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LA NUOVA SARDEGNA - Politica: Entrate, Monti diffidato anche in sardo
25.05.2012
Durante la riunione delle regioni a statuto speciale si è verificata ieri la rivolta del presidente Cappellacci. Si doveva parlare dell’attuazione del federalismo con il ministro Piero Gnudi ma la Regione ha abbandonato il tavolo: dopo l’annuncio dell’intenzione di mettere in mora lo Stato “moroso” il presidente Cappellacci ha scelto un gesto eclatante tra lo stupore degli altri governatori delle regioni Friuli, Sicilia, Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e Bolzano. Non si può parlare di federalismo, ha detto Cappellacci al ministro per gli Affari regionali, se prima lo Stato non salda il suo debito. Abbandonato il tavolo ministeriale, Cappellacci ha fatto seguire, al gesto eclatante, l’atto formale di diffida al governo Monti. E anche qui c’è stata la sorpresa: l’atto è stato inviato al premier in due lingue, in italiano e in sardo. Non è tutto: Monti dovrà abituarsi alle comunicazioni in limba: «Da questo momento», ha spiegato Ugo Cappellacci, «le nostre comunicazioni con l’esecutivo saranno scritte sia in italiano che nella lingua dei nostri avi. Vogliamo ribadire così il nostro orgoglio e la nostra identità sarda: quella di un popolo con storia, tradizioni, cultura e lingue proprie». Il ministro Gnudi si è dichiarato soddisfatto dell’esito dell’incontro con le regioni speciali e ha aggiunto che era dispiaciuto per l’abbandono del tavolo da parte della Sardegna “per problemi legati ai trasferimenti di risorse pubbliche”. All’affermazione generica del ministro il presidente della Regione ha replicato che quello della Sardegna “ non è un piagnisteo assistenzialista ma è la rivendicazione di rispetto, di pari dignità, di ciò che spetta di diritto alla nostra isola. Vogliamo perseguire la via dello sviluppo con progetti che abbiano origine in Sardegna, rispettosi dei nostri valori e del nostro immenso patrimonio ambientale e paesaggistico, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo. L’abbandono del tavolo sul federalismo e l’invio dell’atto formale di messa in mora nei confronti dello Stato che da una parte è un pessimo pagatore e dall’altra un implacabile esattore, è stato criticato dal capogruppo dell’Idv, Adriano Salis: «Cappellacci si è svegliato dopo tre anni di ossequioso silenzio. Bisogna mettere in mora anche lui, non solo il governo Monti. Siamo passati dal silenzio complice e subalterno nei confronti del governo Berlusconi alla carta bollata contro il governo Monti». Al capogruppo dell’Idv non ha risposto Cappellacci ma il suo portavoce Alessandro Serra. «Le parole di Salis sono smentite dagli atti e dai fatti: le sentenze della Corte Costituzionale richiamate dal presidente Cappellacci nella diffida e messa in mora inviata al Governo Monti riguardano ricorsi che hanno visto la Regione la contrapposta all’esecutivo Berlusconi». La diffida al governo che è stata preparata in giunta con l’assessore alla Programmazione, Giorgio La Spisa, fa riferimento anche a due sentenze della Corte Costituzionale: la prima che ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso dallo Stato contro la Finanziaria regionale affermando indirettamente che la Regione può fare affidamento sulle entrate derivanti dall’articolo 8 dello Statuto. «Dal tavolo tecnico avviato con il governo Monti emerge un atteggiamento dilatorio», è l atesi della Regione, «e quindi si rende necessario far seguire alle iniziative di carattere politico il ricorso alle vie legali». L’opposizione attacca: «Quella sfida non si vince con le carte da bollo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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