Domande e risposte

Domande e risposte

Tempo di lettura

24 minuti

L’Einstein Telescope (ET) è un progetto europeo che prevede la costruzione di una grande infrastruttura di ricerca sotterranea, collocata tra 200 e 500 metri di profondità e lunga circa 30 chilometri. La comunità scientifica internazionale di ET, impegnata nella progettazione del futuro esperimento, conta al momento circa 1800 persone.

ET sarà un rivelatore di nuova generazione di onde gravitazionali, vibrazioni debolissime dello spazio-tempo prodotte da eventi astrofisici che sviluppano molta energia. Il suo obiettivo è studiare l’universo, ripercorrendone la storia indietro nel tempo, fin quasi a poco dopo il Big Bang, per ricostruire come si è formato ed evoluto, nonché comprendere quale potrà essere il suo futuro. Il suo nome è dovuto al fatto che servirà a “osservare” le onde gravitazionali che arrivano sulla Terra dallo spazio profondo ed è dedicato ad Albert Einstein, che per primo ne ipotizzò l’esistenza, come conseguenza della sua teoria della relatività generale.

Attualmente, i siti candidati per ospitare ET sono tre: il sito italiano nell’area della ex miniera metallifera di Sos Enattos, a Lula nel Nuorese, l’area dell’Euroregione del Mosa-Reno, al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania, e un sito in Sassonia (Germania). La decisione finale su dove verrò costruito dovrebbe essere presa entro dicembre 2026.

L’entroterra della Sardegna è un luogo ideale per ospitare Einstein Telescope. L’area intorno all’ex miniera di Sos Enattos è estremamente stabile dal punto di vista sismico, fattore essenziale per garantire alte prestazioni dell’interferometro. Inoltre, la roccia della miniera e della zona interessata, oltre alla scarsa presenza di falde acquifere, rende il sito individuato particolarmente idoneo alla costruzione in sicurezza di un laboratorio sotterraneo. Infine, la regione di interesse, tra i comuni di Bitti, Lula e Onanì, è caratterizzata da grandi estensioni di aree rurali a bassissima densità di popolazione, fattore che rafforza la “silenziosità” dell’ambiente, condizione necessaria per l’operatività di Einstein Telescope.

La realizzazione dell’Einstein Telescope prevede 12 anni di lavori (6 di scavi, 3 di installazione degli strumenti e 3 di collaudi). Realisticamente, potrebbe essere operativo intorno al 2039.

Ci saranno due tipi di impatto rispetto alla comunità locale: il primo durante i 12 anni di lavori, il secondo una volta completata la costruzione dell’opera. Per quanto riguarda il primo tipo di impatto dobbiamo considerare la creazione di un’unica area cantiere, che permetterà di evitare traffico nei paesi limitrofi (Lula, Bitti, Onanì) con un accesso pressoché immediato alla SS131dcn. Nella fase di lavori saranno impiegate circa 2000 persone per anno, che dovranno vivere temporaneamente nel territorio. A opera completata, sorgerà un parco scientifico con laboratori, centro per visitatori e una grande area forestata che andrà a riqualificare gli spazi prima occupati dall’area cantiere. Tutto ciò comporterà, come secondo impatto, la presenza fissa di qualche centinaio di ricercatori e darà luogo a moltissime visite e presenze regolari dei membri della comunità scientifica internazionale. Persone che avranno necessità di beni e servizi, strutture e infrastrutture, creando un indotto economico e sociale per la comunità locale.

ET sarà completamente costruito in sotterranea, ad eccezione dei vertici che saranno a vista, ma che avranno un impatto minimo. Terminati i lavori, quello più grande (a Sos Enattos) sarà caratterizzato dalla presenza di laboratori, centro visitatori e aree forestate al posto dell’area cantiere. È un’opera che, oltretutto, sarà autosufficiente dal punto di vista idrico. A questo scopo, sarà riqualificata la vecchia Diga Minghetti, che garantirà una portata di 80mila metri cubi di acqua.

Sì, non si prevedono limitazioni di sorta, al di fuori delle aree che saranno destinate al centro ricerche o ad installazioni tecniche.

Non è prevista nessuna restrizione o cambiamenti particolari nella conduzione dei fondi agricoli.

Non ci sarà alcun problema per lavorazioni meccaniche del terreno legate all’uso agrario o alla gestione del patrimonio boschivo. Le lavorazioni meccaniche legate ad usi minerari o simili saranno soggette a valutazione caso per caso, in accordo con le autorità competenti e secondo protocolli che saranno messi a punto.

Ulteriori Informazioni

Ultima modifica
04/09/2025 09:11