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L'UNIONE SARDA - Economia: Il Mise boccia Glencore: basta sconti
28.09.2012
Il prezzo dell'energia elettrica richiesto da Glencore, 25 euro a megawattore, «non è allineato con la media dei prezzi applicati in Europa» e la richiesta della multinazionale svizzera affinché il Governo intervenga presso i fornitori al fine di ottenere un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato implicherebbe «forzature non compatibili con la normativa europea»: così si legge nella lettera inviata ieri dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, al responsabile divisione alluminio di Glencore, David Goldberg. Il Governo mantiene la linea: chi vuole comprare l'Alcoa di Portovesme può avere per 15 anni l'energia a 35 euro/mwh, prezzo «inferiore a quelli in Germania, Olanda e Spagna». Di meno non si può. CAPPELLACCI Sono tantissimi, 10 euro di differenza. «Le condizioni poste da Glencore sono oggettivamente difficili», spiegava ieri, a margine della Conferenza delle Regioni, a Roma, il presidente Ugo Cappellacci: «Faremo il punto col Governo nei prossimi giorni, la situazione al momento è interlocutoria». PILI Tranchant il deputato Mauro Pili (Pdl): «La lettera di Glencore dimostra ancora una volta la fallimentare gestione della vertenza Alcoa da parte del Governo e di chi chi ha sostenuto una strategia funzionale solo all'Enel». CHERCHI A Roma, ieri, il presidente della Provincia, Tore Cherchi, ha incontrato De Vincenti. «Il prezzo proposto da Glencore - ha commentato - è lo stesso che chiedeva ad aprile, insieme a 339 esuberi: mi domando a cosa siano servite le riunioni delle ultime settimane. Il Governo dica cosa intende fare davanti a una prospettiva concreta di disastro sociale: parliamo di 1.500 posti di lavoro in una provincia che dal 2008 ne ha già persi 4.300, cui vanno aggiunti 3.300 lavoratori in cassa integrazione o mobilità in deroga». INCONTRO SINDACATI-AZIENDA Alcuni operai delle ditte che lavorano in appalto nello stabilimento hanno già ricevuto la lettera di licenziamento: col progressivo spegnimento degli impianti (ieri le celle accese erano 137, oggi saranno 129, e l'ultimo interruttore dovrebbe essere schiacciato il 3 novembre) non sono più necessari. Sindacati territoriali e Rsu ne hanno discusso ieri col direttore dello stabilimento, Og Bernardi, e il capo del personale, Fabio Carboni: «Ci hanno detto che da lunedì - riferisce Rino Barca, Fsm Cisl - resteranno a casa tutti i 67 lavoratori interinali e 15-20 delle ditte d'appalto. Ai primi di novembre, dei 270 lavoratori degli appalti, ne resteranno in fabbrica 80-82». Per il direttore di Confapi Francesco Lippi i lavoratori degli appalti sono 500 e sarà «una catastrofe: molte aziende rischiano di chiudere definitivamente i battenti». ASSEMBLEA E DOPPIO VERTICE Lunedì assemblea tra sindacati e operai. Martedì doppio vertice (di mattina in Confindustria e di pomeriggio all'assessorato regionale del Lavoro) con le aziende sulla situazione dei lavoratori degli appalti: si tenta di estendere anche a loro la rete degli ammortizzatori sociali.

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