha bisogno della Regione per uscire dall’impasse e ora proverà a dettare qualche condizione. Ma nel frattempo non rinuncerà alla Flotta Sarda. La Cisl. Molto più equilibrata della segreteria nazionale, la Cisl regionale ha scritto: «I soldi pubblici vanno offerti solo a chi è in grado di garantire ai sardi rotte efficienti e deve essere questo l’impegno del governo».

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